Contatto Psicologico - Dr.ssa Emanuela Solli Psicologa

Contatto Psicologico - Dr.ssa Emanuela Solli Psicologa Psicoterapeuta in formazione. Mi occupo di psicologia dell’età evolutiva, supporto genitoriale e clinico per adulti. Il mio obiettivo?

Svolgo perizie psicologiche in ambito forense. Creare uno spazio di ascolto e crescita.
📍 Ricevo in studio e online

Quando pensare troppo sembra l’unico modo per proteggerti!Ti capita di ripensare a lungo alle conversazioni?Di analizzar...
24/07/2026

Quando pensare troppo sembra l’unico modo per proteggerti!

Ti capita di ripensare a lungo alle conversazioni?
Di analizzare il tono di un messaggio?
Di chiederti se hai detto qualcosa di sbagliato?
Di immaginare in anticipo tutto ciò che potrebbe andare storto?

Pensare molto può dare l’impressione di essere preparate. Come se analizzare ogni dettaglio potesse evitare un errore, una delusione o un imprevisto.

In realtà, il rimuginio raramente conduce a una soluzione definitiva.
Più spesso crea un circuito: avverti una preoccupazione, inizi a pensarci per sentirti più sicura, trovi una possibile risposta, ma subito compare un nuovo dubbio.

E così la mente continua a lavorare, anche quando non ci sono più informazioni utili da elaborare.

Questo accade perché l’ansia non cerca sempre una risposta. Cerca una certezza assoluta. Ma molte situazioni della vita non permettono di sapere in anticipo come andranno.

Imparare a gestire l’ansia non significa smettere di pensare o diventare superficiali. Significa riconoscere quando il pensiero sta davvero aiutando e quando, invece, sta soltanto mantenendo viva la paura.

Una domanda utile può essere: “Sto cercando una soluzione concreta oppure sto cercando una certezza che non posso avere?”

Non tutto ciò che la mente continua a ripetere deve essere risolto. Alcuni pensieri hanno bisogno di essere osservati, lasciati passare e non trasformati automaticamente in un problema da affrontare.

Non devi avere subito tutte le risposte. Puoi iniziare semplicemente dando un nome a ciò che senti.... e se non sai da dove iniziare, puoi contattarmi e inizieremo insieme il tuo percorso di rinascita!

Quel senso di colpa quando scegli te stessa!Hai mai provato senso di colpa dopo aver detto di no?Magari avevi un motivo ...
22/07/2026

Quel senso di colpa quando scegli te stessa!

Hai mai provato senso di colpa dopo aver detto di no?
Magari avevi un motivo valido. Eri stanca, non avevi tempo, non ti sentivi di accettare quella richiesta...

Eppure, subito dopo, hai iniziato a chiederti: “Avrò esagerato?”, “Penserà che sono egoista?”, “Forse avrei potuto fare uno sforzo.”

Il senso di colpa non compare sempre perché abbiamo fatto qualcosa di sbagliato.
A volte compare perché abbiamo fatto qualcosa di diverso da ciò che gli altri si aspettavano da noi.

Se per molto tempo sei stata disponibile, accomodante o abituata a mettere gli altri al primo posto, iniziare a stabilire dei confini può farti sentire a disagio.
Non perché il confine sia sbagliato, ma perché è nuovo.

Dire di no significa tollerare la possibilità che qualcuno possa rimanere deluso e, per molte donne, questa possibilità viene vissuta come una minaccia: alla relazione, all’immagine di sé, al bisogno di essere considerate buone, presenti e affidabili.

Ma proteggere le proprie energie non significa smettere di amare gli altri. Significa riconoscere che anche tu sei una persona di cui occuparti.

Il senso di colpa può essere presente anche mentre stai facendo una scelta sana.
Non devi necessariamente aspettare che scompaia per iniziare a rispettarti.

Raccontare ciò che provi, anche con poche parole, può essere un primo modo per iniziare a fare spazio a te stessa.

Quando sei stanca anche se “non hai fatto nulla”!Ci sono giorni in cui ti senti stanca ancora prima di iniziare la tua g...
20/07/2026

Quando sei stanca anche se “non hai fatto nulla”!

Ci sono giorni in cui ti senti stanca ancora prima di iniziare la tua giornata?
Non hai fatto grandi sforzi fisici, magari hai dormito abbastanza, eppure senti il corpo pesante, la mente affollata e poca energia anche per le cose più semplici.

In questi momenti potresti pensare di essere pigra, poco organizzata o incapace di reagire... Ma la stanchezza non dipende soltanto da ciò che facciamo!

Può dipendere anche da tutto ciò che tratteniamo, dal controllare continuamente quello che diciamo, dal cercare di non deludere nessuno, dal prevedere ogni possibile problema, dal rimuginare su una conversazione già conclusa, dal mostrarsi serene quando dentro ci si sente in difficoltà.

Anche l’ansia consuma energia. Anche il sovraccarico emotivo stanca. Anche essere sempre attente ai bisogni degli altri può lasciare poco spazio per riconoscere i propri.

Per questo, prima di rimproverarti, prova a chiederti:
“Da quanto tempo sto andando avanti senza concedermi davvero di sentire come sto io?”

Non sempre hai bisogno di fare di più...
Potresti aver bisogno di comprendere meglio ciò che ti sta togliendo energia.

Se ti riconosci in queste parole, sappi che non sei sola.

La Pasqua, al di là di ogni significato religioso, può essere anche un tempo simbolico di passaggio, di pausa e di rinas...
05/04/2026

La Pasqua, al di là di ogni significato religioso, può essere anche un tempo simbolico di passaggio, di pausa e di rinascita interiore.

Non sempre rinascere significa cambiare tutto. A volte significa semplicemente fermarsi, ascoltarsi, lasciare andare ciò che appesantisce e concedersi la possibilità di ripartire con uno sguardo nuovo.

Ogni trasformazione autentica nasce proprio da qui: dalla capacità di attraversare i momenti faticosi senza negarli, riconoscendo che anche nelle fasi più complesse può esistere uno spazio di crescita, di consapevolezza e di cura.

Auguro a tutti una Pasqua fatta di tempo vero, presenza, leggerezza e piccoli nuovi inizi.

Quando si parla di terapia, spesso si pensa all’accoglienza, all’ascolto, alla comprensione. Tutti elementi fondamentali...
04/04/2026

Quando si parla di terapia, spesso si pensa all’accoglienza, all’ascolto, alla comprensione. Tutti elementi fondamentali, ma c’è qualcosa di altrettanto importante, che spesso viene frainteso: i 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐢𝐧𝐢.

Il rispetto degli orari, delle modalità, dello spazio terapeutico.
Il fatto che il terapeuta non sia sempre disponibile.
Il fatto che la relazione abbia una struttura chiara.

A molti questo inizialmente può sembrare freddo. Distante. In alcuni momenti specifici, persino poco empatico.

In realtà, è esattamente il contrario.

I confini sono ciò che rende la relazione terapeutica sicura. Prevedibile. Affidabile.

E per chi arriva da esperienze relazionali confuse, invadenti o instabili, questo è già un primo intervento terapeutico. Perché il confine non è un rifiuto: è una forma di rispetto.
È il modo in cui si costruisce uno spazio dove non devi adattarti, non devi rincorrere, non devi temere di essere invaso.

Nel tempo, questa esperienza diventa qualcosa di più profondo: un modello interno. Impari che puoi stare in una relazione senza perderti. Che puoi essere vicino senza annullarti. Che puoi rispettare e rispettarti.

E questo non resta dentro lo studio... Si trasferisce fuori.
Nelle relazioni. Nel lavoro. Nella famiglia.

Ecco perché parlare di confini non è solo parlare di terapia. È parlare di prevenzione nella salute mentale.
Perché molte delle difficoltà che vediamo negli adulti nascono proprio da lì: confini mai costruiti, mai rispettati o continuamente violati.

Impararli, riconoscerli e mantenerli cambia il modo in cui si vive. E spesso, è da lì che inizia davvero il lavoro.

Il compito del terapeuta finisce dove inizia la "responsabilità" del paziente:La terapia non “fa stare bene” da sola, un...
26/03/2026

Il compito del terapeuta finisce dove inizia la "responsabilità" del paziente:

La terapia non “fa stare bene” da sola, una volta a settimana. Non è un medicinale da poter assumere passivamente.
È un processo a due... un lavoro condiviso.

Io, terapeuta, posso restituire un'immagine di te che forse non vedi, o che ancora non riesci a riconoscere del tutto.
Ma poi c’è l’altra parte....
Quella più complessa, più scomoda, ma anche la più vera. Quella in cui inizi a lavorare su ciò che hai vissuto. A trasformarlo. A renderlo coerente con ciò che sei.

La terapia funziona quando smette di essere solo uno spazio e diventa movimento.
Un processo creativo a due, in cui, passo dopo passo, impari a diventare l'autore della tua storia.

Oggi si chiude un percorso importante. Il master in neuropsicologia dell’età evolutiva, concluso con 110 e lode, rappres...
21/03/2026

Oggi si chiude un percorso importante. Il master in neuropsicologia dell’età evolutiva, concluso con 110 e lode, rappresenta molto più di un risultato accademico. È stato un viaggio fatto di studio, costanza, fatica e momenti in cui andare avanti sembrava difficile, ma non impossibile.

Ci sono traguardi che non parlano solo di competenze, ma di identità. Questo è uno di quelli. È la dimostrazione concreta di quanto si può costruire quando passione e determinazione camminano insieme, anche nelle giornate più complesse.

Questo risultato ha un valore ancora più profondo perché non è stato raggiunto da sola.

A te, compagno sempre presente, che mi sei accanto ogni giorno, che sostieni anche quando non si vede, che credi in me anche nei momenti in cui faccio fatica a farlo io. Sei equilibrio e forza silenziosa. Grazie per essere il mio punto fermo.

A te, amore di mamma, che sei la mia luce più grande. Ogni passo che faccio ha dentro anche te. Sei il motivo per cui non smetto mai di crescere, di migliorare, di andare avanti. Tutto questo è anche per te.



Prima ancora di capire, spiegare o interpretare, una persona ha bisogno di essere vista.Non osservata, non analizzata, n...
02/02/2026

Prima ancora di capire, spiegare o interpretare, una persona ha bisogno di essere vista.
Non osservata, non analizzata, non aggiustata....Vista!!!

Essere visti significa sentire che qualcuno coglie il senso di ciò che stai vivendo, anche quando tu fai fatica a dirlo bene. Significa non dover dimostrare di stare “abbastanza male” per meritare attenzione. Significa non essere ridotti a un problema da risolvere.

Molte persone arrivano in terapia convinte di dover portare qualcosa di chiaro, definito, ordinato. Un motivo valido, una spiegazione precisa, magari anche un nome. In realtà, spesso portano solo una sensazione confusa, un peso che non sanno collocare, una stanchezza che non ha ancora parole.

Il lavoro psicologico inizia lì.
Nel momento in cui qualcuno ti guarda e non cerca subito di incasellarti, ma resta. Ascolta. Tiene insieme quello che dici e quello che ancora non riesci a dire.

Quando una persona si sente vista, succede qualcosa di fondamentale: smette di difendersi.
Non deve più convincere, giustificare, minimizzare. Può iniziare a esplorare davvero ciò che le accade.

Non è l’etichetta a fare la differenza. È l’esperienza di sentirsi riconosciuti come persone intere, non come somme di sintomi.

Essere visti non risolve tutto.
Ma è il primo passo perché qualcosa possa finalmente muoversi.

𝐋𝐞 𝐝𝐢𝐚𝐠𝐧𝐨𝐬𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐮𝐭𝐢𝐥𝐢, 𝐦𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐝𝐞𝐟𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢𝐭𝐚̀.Quando una persona arriva in terapia porta una storia, ...
30/01/2026

𝐋𝐞 𝐝𝐢𝐚𝐠𝐧𝐨𝐬𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐮𝐭𝐢𝐥𝐢, 𝐦𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐝𝐞𝐟𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢𝐭𝐚̀.
Quando una persona arriva in terapia porta una storia, non un codice.

Il rischio più grande non è ricevere una diagnosi,
ma smettere di vedersi oltre quella parola.

Un percorso psicologico ha senso quando apre possibilità, non quando le chiude.
Quando restituisce movimento, non quando cristallizza.

Se stai pensando di chiedere aiuto, ricordalo:
non devi incasellarti per meritare ascolto.
Non devi essere “qualcosa” per iniziare un percorso.

𝐐𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐚𝐠𝐧𝐨𝐬𝐢 𝐚𝐢𝐮𝐭𝐚 𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐠𝐚𝐛𝐛𝐢𝐚?Non tutte le persone hanno bisogno di un nome per quello che stanno...
28/01/2026

𝐐𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐚𝐠𝐧𝐨𝐬𝐢 𝐚𝐢𝐮𝐭𝐚 𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐠𝐚𝐛𝐛𝐢𝐚?
Non tutte le persone hanno bisogno di un nome per quello che stanno vivendo.
A volte hanno bisogno solo di qualcuno che le aiuti a capire cosa sta succedendo, senza incasellarle.

Le diagnosi servono a noi operatori sanitari. Aiutano a orientarci, a comunicare tra professionisti, a scegliere strumenti e direzioni di lavoro.
Ma per chi soffre, quel nome può diventare altro...

All’inizio può essere contenitivo.
Finalmente qualcuno dice “non sei strana”, “non sei sola”, “quello che provi ha un senso”.
E questo può fare bene, può dare sollievo, può aprire la strada a un percorso.

Ma se quella parola diventa l’unico modo per definirsi, col tempo rischia di trasformarsi in una gabbia:
“Faccio così perché sono fatta così.”
“Non posso cambiare, è il mio disturbo.”
“Questa sono io, punto.”

In terapia il lavoro non è insegnare a convivere con un’etichetta, è aiutare la persona a non coincidere con essa. A riscoprirsi più ampia del problema che sta attraversando.

Non sei il nome che qualcuno ha dato alla tua sofferenza.
Sei una persona che sta vivendo qualcosa di difficile, e che può muoversi, trasformarsi, scegliere strade diverse.

Questo è il senso profondo del lavoro psicologico.

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Indirizzo

Via Fedele Calvosa, 7
Frosinone
03100

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00

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