14/06/2026
IL SERPENTE E IL GIARDINO
Quando Elena vide andare via Luca, sentì qualcosa spezzarsi dentro.
Per mesi aveva creduto che sarebbero rimasti insieme. Avevano costruito abitudini, sogni, promesse sussurrate nelle sere d'estate. Poi, all'improvviso, lui se ne andò. Nessun litigio drammatico, nessuna spiegazione capace di dare senso a tutto. Solo una porta che si chiudeva.
Il dolore la colpì come il morso di un serpente.
Nei giorni successivi, Elena non pensò a guarire. Pensò al serpente.
Passava le notti a rileggere i messaggi, a cercare indizi nascosti. Si chiedeva perché lui avesse smesso di amarla. Quale errore avesse commesso. Cosa avrebbe potuto fare di diverso. Immaginava conversazioni mai avvenute, processi immaginari in cui finalmente avrebbe dimostrato di non meritare quell'abbandono.
Ogni risposta trovata generava altre dieci domande.
Intanto il veleno continuava a scorrere.
Un pomeriggio incontrò sua nonna nel vecchio giardino di famiglia. Vedendola stanca e consumata, l'anziana donna le raccontò una storia.
"Se un serpente ti morde," disse, "non passi il tempo a inseguirlo per chiedergli perché l'ha fatto. Non cerchi di convincerlo che non lo meritavi. Prima curi la ferita. Il resto può aspettare."
Quelle parole rimasero sospese nell'aria come una verità semplice e inevitabile.
Per la prima volta Elena capì che stava dedicando tutta la sua energia a inseguire Luca, almeno con il pensiero. E mentre rincorreva spiegazioni, stava abbandonando se stessa.
Così iniziò lentamente a cambiare direzione.
Smise di controllare il telefono ogni dieci minuti. Tornò a correre al mattino. Riprese a dipingere. Uscì con gli amici che aveva trascurato. Ogni giorno era una piccola medicina.
La ferita non scomparve subito.
Ci furono ricadute, lacrime improvvise e notti difficili. Ma invece di chiedersi continuamente perché fosse stata lasciata, iniziò a chiedersi chi desiderasse diventare.
Passò un anno.
Una sera d'autunno entrò in una libreria per ripararsi dalla pioggia. Tra gli scaffali incontrò Matteo.
Parlarono per caso di un romanzo. Poi di viaggi. Poi della vita.
Non ci fu un colpo di fulmine. Fu qualcosa di più tranquillo e profondo: il riconoscimento di due persone che avevano imparato a convivere con le proprie cicatrici.
Nei mesi successivi nacque un amore sincero.
Un giorno Matteo le chiese quale fosse stato il momento più importante della sua vita.
Elena sorrise.
"Il giorno in cui ho smesso di inseguire il serpente."
Matteo non capì subito, e lei gli raccontò tutto.
Gli spiegò che aveva trascorso troppo tempo a cercare colpevoli del proprio dolore. Poi aveva scoperto che la vera forza non era ottenere tutte le risposte, ma scegliere di guarire anche senza averle.
Matteo le prese la mano.
E in quel momento Elena comprese una cosa.
Luca non era stato il grande amore destinato a restare. Era stata la ferita che le aveva insegnato a ritrovare se stessa.
Perché alcune persone entrano nella tua vita per costruire un futuro con te.
Altre, invece, arrivano solo per mostrarti quanto sei forte.
E quando smetti di inseguire il serpente, trovi finalmente la strada che ti riporta al tuo giardino. Dove la ferita diventa cicatrice, la cicatrice diventa forza e l'amore, quello vero, può finalmente sbocciare.
Fiorella Parretta