10/01/2023
In questi giorni sta facendo scalpore la notizia della pittrice finlandese che aveva deciso di trasferirsi con tutta la famiglia in Sicilia e che, dopo soli due mesi, ha deciso di tornare in Finlandia principalmente per la arretratezza del sistema scolastico italiano.
La notizia può stupire soltanto chi ignora le condizioni in cui versa la scuola italiana da decenni, incastrata in modelli vecchi, superati, che devono certamente sembrare assurdi a chi invece, come la famiglia in questione, arriva da realtà in cui da oltre 50 anni si è scelto di investire in un tipo di scuola diversa.
Una scuola in cui i bambini iniziano più tardi di quanto non avvenga da noi, per permettere a tutti di raggiungere le proprie tappe di sviluppo psicomotorio in tutta calma, senza doversi confrontare con giudizi e valutazioni prima del tempo.
Una scuola che non concepisce la lezione solo come un momento di apprendimento frontale e individuale, ma che ha nel confronto esperienziale, nel lavoro di gruppo e nell'apprendimento al di fuori dall'aula un momento fondamentale.
Una scuola che non affida la soluzione del problema dell'apprendimento alla moltiplicazione delle diagnosi, delle sigle specialistiche e delle patologizzazioni, ma che investe sulla individualità di ciascun percorso di apprendimento individuale, e che grazie a questa rivoluzione sta ottenendo risultati straordinari in termini di continuità dei percorsi scolastici e contenimento delle diagnosi.