08/03/2025
Parliamo tanto di società.
Ma la società ormai esiste davvero?
Ho la sensazione che, quando le persone stanno insieme, non stiano realmente insieme e che, quando parlano, non si stiano realmente ascoltando.
Percepisco un movimento sempre più intenso, seppur sottilmente mascherato da un'immagine fantomatica ed illusoria della società, verso un isolamento non solo fisico ma anche affettivo.
Sembriamo talmente concentrati sulla prossima performance da sfoggiare sul palcoscenico della vita, da dimenticare chi siamo nella nostra soggettiva ed ineguagliabile unicità.
Unicità che vuole essere raggiunta a tutti i costi come fosse un prodotto da acquistare e da vendere, piuttosto che il nostro modo di essere già presente dentro di noi, eppure dimenticato, talvolta sradicato, soffocato, taciuto, così disprezzato da essere plasmato ad immagine e somiglianza di qualcun altro.
Nasciamo come esseri umani relazionali, eppure il contatto che frequentemente viviamo sembra essere privo di tatto (il senso del tatto) e pregno di immediatezza tecnologica.
Quell'immediatezza che non si costruisce col sapore desiderante e complesso dell'attesa ma con le nostre mani che toccano un luminoso, abbagliante e freddo schermo.
Esistono ancora i cinque sensi?
Vediamo (ci vediamo), odoriamo (ci odoriamo), gustiamo (ci gustiamo), tocchiamo (ci tocchiamo), ascoltiamo (ci ascoltiamo) ancora?
Paradossale è scrivere questa riflessione tramite uno schermo: provo al contempo attrazione e repulsione.
E mi sento triste perché, mentre osservo un meraviglioso tramonto, non posso non pensare ai colori che forse stiamo sottraendo al mondo.