Dott.ssa Cristina Ombra, Psicoterapeuta

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Workshop a Kamakura: riflessioni e nuovi progettiMentre portiamo a termine le nostre due giornate di workshop, desidero ...
25/08/2026

Workshop a Kamakura: riflessioni e nuovi progetti

Mentre portiamo a termine le nostre due giornate di workshop, desidero esprimere la mia più profonda gratitudine a ognuno di voi. La vostra energia, le vostre intuizioni e la vostra dedizione durante queste sessioni sono state il cuore di questa esperienza, e sono davvero grato per i legami significativi che abbiamo creato.

Vorrei anche esprimere il mio sincero apprezzamento per la cornice straordinaria che ci ha ospitato. La bellezza serena e senza tempo del tempio Komyo-ji ha fornito un profondo sfondo al nostro lavoro; la sua atmosfera tranquilla e la sua architettura mozzafiato hanno offerto un raro senso di pace che ha indubbiamente arricchito il tempo trascorso insieme.

Grazie a tutti per aver fatto parte di questo viaggio. È stato un privilegio condividere questo spazio e questa esperienza con voi. Il Giappone non finisce mai di sorprendermi e, con il cuore pieno di gratitudine, sono già pronta per il prossimo passo: il workshop sulla spiritualità somatica che condurrò insieme ad altri colleghi tra pochi giorni, sempre nella splendida cornice di Kamakura.

“La via d’uscita è dentro di noi.”Questa foto è stata scattata alla fine del workshop e, guardandola ora, mi sento profo...
25/08/2026

“La via d’uscita è dentro di noi.”

Questa foto è stata scattata alla fine del workshop e, guardandola ora, mi sento profondamente commossa.

Dopo l’incidente e l’intervento chirurgico, mi era stato detto che sarebbe stato molto difficile, forse persino impossibile, volare in Giappone così presto.

Eppure, eccomi qui.

Non senza fatica.
Non senza paura.
Non senza momenti di dubbio.

Ma ce l’ho fatta.

Arrivare alla fine di questo workshop in Giappone significa per me molto più che portare a termine un impegno professionale.

Rappresenta determinazione, fiducia, resilienza e, soprattutto, la scelta di continuare a muovermi verso ciò che per me conta davvero.

Oggi mi sento profondamente forte e grata a me stessa.

Grata per aver ascoltato il mio corpo senza abbandonare la mia direzione.
Grata per aver rispettato i miei limiti senza trasformarli in una rinuncia.
Grata per aver attraversato la paura, la fatica e l’incertezza continuando a restare in ascolto di ciò che sentivo profondamente vero per me.

Sono grata a me stessa per aver saputo procedere con attenzione, passo dopo passo, senza forzare il corpo e senza smettere di fidarmi del mio desiderio.

E sono grata per aver trasformato un momento difficile in un nuovo passo sul mio cammino.

A volte il coraggio non significa non avere limiti.

Significa imparare a camminare insieme ai propri limiti, con gentilezza e consapevolezza, senza abbandonare la direzione del cuore.

Forse questo è anche uno degli insegnamenti più profondi che il Buddhismo e la psicoterapia contemplativa continuano a offrirmi: non combattere contro ciò che è presente, non pretendere che la realtà sia diversa da quella che è, ma incontrarla con consapevolezza, compassione e presenza incarnata.

Ascoltare il corpo.
Restare presenti.
Accogliere ciò che c’è.

E permettere anche alla difficoltà di diventare parte del cammino.

Come ci ricorda Thich Nhat Hanh:

“The way out is in.”
“La via d’uscita è dentro di noi.”

E forse, a volte, andare avanti significa proprio questo: andare più profondamente dentro di sé.

Ascoltare.
Sentire.
Fidarsi.

E lasciare che ogni passo nasca da un luogo di presenza.

Dal profondo del cuore, grazie a tutte le persone che mi hanno sostenuta con amore, gentilezza, presenza e fiducia.

La vostra cura ha camminato accanto a me, passo dopo passo, fino a qui. 🇯🇵🙏

Un ringraziamento speciale a Kouji Miki, che ha sempre compreso il mio entusiasmo e il significato profondo che aveva per me essere qui, in Giappone. Grazie per aver avuto fiducia nella mia determinazione, per aver compreso quanto questo viaggio fosse importante per me e per aver sostenuto la direzione del mio cuore.

E un ringraziamento davvero speciale a Nita Kosei Kimiko, che si è presa cura di me con una gentilezza amorevole, una delicatezza e una presenza attenta che porterò con me. La tua cura mi ha fatto sentire sostenuta, accolta e accompagnata. Ti sono profondamente grata per il calore e l’attenzione con cui hai camminato accanto a me durante questo viaggio. 🙏

Oggi, guardando questa foto, sento soprattutto gratitudine.

Per chi mi è stato vicino.
Per questo cammino.
Per il mio corpo, che sto imparando ad ascoltare ancora più profondamente.

E anche per me stessa, per essere arrivata fin qui.

Quando il corpo saCasa. ❤️🇯🇵Dopo tante ore di volo, vedere sullo schermo Tokyo/Haneda – 0:47 mi ha fatto sorridere come ...
19/08/2026

Quando il corpo sa

Casa. ❤️🇯🇵

Dopo tante ore di volo, vedere sullo schermo Tokyo/Haneda – 0:47 mi ha fatto sorridere come una bambina.

Ci sono luoghi in cui si arriva.
E poi ci sono luoghi in cui si ritorna.

Sono quindici anni che torno qui, e ogni volta accade qualcosa prima ancora che io possa pensarlo: il respiro cambia, il corpo si rilassa, qualcosa dentro riconosce.

Il corpo non mente mai. E io lo so bene.

Lo so attraverso l’esperienza, attraverso l’ascolto, attraverso tutti gli anni che ho trascorso imparando a fidarmi di ciò che il corpo sente e sa, anche quando la mente cerca spiegazioni.

Negli anni ho imparato sempre più profondamente il significato della risonanza corporea. Ho incontrato tante persone e, ancora e ancora, ho potuto osservare quanto il corpo e il sistema nervoso riescano a rivelare ciò che spesso le parole non riescono ancora a dire.

Anche nel mio lavoro terapeutico questa capacità di ascolto è diventata fondamentale. Con il tempo ho imparato a percepire non soltanto ciò che una persona racconta, ma anche ciò che accade nel corpo, nel respiro, nel ritmo, nelle pause, nella qualità della presenza e nella risonanza che si crea tra due sistemi nervosi.

Ed è proprio questo che continua a meravigliarmi: la risonanza corporea può attraversare le barriere linguistiche e culturali. Prima delle parole, prima delle spiegazioni, esiste un linguaggio più antico e universale fatto di respiro, tono, ritmo, distanza, tensione, apertura, protezione e fiducia. I corpi possono riconoscersi e comunicare anche quando appartengono a culture diverse o non condividono la stessa lingua.

È una forma di ascolto molto sottile, che mi permette spesso di cogliere qualcosa prima ancora che possa essere nominato. Non significa interpretare al posto dell’altro, ma restare presente abbastanza a lungo da permettere a ciò che il corpo sa di emergere.

C’è qualcosa di meraviglioso nel poter entrare in risonanza attraverso il corpo: percepire la regolazione che accade nella relazione, accorgersi di un respiro che cambia, di una tensione che si scioglie, di un segnale quasi impercettibile che indica una direzione.

Credo che una parte profonda della capacità terapeutica nasca proprio da qui: dalla possibilità di essere presenti con tutto il corpo, di ascoltare anche ciò che non viene detto e di offrire una relazione sufficientemente sicura perché il sistema nervoso dell’altro possa trovare nuove possibilità di regolazione, fiducia e contatto con sé.

Imparare ad ascoltare questi segnali più sottili e a fidarsi di ciò che accade nel corpo è diventato per me una parte essenziale della comprensione di noi stessi e delle nostre relazioni con gli altri.

E qui, in Giappone, sento una risonanza profonda, un senso di familiarità che non ha bisogno di parole. Come se il mio corpo dicesse semplicemente: sì, conosco questo luogo.

Forse casa è anche questo: non soltanto un luogo che riconosci con gli occhi, ma un luogo che risuona nel corpo, che il sistema nervoso riconosce prima ancora della mente.

E oggi sento tutta la gioia di essere tornata a casa.

ただいま、日本。
Tadaima, Japan. ❤️
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Verso il Giappone, verso casaDopo tanti viaggi in Giappone, un luogo che ormai sento come casa, eccomi ancora una volta ...
18/08/2026

Verso il Giappone, verso casa

Dopo tanti viaggi in Giappone, un luogo che ormai sento come casa, eccomi ancora una volta all’aeroporto di Monaco, in attesa del mio volo per Tokyo Haneda.

E anche mentre aspetto, riesco già a sentire il suono di una lingua che risuona dentro di me come qualcosa di familiare.

Questa volta parto con una prospettiva leggermente diversa.

Gli ultimi mesi mi hanno ricordato che non possiamo scegliere tutto ciò che ci accade, ma possiamo scegliere il modo in cui incontrarlo: con presenza, curiosità e un po’ più di apertura.

Forse anche questo fa parte di ciò che significa equanimità nella pratica buddhista: accogliere ciò che arriva, senza aggrapparci troppo a ciò che desideriamo e senza respingere immediatamente ciò che non ci aspettavamo.

Mi aspettano cari amici, incontri significativi e i workshop a Kamakura. E sento una profonda gratitudine per tutte le cause e le condizioni che hanno reso possibile questo viaggio.

Con gratitudine.
Con presenza.
E con la disponibilità a imparare da tutto ciò che incontrerò.

Verso il Giappone.
Verso casa. 🇯🇵

Namo Amida Butsu

Ogni passo è presenza, La spiritualità del corpoDopo 40 giorni di immobilità, su una sedia a rotelle, poter camminare di...
14/08/2026

Ogni passo è presenza, La spiritualità del corpo

Dopo 40 giorni di immobilità, su una sedia a rotelle, poter camminare di nuovo è una gioia difficile da descrivere. Un gesto semplice, quotidiano, quasi invisibile quando tutto funziona, oggi mi appare come un dono: alzarmi, appoggiare i piedi a terra, sentire il corpo che lentamente ritrova fiducia, presenza e libertà.

In queste settimane il poter continuare a lavorare è stato per me un dono: il corpo era ferito e limitato, ma la mia capacità di esserci, incontrare, ascoltare e prendermi cura era intatta.

Le ossa erano rotte, sì. Ma il cuore e la mente erano più presenti che mai.

E lì ho sentito, ancora una volta, quanto la pratica mi abbia aiutata. Anni di mindfulness, di ascolto del corpo, di presenza, di capacità di stare con ciò che c’è — anche quando ciò che c’è è dolore, limite, dipendenza, frustrazione — sono diventati qualcosa di estremamente concreto.

La pratica non ha cancellato la difficoltà. Mi ha aiutata ad abitarla.

Mi ha permesso di restare in contatto con ciò che era ancora vivo, integro, disponibile. Di non identificarmi soltanto con un corpo ferito. Di continuare a incontrare le persone con presenza, curiosità e apertura.

E voglio ringraziare in modo speciale i miei pazienti. Tornare in studio così presto mi ha fatto sentire e assaporare anche il loro affetto: la delicatezza, la comprensione, le attenzioni, le parole e quei piccoli gesti che arrivano al cuore. In un luogo in cui spesso sono io ad accogliere e accompagnare, questa volta ho potuto anche ricevere.

Un ringraziamento particolare va poi alla persona che, con delicatezza, competenza e amore, si è presa cura della mia caviglia.

Tantissima riabilitazione, tantissimi esercizi, tanta costanza. Un lavoro paziente e quotidiano per restituire mobilità, forza, fiducia, ma anche vitalità e presenza a una parte del corpo che per settimane era rimasta ferma.

È stato un percorso fatto non solo di tecnica, ma anche di ascolto e cura. Sentire la mia caviglia tornare lentamente a essere parte viva di me, percepirla di nuovo, fidarmi un po’ di più di lei ogni giorno, è stato profondamente emozionante.

Anche qui ho ritrovato qualcosa che la pratica mi insegna da tempo: il corpo non è qualcosa da forzare, ma da ascoltare, accompagnare, abitare.

E questa esperienza è stata anche una nuova, concreta conferma della spiritualità del corpo, così come ho potuto imparare attraverso l’Analisi Bioenergetica di Alexander Lowen. Il corpo non è soltanto materia, né un semplice involucro da riparare quando si rompe: è il luogo vivo in cui emozioni, energia, storia personale e presenza si incontrano. Prendersi cura del corpo, ascoltarne i messaggi e restituirgli vitalità significa, per me, ritrovare una connessione più profonda con se stessi e con la vita.

Grazie a chi c’è stato, a chi si è preso cura di me concretamente, a chi ha saputo rendere più leggeri questi quaranta giorni.

E grazie, in modo diverso, anche a chi non c’è stato. Perché anche le assenze parlano e, a volte, aiutano a vedere con maggiore chiarezza il valore delle presenze autentiche.

Oggi torno a camminare portando con me tutto questo: gratitudine, affetto, qualche nuova consapevolezza e una rinnovata fiducia nella pratica.

Perché a volte il corpo è costretto a fermarsi, ma dentro di noi può esserci qualcosa che continua a essere profondamente presente.

E oggi, finalmente, quella presenza torna anche a camminare. ❤️

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A Bridge for Our Time — Italy · JapanSta prendendo forma una collaborazione internazionale tra Italia e Giappone, nata d...
09/08/2026

A Bridge for Our Time — Italy · Japan

Sta prendendo forma una collaborazione internazionale tra Italia e Giappone, nata dal desiderio di creare un ponte tra pratiche contemplative, psicologia occidentale, consapevolezza corporea, Ikigai e le grandi domande del nostro tempo.

Il workshop, realizzato insieme alla Zen School, nasce come spazio di dialogo tra prospettive diverse, nel rispetto delle loro specificità.

Parleremo di corpo, presenza, relazione, significato, invecchiamento consapevole e di come restare profondamente umani in un’epoca in cui l’intelligenza artificiale sta trasformando sempre più rapidamente il nostro modo di vivere.

Ci saranno movimento, mindfulness, pratiche esperienziali, riflessione sull’Ikigai e momenti di condivisione.

La domanda che ci accompagnerà sarà:

Come possiamo vivere con maggiore presenza, consapevolezza e responsabilità in un mondo che cambia?

Un ponte tra Italia e Giappone, tra corpo e mente, tra antiche forme di saggezza e vita contemporanea, tra esperienza personale e contributo al mondo.

Different roots, shared questions, a common future.

🌿 🇮🇹 🇯🇵

Vi aspettiamo il 23 e 24 agosto a Kamakura, in Giappone, per due giorni di pratica, incontro e scoperta.

Non siamo soltanto il risultato della nostra storiaMolte persone arrivano in terapia chiedendosi:“Perché penso troppo?”“...
05/08/2026

Non siamo soltanto il risultato della nostra storia

Molte persone arrivano in terapia chiedendosi:

“Perché penso troppo?”
“Perché faccio fatica a fidarmi?”
“Perché il conflitto mi spaventa così tanto?”
“Perché nelle relazioni mi sento spesso stanca, in allerta o distante?”

Capire da dove vengono questi vissuti è importante.

Ma, a un certo punto del percorso, può emergere una domanda ancora più profonda:

“Che cosa voglio fare oggi con ciò che ho ereditato?”

Nessuno di noi cresce con un paesaggio emotivo vuoto.

Impariamo molto presto che cosa significa amare, avere paura, chiedere aiuto, proteggersi, stare vicini o allontanarsi.

Lo impariamo attraverso la famiglia, la cultura, le esperienze vissute e anche attraverso ciò che il corpo registra prima ancora che la mente riesca a comprenderlo.

Molti comportamenti che oggi ci fanno soffrire sono nati, in realtà, come strategie di protezione.

Il controllo può averci fatto sentire più sicuri.
Il silenzio può averci protetto dal conflitto.
L’iperindipendenza può averci difeso dalla delusione.
L’attenzione costante agli altri può averci aiutato a sentirci accettati.

Per questo, in psicoterapia, non si tratta di giudicare ciò che siamo diventati.

Si tratta di osservare con rispetto ciò che abbiamo imparato e capire se quelle strategie ci servono ancora.

La consapevolezza è il primo passo.

Ma il cambiamento non avviene solo nella mente.

Gli schemi emotivi vivono anche nel corpo: nel respiro trattenuto, nella tensione, nell’agitazione, nell’impulso a fuggire, a chiudersi, a controllare o a compiacere.

Attraverso la psicoterapia, la mindfulness e la consapevolezza corporea possiamo imparare a riconoscere ciò che accade dentro di noi, mentre accade.

Ed è proprio in quel momento che si apre uno spazio nuovo.

Uno spazio tra l’emozione e la reazione automatica.

Uno spazio in cui possiamo fermarci, ascoltarci e scegliere.

Guarire non significa cancellare il passato.

Non significa rifiutare la propria famiglia o diventare un’altra persona.

Significa poter onorare la propria storia senza sentirsi obbligati a ripeterla.

Significa chiedersi:

“Quale eredità emotiva desidero portare nelle mie relazioni?”

Quando iniziamo a rispondere a questa domanda, smettiamo di essere soltanto il prodotto della nostra storia.

E cominciamo, poco alla volta, a diventarne autori consapevoli.

Grazie a Shigeru Utsunomiya per il suo articolo!Onorata di par parte di Zen School!Sintomi diversi, una stessa strada ve...
05/08/2026

Grazie a Shigeru Utsunomiya per il suo articolo!Onorata di par parte di Zen School!

Sintomi diversi, una stessa strada verso di sé

Di Shigeru Utsunomiya
CTO di enmono Inc. / Co-organizzatore di zenschool

Da oltre vent’anni, nel suo studio di Genova, Cristina ascolta persone che portano con sé storie, ferite e domande molto diverse.

C’è chi vive una pesantezza difficile da spiegare.
Chi lotta con il cibo.
Chi non riesce a liberarsi da una dipendenza.
Chi continua a ritrovarsi in relazioni che fanno male.
Chi porta il dolore di una perdita, il ricordo di un incidente o di una violenza.
E ci sono adolescenti immersi in una confusione che non riescono ancora a trasformare in parole.

A prima vista, sembrano problemi completamente diversi.

Nel suo lavoro di psicologa e psicoterapeuta, Cristina incontra persone con storie, ferite e difficoltà molto diverse.

E non utilizza un solo metodo.

Nel corso degli anni ha integrato approcci differenti: dal lavoro corporeo dell’Analisi Bioenergetica all’ipnosi; dalla mindfulness, dalla meditazione e dalla psicoterapia contemplativa al T.R.E., che aiuta il corpo a rilasciare tensioni profonde; fino all’EMDR, utilizzato per elaborare esperienze traumatiche e ricordi che continuano a lasciare una traccia nel presente.

All’inizio pensavo semplicemente che avesse una formazione molto ampia: strumenti diversi per difficoltà diverse.

Poi ho iniziato a chiedermi se, dietro tanti sintomi e tanti metodi, non ci fosse in realtà una sola direzione.

Metodi diversi, una stessa domanda

Disturbi dell’umore, problemi alimentari, dipendenze, traumi: in superficie si manifestano in modi differenti.

Eppure, dietro manifestazioni così diverse, sembra emergere una stessa questione:

la connessione con sé stessi.

Non so se sia il modo giusto di dirlo, ma a volte un sintomo sembra apparire quando una persona perde, in qualche punto, la strada che la riconduce a sé.

E se è così, allora anche la varietà dei metodi acquista un senso.

Perché quella connessione non si interrompe nello stesso luogo per tutti.

Per qualcuno il percorso passa attraverso il corpo.
Per qualcun altro attraverso il respiro, una memoria traumatica, una relazione, un comportamento ripetitivo o un’emozione che non riesce a trovare spazio.

I metodi cambiano perché le persone cambiano.

La domanda, però, potrebbe rimanere la stessa:

In un’epoca di crescente complessità e incertezza, possiamo mantenere una connessione profonda con noi stessi?

Non è una domanda che riguarda soltanto chi ha ricevuto una diagnosi.

Riguarda tutti noi.

Forse Cristina, da più di vent’anni, continua a esplorarla da prospettive diverse, attraverso ogni persona che incontra.

Quando le risposte arrivano subito

Perché questa domanda sembra così importante proprio adesso?

Perché oggi trovare risposte fuori di noi è diventato più facile che mai.

Quando non sappiamo qualcosa, cerchiamo online.
Quando abbiamo un dubbio, chiediamo all’intelligenza artificiale.

In pochi secondi riceviamo una risposta plausibile, ordinata e spesso molto utile.

Ma ricevere rapidamente una risposta e sentirsi connessi a sé stessi non sono la stessa cosa.

L’intelligenza artificiale può aiutarci a organizzare informazioni, chiarire concetti, confrontare possibilità e formulare pensieri.

Ma non può sentire al nostro posto.

Non può dirci come stiamo davvero, al di sotto delle parole che utilizziamo.

Non può scegliere per noi ciò che conta.

Non può assumersi la responsabilità della nostra vita.

Per quanto il mondo esterno possa riempirsi di risposte, rimane un luogo in cui nessun altro può entrare al posto nostro:

quello in cui riconosciamo ciò che sentiamo, ciò che desideriamo e ciò che merita la nostra cura.

Forse Cristina ha trascorso più di vent’anni proprio accanto a questo luogo.

Il luogo in cui nessun sostituto è possibile.

Restare accanto a una domanda

Come si recupera, concretamente, la connessione con sé stessi?

Non lo so.

E forse neppure Cristina possiede una risposta definitiva.

Ma forse è proprio questo il punto.

Se esistesse una formula valida per tutti, non sarebbe stato necessario continuare a studiare, cambiare strumenti e incontrare ogni persona come un’esperienza nuova.

Per più di vent’anni, Cristina ha continuato a cercare.

Non cambiando domanda, ma cambiando il modo di avvicinarsi a essa.

C’è qualcosa di importante in chi rimane a lungo accanto a una domanda senza ridurla a una risposta semplice.

Forse il suo lavoro consiste proprio in questo:

aiutare le persone a ritrovare la strada verso sé stesse, senza decidere in anticipo quale debba essere quella strada.

Anche quest’anno questa ricerca continuerà a viaggiare: Cristina condurrà tre workshop internazionali, creando spazi in cui corpo, consapevolezza e relazione possano essere esplorati insieme.

Il 23 e 24 agosto, al tempio Komyoji di Kamakura, alcune persone verranno per incontrarla.

Forse non per ricevere una risposta definitiva.

Forse per sostare insieme dentro una domanda:

In un mondo che risponde sempre più velocemente, siamo ancora capaci di ascoltare ciò che accade dentro di noi?

31/07/2026

Un ritorno alle radici, a Kamakura

La scorsa estate, tra i templi zen di Kamakura, ho accompagnato una praticante italiana di meditazione zen. Questo agosto tornerà a Kamakura.

Si chiama Cristina Ombra. È psicologa, psicoterapeuta e insegnante di mindfulness. Per lei, forse, ve**re a Kamakura non significa cercare qualcosa di nuovo, ma tornare alle radici di una pratica che coltiva da molti anni.

Da un anno lavoriamo insieme alla realizzazione di questo evento, che il 23 e 24 agosto avremo finalmente il piacere di condurre insieme, al tempio Kōmyō-ji di Zaimokuza.

La meditazione, il matcha e perfino il tiramisù preparato con le sue mani e portato in dono: esperienze diverse, ma vissute senza separazioni, come parti di un unico tempo condiviso.

Rimane anche il ricordo di una parola che, durante il nostro incontro, non siamo riusciti a tradurre fino in fondo. Da quella parola e da ciò che è rimasto tra le righe nasce la riflessione scritta da Utsunomiya, co-organizzatore dell’evento.

Durante il ritiro di due giorni “Mindfulness e ikigai nell’era dell’intelligenza artificiale”, riprenderemo quel filo per esplorare insieme il significato della consapevolezza, della presenza e dell’ikigai in un’epoca segnata da trasformazioni sempre più rapide.

Sarà un’occasione per fermarsi, ascoltare e ritornare a ciò che conta davvero.

Call now to connect with business.

Ritorno a Kamakura: un viaggio tra mindfulness, corpo e ikigaiDesidero ringraziare di cuore Shigeru Utsunomiya per quest...
27/07/2026

Ritorno a Kamakura: un viaggio tra mindfulness, corpo e ikigai

Desidero ringraziare di cuore Shigeru Utsunomiya per questo articolo e per aver raccontato con tanta sensibilità il mio percorso, il mio legame con il Giappone e il significato dell’evento che si terrà a Kamakura il 23 e 24 agosto.

Le sue parole restituiscono con grande cura il senso di un cammino fatto di pratica, incontri, collaborazioni e ricerca condivisa.



Testo di Shigeru Utsunomiya
CTO di Enmono Inc. e co-direttore di ZenSchool

Lo scorso autunno, presso il Centro di apprendimento permanente di Kamakura, Cristina Ombra ha condotto un workshop dedicato alla mindfulness e alla consapevolezza corporea, nell’ambito della Mindful City Kamakura Week 2025.

Attraverso la meditazione, l’ascolto del corpo e alcune pratiche esperienziali, ha accompagnato i partecipanti a rallentare, a tornare al momento presente e a riconoscere il corpo come una preziosa fonte di consapevolezza.

Cristina è psicologa, psicoterapeuta, insegnante di mindfulness e fondatrice del metodo Mindful Ikigai. Da anni collabora con realtà giapponesi, conduce workshop e partecipa a progetti dedicati alla mindfulness, alla consapevolezza corporea e al dialogo tra Oriente e Occidente.

Il 23 e 24 agosto 2026 tornerà a Kamakura per il ritiro di due giorni “Mindfulness e Ikigai nell’era dell’Intelligenza Artificiale”, che si svolgerà nella suggestiva cornice del tempio Kōmyō-ji.

L’incontro con il potere della presenza

Cristina racconta di aver scoperto, all’età di sedici anni, il potere dell’“essere qui e ora”.

Da allora, per oltre trent’anni, ha approfondito la psicoterapia orientata al corpo e la pratica della mindfulness. Ha studiato psicologia clinica all’Università di Torino e ha costruito il proprio percorso professionale cercando di integrare Oriente e Occidente, mente e corpo, senza considerarli realtà separate.

Questa ricerca trova espressione anche nelle collaborazioni che porta avanti da anni in Giappone, attraverso workshop, incontri e progetti interculturali. Per Cristina, il Giappone non è soltanto un luogo di ispirazione, ma anche uno spazio concreto di lavoro, relazione e scambio.

Non l’incontro con una cultura estranea, ma un ritorno alle origini

Cristina ha visitato il Giappone per la prima volta più di quindici anni fa.

Ciò che ha provato non è stato semplicemente curiosità verso una cultura nuova e sconosciuta. Ha avuto piuttosto la sensazione che le letture, la meditazione e la pratica Zen coltivate nel corso degli anni stessero finalmente entrando in contatto con la loro sorgente.

Per questo, per lei, tornare a Kamakura non significa cercare qualcosa di nuovo, ma ritrovare le radici di un cammino iniziato molto tempo fa.

Ciò che ha riconosciuto attraverso ZenSchool

Cristina ha partecipato anche alla settima edizione di ZenSchool.

Le ragioni che l’hanno portata a scegliere questo programma sono diverse e profondamente intrecciate: il desiderio di integrare gli approcci terapeutici orientali e occidentali, la gioia di imparare insieme a persone giapponesi e internazionali e il coraggio di lasciare la propria zona di comfort. Per lei, il cambiamento rappresenta una fonte di gioia, crescita e nutrimento.

Attraverso questa esperienza, Cristina racconta di aver riconosciuto con maggiore chiarezza il proprio ikigai. Ha compreso di poter integrare le sue diverse competenze, continuare a lavorare in Giappone e costruire relazioni profonde con le persone del luogo.

Tra i suoi possibili passi futuri, immagina anche la possibilità di trasferirsi in Giappone e proseguire qui il proprio lavoro.

Meditazione, matcha e tiramisù

Nel racconto che Cristina ha lasciato della sua esperienza a ZenSchool non emerge soltanto una valutazione del programma, ma anche un forte legame con il luogo e con l’atmosfera vissuta.

Il mare e le montagne, i pasti preparati con cura, il matcha e, accanto a tutto questo, un tiramisù italiano preparato personalmente da Cristina e condiviso con il gruppo.

Un gesto semplice ma significativo: portare qualcosa della propria cultura, offrirlo agli altri e trasformare il cibo in un’occasione di incontro e condivisione.

Meditazione, dialogo, corpo, natura e cibo non sono stati vissuti come elementi separati, ma come parti di un’unica esperienza.

Il 23 e 24 agosto al tempio Kōmyō-ji

Durante il ritiro, la prima giornata sarà dedicata al tema “Ascoltare la saggezza del corpo”, attraverso pratiche di mindfulness, respirazione e yoga.

La seconda giornata sarà invece dedicata a “La preghiera che ruota”, una pratica di meditazione in movimento guidata da Kaori, danzatrice e insegnante di danza rotante.

Cristina non tornerà in Giappone soltanto per questo evento.

Queste due giornate si inseriscono in un percorso più ampio, costruito nel corso degli anni attraverso la pratica, le collaborazioni e le relazioni nate in Giappone. Rappresentano una nuova tappa del suo desiderio di creare un ponte vivo tra culture, pratiche e differenti modi di avvicinarsi alla consapevolezza.

Il ritiro si terrà al tempio Kōmyō-ji, nel quartiere Zaimokuza di Kamakura, uno dei principali templi della scuola buddhista Jōdo, con una storia di quasi ottocento anni.

Non sappiamo ancora dove ci condurrà questo incontro.

Per ora, desideriamo scoprirlo insieme, ad agosto, al Kōmyō-ji.

E continuiamo a riflettere su quella parola che, forse, non siamo ancora riusciti a tradurre pienamente.

Indirizzo

Via Cairoli 8
Genova
16122

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