Dott. Pasquale Saviano - Psicologo Psicoterapeuta

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Dott. Pasquale Saviano - Psicologo Psicoterapeuta Psicologo - Psicoterapeuta
Specialista In Psicologia Clinica e Psicoterapia Psicanalitica

Psicologo - Psicoterapeuta
Specialista in Psicologia Clinica e Psicoterapia Psicanalitica

Ci sono stagioni della vita in cui ci si ferma a guardarsi allo specchio e ci si accorge di una discrepanza sottile ma p...
11/10/2026

Ci sono stagioni della vita in cui ci si ferma a guardarsi allo specchio e ci si accorge di una discrepanza sottile ma profonda: la nostra vita va avanti, ma noi non ci riconosciamo più dentro le forme che abbiamo costruito.

Può trattarsi di una professione che sulla carta funziona ma ha smesso di accenderci, di un obiettivo inseguito a lungo e rivelatosi vuoto, o semplicemente di quella nebbia sottile che precede ogni grande transizione. Sappiamo di dover cambiare, ma non sappiamo ancora da dove iniziare.

Nel lavoro clinico vedo spesso quanto questa staticità faccia paura. Si tende a confondere la stabilità con la rigidità, come se cambiare direzione significasse invalidare tutto ciò che è stato fatto prima. In realtà, rimanere incastrati in abiti che ci vanno stretti solo perché ci sono familiari è il modo più sicuro per spegnere la vitalità.

Il cambiamento non richiede per forza uno stravolgimento caotico. Spesso comincia semplicemente con il coraggio di fare spazio alla persona che siamo oggi, lasciando andare ciò che ha esaurito la sua funzione. Il capitolo che stai scrivendo in questo momento non è la tua intera storia.

Ti è mai capitato di sentire che una parte di te stesse chiedendo una forma nuova?

10/10/2026



10 Ottobre – Giornata Mondiale della Salute MentaleLa salute mentale non è solo assenza di disturbo. È capacità di stare...
10/10/2026

10 Ottobre – Giornata Mondiale della Salute Mentale

La salute mentale non è solo assenza di disturbo. È capacità di stare con se stessi, con gli altri, con il mondo, anche quando tutto sembra vacillare.

Troppo spesso, la parola “salute mentale” viene ridotta a una lista di sintomi da curare, a un’etichetta da applicare. Ma chi vive dentro i silenzi, le paure, i vuoti, le rabbie contenute, sa che la malattia non è mai solo un quadro clinico: è storia, trauma, relazione, bisogno di essere visto.

Il mio lavoro non è solo fare diagnosi. È sedersi di fronte a qualcuno e dire: “Qui, adesso, sei ascoltato. Il tuo dolore ha un nome. Il tuo disagio ha un senso.”

Perché la vera cura non comincia dalla normalizzazione, ma dal riconoscimento: di ciò che si è, di ciò che si sente, di ciò che si teme.

Oggi non parliamo solo di “malattia”, ma di dignità. Di diritto a soffrire senza vergogna, a chiedere aiuto senza essere giudicati. Di spazio in cui l’anima possa parlare, anche quando il linguaggio manca.

Forse è tempo di smettere di vedere la salute mentale come un problema da risolvere, e iniziare a vederla come un campo di relazione, dove ogni voce conta.

- Profumo -La sottigliezza inafferrabile eppure reale e così definita del profumo, fa di esso la traccia più sottile del...
08/10/2026

- Profumo -

La sottigliezza inafferrabile eppure reale e così definita del profumo, fa di esso la traccia più sottile dell'essenza della persona, del luogo o dell'oggetto da cui emana.
La persistenza del profumo di una persona anche dopo la sua partenza evoca un'idea di durata e di ricordo. Il profumo è per questa ragione il simbolo privilegiato della memoria.

ANATOMIA DEL SORRISOCosa pensiamo quando vediamo una persona sorridere? È un sorriso di convenienza, sta esultando, è co...
07/10/2026

ANATOMIA DEL SORRISO

Cosa pensiamo quando vediamo una persona sorridere? È un sorriso di convenienza, sta esultando, è contenta, si sente bene? Molta importanza ha nella relazione tra gli esseri umani la comunicazione verbale, ma anche quella non verbale ha una sua valenza ed esistono tanti indici anche in un sorriso che ci possono aiutare a capire l’origine di quel sorriso.

Ridurre il sorriso alla semplice contrazione di alcuni muscoli facciali significherebbe riassumere (ed anche male) qualcosa di molto più complesso. Quando si sorride, infatti, si ha la contrazione di dodici muscoli facciali raggruppati in sei coppie ed ogni sorriso è diverso da un altro poiché il motivo che sottostà ad esso è sempre diverso, inoltre il sorriso varia anche a causa degli aspetti socio-culturali di chi lo emette. Queste sono solo alcune delle caratteristiche di un gesto che oramai si tramanda dalla nascita della socialità tra gli esseri umani e che ad ogni livello permette di far capire a chi abbiamo di fronte che non gli siamo ostili e che di noi ci si può fidare (o così dovrebbe essere).

Il sorriso, grazie all’evoluzione dell’essere umano ed all’affinamento delle sue capacità relazionali e di interazione, è utile anche a mascherare le proprie emozioni e le proprie intenzioni, proprio per la sua caratteristica di gesto universalmente riconosciuto. Ritornando a semplificare il discorso, potremmo dire che il sorriso è un comportamento espressivo attraverso cui si possono mediare sia gli aspetti emotivi che quelli sociali. Proprio perché alla base di un sorriso ci sono processi cognitivi molto complessi esso non può essere ridotto ad una semplice contrazione muscolare o ad una qualsiasi delle possibili cause che lo determinano.

Tuttavia proprio perché è facilmente replicabile e non sempre rivela ciò che si sta provando non tutti i sorrisi sono “reali” e proprio a causa della contrazione di uno o di un altro dei muscoli impiegati si può riuscire a capire se un sorriso è volontario o simulato. Mentre per le espressioni facciali che riflettono emozioni realmente provate si ha un più ampio correlato espressivo.

Quelli che per primi si occuparono di dare un valore scientifico al sorriso furono Duchenne e Darwin. Entrambi si focalizzarono sul valore della contrazione dei muscoli facciali per determinare le caratteristiche di un sorriso. Ma oltre a questo è importante tenere in considerazione la “luminosità” dello sguardo ed il grado di apertura della bocca. Nel primo caso la luminosità è legata alle contrazioni muscolari circostanti che provocano un aumento del flusso sanguigno verso gli occhi. Mentre per quanto riguarda l’apertura della bocca ci troviamo al cospetto di un indicatore molto forte di espressività; il tutto sempre legato alla contrazione dei muscoli facciali impiegati in questa pratica. L’anatomista francese ed il naturalista britannico hanno dato il via alle numerose ricerche sull’argomento.
Infatti le intuizioni e le ricerche dei due furono riprese anni dopo dallo psicologo americano Paul Ekman che focalizzò la sua attenzione sulla differenza tra sorriso spontaneo e sorriso forzato o strategico. Anche in questo caso le distinzioni che si possono fare stanno proprio nella contrazione e nella tipologia ed intensità della contrazione. Ad ogni modo egli ipotizzò quattro grandi categorie che determinano il sorriso: emozioni positive, emozioni negative, miste e sorrisi falsi.

A causa della brevissima durata di certe micro espressioni che fanno da cornice al sorriso, non è semplice né immediato rilevare che tipo di sorriso stia emettendo la persona che abbiamo di fronte, per questo gli studi si avvalgono di videoregistrazioni su cui i ricercatori ritornano in un secondo momento con più calma.
Inoltre come diceva Ekman: “Non c’è un’unica esperienza soggettiva per ogni singola emozione ma una famiglia di esperienze” (Ekman, 1985, trad. it. 1989). Tanto più chi abbiamo di fronte vivrà delle emozioni di gioia e di benessere maggiore sarà l’autenticità del suo sorriso e potrà essere preso come sorriso reale; è pertanto difficilissimo, data la complessità che sottostà ad un sorriso, percepire in pochi millesimi di secondo che “tipo di sorriso” abbiamo di fronte.

Per approfondire:
Ricci Bitti P.E., Caterina R., Garotti P.L. “I segreti del sorriso” in Psicologia Contemporanea, Mar-Apr 2000, 158, Giunti, pp. 38-47

© Dott. Pasquale Saviano
Psicologo – Psicoterapeuta

Nel regno animale, l'Axolotl (la salamandra messicana) possiede un superpotere straordinario: la capacità di rigenerare ...
06/10/2026

Nel regno animale, l'Axolotl (la salamandra messicana) possiede un superpotere straordinario: la capacità di rigenerare completamente i tessuti perduti o danneggiati, dagli arti agli organi vitali. Di fronte a una perdita o a un trauma biologico, il suo organismo attiva un programma di ricostruzione profonda.

Se spostiamo questo sguardo sul piano psicodinamico, la metafora si fa incredibilmente densa. Spesso, nel lavoro clinico, le persone arrivano con il desiderio di "tornare quelle di prima", come se un evento doloroso fosse solo una parentesi da cancellare. Ma la psiche non funziona come un pezzo di ricambio.

La vera rigenerazione psicologica non è un ripristino meccanico, ma una metamorfosi. Quando attraversiamo una crisi profonda, una separazione, un lutto o un fallimento, non ricostruiamo esattamente ciò che c'era prima: integriamo la ferita nella nostra narrazione interna. Quello che rinasce è diverso, spesso più consapevole, perché porta con sé il peso e la profondità dell'esperienza.

Rigenerarsi significa accettare che una parte di noi può essersi spezzata, ma che l'apparato psichico possiede risorse inattese per dare forma a un nuovo equilibrio.

Nel tuo percorso, hai mai percepito la differenza tra il semplice "andare avanti" e una vera rigenerazione interiore?

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Indirizzo

Via Carmelo Pezzullo, 103
Frattamaggiore
80027

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 11:00
15:30 - 20:00
Martedì 09:00 - 11:00
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Mercoledì 09:30 - 11:00
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Venerdì 09:00 - 11:00
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