15/06/2026
In questi giorni i social sono pieni di pagelle e successi scolastici, questo dimostra solo una cosa: quanto siete fierƏ della loro fatica dopo un anno lunghissimo. Questo orgoglio è bellissimo ed è la cosa più naturale del mondo. Ma proviamo a fare un passo avanti insieme e a guardare oltre quel numero...
Qual è il messaggio implicito che arriva quando quel voto diventa pubblico?
Spesso, senza volerlo, si rischia di legare il loro valore sociale a un numero. Quel 46% di studentƏ che soffre di ansia da prestazione ci dice che Ə ragazzƏ oggi si sentono "vistƏ" e "amatƏ" solo se performano.
Il focus si sposta da "sono fierƏ di come ti sei impegnatƏ" a "guarda che bel numero hai preso".
E questo crea una pressione invisibile.
Un voto poi non è mai una verità assoluta. Dipende dall'ansia di quel giorno, dal rapporto con l'insegnante, da come si sono svegliatƏ la mattina. Dare così tanto risalto pubblico a quel voto, conferma la loro paura più grande: che la pagella sia la loro carta d'identità.
Vale per il 10, ma vale anche per il 6, che spesso nasconde un lavoro immenso, a volte superiore a quello che è servito per prendere il massimo dei voti.
Proviamo a trasformare la pagella in un momento intimo, tutto vostro. Invece di mostrare il risultato fuori, mettetevi con loro sul divano e chiedete: "Come ti sei sentitƏ quando hai superato quella difficoltà?".
Festeggiate il loro coraggio, non il tabellone della scuola. Insegnate loro che valgono per quello che sono, non per quello che producono. Il loro valore non ha bisogno di like o conferme.
Accogliete potenzialità e difficoltà dove nessuno può giudicare: a casa.
È così che si sentono amatƏ davvero, protettƏ dal rischio di costruire un'immagine di sé fragile e dipendente dal giudizio altrui.
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