20/06/2026
Porto avanti le mie convinzioni e le mie battaglie, sostenute da dati scientifici, sulla necessità di stringere le maglie sull'utilizzo selvaggio dei social tra bambini e adolescenti.
In questi anni ho visto crescere, nella mia attività clinica, un disagio adolescenziale sempre più forte. È ora di fermarsi e agire.
Riporto un post integrale di Alberto Pellai.
SOCIAL VIETATI AI MINORI IN GRAN BRETAGNA: GIUSTO O SBAGLIATO?
Anche la Gran Bretagna ha annunciato in modo definitivo l’introduzione di una legge finalizzata a vietare l’accesso ai social media ai minori di 16 anni.
Quando si parla di divieti rivolti ai minori in relazione alla loro frequentazione e permanenza nel mondo online, il mondo sembra dividersi in due. Da una parte ci sono coloro che, analizzando gli indicatori di salute – sia fisica che mentale – in età evolutiva si accorgono di quanto questi siano andati usurandosi in modo progressivo e apparentemente irreversibile negli ultimi 20 anni e di come tale peggioramento dello stato di salute dei minori sia strettamente correlato all’età di ingresso e all’intensità di uso del mondo digitale.
In un tempo della crescita in cui il corpo viene fisiologicamente dotato della massima potenza energetica e il cervello emotivo in via di sviluppo è affamato di sensazioni nuove e intense, gli adolescenti del terzo millennio sono i primi ad avere tenuto il loro corpo fermo dentro una stanza e ad aver cercato di soddisfare la loro fame di emozioni dentro uno schermo, invece che dentro il mondo reale.
Alle soglie dell’estate che sta per cominciare, rifletto su come una canzone quale “50 special” dei Lunapop, che per gli adolescenti di fine millennio rappresentò un vero e proprio inno generazionale, oggi racconti pochissimo agli adolescenti contemporanei.
La ferma posizione britannica, che noi specialisti di sanità pubblica plaudiamo perché la regolamentazione per legge di un fattore di rischio contribuisce a ridurne il potenziale effetto patogeno sulla popolazione (come già fatto per tabacco, alcol e gioco d’azzardo in età evolutiva), viene d’altro canto criticato da un altro gruppo di specialisti che ritengono che sia meglio preferire l’educazione al divieto. Ma quando si parla di educare al mondo online, non si tiene conto che si ha a che fare con un ambiente spaventosamente additivo, architettato ad arte per diventare una gigantesca calamita il cui campo magnetico intrappola in modo irreversibile il cervello dei minori.
Abbiamo permesso per decenni al mondo digitale di qualificarsi come zona franca da qualsiasi regola presente nel mondo reale a tutela dei diritti dei minori: ora è tempo di invertire la rotta.
L'articolo completo é disponibile sul sito di Avvenire e può essere letto cliccando sul link che trovate qui sotto, da leggere e condividere con altri genitori ed educatori.