04/04/2026
2 APRILE 💙💙💙
Oggi è la giornata della consapevolezza sull’autismo. E giornate come questa servono per davvero. Accendono luci, fanno parlare, fanno vedere. Fanno arrivare l’autismo anche dove, per il resto dell’anno, resta invisibile.
Ma la consapevolezza vera è quella che resta quando le luci blu si spengono.È quella che abita negli altri 364 giorni.
Consapevolezza è una madre che fa mille telefonate: “c’è posto?”, “si è liberato qualcosa?”, “possiamo iniziare?”. E riceve sempre la stessa risposta: “deve aspettare, le liste d’attesa sono lunghe!”.
Consapevolezza è fare i conti la sera, magari a letto quando tutto tace: 50/60 euro all ora per ogni seduta privata, tre, a volte quattro volte a settimana per la durata minima di 2 h. È guardare quei numeri e chiedersi cosa si può tagliare ancora, a cosa si può rinunciare per fare di più, che comunque non sarà mai abbastanza.
Consapevolezza è spiegare ogni volta, tutto da capo: “funziona così”, “non funziona così”, “attenzione a questo”. E poi ricominciare perché il sostegno cambia, perché la formazione spesso non c’è.
Consapevolezza è lasciare il lavoro non perché lo vuoi, ma perché non hai scelta. È mettere da parte una parte di te, dei tuoi sogni, della tua indipendenza, perché qualcuno deve esserci sempre. E quel qualcuno, troppo spesso, è la madre.
Consapevolezza è smettere di rispondere agli inviti. Non perché non si voglia uscire, ma perché uscire significa prepararsi al peggio: sguardi, commenti, frasi dette a bassa voce ma abbastanza forte da ferire.
Consapevolezza è una crisi in mezzo alla strada: urla, calci, il corpo che si irrigidisce o si lascia cadere a terra, le mani che cercano di contenere senza fare male. La gente si ferma, guarda, qualcuno scuote la testa, qualcuno sussurra. Il tempo si dilata, tutto il resto sparisce. E tu resti lì, a tenere, a proteggere, a resistere. Da solo. Sempre da solo.
Consapevolezza sono anche i fratelli, i siblings: bambini che imparano presto ad aspettare, a cedere spazio, a capire senza che qualcuno glielo spieghi davvero. Bambini che crescono un po’ più in fretta, spesso in silenzio, e che hanno bisogno di essere visti, ascoltati e riconosciuti per ciò che vivono ogni giorno.
Ma per fortuna la consapevolezza è anche altro: a è A., che dopo mesi di lavoro smette di farsi male quando non riesce a fare qualcosa e impara a chiedere aiuto.
È M., che un giorno inizia ad indicare quello che desidera, senza arrampicarsi per prenderlo.
È L., che riesce a farsi tagliare i capelli e ad assaggiare la pasta al sugo.
È G., che aspetta il suo turno. Anche solo per pochi secondi. Ma lo aspetta.
E quindi si, questa giornata serve. Ma serve essere consapevoli oggi per spargere un po di blu anche su tutti i domani.