02/09/2026
GASLIGHTING: COME AFFRONTARLO
Il gaslighting è una forma di manipolazione e abuso emotivo.
Il gaslighter viene identificato come un manipolatore e può essere un narcisista, un passivo aggressivo o violento che attraverso questa modalità può indurre una persona a mettere in dubbio la propria sanità mentale e ad affrontare ciò che accade intorno a sé in modo insicuro e ansioso.
Le persone che usano il gaslighting come forma di manipolazione negano, mettono in discussione, dimenticano intenzionalmente ed evitano argomenti importanti. Pertanto, nel corso del tempo, la vittima inizia a mettere in discussione i propri sentimenti, percezioni e sanità mentale.
Il gaslighting, come le altre forme di abuso, può apparire diverso agli occhi della vittima e quindi difficile da identificare. Esistono tuttavia dei segnali relativi alle tattiche che il manipolatore mette in atto verso la sua vittima.
La banalizzazione è una di queste e consiste nello sminuire o respingere con disinvoltura i sentimenti dell’altro. Ad esempio: “Prendi le cose troppo sul serio”, “Stai reagendo in modo eccessivo” o “Sei troppo sensibile”. Una caratteristica essenziale del gaslighting è che il manipolatore tenta costantemente di far credere alla vittima che la sua realtà non è vera. Altri esempi di banalizzazione possono essere legati al minimizzare le preoccupazioni della vittima/partner circa spese economiche troppo esose, comportamenti poco sicuri o troppo estremi.
Un altro modo che usa il gaslighter per innescare il dubbio nella vittima consiste nel non volerla ascoltare o fingere di non capire ciò che sta dicendo; potrebbe rispondere vagamente ad una richiesta con: “Ok, poi lo faccio” oppure allontanarsi mentre il partner gli sta parlando. Di fronte alla richiesta di chiarimenti il manipolatore nega anche l’evidenza dei fatti con: “Non so di cosa stai parlando”, mettendo in discussione la memoria della vittima e la sua sanità mentale. Altri esempi: “Non è quello che è successo, hai davvero una pessima memoria”, “E’ questo che ricordi? Non è ciò che è successo”.
Negare rappresenta la tecnica maggiormente utilizzata dai gaslighter. Lo fanno in modo intenzionale o fingendo; ma il fine resta: mettere in dubbio le parole dell’altro. Alcuni esempi di negazione o dimenticanza possono essere: “Non te l’ho mai detto”, “Stai solo inventando di nuovo cose per farmi fare br**ta figura”. “Non ricordo di averti mai detto che ti avrei aiutato”. Come si può vedere, una persona che mette in dubbio la credibilità del proprio interlocutore o che cambia argomento a seguito di richieste di confronto. Tutto ciò rende difficile il confronto, soprattutto quando si tratta di argomenti importanti, a tal punto che la vittima col tempo rinuncia.
Nel 2009 i ricercatori hanno teso a caratterizzare il gaslighting come un problema sociologico oltre che psicologico, associandolo a fenomeni di disuguaglianza sociale, disparità di genere e razziali.
Le persone che utilizzano il gaslighting sfruttano le disuguaglianze istituzionalizzate per creare un falso senso di realtà per la persona che sperimenta il gaslighting; come a dire: “Segnalami pure, denunciami, tanto nessuno crederà a ciò che dirai”. Questo accade alle donne vittime di abusi, ai soggetti vittime di soprusi, ai lavoratori vessati, i ragazzi e ragazze bullizzati.
Il gaslighting ha un impatto emotivo molto forte su una persona, tanto da portarlo a mettere in discussione i propri sentimenti, la realtà, la memoria e le percezioni. Permette a chi lo utilizza di prendere il sopravvento sulla vita di chi ha di fronte veicolando le sue scelte i suoi comportamenti.
Uscire dalla manipolazione di un gaslighter non è impossibile, ma richiede un grosso sforzo. Se pensi di trovarti in una situazione di gaslighting, se le persone intorno a te ti fanno notare certi tuoi comportamenti di sottomissione o assoggettamento nei confronti del partner o di un’altra persona, forse è il caso di rivolgerti ad uno specialista della salute mentale che ti permetta di chiarire il tuo punto di vista e di capire se ciò che stai vivendo è reale o è frutto di una manipolazione esterna.
© Dott. Pasquale Saviano
Psicologo – Psicoterapeuta