11/10/2026
Conny è diventata grande
Ma ogni tanto ha ancora bisogno di incontrare la bambina che è stata.
C'era una volta una bambina che aveva un superpotere speciale.
Si chiamava Conny e il suo superpotere era la mindfulness.
Sapeva che, quando il mondo diventava troppo rumoroso, poteva tornare al respiro. Che quando un'emozione era troppo grande, poteva fermarsi ad ascoltarla. E che anche nei giorni più grigi, da qualche parte, esisteva sempre un piccolo spazio in cui far entrare la luce.
Poi Conny è cresciuta.
Aveva imparato tante cose. A prendersi cura degli altri, a fare progetti, a rincorrere sogni. Aveva imparato a essere forte, anche quando avrebbe voluto soltanto appoggiarsi a qualcuno.
Ma la vita, a volte, sapeva essere difficile anche per chi conosceva il proprio superpotere.
C'erano giorni in cui il dolore arrivava senza bussare. Giorni in cui le mancava qualcosa che non poteva più ritrovare. Giorni in cui il futuro faceva paura e il passato pesava troppo.
E in quei giorni Conny dimenticava.
Dimenticava di respirare lentamente.
Dimenticava di ascoltare il proprio corpo.
Dimenticava che non tutte le domande hanno bisogno di una risposta immediata.
Cercava di sistemare tutto, di capire tutto, di trovare una soluzione a ogni cosa.
Finché, una sera, seduta sul bordo del letto, si sentì così stanca da non sapere più da dove cominciare.
«Non ce la faccio», sussurrò.
Fu allora che la vide.
Davanti a lei c'era una bambina con gli occhi curiosi, le mani piccole e quell'aria di chi non ha bisogno di sapere tutto per sentirsi viva.
Era Conny.
La Conny di tanti anni prima.
«Perché sei qui?» le domandò Conny grande.
La bambina inclinò la testa.
«Perché mi sembri lontana.»
«Sono soltanto stanca.»
«Lo so. Ma è da tanto che non ti fermi ad ascoltarti.»
Conny grande abbassò lo sguardo.
«Ho troppe cose a cui pensare. Ci sono cose che fanno male e non so come cambiarle.»
La bambina si sedette accanto a lei.
«E chi ti ha detto che devi cambiarle tutte, proprio adesso?»
Conny grande rimase in silenzio.
«Ma se mi fermo, i problemi non spariscono.»
«È vero», rispose la bambina. «Però, se corri tutto il tempo, rischi di non accorgerti nemmeno di come stai.»
Poi le prese dolcemente una mano.
«Ti ricordi il nostro superpotere?»
Conny grande sorrise appena.
«La mindfulness.»
«Esatto. Non serviva a far sparire tutto quello che era difficile. Serviva a ricordarci che potevamo stare qui, un respiro alla volta.»
La bambina le appoggiò una mano sul petto.
«Senti. Il tuo cuore è ancora qui.»
Conny chiuse gli occhi.
Inspirò.
Espiro.
Non era cambiato niente, fuori. Le domande erano ancora lì, le difficoltà non si erano dissolte e il dolore non se n'era andato.
Ma qualcosa, dentro, aveva smesso di lottare.
«E se continuassi a stare male?» chiese Conny grande.
La bambina le sorrise.
«Allora ci staremo male un momento alla volta. Non devi essere felice per forza. Puoi anche piangere. Io resto qui.»
E Conny capì che, forse, crescere non significava dimenticare la bambina che era stata.
Significava imparare a prenderla per mano.
Perché a volte gli adulti hanno bisogno di qualcuno che ricordi loro di essere forti. Ma altre volte hanno bisogno di qualcuno che ricordi loro che non devono esserlo sempre.
E quella sera, per la prima volta dopo tanto tempo, Conny non cercò di aggiustare la propria tristezza.
Le fece posto.
Come si fa con un'amica che ha bisogno di essere ascoltata.
Come si fa con una parte di sé che ha aspettato a lungo di essere accolta.
La bambina si alzò.
«Adesso devo andare.»
«Tornerai?» domandò Conny grande.
«Ogni volta che ti fermerai abbastanza da potermi sentire.»
«E come farò a riconoscerti?»
La piccola Conny le fece l'occhiolino.
«Quando ti ricorderai di respirare. Quando guarderai il cielo senza pensare a quello che devi fare dopo. Quando sentirai il sole sulla pelle e, per un istante, non avrai bisogno di essere da nessun'altra parte.»
Poi aggiunse:
«E anche quando sarai triste. Soprattutto quando sarai triste.»
Conny grande la guardò allontanarsi, fino a quando la stanza tornò silenziosa.
Quella sera non risolse tutti i suoi problemi.
Ma prima di dormire aprì la finestra, respirò l'aria fresca e si concesse di essere esattamente com'era.
Una donna adulta, con le sue ferite e i suoi desideri, che stava ancora imparando a vivere.
E una bambina, dentro di lei, che non aveva mai dimenticato la strada per tornare al presente.
Perché il superpotere della mindfulness non rende la vita priva di dolore.
Ci ricorda che possiamo attraversarlo senza abbandonare noi stessi.
E che, qualche volta, per ritrovare la strada, non dobbiamo diventare più grandi.
Dobbiamo soltanto ricordarci chi eravamo.
Fiorella Parretta