Dott.ssa Luisa Scopelliti

Dott.ssa Luisa Scopelliti Consulenza psicologica, sostegno psicologico, sostegno psicologico individuale, di coppia e familiare.

Sono una psicologa psicoterapeuta e mi occupo di terapia individuale, di coppia e familiare. Lavoro con le persone per aiutarle a gestire le proprie emozioni, gli stati d'animo, e tutte quelle sensazioni disturbanti come l'angoscia, la tristezza, il senso di inadeguatezza, il senso di colpa, ecc. Mi occupo in particolare di disturbi relativi all'ansia, di depressione, delle problematiche relative

alla genitorialità ed alla vita di coppia. Elaboro percorsi terapeutici personalizzati, consapevole dell'unicità di ogni individuo e accompagno la persona a ritrovare un nuovo equilibrio e il proprio modo unico ed irripetibile di stare nel mondo.

L'Odissea di Ulisse rappresenta il viaggio simbolico che tutti noi facciamo durante la nostra esistenza. Vi propongo una...
29/07/2026

L'Odissea di Ulisse rappresenta il viaggio simbolico che tutti noi facciamo durante la nostra esistenza. Vi propongo una mia lettura dei personaggi principali che rappresentano parti di noi. Di seguito le slide dalla 2 alla 10.

2 Il cavallo di T***a rappresenta l'astuzia di Ulisse, ma anche l'uso dell'intelligenza per scopi distruttivi. Chiediti: quando uso la mia intelligenza, i miei talenti, i miei doni in maniera creativa e quando invece in maniera distruttiva per me o per gli altri?

3 Ulisse e Atena. Nel film di Nolan, Atena non è solo la dea della saggezza ma è anche l'alter ego di Ulisse. Atena rappresenta quella parte di noi che ci ricorda costantemente chi siamo e cosa è giusto per noi. Non sempre la ascoltiamo perchè non siamo sempre in contatto con questa parte.

4 Polifemo il gigante con un occhio solo. Rappresenta le nostre rigidità. Avere un solo occhio significa guardare la realtà in modo univoco e fisso. Questo atteggiamento non ci consente di ampliare lo sguardo e scorgere soluzioni lì dove vediamo solo problemi.

5 Maga Circe che trasforma i compagni di Ulisse in maiali. Rapresenta la paura, un'emozione molto importante perchè ci mette in guardia dai pericoli, ma quando è eccessiva ci fa percepire la realtà come una minaccia e quindi ci fa vedere pericoli anche li dove non ci sono, chiudenoci nella nostra isola esistenziale.

6 Ulisse ascolta le Sirene. Le Sirene rappresentano le illusioni, per esempio le promesse seduttive dei social: fai così e sarai felice, comportati così e non soffrirai più...ecc..Purtroppo questo genere di illusioni quando cadono generano solo molta sofferenza.

7 Scilla e Cariddi. Cariddi è un terribile gorgo che inghiotte tutto e rappresenta il rimuginio che se non interrotto può assorbire completamente una persona provocando ansia e depressione.

Scilla invece rappresenta il dolore inevitabile del cambiamento. Vorremmo evitare di cambiare per non dover affrontare la fatica e la paura che comporta ed anche la perdita di sicurezze, ma per giungere ad Itaca tutto ciò è inevitabile.

8 Calipso rappresenta la rinuncia dell'autenticità.
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"Se mi ama dovrebbe capirmi senza che glielo dica".Davvero?Sei sicur* che questo pensiero sia vero?E se invece fosse sol...
22/07/2026

"Se mi ama dovrebbe capirmi senza che glielo dica".

Davvero?

Sei sicur* che questo pensiero sia vero?

E se invece fosse soltanto uno dei tuoi tanti schemi mentali, convinzioni, credenze, che hai appreso negli anni dell'infanzia e adolescenza, e che ora condizionano la tua percezione della realtà con conseguenze negative?

Sì la mente funziona così, utilizza schemi per ridurre la complessità della realtà. Ma questo funzionamento non ci è sempre utile, spesso ci impedisce di costruire relazioni sane e soddisfacenti.

Bisogna quindi distinguere tra pensieri funzionali e pensieri disfunzionali e questo lo puoi fare solo se ti alleni per prima cosa a vederli e poi a metterli in discussione per poter scegliere consapevolmente nuovi pensieri che cambieranno in meglio la tua vita e le tue relazioni.

Cosa vedete in questa foto?Probabilmente una donna serena, in vacanza, con una vita semplice e leggera. Nessuna di quest...
13/07/2026

Cosa vedete in questa foto?
Probabilmente una donna serena, in vacanza, con una vita semplice e leggera. Nessuna di queste cose è verificabile, eppure la vostra mente le ha già date per buone.

Come mai succede questo? Perché il cervello, di fronte a un'informazione parziale come può essere un'immagine, non aspetta altri dati per farsi un'idea. Riempie subito i vuoti, e lo fa attingendo alle proprie credenze, cioè alla propria visione del mondo e di come dovrebbero stare le cose.

Se per voi la serenità coincide con una vacanza, vedrete una vacanza. Se per voi coincide con la leggerezza, vedrete leggerezza.

Non state descrivendo la foto, state descrivendo voi stessi attraverso la foto.

Questo meccanismo non lo applichiamo solo alle immagini sui social, ma soprattutto alle persone che condividono la nostra vita quotidiana, e in particolare al partner.
Faccio un esempio che vedo spesso nel lavoro con le coppie: lui torna a casa silenzioso dopo una giornata di lavoro. Lei pensa "è arrabbiato con me", oppure "si sta allontanando", oppure ancora "non gli importa più di raccontarmi le cose". Nessuna di queste letture nasce da ciò che è realmente accaduto. Nascono dalle credenze di lei su cosa significhi il silenzio in una relazione, e spesso quelle credenze arrivano da esperienze precedenti, non da quello che sta succedendo in quel momento con quella persona.
Lui magari è solo stanco, ma la mente di lei ha già completato il quadro, e da quel momento in poi non risponderà più a lui, risponderà alla propria interpretazione del comportamento di lui.

Ed è esattamente su questo che lavoro spesso in seduta con le coppie: non tanto stabilire chi ha ragione in un conflitto, ma aiutare ciascuno a riconoscere quale credenza personale ha usato per completare quel vuoto di informazione, e chiedersi se quella credenza racconta davvero l'altro, o racconta solo se stessi.

Quindi no, questa foto non dice niente della mia vita. Dice solo quali credenze avete usato per interpretarla.

Se volete, ditemi nei commenti: vi è mai capitato di scoprire, in un secondo momento, che l'interpretazione che avevate dato a un silenzio del partner era completamente sbagliata?

11/07/2026

"Dottoressa che significato ha quella matrioska?"

È una domanda che una paziente mi ha fatto proprio qualche giorno fa.

Le ho risposto che non era lì per caso.

L'ho scelta proprio per il suo significato simbolico.

Ogni volta che la guardo mi ricorda qualcosa di essenziale del mio lavoro.

Mi ricorda che una persona non coincide mai con la prima versione di sé che mostra...

Dietro la rabbia infatti può esserci la paura.

Dietro la paura, un bisogno non riconosciuto.

Dietro quel bisogno, una storia che aspetta ancora di essere raccontata.

In terapia, spesso, succede proprio questo.

Non togliamo maschere per arrivare a un nucleo "puro". Apriamo, con delicatezza, una matrioska dopo l'altra.

E scopriamo che tutte quelle versioni di noi continuano a vivere insieme.

Forse crescere non significa diventare qualcun altro.

Forse significa riuscire ad accogliere, senza vergogna, tutte le persone che siamo state.

07/07/2026

Questo è il mio studio. Ogni tanto mi capita di chiedermi che cosa dovrebbe trasmettere. Non credo che debba comunicare perfezione. Né mi interessa che dia l'idea di un posto impeccabile. 

Mi interessa, piuttosto, che sia uno spazio in cui anche ciò che è ancora in disordine possa entrare senza sentirsi fuori posto.

È anche questo che cerco di costruire nel lavoro terapeutico. Un percorso che non punta a una versione perfetta di sé, ma a rendere possibile un rapporto più autentico con se stessi, senza dover nascondere ciò che è fragile, contraddittorio o incompleto.

Per come la intendo io, l'autenticità prende forma quando possiamo stare in ciò che siamo senza dover fingere e senza doverci aggiustare per essere accettati.

E questo non è semplice, diciamo la verità, perché la vergogna prende spesso il sopravvento, portandoci a mostrare ciò che ci è stato INSEGNATO che può essere accolto, e a tenere nascosto tutto il resto.

"Ogniqualvolta ci allontaniamo dalla strada che il nostro Essere riconosce come propria (indipendentemente dagli stereot...
29/06/2026

"Ogniqualvolta ci allontaniamo dalla strada che il nostro Essere riconosce come propria (indipendentemente dagli stereotipi, dai “dover essere” legati al nostro ambiente sociale, familiare e, ancor più, morale e religioso), il corpo ce lo comunica con il suo linguaggio fatto di sintomi"
È una frase di una fisiatra, Laura Bertelé, tratta dal suo libro Ascolta e guarisci il tuo corpo.

Ho pensato di condividere questa frase, non tanto per parlare di malattia, quanto di una domanda che raramente ci poniamo: quanto siamo vicini a noi stessi?

Allontanarsi da sé non significa sempre fare grandi errori, può anche voler dire vivere per anni cercando di essere ciò che gli altri si aspettano. Scegliere ciò che è giusto invece di ciò che sentiamo. Abituarsi a una vita che funziona... ma non ci somiglia più.

Più ci allontaniamo da noi stessi, più perdiamo la capacità di riconoscere ciò che proviamo.
Non sempre il corpo si ammala, a volte parla attraverso stanchezza, irritabilità, vuoto, ansia, mancanza di entusiasmo.

Credo che uno degli obiettivi della psicoterapia non sia diventare qualcuno di nuovo o essere aggiustati.
Ma imparare, poco alla volta, a vivere con maggiore autenticità e di conseguenza sentirsi più sereni.

Questa è una delle riflessioni che mi porto dietro dalla lettura di questo libro.
E tu? Ti è mai capitato di accorgerti di esserti allontanato da te stesso?





Quando ti sentirai finalmente abbastanza?Solo quando riconoscerai ed ascolterai il tuo autentico desiderio.Nell'ultima s...
26/06/2026

Quando ti sentirai finalmente abbastanza?

Solo quando riconoscerai ed ascolterai il tuo autentico desiderio.

Nell'ultima slide trovi un esercizio che ti può aiutare.

Ti è utile?

Nell'ultima slide ti propongo un piccolo esercizio di immaginazione, da utilizzare ogni giorno per riconciliarti con il ...
24/06/2026

Nell'ultima slide ti propongo un piccolo esercizio di immaginazione, da utilizzare ogni giorno per riconciliarti con il tuo corpo.
Fammi sapere se ti è utile!





La mente ha il suo algoritmo.Proprio come i social tendono a mostrarti contenuti simili a quelli che hai già guardato, a...
22/06/2026

La mente ha il suo algoritmo.

Proprio come i social tendono a mostrarti contenuti simili a quelli che hai già guardato, anche la mente tende a riproporre pensieri, interpretazioni e paure che le sono familiari.

Se temi di non essere abbastanza, noterai soprattutto ciò che sembra confermarlo.

Se temi di essere rifiutato, la tua attenzione verrà catturata dai segnali di distanza più che da quelli di vicinanza.

Tutti abbiamo questi pensieri,
il problema nasce quando, a forza di percorrere sempre le stesse strade mentali, dimentichiamo che esistono anche altre possibilità.

Così il rimuginio ci dà l'illusione di stare cercando una risposta, mentre in realtà stiamo solo facendo un altro giro nello stesso labirinto.

Osservare questo meccanismo è già un primo passo importante.

Come si esce dal labirinto?

Non con un altro pensiero, ma con un'azione diversa.

Quando ti accorgi di stare rimuginando fai questo:

fermati e respira profondamente;
porta l'attenzione al corpo: senti i piedi a terra, le mani, il respiro;
scegli una piccola azione concreta che ti riporti nel presente.

Può essere una passeggiata, sistemare qualcosa, cucinare, scrivere a mano, fare stretching, ascoltare musica o parlare con qualcuno.

Questo non significa che stai fuggendo dai pensieri, è in realtà una strategia molto efficace per interrompere un modo di pensare disfunzionale e che non ha niente a che vedere con pensieri funzionali e produttivi.

Infatti il rimuginio si alimenta restando sempre nello stesso posto, mentre spesso la mente si sblocca quando torniamo a fare esperienza della vita invece di continuare ad analizzarla.

Forza, esci dal labirinto!





Per molto tempo l'idea romantica ci ha convinto che esistesse qualcuno capace di colmare quello che ci manca. La "metà d...
19/06/2026

Per molto tempo l'idea romantica ci ha convinto che esistesse qualcuno capace di colmare quello che ci manca. La "metà della mela", il pezzo che completa il puzzle.

È un'idea molto allettante che ha funzionato perchè demandava all'altro il compito di farci sentire completi.

Peccato che quando l'altro non riesce a riempire quel vuoto (e non ci riesce prima o poi) la prima conclusione che si trae è che sia la persona sbagliata; e si riparte alla ricerca di quella giusta.

E se invece il vuoto non fosse un difetto da correggere ma soltanto ciò che ancora dobbiamo scoprire di noi stessi?

Quello che vedo nel lavoro clinico è che le coppie più solide non sono quelle dove i due si completano. Sono quelle dove ciascuno ha imparato a stare con la propria incompletezza e ha smesso di chiedere all'altro di risolverla.

Scegliersi non significa trovare qualcuno che ci salvi da noi stessi, significa trovare qualcuno che ci faccia da specchio e scoprire che siamo interi e completi.

Indirizzo

Via Guglielmo Da Gattatico, 43
Gattatico
42043

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