Dr. Enis Rustemi - Chirurgia protesica mininvasiva e conservativa

Dr. Enis Rustemi - Chirurgia protesica mininvasiva e conservativa Dottor E. Rustemi specialista in protesi mininvasiva all'anca e al ginocchio con conservazione dell'

11/08/2026

Devi affrontare un intervento di protesi? Forse hai sentito parlare di chirurgia robotica come se fosse una garanzia di successo. La tecnologia affascina, rassicura e può far pensare che il risultato dipenda principalmente dalla presenza di un robot in sala operatoria.

Ma in realtà la chirurgia robotica è uno strumento molto evoluto e, in alcuni casi, può essere di grande aiuto, soprattutto per i chirurghi con minore esperienza. Aiuta a pianificare l'intervento, migliora il posizionamento delle componenti protesiche e supporta la correzione degli assi meccanici e anatomici.

Tuttavia, un robot non prende decisioni. Non interpreta le varianti anatomiche di un paziente. Non modifica una strategia chirurgica se durante l'intervento la situazione cambia.

Questa capacità appartiene al chirurgo. Nella chirurgia protesica il robot è uno strumento. Il chirurgo resta la mente che guida ogni scelta. Se manca esperienza, il rischio è quello di affidarsi alla tecnologia come se potesse sostituire il ragionamento clinico. Ed è proprio qui che possono nascere gli errori.

Per questo motivo, quando si valuta un intervento, bisogna affidarsi a un team con esperienza e in grado di scegliere, per ogni paziente, la soluzione più adatta.

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05/08/2026

Quella che vedi è una sala operatoria. È qui che ogni giorno si eseguono interventi di protesi d'anca e di ginocchio. Ma la parte più importante del mio lavoro inizia molto prima.

Bisogna sempre chiedersi se l'intervento sia davvero la scelta giusta per te.

Per aiutare chi sta vivendo questo dubbio, sul mio sito trovi un modulo di autovalutazione. Ti permette di raccontarmi la tua situazione, i sintomi che avverti, quanto il dolore limita la tua quotidianità e quali esami hai già eseguito. Sono informazioni preziose che mi consentono di capire se il tuo caso merita un approfondimento specialistico e di orientarti verso il percorso più adatto.

La sala operatoria è il luogo in cui si conclude un percorso. La decisione di entrarci nasce sempre da una valutazione accurata.

Puoi compilare il modulo direttamente dalla homepage del sito.

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16/07/2026

Perché, quando possibile, consiglio una protesi bilaterale?

Negli anni ho visto molti pazienti affrontare il primo intervento con successo e rimandare il secondo per mesi o addirittura anni. Non perché l'altra articolazione stesse meglio, ma perché il ricordo dell'operazione, della riabilitazione e del percorso appena concluso portava naturalmente a procrastinare. Il risultato è che spesso il secondo lato continua a deteriorarsi. Il dolore aumenta, la mobilità si riduce e i tessuti molli vanno incontro a ulteriori adattamenti che possono rendere il recupero più complesso.

Quando entrambe le articolazioni sono gravemente compromesse, affrontare tutto in un'unica seduta può permettere un solo ricovero, una sola anestesia e un unico percorso riabilitativo. Per molti pazienti significa recuperare più rapidamente una qualità di vita soddisfacente.

Attenzione però: la protesi bilaterale contemporanea non è una scelta adatta a tutti. La decisione spetta sempre al chirurgo dopo una valutazione completa delle condizioni cliniche. Allo stesso tempo, il paziente deve essere pienamente convinto del percorso che sta per affrontare.

Generalmente i candidati migliori sono persone in buone condizioni generali di salute, con un rischio anestesiologico contenuto e senza patologie significative che possano aumentare le complicanze intraoperatorie o postoperatorie. Quando il profilo di rischio aumenta, come nei pazienti ASA 3 o ASA 4, la strategia più prudente porta spesso a valutare interventi separati nel tempo.

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14/07/2026

La chirurgia robotica nella protesi d'anca è davvero necessaria?
La mia risposta è: dipende da cosa stiamo cercando.

Il robot può aiutare nel posizionamento delle componenti protesiche e garantire un'elevata accuratezza nella pianificazione. Questo è un dato oggettivo. Il punto è capire se questa maggiore precisione si traduce sempre in un vantaggio reale per il paziente.

Nella protesi d'anca, l'esperienza del chirurgo continua a fare la differenza. Un impianto correttamente posizionato nasce prima di tutto dalla conoscenza dell'anatomia, dalla pianificazione preoperatoria e da migliaia di casi affrontati nel tempo.

C'è poi un altro aspetto da considerare: i tempi chirurgici. L'utilizzo della tecnologia robotica può allungare significativamente la durata dell'intervento. In alcuni casi si arriva a circa 90 minuti in più rispetto a una procedura tradizionale eseguita da un'équipe esperta.

Più tempo in sala operatoria significa anche una maggiore esposizione a tutte le variabili legate all'intervento. Per questo motivo considero la chirurgia robotica uno strumento disponibile, ma non una necessità nella maggior parte delle protesi d'anca.

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Quando entrambe le anche sono artrosiche, molti pazienti pensano che il problema sia uguale da entrambi i lati.Una delle...
09/07/2026

Quando entrambe le anche sono artrosiche, molti pazienti pensano che il problema sia uguale da entrambi i lati.

Una delle due articolazioni può essere molto più compromessa dell'altra, anche se il dolore viene percepito in modo simile. Per questo motivo la decisione chirurgica non si basa mai soltanto sui sintomi, ma nasce sempre dal confronto tra visita clinica, radiografie e limitazioni funzionali.

Quando entrambe le anche sono rigide e consumate, il bacino e la colonna vertebrale modificano progressivamente il proprio equilibrio per adattarsi alla perdita di movimento articolare. Questo significa che il problema può influenzare postura, deambulazione e distribuzione dei carichi ben oltre l'articolazione stessa.

Valutare una protesi bilaterale significa quindi analizzare un sistema molto più ampio della singola anca.

Quale strategia permette di recuperare il miglior equilibrio possibile per il tuo corpo nel lungo periodo? Scopriamolo insieme.

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02/07/2026

Un'automobile, anche quando funziona bene, con il tempo presenta usura nelle sue componenti. Lo stesso vale per la tua protesi.

Una protesi di anca o ginocchio può durare molti anni, spesso decenni. Ma la sua durata dipende anche da come viene seguita nel tempo.

1. Mantieni un peso adeguato
2. Scegli attività sportive a basso impatto
3. Soprattutto, rispetta i controlli programmati.

Il controllo periodico è probabilmente l'aspetto più sottovalutato. Generalmente consiglio una visita annuale nei primi cinque anni e successivamente una valutazione ogni due anni, accompagnata da una radiografia di controllo. Perché è così importante?

Con il passare degli anni le superfici della protesi possono andare incontro a usura. Il rilascio di microscopiche particelle può stimolare una risposta infiammatoria dell'organismo. Nel tempo questo processo può provocare una progressiva erosione dell'osso attorno all'impianto e favorire la mobilizzazione della protesi. Nella maggior parte dei casi questi cambiamenti iniziano molto prima della comparsa dei sintomi.

Ecco perché i controlli servono: permettono di intercettare eventuali segnali precoci quando la situazione è ancora gestibile. In alcuni pazienti, una diagnosi tempestiva consente di intervenire sulle singole componenti usurate, evitando procedure più impegnative sulla protesi completa.

Se hai una protesi d'anca o di ginocchio, non aspettare che compaia il dolore. Fai i controlli programmati e conserva nel tempo il risultato ottenuto con l'intervento.

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19/06/2026

Strano ma vero: a volte è il chirurgo a dirti di non operarti.

Succede più spesso di quanto immagini. Arrivi con una diagnosi, magari anche con una risonanza o una TAC già fatte, convinto che la soluzione sia la protesi… e invece no. Guardando bene gli esami e visitandoti, può emergere che il problema non è davvero il consumo della cartilagine: magari c’è una coxartrosi iniziale o moderata, ma il dolore viene da strutture fuori dall’articolazione, come i tessuti molli.

In questi casi operare non solo non serve, ma rischia di non risolvere il problema. Per questo a volte la scelta migliore è fermarsi, trattare la causa reale del dolore e osservare nel tempo. La protesi non è una scorciatoia: è una soluzione efficace quando serve davvero, cioè quando il dolore è importante e il consumo articolare è avanzato.

La parte più difficile, spesso, non è operare. È decidere quando non farlo. Il momento giusto cambia tutto: anticiparlo inutilmente o rimandarlo troppo può portare nella direzione sbagliata.

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17/06/2026

No, non puoi rimandarla all’infinito. Se diversi chirurghi hanno diagnosticato una grave coxartrosi e provi dolore, non devi più aspettare.

È una risposta che spiazza, me ne rendo conto, soprattutto quando la paura è tanta e l’idea dell’intervento pesa. Succede spesso: diagnosi di coxartrosi grave, più pareri concordi, ma dentro senti di voler rimandare, adattarti, resistere.

Il problema è che la coxartrosi non resta ferma. È una patologia degenerativa: la cartilagine si consuma progressivamente, il dolore aumenta e i movimenti diventano sempre più limitati. All’inizio magari riesci a gestirla, ma nel tempo iniziano le difficoltà: camminare, salire le scale, anche semplicemente alzarsi da una sedia diventano gesti dolorosi e pieni di limitazioni.

Rimandare troppo significa rischiare di entrare in un circolo difficile: meno ti muovi, più perdi forza e autonomia. E quando il dolore diventa costante, anche a riposo, la qualità della vita cambia in modo importante.

La protesi non è mai una scelta da prendere alla leggera, ma neanche da evitare a tutti i costi. Il punto è il momento giusto: quando il dolore è significativo e la tua vita quotidiana ne risente davvero. È lì che smette di essere una paura e diventa una soluzione.

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15/06/2026

Non tutto il dolore all’inguine ha la stessa origine.

Se il dolore dura da settimane, tende a peggiorare e risponde poco agli antinfiammatori, è importante approfondire la causa.
Una delle possibilità è la coxartrosi, cioè l’usura dell’articolazione dell’anca.

Spesso il dolore compare inizialmente solo in alcuni movimenti, per poi diventare più frequente e limitante.
Per valutarla, nella maggior parte dei casi è sufficiente eseguire una radiografia dell’anca.

Ma attenzione: non sempre il problema è articolare.
Un dolore molto simile può dipendere anche da un’infiammazione del tendine ileopsoas, una struttura coinvolta nei movimenti di flessione dell’anca.

In questi casi il trattamento è completamente diverso e può includere:

- esercizi specifici
- stretching
- fisioterapia mirata
- terapie strumentali
- eventuali infiltrazioni ecoguidate

👉 Sintomi simili non significano necessariamente stessa diagnosi.
Per questo è importante evitare tentativi “casalinghi” o terapie ripetute senza una valutazione specialistica.
Quando invece il dolore e la limitazione diventano importanti nella vita quotidiana e l’artrosi è avanzata, la chirurgia protesica può rappresentare la soluzione definitiva.

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Dottore, ma alla mia età ha ancora senso operarsi?È una domanda che sento ogni giorno e capisco perfettamente da dove na...
12/06/2026

Dottore, ma alla mia età ha ancora senso operarsi?

È una domanda che sento ogni giorno e capisco perfettamente da dove nasce. Quando il dolore diventa parte della quotidianità, è naturale pensare che sia troppo tardi.

In realtà oggi non esiste un’età troppo avanzata in senso assoluto per una protesi. Quello che conta davvero non è quanti anni hai, ma come stai: quanto dolore provi, quanto riesci a muoverti e quanto questo problema sta limitando la tua vita.
Nella mia esperienza, anche pazienti di 80 anni, se ben selezionati, possono tornare a muoversi meglio e recuperare autonomia.

Il punto è un altro: non lasciare che il dolore ti porti a muoverti sempre meno. Perché da lì inizia un circolo vizioso fatto di perdita di forza, rigidità, peggioramento dell’equilibrio e, nel tempo, perdita di indipendenza.

La decisione non si basa sull’età, ma su una valutazione reale della persona. E su una domanda: questo intervento può aiutarti a vivere meglio?

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Indirizzo

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Gallarate
21013

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