Mariadomenica Garibaldi-Psicologa Psicoterapeuta

Mariadomenica Garibaldi-Psicologa Psicoterapeuta Ricevo, previo appuntamento, presso i miei studi a Gioia Tauro (RC),Portogruaro (VE) e on-line.

Sono una Psicologa e Psicoterapeuta, lavoro con gli adulti e le coppie in un setting individuale e di gruppo. Ho conseguito inizialmente la laurea in Filosofie e Scienze della Comunicazione e della Conoscenza e poi successivamente la laurea in Psicologia. Ho una formazione come Psicoterapeuta in Psicologia Clinica di Comunità e Psicoterapia Umanistica Integrata (ASPIC) di Roma con un approccio Plu

ralistico Integrato. Ho una formazione in Terapia Metacognitiva Interpersonale (TMI) per i disturbi di personalità presso il Centro TMI di Roma. Ho una formazione in Terapia di coppia Focalizzata sulle emozioni (EFT) livello Externship presso EFT Italia Community affiliato con ICEEFT (International Centre of Excellence In Emotionally Focused Therapy). Appassionata di lettura sin dall'infanzia, mi avvalgo nel mio lavoro dell'uso dei libri come strumento di crescita cognitiva e socio-affettiva. Pongo al centro del mio interesse l'individuo nella sua totalità e l'analisi delle sue risorse per facilitarne il cambiamento e il benessere personale. L'obiettivo del mio lavoro è quello di creare uno spazio di ascolto, fiducia e nuove possibilità in cui le persone possano entrare in contatto con se stesse, con la loro storia e poter riparare antiche ferite emotive. Credo nel cambiamento e nella possibilità di tracciare, con fiducia e delicatezza, nuovi cammini.

Fare spazio dentro.Sedendosi accanto alle proprie crepe e diventare terra ferma, custodia intima e riparo accogliente pe...
10/09/2026

Fare spazio dentro.
Sedendosi accanto alle proprie crepe e diventare terra ferma, custodia intima e riparo accogliente per ogni parte di noi.

Settembre è alle porte e tra qualche giorno riaprirò la stanza di terapia, portando con me un respiro nuovo e una presen...
28/08/2026

Settembre è alle porte e tra qualche giorno riaprirò la stanza di terapia, portando con me un respiro nuovo e una presenza che ha trovato radici più profonde.
Nei mesi scorsi il mio corpo mi ha chiesto spazio, costringendomi a una sosta necessaria. In quel tempo sospeso si è aperta la possibilità di stare davvero con me stessa, al centro di un lavoro intimo, denso e delicato. È stato un cammino prezioso, custodito da una presenza preziosa al mio fianco. Insieme a lei ho lasciato che la teoria si sciogliesse nella vita vissuta: ho portato l’ascolto nel silenzio della meditazione, nel ritmo ritrovato del respiro, nel passo lento delle camminate nel verde e tra le forme della montagna. In questo margine di riposo ho ritrovato anche la scrittura, quella solitaria e libera dei miei anni da ragazza, riscoprendola come una casa interiore, un luogo di riparo e svelamento. Ho imparato a guardare con gentilezza la mia voce critica, con la sua pretesa di perfezione e l’abitudine di considerare la stanchezza come una colpa. Ho appreso sulla mia pelle che ogni fioritura ha bisogno di sicurezza, di un terreno clemente e protetto per potersi compiere. Disarmare la severità verso me stessa per fare spazio alla vulnerabilità è diventata la mia cura quotidiana.
Nel frattempo, l’autunno accoglie la nascita dei progetti condivisi:
• Presso il Consultorio Fondaco a Portogruaro, riprende il viaggio con la LIBROTERAPIA con il gruppo delle lettrici Crisalide (al momento già al completo), mentre nei prossimi mesi si aprirà un nuovo gruppo dedicato a uno specifico tematismo.
• Un nuovo spazio online nato dal dialogo intimo con una collega preziosa Deborak D’Antoni: un piccolo cerchio in cui sostare per imparare ad addolcire lo sguardo verso di sé. È un progetto che stiamo tessendo con passo lento e di cui vi racconteremo presto. Auguro a ciascuno di voi un rientro in ascolto del proprio corpo e dei propri ritmi.
📸: Qui l’autunno ha già iniziato a diffondere la sua luce.

/Ridisegnare la rotta/Nessun incontro avviene a vuoto, e nessuna assenza è davvero una perdita. Sono solo i modi con cui...
17/08/2026

/Ridisegnare la rotta/

Nessun incontro avviene a vuoto, e nessuna assenza è davvero una perdita. Sono solo i modi con cui la vita mi disarma per costringermi a cercare la mia vera pelle.

Oggi guardo indietro e sento solo gratitudine.

Grazie a chi è arrivato al momento giusto, persino quando mi sembrava un incastro sbagliato. Grazie a chi ha condiviso le risate e a chi è rimasto fermo, senza spaventarsi, mentre affogavo nei pianti.

Ma il grazie più profondo va anche a chi ha mollato la presa ed è andato via. Se non avessi smarrito quella rotta che credevo perfetta, non avrei mai avuto il coraggio di iniziare a cercare la mia. ✨

📷Ph: il mio sguardo. Ho rubato un pezzo di questa luce e me lo sono tenuto stretto.

/custodire/ Accogliere le nostre vulnerabilità ed esporci alla vita senza difese è l’unico modo per farci toccare davver...
01/08/2026

/custodire/
Accogliere le nostre vulnerabilità ed esporci alla vita senza difese è l’unico modo per farci toccare davvero dall’esistenza.
Ascoltare le vicende umane con tutti i sensi è un modo per ricongiungersi alla propria storia, riconoscendo che ogni passaggio ha la sua profonda intenzione. Ora resta solo un ritmo lento, un peso leggero a fare compagnia e il tempo per lasciar sedimentare ciò che è stato, pronte e pronti per ciò che verrà. Benvenuto agosto 🐚

/anche la pausa è parte del cammino/In questi giorni, mentre mi avvicino alla pausa estiva, penso al significato che que...
25/07/2026

/anche la pausa è parte del cammino/

In questi giorni, mentre mi avvicino alla pausa estiva, penso al significato che questo tempo assume nella relazione terapeutica. La pausa appartiene alla storia della relazione e a quel movimento profondo che, nel tempo condiviso, modifica lentamente il modo in cui una persona incontra sé stessa e la propria esperienza.

Nella terapia alcune comprensioni hanno bisogno di sostare, di trovare il loro tempo per maturare e diventare riconoscibili. Ciò che viene incontrato nella stanza della terapia continua ad accompagnare la quotidianità, attraverso significati che si ampliano, nuovi modi di guardare ciò che accade dentro e intorno a noi.

La relazione terapeutica costruisce nel tempo una memoria emotiva dell’incontro: qualcosa che si deposita nella nostra esperienza e che può diventare un punto di orientamento nei momenti in cui la vita ci chiede nuovi passaggi.

Come scriveva Winnicott, un ambiente sufficientemente buono permette alla persona di sviluppare risorse sempre più proprie. Anche la pausa appartiene a questo processo: è un tempo in cui ciò che è stato vissuto può trovare una diversa collocazione dentro di noi, assumere nuovi significati e continuare il proprio percorso di integrazione.

Lo sperimento anche nella mia terapia personale. Conosco il significato di questo passaggio, il modo in cui una relazione significativa continua a partecipare al nostro modo di comprenderci e di attraversare ciò che viviamo. È un’esperienza che porto nel mio lavoro, perché anche il terapeuta rimane dentro il movimento umano dell’incontro, dell’ascolto e della continua ricerca di senso.

Fermarsi appartiene alla cura ed è anche un modo per custodire la relazione terapeutica, perché ogni incontro porta con sé una responsabilità profonda: esserci con la propria presenza, con la propria umanità e con la disponibilità ad accogliere la storia dell’altro.

La cura spesso arriva attraverso strade inattese.A volte prende la forma di qualcuno che ci pensa, che raccoglie un fram...
08/07/2026

La cura spesso arriva attraverso strade inattese.

A volte prende la forma di qualcuno che ci pensa, che raccoglie un frammento di bellezza e lo affida alle nostre mani.

In questo tempo di rallentamento e di ascolto ho ricevuto un dono speciale.

Un albo illustrato e un libro.🩵💜

Sono arrivati da Stefania Stefania De Fiore - Psicoterapeuta , collega preziosa e amica di letture, compagna di tante conversazioni intorno ai libri, di scambi, di scoperte e di quelle lunghe liste di titoli nate insieme, come piccoli fili che nel tempo hanno costruito un linguaggio condiviso.

E con lei Ylenia Difficile Libreria , libraia del cuore e dal cuore grande, una presenza preziosa capace di accompagnare i libri verso le persone, riconoscendo che ogni storia ha il suo tempo e il suo destinatario.

Questo dono mi ha riportata a una riflessione che incontro spesso anche nel mio lavoro: quanto la cura abbia bisogno di legami. Di presenze che sappiano accompagnare, di sguardi che riconoscano, di vicinanze che non sempre hanno bisogno della prossimità fisica.

In questo tempo ho sentito accanto a me tanti amici e persone care, vicini e lontani. Presenze fatte di parole, messaggi, attenzioni e piccoli gesti. E ho sentito questa luce anche nei miei pazienti, fari luminosi che, con la loro umanità, mi ricordano ogni giorno la bellezza e la profondità dell’incontro.

G r a z i e

/di assenze e ferite invisibili/Alcune delle ferite più profonde nascono dalle volte in cui siamo rimasti soli con emozi...
23/06/2026

/di assenze e ferite invisibili/
Alcune delle ferite più profonde nascono dalle volte in cui siamo rimasti soli con emozioni che avrebbero avuto bisogno di essere accolte, comprese e condivise.
Nella stanza di terapia incontro spesso persone che hanno trascorso una vita intera a sentirsi sbagliate senza riuscire a capire perché. Persone che si prendono cura di tutti, che faticano a chiedere aiuto, che minimizzano il proprio dolore e che continuano a ripetersi che, in fondo, non è successo nulla di così grave.
Il neglect, o trascuratezza emotiva, è una ferita che nasce quando un bambino cresce senza trovare nell’altro uno spazio sufficientemente sicuro per le proprie emozioni, senza qualcuno che lo aiuti a dare significato a ciò che sente, a riconoscere la sua paura, a consolare la sua tristezza o a trasmettergli, attraverso la relazione, il senso profondo del proprio valore.
Ciò che continua a colpirmi, ogni volta, è quanto queste persone abbiano imparato a sopravvivere alla mancanza di ciò di cui avevano più bisogno. Dietro l’autonomia, la forza, il senso di responsabilità e la capacità di occuparsi degli altri, incontro spesso bambini che hanno imparato troppo presto a non aspettarsi conforto, a non disturbare e a non mostrare il proprio bisogno di vicinanza.

È una sofferenza difficile da riconoscere perché non riguarda soltanto ciò che è accaduto, ma soprattutto ciò che è mancato. È la mancanza di uno sguardo che si accorge, di una presenza che rimane, di qualcuno che aiuta il bambino a sentirsi importante non per ciò che fa, ma per ciò che è.
La lettura di Teoria e clinica del neglect di Ruth Cohn restituisce parole preziose a questa esperienza e ci ricorda che molte delle difficoltà che portiamo nella vita adulta raccontano la storia di bisogni emotivi che troppo a lungo sono rimasti senza risposta. Forse è proprio questo uno degli aspetti che più mi emoziona nel lavoro terapeutico: il momento in cui una persona smette di guardarsi con gli occhi del giudizio e inizia, per la prima volta, a riconoscere quanto sia stata sola con il proprio dolore.

/ai confini del visibile/Francesca Matteoni ci conduce in un territorio sospeso dove il confine tra realtà e fiaba si di...
12/06/2026

/ai confini del visibile/

Francesca Matteoni ci conduce in un territorio sospeso dove il confine tra realtà e fiaba si dissolve continuamente. Le storie raccolte in “Io sarò il rovo” affondano le radici nell’immaginario popolare e nelle antiche tradizioni orali, ma parlano con una voce sorprendentemente contemporanea. Donne, animali, boschi, bambini e presenze misteriose attraversano queste pagine in un incessante movimento di trasformazione. Nulla resta immutato: il dolore si fa conoscenza, la perdita apre passaggi inattesi e la metamorfosi diventa linguaggio dell’anima.

In questa trama di racconti, il rovo emerge come una potente metafora del Sé: cresce ai margini, protegge e ferisce, custodisce ciò che non è ancora pronto a mostrarsi. Le identità che abitano queste fiabe prendono forma nell’incontro, nell’assenza e nel legame. Le storie diventano così uno spazio simbolico in cui avvicinarsi alle proprie zone selvatiche senza la pretesa di addomesticarle.

🦊Ho percepito in queste pagine un invito prezioso: riconoscere che la trasformazione non avviene contro la nostra fragilità, ma attraverso di essa. Le fiabe di Matteoni ci ricordano che esiste una sapienza nascosta nelle metamorfosi, nelle perdite e nelle zone d’ombra che attraversiamo. E che, spesso, è proprio ai margini della nostra storia che affondano le radici più profonde della nostra identità.
🦊Grazie preziosa Difficile Libreria per questa scoperta.

/casa interna/Ci sono momenti in cui investiamo gran parte delle nostre energie nel prenderci cura di ciò che appare fer...
05/06/2026

/casa interna/
Ci sono momenti in cui investiamo gran parte delle nostre energie nel prenderci cura di ciò che appare ferito negli altri. Ci impegniamo a comprendere, sostenere e contenere il dolore, talvolta assumendoci anche la responsabilità di riparare ciò che si è incrinato nelle relazioni che abitiamo. Spesso questa modalità affonda le proprie radici in apprendimenti relazionali antichi che, in un momento della nostra storia, hanno rappresentato il modo migliore per mantenere il legame, sentirci al sicuro o preservare un senso di appartenenza. Così impariamo a essere attenti ai bisogni degli altri, mentre la relazione con noi stessi rimane sullo sfondo.

Durante la mia formazione come psicoterapeuta, uno dei miei docenti utilizzava spesso l’immagine della costruzione di una “casa interna”: uno spazio psichico sufficientemente stabile, riconoscibile e abitabile, al quale poter fare ritorno nei momenti di difficoltà.
Con il tempo ho compreso che questa casa è uno spazio che si costruisce gradualmente attraverso il riconoscimento delle nostre vulnerabilità, delle nostre risorse e di quelle parti di noi che, per molto tempo, si sono occupate di tutto e di tutti, tranne che di sé.

Quando siamo costantemente impegnati a tenere in piedi le case degli altri, rischiamo di perdere il contatto con la nostra. Non perché non esista, ma perché smettiamo di ascoltare ciò che accade al suo interno.
La terapia, in questo senso, può rappresentare un ritorno a casa: la possibilità di costruire una relazione più autentica e compassionevole con noi stessi.

Perché prenderci cura degli altri è una risorsa preziosa, ma diventa faticoso quando nasce dall’assenza di uno spazio in cui poter esistere anche noi.

E forse il significato più profondo di quel “darci il benvenuto a casa” non risiede nell’aver guarito ogni ferita, ma nella disponibilità a rimanere in relazione con noi stessi, con maggiore rispetto, presenza e gentilezza.

Di darci, finalmente, il benvenuto a casa.

/tenersi a cuore/Dietro molti giudizi rivolti a noi stessi incontriamo paura, vergogna, dolore. Incontriamo il timore di...
31/05/2026

/tenersi a cuore/

Dietro molti giudizi rivolti a noi stessi incontriamo paura, vergogna, dolore. Incontriamo il timore di non essere abbastanza, di deludere, di perdere un legame o di non un valore personale.
Allora il giudizio emerge spesso come un tentativo di protezione.
Come se essere più severi con noi stessi potesse impedirci di soffrire o di sbagliare.

Eppure ciò che ci protegge può anche allontanarci dalla nostra esperienza emotiva e dai nostri bisogni più autentici.

Ammorbidire lo sguardo su di noi non significa rinunciare alla responsabilità.
Significa creare le condizioni per osservare ciò che accade dentro di noi senza trasformarlo in una colpa.

Negli studi di Janina Fisher (psicoterapeuta specializzata nel trauma)
ho incontrato una prospettiva che continua ad accompagnarmi: spesso il giudizio è l'espressione di parti di noi che hanno imparato a proteggerci attraverso il controllo, la severità o la distanza.

Le persone cambiano quando riescono a stare in contatto con la propria esperienza con sufficiente sicurezza, senza esserne travolte e senza doverla respingere.

Forse tenersi a cuore nasce da qui.

Nel provare a stare dalla propria parte anche quando ciò che emerge è fragile, doloroso o incompleto.

Tenendo insieme verità e gentilezza.

✨«Amami quando lo merito meno, perché è allora che ne ho più bisogno.»✨

(citazione spesso attribuita a Catullo e che tengo a cuore)
🌬️Nota personale: un invito a rivolgere comprensione anche alle parti di noi che ci piacciono meno.

Buona domenica estiva🌻

Indirizzo

Via Sarino Pugliese, 12
Gioia Tauro
89013

Orario di apertura

Lunedì 10:00 - 19:00
Martedì 10:00 - 20:00
Mercoledì 10:00 - 19:00
Giovedì 10:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 18:00

Telefono

380.3038409

Sito Web

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