Dott.ssa M.Barbara Zottarelli Psicologa

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👉La costruzione di un rapporto umano cambia sempre qualcosa , la psicoterapia è un' esperienza trasformativa e crea nuov...
24/08/2026

👉La costruzione di un rapporto umano cambia sempre qualcosa , la psicoterapia è un' esperienza trasformativa e crea nuove connessioni,modifica il cervello: oggi possiamo osservarne alcuni correlati neurobiologici.
La psicoterapia avviene attraverso la relazione, le parole, l'esperienza emotiva e la rielaborazione dei significati. Ma questi processi psicologici hanno anche una dimensione biologica.
Gli studi di neuroimaging, attraverso tecniche come fMRI, PET e SPECT, hanno mostrato che, dopo psicoterapie efficaci, possono verificarsi modificazioni dell'attività di specifici circuiti cerebrali coinvolti nella regolazione emotiva, nella risposta alla minaccia, nei processi cognitivi e nella memoria.
Una meta-analisi di studi fMRI condotti nei disturbi d'ansia ha evidenziato, dopo la psicoterapia, modificazioni dell'attività dell'insula, della corteccia cingolata anteriore e delle regioni prefrontali, aree implicate nell'elaborazione della minaccia e nel controllo cognitivo. Rivista Scientifica PubMed
Risultati analoghi sono stati osservati nel disturbo ossessivo-compulsivo. Studi di neuroimaging e meta-analisi hanno evidenziato cambiamenti nei circuiti cortico-striato-talamo-corticali, con riduzioni dell'attività, tra le altre strutture, del nucleo caudato e della corteccia orbitofrontale dopo trattamento, con esposizione e prevenzione della risposta.PubMed
Anche nella depressione le ricerche indicano modificazioni dell'attività cerebrale associate al miglioramento clinico. Una recente meta-analisi ha individuato, tra i risultati più consistenti dopo il trattamento, una riduzione dell'attività dell'amigdala destra, struttura centrale nell'elaborazione delle informazioni emotive. PubMed
Questi risultati sono compatibili con il concetto di neuroplasticità: il cervello cambia in funzione dell'esperienza e dell'apprendimento. Una psicoterapia efficace può quindi favorire l'apprendimento di modalità differenti di interpretare le esperienze, regolare le emozioni, affrontare la paura e modulare le proprie risposte.
Anche il BDNF, un fattore neurotrofico coinvolto nei processi di plasticità neuronale, è stato studiato in relazione alla psicoterapia.
Per questo motivo è più corretto affermare che la psicoterapia non è semplicemente “parlare”: è un'esperienza relazionale e psicologica capace di produrre apprendimento e associata a modificazioni misurabili del funzionamento cerebrale.La psicoterapia non cancella ciò che è accaduto ma può modificare il modo in cui quell'esperienza viene elaborata, ricordata e vissuta nel presente.
Ed è forse proprio qui che la parola incontra la biologia: una nuova esperienza può diventare un nuovo modo di funzionare.
Linden, 2006 – Molecular Psychiatry: una delle revisioni classiche sul rapporto tra psicoterapia e neuroimaging, con evidenze soprattutto per disturbo ossessivo compulsivo e fobie. Nature
Marwood et al., 2018 – Neuroscience & Biobehavioral Reviews: meta-analisi di 22 studi, 352 partecipanti, sui correlati neurali della psicoterapia in depressione e ansia. PubMed
2022 – Neuroscience & Biobehavioral Reviews: meta-analisi di 18 studi e 419 pazienti con disturbi d'ansia, specificamente focalizzata sui cambiamenti fMRI pre/post psicoterapia. PubMed
2025 – Psychiatry Research: meta-analisi di studi di resting-state fMRI sulla psicoterapia in diversi disturbi mentali; 9 studi, 192 pazienti. PubMed
2025 – European Archives of Psychiatry Clinical Neuroscience: revisione sistematica e meta-analisi sulla CBT/ERP nell'OCD, con 193 pazienti e modificazioni dell'attività cerebrale associate al miglioramento clinico. PubMed
Claudino et al., 2020: revisione sistematica specifica sul BDNF e psicoterapia

18/06/2026

👉" È una gioia essere nascosti, ma un disastro non essere trovati."

Questa frase racchiude un tema centrale del pensiero dello psicoanalista e pediatra britannico Donald Winnicott 👉il bisogno umano di sentirsi autentici e, al tempo stesso, il desiderio profondo di essere riconosciuti e compresi dall'altro.

👉"Molte persone trascorrono la vita proteggendo le proprie fragilità dietro maschere di forza, efficienza o autosufficienza. Essere nascosti può talvolta sembrare rassicurante, ma il benessere psicologico nasce quando troviamo qualcuno capace di vedere chi siamo davvero, accogliendoci senza giudizio. In questo incontro autentico prende forma la possibilità di crescere, guarire e sentirsi finalmente meno soli."

26/05/2026

👉ciò che non si affronta nella coscienza riemerge nel destino ...

👉il tempo del trauma , corpo e relazione  Il trauma non resta nel passato. Vive nel sistema nervoso.Vive nel corpo che n...
17/05/2026

👉il tempo del trauma , corpo e relazione

Il trauma non resta nel passato. Vive nel sistema nervoso.
Vive nel corpo che non si rilassa, nelle emozioni che esplodono o si spengono, nella paura costante anche quando non c’è più pericolo.

Per questo la regolazione emotiva non è “controllarsi”. È riuscire a restare vivi dentro ciò che si sente senza esserne travolti.

È poter attraversare paura, rabbia, vergogna o dolore senza dissociarsi, senza congelarsi, senza dover sparire da se stessi.

Ma nessuno impara a regolarsi da solo. La sicurezza nasce nella relazione.

Un essere umano si calma perché qualcuno, all’inizio, lo ha aiutato a calmarsi.
Se invece si cresce nella paura, nell’imprevedibilità o nell’abbandono, il sistema nervoso impara che il mondo non è sicuro e il corpo resta in guerra anche anni dopo.

Ecco perché la guarigione non inizia dal “capire”.
Inizia dal sentirsi abbastanza al sicuro da smettere di sopravvivere.

Il punto non è cancellare il trauma.

Il punto è che il corpo possa finalmente smettere di prepararsi alla catastrofe. Che una persona possa Sentire senza crollare.
Fidarsi senza terrorizzarsi.
Esistere senza difendersi continuamente.

La vera rivoluzione, dopo il trauma, non è diventare forti. È riuscire, lentamente, a non avere più paura della propria stessa esperienza interiore. ♥️
M.Petrucci Psicoanalista

21/04/2026

Secondo Donald Winnicott la creatività non è un talento artistico per pochi, ma la sostanza stessa di una vita autentica.
Essa rappresenta un approccio alla realtà che permette all’individuo di sentire che la vita valga la pena di essere vissuta. Questa capacità affonda le radici nella prima infanzia, in quello spazio potenziale, dove una madre "sufficientemente buona" permette al bambino l’illusione di aver creato l’oggetto è lì per essere trovato.

Winnicott sottolinea che è solo nel giocare che l’individuo può essere creativo e, dunque, esprimere il proprio Vero Sé. In quest'ottica, la psicoanalisi non è una mera "cura" medica, ma una forma specializzata di gioco volta a trasformare la "sopravvivenza reattiva" in "esistenza creativa".

Il setting analitico funge da "cerchio magico" o spazio potenziale dove il paziente può sperimentare l’informe prima di dargli un senso.

Riprendendo Wilfred Bion, si può affermare che la mente debba trasformare i dati sensoriali grezzi (elementi beta) in pensieri ed emozioni assimilabili (elementi alfa). Thomas Ogden amplia il concetto parlando di un “terzo soggettivo” creato dalla coppia analitica, capace di generare significati laddove prima c’erano solo vuoto angosciante o traumi non rappresentabili.

Uno dei momenti più profondi dell’analisi consiste nel passaggio dalla riparazione maniacale a quella autentica. Se la prima è caratterizzata da soluzioni rapide e da tentativi magici di negare il dolore, la riparazione autentica, invece, si fonda sulla pazienza e l’umiltà. Se l’analizzando può permettersi di convivere con la propria tristezza, senza essersene distrutto, allora l’analisi ha raggiunto il proprio scopo: trasformare il senso di colpa in riparazione e responsabilità creativa.

Tratto da Calderoni S. (2026). La creatività in analisi e nella vita: dal senso di colpa alla riparazione. In Archivio relazioni pubbliche del Centro Psicoanalitico di Bologna.

Per la lettura completa dello scritto
https://www.cepsibo.it/index.php/biblioteche/archivio-relazioni-pubbliche/31-calderoni-simona

Un giorno, un medico disse qualcosa che molti non erano pronti a sentire: il dolore può nascere da ciò che non riusciamo...
28/03/2026

Un giorno, un medico disse qualcosa che molti non erano pronti a sentire: il dolore può nascere da ciò che non riusciamo a dire.

Alla fine dell’Ottocento, la medicina cercava le cause della sofferenza soltanto nel corpo.
Organi, nervi, lesioni visibili.

Poi arriva Sigmund Freud.

A Vienna osserva pazienti che mettono in crisi ogni certezza:
paralisi senza danni neurologici, dolori intensi senza ferite, sintomi che compaiono dopo traumi emotivi profondi.

Non sono simulazioni.
Non sono debolezze.

È qualcosa che la medicina del tempo non sa spiegare.

Freud propone un’idea radicale: il corpo può diventare il luogo in cui si esprime ciò che la mente non riesce a elaborare.

La chiama “conversione”.

Un conflitto interno, un trauma, una paura repressa non spariscono.
Cambiano forma.

Diventano sintomo.

Un dolore al petto.
Un blocco nel movimento.
Una sofferenza fisica reale, anche senza una causa organica evidente.

Non significa che “sia tutto nella testa”.
Significa qualcosa di più difficile da accettare:

mente e corpo non sono separati come pensavamo.

Le sue teorie vengono attaccate, ridicolizzate, spesso fraintese.
Ma con il tempo, la ricerca scientifica inizia a osservare fenomeni simili.

Lo stress cronico altera il corpo.
Il trauma lascia tracce biologiche.
Le emozioni non espresse trovano altre vie.

Oggi non tutto ciò che Freud ha sostenuto è confermato.
Ma quell’intuizione centrale resta viva: il dolore non sempre ha una ferita visibile.

E a volte la domanda giusta non è “dove fa male?”

È un’altra.

Cosa non è mai stato detto?

Perché il corpo, quando non può parlare con le parole, trova sempre un modo per farsi ascoltare.
PG viaggio nella storia

26/03/2026

La cura nasce dove l’esperienza emotiva può essere condivisa, pensata e trasformata

🔵In occasione della Giornata Internazionale della Felicità, ricordiamo le parole di Sándor Ferenczi: la felicità non nas...
21/03/2026

🔵In occasione della Giornata Internazionale della Felicità, ricordiamo le parole di Sándor Ferenczi: la felicità non nasce solo dai piaceri momentanei, ma dalle relazioni che ci sostengono.
Cura, ascolto autentico e riconoscimento emotivo sono alla base del benessere profondo. Quando questi bisogni vengono accolti, anche le ferite più profonde possono trasformarsi in vitalità.

💊 di Psicologia👉Panta rei, ovvero: tutto scorre.Eppure, per chi è ossessionato da qualcosa o qualcuno (incluso se stesso...
19/03/2026

💊 di Psicologia

👉Panta rei, ovvero: tutto scorre.

Eppure, per chi è ossessionato da qualcosa o qualcuno (incluso se stesso), la vita, in tutto o in parte, è ferma come un fiume in una fotografia.
Foto personale.

👉 fiocchetto lilla è il simbolo della Giornata Nazionale contro i Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA), celebrata...
15/03/2026

👉 fiocchetto lilla è il simbolo della Giornata Nazionale contro i Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA), celebrata il 15 marzo. Rappresenta speranza, rinascita e la lotta contro patologie come anoressia e bulimia e non solo, sensibilizzando sulla cura e sostenendo chi ne soffre

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