Fisioterapia Sport Gorizia Grazzina

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30/08/2026
🔥 IL MUSCOLO NON SA QUANTI KG CI SONO SUL BILANCIEREOvviamente è una provocazione.Ma dietro questa frase c’è un concetto...
30/08/2026

🔥 IL MUSCOLO NON SA QUANTI KG CI SONO SUL BILANCIERE

Ovviamente è una provocazione.

Ma dietro questa frase c’è un concetto interessante: per aumentare la massa muscolare non è obbligatorio utilizzare sempre carichi pesanti.

🏋️ 5 ripetizioni con un peso elevato.
🏋️ 15–20 ripetizioni con un peso molto più leggero.

Sono allenamenti molto diversi, eppure entrambi possono produrre ipertrofia.

Una grande revisione con meta-analisi su 45 studi ha infatti trovato aumenti della massa muscolare simili utilizzando carichi più alti o più bassi.

E una network meta-analysis su 28 studi e 747 persone è arrivata a una conclusione analoga: quando l'allenamento è sufficientemente impegnativo, carichi bassi, moderati e alti possono tutti stimolare la crescita muscolare.

🧠 Allora cosa “sente” il muscolo?

Non il numero scritto sul disco.

Durante una contrazione entrano in gioco tensione prodotta, reclutamento delle unità motorie, durata e numero delle contrazioni, volume di lavoro e livello di fatica.

Con un peso pesante è necessaria molta forza fin dalle prime ripetizioni.

Con un peso leggero, invece, continuando la serie e aumentando la fatica, l'organismo deve progressivamente coinvolgere ulteriori unità motorie.

Una meta-regressione del 2024 suggerisce infatti che, per l'ipertrofia, terminare le serie più vicino al cedimento tende a produrre maggior crescita muscolare, anche se gli autori sottolineano che non possiamo ancora stabilire una distanza dal cedimento “perfetta”.

⚠️ Ma attenzione: questo NON significa che il peso sia irrilevante.

Se l'obiettivo è diventare molto forti, i carichi elevati mantengono un vantaggio evidente.

La più recente Position Stand dell'American College of Sports Medicine, basata su 137 revisioni sistematiche e oltre 30.000 partecipanti, conferma infatti che carichi ≥80% dell'1RM favoriscono maggiormente lo sviluppo della forza, mentre per l'ipertrofia risultano importanti soprattutto un adeguato volume di allenamento e altri fattori della programmazione.

👉 In altre parole:

per diventare più forti, quanto pesa il bilanciere conta molto.

Per far crescere un muscolo, il numero scritto sul disco racconta solo una parte della storia.

• Currier BS et al. Resistance Training Prescription for Muscle Strength and Hypertrophy in Healthy Adults: A Systematic Review and Bayesian Network Meta-analysis. BJSM, 2023.
• Lopez P et al. Resistance Training Load Effects on Muscle Hypertrophy and Strength Gain: Systematic Review and Network Meta-analysis. MSSE, 2021.
• Robinson ZP et al. Exploring the Dose-Response Relationship Between Estimated Resistance Training Proximity to Failure, Strength Gain, and Muscle Hypertrophy. Sports Medicine, 2024.
• American College of Sports Medicine. Resistance Training Prescription for Muscle Function, Hypertrophy, and Physical Performance in Healthy Adults. 2026.

QUANTE PARTI DEL CERVELLO ELABORANO UNO STIMOLO PRIMA CHE DIVENTI DOLORE?La risposta più corretta è: non esiste un numer...
29/08/2026

QUANTE PARTI DEL CERVELLO ELABORANO UNO STIMOLO PRIMA CHE DIVENTI DOLORE?

La risposta più corretta è: non esiste un numero preciso.

Il dolore non viene prodotto da un singolo “centro” e il segnale non attraversa una fila ordinata di aree cerebrali. L’elaborazione avviene attraverso una rete distribuita e parzialmente simultanea.

🔥 Immaginiamo di toccare una superficie rovente:

➡️ i nocicettori rilevano lo stimolo potenzialmente dannoso;
➡️ il segnale raggiunge il midollo spinale;
➡️ può partire immediatamente il riflesso che allontana la mano;
➡️ l’informazione sale verso tronco encefalico e talamo;
➡️ diverse aree cerebrali ne elaborano posizione, intensità, significato ed eventuale pericolosità.

Partecipano, tra le altre:

🔹 cortecce somatosensoriali: localizzazione e caratteristiche dello stimolo;
🔹 insula: integrazione delle sensazioni corporee;
🔹 corteccia cingolata: componente spiacevole e motivazione a reagire;
🔹 corteccia prefrontale: attenzione, valutazione e aspettative;
🔹 amigdala e ippocampo: emozioni, memoria e contesto;
🔹 tronco encefalico e sostanza grigia periacqueduttale: modulazione del segnale.

La mano può quindi iniziare a ritirarsi prima che il dolore venga percepito coscientemente.

Il concetto fondamentale è che nocicezione e dolore non sono sinonimi: la nocicezione è l’elaborazione neurale di uno stimolo potenzialmente dannoso; il dolore è un’esperienza cosciente, personale, sensoriale ed emotiva.

Non esiste quindi una “settima area” dopo la quale compare il dolore. Il dolore emerge dall’interazione tra informazione sensoriale, attenzione, memoria, emozioni, aspettative e stato dell’organismo.

Raja SN et al. The revised International Association for the Study of Pain definition of pain: concepts, challenges, and compromises. Pain, 2020.
Cao B et al. Pathology of pain and its implications for therapeutic interventions. Signal Transduction and Targeted Therapy, 2024.

La risposta della letteratura è più interessante di quanto sembri:PER FAR CRESCERE IL MUSCOLO SERVONO DAVVERO PESI PESAN...
28/08/2026

La risposta della letteratura è più interessante di quanto sembri:
PER FAR CRESCERE IL MUSCOLO SERVONO DAVVERO PESI PESANTI?
La risposta della letteratura è più interessante di quanto sembri:

👉 No, non necessariamente.

Diverse meta-analisi mostrano che anche carichi relativamente bassi, indicativamente intorno al **30–60% dell’1RM**, possono produrre aumenti della massa muscolare comparabili a quelli ottenuti con carichi più elevati.

La differenza principale emerge soprattutto sulla **forza massima**: per aumentare l’1RM, i carichi elevati restano generalmente più efficaci.

🔬 Ma come può un peso leggero far crescere il muscolo?

All’inizio di una serie leggera la richiesta di forza è relativamente bassa e vengono reclutate soprattutto unità motorie a soglia inferiore.

Continuando la serie, però, compare fatica.

➡️ Le fibre già attive producono progressivamente meno forza
➡️ il sistema nervoso deve aumentare il reclutamento
➡️ vengono coinvolte unità motorie a soglia più elevata
➡️ anche le fibre di tipo II possono ricevere uno stimolo ipertrofico

E infatti gli studi con biopsie muscolari mostrano che allenamenti con carichi bassi possono produrre ipertrofia sia delle **fibre tipo I** sia delle **fibre tipo II**.

⚠️ Questo però NON significa che “qualsiasi peso leggero funziona”.

Carichi estremamente bassi, come circa il **20% dell’1RM**, sembrano essere meno efficaci rispetto a carichi del 40–80%.

Inoltre non è necessario arrivare sempre al cedimento assoluto, ma con carichi bassi sembra importante raggiungere un **elevato grado di sforzo**.

📌 In sintesi:

✅ carichi bassi possono produrre molta ipertrofia
✅ non allenano soltanto le fibre “rosse”
✅ anche le fibre tipo II possono crescere
✅ il cedimento assoluto non è obbligatorio
✅ per la forza massima, invece, i carichi elevati mantengono un vantaggio

La domanda quindi non è soltanto:

*Quanto pesa il bilanciere?”

ma anche:

“Quanto stimolo efficace sta realmente ricevendo il muscolo?

📚 Riferimenti principali:
Schoenfeld BJ et al. *Strength and Hypertrophy Adaptations Between Low- vs. High-Load Resistance Training*. J Strength Cond Res. 2017.

Lopez P et al. *Resistance Training Load Effects on Muscle Hypertrophy and Strength Gain*. Med Sci Sports Exerc. 2021.

Morton RW et al. *Neither load nor systemic hormones determine resistance training-mediated hypertrophy or strength gains in resistance-trained young men*. J Appl Physiol. 2016.

Grgic J. *The Effects of Low-Load Vs. High-Load Resistance Training on Muscle Fiber Hypertrophy*. J Hum Kinet. 2020.

Currier BS et al. *Resistance training prescription for muscle strength and hypertrophy in healthy adults: a systematic review and Bayesian network meta-analysis*. Br J Sports Med. 2023.

NORDIC WALKING: È DAVVERO PIÙ COMPLETO DELLA CAMMINATA?Il Nordic walking non consiste semplicemente nel camminare portan...
27/08/2026

NORDIC WALKING: È DAVVERO PIÙ COMPLETO DELLA CAMMINATA?

Il Nordic walking non consiste semplicemente nel camminare portando due bastoncini. Quando la tecnica è corretta, la spinta coinvolge maggiormente anche gli arti superiori e modifica alcuni parametri del passo.

Una revisione sistematica di 42 studi ha osservato, durante il Nordic walking:

➡️ maggiore attivazione muscolare degli arti superiori
➡️ aumento della velocità e della lunghezza del passo
➡️ maggiore movimento degli arti superiori e inferiori
➡️ aumento, in diversi studi, delle forze di reazione al suolo

Questo significa che può rappresentare un’attività più globale e, a parità di condizioni, più impegnativa della normale camminata.

Le revisioni disponibili riportano possibili miglioramenti della capacità di esercizio e di alcuni indicatori cardiovascolari. Tuttavia, molti studi riguardano gruppi specifici—come anziani o persone con patologie cardiovascolari e respiratorie—e utilizzano programmi, durate e intensità differenti.

⚠️ **Cosa non possiamo concludere**

Non è dimostrato che il Nordic walking:

❌ prevenga automaticamente gli infortuni
❌ “scarichi” sempre ginocchia, anche o colonna
❌ sia superiore alla normale camminata per ogni persona
❌ possa sostituire un programma riabilitativo individuale

Il possibile vantaggio dipende da tecnica, intensità, regolarità e condizioni della persona. In presenza di dolore, problemi di equilibrio o patologie cardiovascolari, il programma deve essere adattato.

Anche a Gorizia, il Nordic walking può essere un modo piacevole per aumentare l’attività fisica: i bastoncini, però, sono uno strumento, non una terapia universale.

Roy M et al. *Nordic walking influence on biomechanical parameters: a systematic review*. Eur J Phys Rehabil Med. 2020.

Liu J et al. *The effects of Nordic walking on cardiovascular risk factors in older adults: a systematic review and meta-analysis*. Arch Gerontol Geriatr. 2025.

🧬 IL CORPO UMANO: UNA RETE DI STRAORDINARIA COMPLESSITÀIl corpo umano non è semplicemente un insieme di organi.Un adulto...
23/08/2026

🧬 IL CORPO UMANO: UNA RETE DI STRAORDINARIA COMPLESSITÀ

Il corpo umano non è semplicemente un insieme di organi.

Un adulto contiene circa 28–36 mila miliardi di cellule, organizzate in tessuti e sistemi differenti.

Il cervello comprende circa 86 miliardi di neuroni, che comunicano attraverso segnali elettrici e chimici.

In quasi tutte le cellule troviamo lo stesso DNA, formato da circa 3 miliardi di coppie di basi. Eppure una cellula muscolare, un neurone e una cellula immunitaria svolgono funzioni completamente diverse perché utilizzano e regolano quell’informazione in modo differente.

Il progetto ENCODE ha catalogato circa 2,37 milioni di elementi regolatori candidati nel genoma umano, molti dei quali agiscono in maniera diversa secondo il tipo di cellula e il contesto biologico.

A rendere il corpo così complesso sono soprattutto le interazioni continue tra:

🧠 sistema nervoso
🧪 ormoni e metabolismo
🛡️ sistema immunitario
🧬 geni e proteine
🫀 organi e tessuti
🌱 ambiente ed esperienze

La complessità dell’essere umano non risiede quindi in un singolo organo o nel solo DNA, ma nel modo in cui tutti questi livelli comunicano e si regolano continuamente.

📚 Fonti

• Hatton IA et al. The human cell count and size distribution. PNAS, 2023.
• Azevedo FAC et al. Equal numbers of neuronal and nonneuronal cells make the human brain an isometrically scaled-up primate brain. Journal of Comparative Neurology, 2009.
• Moore JE et al. An expanded registry of candidate cis-regulatory elements. Nature, 2026.
• NIH Human BioMolecular Atlas Program – HuBMAP.

🧠🏃 **90 MINUTI DI FATICA MENTALE POSSONO INFLUENZARE LA PRESTAZIONE DI UN ATLETA?**Uno studio del **2025**, pubblicato s...
21/08/2026

🧠🏃 **90 MINUTI DI FATICA MENTALE POSSONO INFLUENZARE LA PRESTAZIONE DI UN ATLETA?**

Uno studio del **2025**, pubblicato sul *Journal of Sports Sciences*, ha esaminato il rapporto tra fatica mentale e prestazione in **60 atleti di endurance**, 32 uomini e 28 donne, provenienti da **corsa, ciclismo e triathlon**.

Lo studio utilizzava un disegno **randomizzato, controbilanciato e crossover**: ogni atleta affrontava entrambe le condizioni sperimentali.

🧠 **Fatica mentale:** 90 minuti di un compito cognitivamente impegnativo.

🛋️ Controllo:** riposo passivo.

Le due sessioni erano separate da una settimana.

Successivamente gli atleti svolgevano test specifici per il proprio sport:

➡️ corsa su treadmill fino all'esaurimento
➡️ time trial ciclistico di 20 km
➡️ simulazioni multistadio di triathlon

I ricercatori hanno inoltre utilizzato **EEG, fNIRS ed EMG** e misurato il lattato ematico.

COSA HANNO TROVATO?

Rispetto alla condizione di controllo, dopo la fatica mentale gli autori hanno osservato:

📉 una riduzione significativa della durata della corsa;

📉 una riduzione della potenza nel ciclismo;

📉 un peggioramento della prestazione nelle prove di triathlon.

Sono state osservate anche differenze in diversi parametri neurofisiologici e fisiologici.

In particolare, le variazioni dell'**ossigenazione della corteccia prefrontale**, misurate tramite fNIRS, erano fortemente correlate alla riduzione della prestazione:

r = 0,81 — p < 0,001

Anche l'EMG mostrava modificazioni dell'attivazione neuromuscolare tra le condizioni.

⚠️ Cosa possiamo dire senza andare oltre lo studio?

In questo esperimento, **90 minuti di attività cognitiva impegnativa prima dell'esercizio erano associati a una prestazione di endurance inferiore rispetto alla condizione di riposo**.

Lo studio riguarda però specificamente **atleti di endurance e le prove utilizzate dagli autori**: non permette automaticamente di estendere questi risultati a qualsiasi sport o situazione di gara.

Qian H, Xia W, Wang Y, Lee S.
*The impact of mental fatigue on physiological tolerance and athletic performance in athletes: Exploring central and peripheral mechanisms.*
Journal of Sports Sciences. 2025;43(24):3072–3094.
DOI: 10.1080/02640414.2025.2573575

🖐️ **TUNNEL CARPALE: QUALI TERAPIE FISIOTERAPICHE SONO SUPPORTATE DALLE LINEE GUIDA 2026?**La nuova **Clinical Practice ...
19/08/2026

🖐️ **TUNNEL CARPALE: QUALI TERAPIE FISIOTERAPICHE SONO SUPPORTATE DALLE LINEE GUIDA 2026?**

La nuova **Clinical Practice Guideline 2026** pubblicata sul *Journal of Orthopaedic & Sports Physical Therapy (JOSPT)* aggiorna le raccomandazioni per la sindrome del tunnel carpale.

Un punto importante: **Grado C significa evidenza debole**. Quindi questi trattamenti *possono essere utilizzati* perché negli studi sono stati osservati benefici, ma non hanno lo stesso livello di supporto delle raccomandazioni di grado A o B.

# # # ✅ ORTESI NOTTURNA – GRADO B

Nei casi **lievi-moderati**, la linea guida raccomanda un’ortesi polso-avambraccio che mantenga il polso vicino alla posizione neutra, soprattutto durante la notte, per migliorare **sintomi e funzione nel breve-medio termine**.

# # # Ecco invece gli interventi fisioterapici con **GRADO C**

✅ **TERAPIA MANUALE**
Può essere applicata alla **colonna cervicale e all’arto superiore** nei pazienti con CTS lieve-moderato, con possibili miglioramenti a breve termine.

✅ **FIBROLISI DIACUTANEA / tecniche strumentali sui tessuti molli**
Può essere utilizzata per ottenere miglioramenti a breve termine di **sintomi e funzione**.

✅ **ORTESI + STRETCHING**
Può essere utilizzata nei pazienti con CTS lieve-moderato trattati conservativamente, in particolare in assenza di atrofia tenar e con discriminazione a due punti normale.

✅ **KINESIOLOGY TAPING**
Può essere utilizzato nei casi lievi per migliorare i **sintomi nel breve-medio termine**.

✅ **LASER A BASSA INTENSITÀ (LLLT)**
✅ **LASER AD ALTA INTENSITÀ (HILT)**
Entrambi possono essere utilizzati per ottenere miglioramenti a breve termine di **dolore e funzione** nei CTS lievi-moderati.

✅ **ONDE D’URTO – ESWT**
Possono essere utilizzate per migliorare **sintomi e funzione nel breve-medio termine (

👐 IL MASSAGGIO PUÒ MODIFICARE DAVVERO IL MUSCOLO A LIVELLO CELLULARE?Quando si parla di terapia manuale, spesso si pensa...
19/08/2026

👐 IL MASSAGGIO PUÒ MODIFICARE DAVVERO IL MUSCOLO A LIVELLO CELLULARE?

Quando si parla di terapia manuale, spesso si pensa soprattutto a dolore, rilassamento o mobilità.

Ma uno studio pubblicato su Science Translational Medicine ha osservato qualcosa di più interessante: modificazioni biochimiche direttamente nel tessuto muscolare.

I ricercatori hanno studiato 11 uomini dopo un esercizio intenso capace di provocare danno muscolare.

Dopo l’esercizio:

➡️ un quadricipite veniva massaggiato per 10 minuti
➡️ l’altro non riceveva trattamento e serviva da controllo
➡️ venivano effettuate biopsie muscolari prima, subito dopo e 2,5 ore dopo il massaggio.

🔬 Cosa hanno trovato?

Nel muscolo massaggiato aumentava l’attivazione di FAK ed ERK1/2, molecole coinvolte nella meccanotrasduzione: il processo attraverso cui una forza meccanica viene trasformata dalla cellula in un segnale biochimico.

Inoltre venivano osservati:

🔹 aumento della segnalazione di PGC-1α, coinvolta nella regolazione della biogenesi mitocondriale;

🔹 riduzione dell’attivazione di NF-κB, importante nella risposta infiammatoria;

🔹 riduzione di TNF-α e IL-6;

🔹 riduzione della fosforilazione di HSP27, associata allo stress cellulare.

Interessante anche ciò che non è cambiato: il massaggio non modificava significativamente lattato, glicogeno, Akt o mTOR.

👉 Quindi non è uno studio che dimostra che il massaggio “elimina l’acido lattico” o costruisce nuovo muscolo.

Dimostra però qualcosa di molto interessante:

una forza applicata manualmente dall’esterno può essere percepita dal tessuto umano e tradotta in modificazioni della segnalazione cellulare e biochimica.

⚠️ Limiti importanti

Lo studio comprendeva soltanto 11 giovani uomini, analizzava il muscolo dopo esercizio intenso e gli effetti sono stati misurati nelle prime 2,5 ore.

Non dimostra quindi che il massaggio produca modificazioni strutturali permanenti, né che gli stessi effetti avvengano automaticamente su fascia, tendini o altri tessuti.

Crane JD et al.
Massage Therapy Attenuates Inflammatory Signaling After Exercise-Induced Muscle Damage.
Science Translational Medicine. 2012;4(119):119ra13.
DOI: 10.1126/scitranslmed.3002882

🏋️ SQUAT O LEG EXTENSION: PRODUCONO DAVVERO GLI STESSI ADATTAMENTI?Un nuovo studio del 2026 pubblicato sull’European Jou...
17/08/2026

🏋️ SQUAT O LEG EXTENSION: PRODUCONO DAVVERO GLI STESSI ADATTAMENTI?

Un nuovo studio del 2026 pubblicato sull’European Journal of Applied Physiology ha confrontato direttamente back squat e leg extension cercando di controllare volume, intensità relativa, ripetizioni e range di movimento.

👥 24 uomini giovani, sani e non allenati
📆 10 settimane di allenamento
🏋️ 2 sedute a settimana

COSA È SUCCESSO?

Entrambi gli esercizi hanno aumentato la forza, ma gli adattamenti non sono stati identici.

➡️ Forza isometrica massima
• Squat: +14%
• Leg extension: +10%

➡️ Lo squat ha inoltre determinato maggiori modificazioni dello spessore muscolare e cambiamenti nell’architettura del muscolo, in particolare nella lunghezza dei fascicoli e nell’angolo di pennazione.

Ma c'è un risultato ancora più interessante: quanto l'allenamento si trasferisce a un esercizio diverso?

Chi si allenava con lo squat ha migliorato la 1RM alla leg extension di circa +16%.

Chi si allenava con la leg extension ha migliorato la 1RM dello squat di circa +9%.

La differenza nel trasferimento era statisticamente significativa.

⚠️ ATTENZIONE ALL'INTERPRETAZIONE

Questo studio non dimostra che la leg extension sia inutile e nemmeno che gli esercizi multiarticolari siano sempre superiori.

Parliamo di soli 24 giovani uomini non allenati, di due esercizi specifici e di appena 10 settimane di allenamento. Inoltre, le caratteristiche della macchina utilizzata per la leg extension possono aver influenzato il risultato.

📌 COSA POSSIAMO PORTARCI A CASA?

Due esercizi che allenano in parte gli stessi muscoli non necessariamente producono gli stessi adattamenti.

La scelta dell'esercizio può influenzare non soltanto quanto diventiamo forti, ma anche come il muscolo si adatta e quanto la forza acquisita si trasferisce ad altri movimenti.

📚 Fonte
Differential neuromuscular adaptations following multi-joint vs single-joint resistance exercise training.
European Journal of Applied Physiology, 2026.
DOI: 10.1007/s00421-026-06391-7

Indirizzo

Via Morelli 19/C
Gorizia
34170

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