Montani Diego garante della disabilità del comune di Grosseto

Montani Diego garante della disabilità del comune di Grosseto Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Montani Diego garante della disabilità del comune di Grosseto, Servizi per i disabili, Via Lettonia 17, Grosseto.

18/09/2026
CONTRO IL BULLISMO, SEMPRE.La violenza fisica e psicologica non è mai uno scherzo.Colpire chi è più fragile, chi ha una ...
17/09/2026

CONTRO IL BULLISMO, SEMPRE.

La violenza fisica e psicologica non è mai uno scherzo.
Colpire chi è più fragile, chi ha una disabilità, chi non riesce a difendersi, è una ferita per tutta la comunità.
La vera forza non è prevaricare il più debole.
La vera forza è proteggerlo, rispettarlo e stargli accanto.
Diciamo NO al bullismo, NO alla violenza, NO all'indifferenza.
Nessuno deve sentirsi solo.
Nessuno deve essere escluso.
Nessuno deve avere paura di essere sé stesso.
Montani Diego
Garante della Disabilità
Comune di Grosseto

Al Sindaco del Comune di GrossetoAl Presidente della Regione ToscanaAll’Assessore regionale competente in materia di tra...
16/09/2026

Al Sindaco del Comune di Grosseto
Al Presidente della Regione Toscana
All’Assessore regionale competente in materia di trasporto pubblico e disabilità
Ad Autolinee Toscane S.p.A.
Al Tavolo dell’Accessibilità di Autolinee Toscane
Alla Direzione/struttura territoriale competente di Autolinee Toscane
Al Dipartimento di Salute Mentale (DSM) competente per il territorio di Grosseto
e, per conoscenza, alle Associazioni delle persone con disabilità e alle loro rappresentanze territoriali
Oggetto: richiesta di riesame e di confronto istituzionale in merito alla vicenda del giovane passeggero nello spettro autistico sanzionato durante il primo viaggio in autonomia – proposta di interventi per la gestione inclusiva delle situazioni di difficoltà nel trasporto pubblico
Il Garante della Disabilità del Comune di Grosseto
nell’esercizio delle proprie funzioni e competenze istituzionali, ritiene doveroso intervenire in relazione alla vicenda riportata dalla stampa locale riguardante un giovane di 19 anni nello spettro autistico che, dopo un significativo percorso personale, familiare e professionale finalizzato alla conquista dell’autonomia, ha affrontato per la prima volta un viaggio in autobus senza un accompagnatore a bordo.
Premesso che
la vicenda, così come ricostruita nell’articolo pubblicato da MaremmaOggi, riguarda un ragazzo che, dopo un percorso di preparazione e accompagnamento realizzato anche attraverso il lavoro della famiglia, degli operatori, dei professionisti, del Dipartimento di Salute Mentale (DSM) e del progetto “Uscita di sicurezza”, aveva raggiunto un traguardo particolarmente significativo: utilizzare autonomamente il trasporto pubblico per raggiungere Grosseto;
la famiglia, proprio per consentire al ragazzo di sperimentare concretamente l’autonomia conquistata, aveva predisposto una modalità di accompagnamento graduale e rispettosa, con la nonna che seguiva a distanza il mezzo, senza intervenire, pronta soltanto a garantire una rete di sicurezza in caso di effettiva necessità;
secondo quanto riportato nell’articolo, nel corso del viaggio il titolo di viaggio del ragazzo non risultava correttamente convalidato, mentre il giovane era convinto di aver effettuato la validazione;
a seguito del controllo è stata contestata l’irregolarità del titolo di viaggio ed è stata applicata una sanzione amministrativa;
dalla ricostruzione giornalistica emerge inoltre che il ragazzo, trovandosi improvvisamente in una situazione per lui particolarmente complessa e stressante, non sarebbe stato in grado di spiegare adeguatamente quanto accaduto, di rappresentare la propria condizione o di chiedere di contattare la madre;
la vicenda si è conclusa con la discesa del ragazzo dal mezzo, mentre egli è successivamente riuscito comunque a raggiungere la propria destinazione;
particolarmente significativo, sotto il profilo umano e sociale, è il fatto che, secondo quanto riferito dalla famiglia, il ragazzo avrebbe successivamente manifestato la volontà di non utilizzare più autonomamente l’autobus;
Considerato che
il Garante non intende mettere in discussione il principio generale secondo cui i titoli di viaggio devono essere regolarmente acquistati e convalidati, né intende sostituirsi agli organi competenti nella valutazione della correttezza della contestazione e dell’eventuale sanzione;
allo stesso tempo, il rispetto delle regole non esclude la necessità di verificare se le modalità concrete attraverso le quali esse vengono applicate siano compatibili con le esigenze delle persone con disabilità e con il principio di uguaglianza sostanziale;
il Regolamento comunale istitutivo del Garante della Disabilità stabilisce che tale figura opera anche al fine di rimuovere gli ostacoli sociali e culturali, favorire l'integrazione sociale e il miglioramento dell'autonomia personale e tutelare i diritti e gli interessi individuali e collettivi delle persone con disabilità; il medesimo Regolamento prevede, nei confronti di soggetti esterni all'Amministrazione comunale, funzioni di informazione, segnalazione e impulso.
La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall’Italia con legge n. 18/2009, pone tra i propri principi fondamentali il rispetto della dignità, l’autonomia individuale, l’indipendenza delle persone, la piena ed effettiva partecipazione e inclusione nella società e l’accessibilità;
l’articolo 20 della Convenzione richiama in particolare il diritto alla mobilità personale e l’esigenza di favorire la maggiore indipendenza possibile della persona con disabilità;
il decreto legislativo 3 maggio 2024, n. 62 ha introdotto nella normativa italiana una disciplina organica dell’“accomodamento ragionevole”, quale strumento volto a garantire alla persona con disabilità l’esercizio dei diritti e delle libertà fondamentali in condizioni di uguaglianza, attraverso modifiche e adattamenti necessari e appropriati, purché non impongano un onere sproporzionato o eccessivo.
Particolarmente rilevante appare inoltre il Regolamento (UE) n. 181/2011, relativo ai diritti dei passeggeri nel trasporto effettuato con autobus e pullman, che richiama espressamente la necessità di una formazione del personale a diretto contatto con i passeggeri riguardante anche le disabilità nascoste o di apprendimento, le difficoltà di orientamento e comunicazione, le barriere organizzative e la capacità di affrontare situazioni inattese.
Il medesimo Regolamento sottolinea inoltre l’opportunità di coinvolgere le organizzazioni rappresentative delle persone con disabilità nella predisposizione dei contenuti della formazione.
Ritenuto che
la vicenda descritta meriti di essere esaminata non soltanto sotto il profilo della regolarità formale del titolo di viaggio, ma anche sotto quello della capacità del sistema di trasporto pubblico di gestire situazioni nelle quali una persona con disabilità cognitiva, comunicativa o dello spettro autistico si trovi improvvisamente in una condizione di difficoltà;
una persona nello spettro autistico può infatti trovarsi, in determinate circostanze, nella condizione di non riuscire a comunicare tempestivamente la propria difficoltà, a spiegare un eventuale errore o a formulare una richiesta di aiuto, soprattutto quando viene sottoposta improvvisamente a una situazione di controllo o contestazione;
ciò non significa che la persona debba essere esonerata dalle regole, ma che le modalità di applicazione delle regole devono tenere conto, quando la situazione lo renda necessario, delle caratteristiche e delle difficoltà concretamente manifestate dalla persona;
il trasporto pubblico rappresenta, per molte persone con disabilità, molto più di un semplice servizio di mobilità: rappresenta uno strumento fondamentale di autonomia personale, accesso al lavoro, alla formazione, alle relazioni sociali e alla partecipazione alla vita della comunità;
nel caso specifico, il viaggio rappresentava inoltre un passaggio importante di un percorso educativo e riabilitativo finalizzato proprio alla conquista dell’autonomia;
pertanto, un episodio negativo, pur se originato da una possibile irregolarità oggettiva del titolo di viaggio, può avere conseguenze molto più rilevanti sulla persona rispetto alla sola applicazione di una sanzione economica, soprattutto quando determina una perdita di fiducia nelle proprie capacità e nella possibilità di muoversi autonomamente;
Tutto ciò premesso e considerato
il Garante della Disabilità del Comune di Grosseto
ritiene opportuno formulare le seguenti richieste e proposte.
1. Richiesta di riesame del caso concreto
Si chiede ad Autolinee Toscane S.p.A., per quanto di propria competenza, di voler procedere a un riesame della vicenda sulla base della documentazione disponibile, delle circostanze concretamente verificatesi e delle modalità con le quali è stato effettuato il controllo.
Il riesame dovrebbe consentire di verificare, in particolare, se siano state adottate tutte le procedure previste per la gestione di passeggeri che manifestino difficoltà riconducibili a una condizione di disabilità e se, alla luce delle circostanze concrete, esistano strumenti procedurali per una rivalutazione della sanzione.
La presente richiesta non presuppone né afferma l’illegittimità della sanzione, che dovrà essere valutata dai soggetti competenti sulla base degli atti e della normativa applicabile.
2. Apertura di un tavolo di confronto
Si propone l’apertura di un confronto istituzionale tra:
Comune di Grosseto;
Regione Toscana;
Autolinee Toscane;
Garante della Disabilità;
servizi territoriali e DSM;
associazioni rappresentative delle persone con disabilità;
famiglie e, quando possibile e nel rispetto della volontà della persona, persone direttamente interessate.
L’obiettivo non dovrebbe essere quello di individuare un responsabile, ma di individuare eventuali criticità del sistema e costruire soluzioni operative per il futuro.
3. Predisposizione di una procedura inclusiva per le situazioni di difficoltà
Si propone di valutare l’introduzione di una procedura specifica per i casi nei quali il personale di bordo o di controllo rilevi che un passeggero potrebbe trovarsi in una condizione di difficoltà comunicativa, cognitiva o comportamentale riconducibile a una disabilità.
La procedura dovrebbe prevedere, ove compatibile con la sicurezza e con le condizioni operative del servizio:
un approccio comunicativo semplice e non conflittuale;
un tempo ragionevole per consentire alla persona di comprendere la situazione;
la possibilità di coinvolgere una persona di fiducia, quando necessario e possibile;
la verifica dell’eventuale necessità di assistenza;
una particolare attenzione alle situazioni nelle quali la persona non riesca a rappresentare autonomamente la propria condizione.
Tale procedura non dovrebbe comportare un automatismo di esenzione dalle regole, ma una modalità proporzionata di gestione della situazione.
4. Formazione specifica del personale
Si propone di rafforzare la formazione di conducenti, verificatori e altro personale a diretto contatto con l’utenza sui temi:
disturbo dello spettro autistico;
disabilità intellettive e cognitive;
disabilità non visibili;
difficoltà comunicative;
gestione delle situazioni di stress e sovraccarico;
gestione degli imprevisti;
tecniche di comunicazione semplice e adeguata;
riconoscimento delle situazioni nelle quali una persona potrebbe non essere in grado di spiegare autonomamente ciò che le sta accadendo.
Tale proposta non rappresenta una richiesta estranea agli obblighi e agli indirizzi europei: il Regolamento UE 181/2011 richiama espressamente la formazione del personale sulle disabilità nascoste o di apprendimento, sulle difficoltà di comunicazione e sulla gestione delle situazioni inattese.
5. Coinvolgimento diretto delle persone con disabilità
Si propone che la formazione e le procedure vengano costruite anche attraverso il coinvolgimento delle associazioni e, ove possibile, delle persone direttamente interessate.
Chi vive quotidianamente una determinata condizione è spesso il soggetto più qualificato per spiegare quali comportamenti, parole e procedure possano realmente facilitare una situazione di difficoltà.
6. Progetto sperimentale “Viaggiare in autonomia”
Si propone infine di valutare la realizzazione a Grosseto di un progetto sperimentale di Travel Training, rivolto in particolare a giovani con autismo e ad altre persone con disabilità che intendano acquisire maggiore autonomia nell’utilizzo del trasporto pubblico.
Il percorso potrebbe comprendere:
preparazione alla tratta;
acquisto e convalida del titolo di viaggio;
riconoscimento delle fermate;
gestione dei tempi e dei cambi;
comportamento durante un controllo;
modalità per chiedere aiuto;
gestione di un imprevisto;
progressiva riduzione dell’accompagnamento;
verifica finale delle competenze acquisite.
L’obiettivo non sarebbe quello di accompagnare indefinitamente la persona, ma esattamente il contrario:
accompagnarla verso l’autonomia.
Una considerazione conclusiva
Il Garante ritiene doveroso ribadire che inclusione non significa eliminare le regole.
Significa fare in modo che le regole possano essere rispettate senza trasformarsi, per alcune persone, in una barriera insormontabile.
Non si chiede un trattamento privilegiato.
Si chiede un sistema capace di riconoscere che uguaglianza non significa necessariamente trattare tutti nello stesso modo, quando le condizioni personali rendono necessario un adattamento ragionevole delle modalità attraverso le quali un diritto o un obbligo viene concretamente esercitato.
Nel caso in questione, il dato che più di ogni altro dovrebbe interrogare le istituzioni non è l’importo della sanzione.
È il rischio che un giovane che aveva appena compiuto un importante passo verso l’autonomia possa aver maturato, a seguito di questa esperienza, la convinzione di non essere più in grado di utilizzare da solo un autobus.
Se ciò accadesse, avremmo forse rispettato una procedura, ma avremmo fallito un obiettivo molto più importante: favorire l’autonomia e la piena partecipazione della persona con disabilità alla vita sociale.
È responsabilità delle istituzioni e dei gestori dei servizi pubblici fare in modo che un errore, un equivoco o una difficoltà non diventino una ragione per rinunciare all’autonomia conquistata con tanto lavoro.
Per questo motivo, il Garante della Disabilità del Comune di Grosseto
CHIEDE
ad Autolinee Toscane di comunicare gli esiti del riesame della vicenda e le procedure applicate nel caso concreto;
alla Regione Toscana e ad Autolinee Toscane di valutare l’apertura di un tavolo di confronto sull’accessibilità del trasporto pubblico per le persone con disabilità cognitive, intellettive e dello spettro autistico;
di valutare l’adozione di una procedura specifica per la gestione delle situazioni di difficoltà durante i controlli;
di rafforzare la formazione del personale, anche attraverso il coinvolgimento delle associazioni rappresentative delle persone con disabilità;
di valutare, con il Comune di Grosseto e i servizi territoriali, la realizzazione di un progetto sperimentale di Travel Training – Viaggiare in autonomia;
di individuare, attraverso il confronto tra tutti i soggetti interessati, ulteriori soluzioni organizzative idonee a prevenire il ripetersi di situazioni analoghe.
Il Garante resta a disposizione per promuovere e coordinare, per quanto di propria competenza, il confronto istituzionale necessario alla definizione di tali interventi.
L’obiettivo non è cambiare le regole per qualcuno.
L’obiettivo è fare in modo che le regole siano applicate in una società nella quale anche una persona con disabilità possa sbagliare, incontrare una difficoltà, chiedere aiuto e riprovare, senza perdere la fiducia nelle proprie capacità.
Perché l’autonomia non si costruisce evitando ogni difficoltà.
Si costruisce imparando ad affrontarle, sapendo che, quando necessario, la comunità è capace di sostenere la persona senza sostituirsi ad essa.
Il Garante della Disabilità
del Comune di Grosseto

14/09/2026

"Buon anno scolastico a tutti. L'inclusione è partecipazione"

SCUOLA E DISABILITÀ, MONTANI: «L’INCLUSIONE NON SI MISURA SOLTANTO IN ASCENSORI E RAMPE. SERVE UNA SCUOLA DAVVERO ACCESS...
14/09/2026

SCUOLA E DISABILITÀ, MONTANI: «L’INCLUSIONE NON SI MISURA SOLTANTO IN ASCENSORI E RAMPE. SERVE UNA SCUOLA DAVVERO ACCESSIBILE E PARTECIPATA»
Grosseto – «Quando parliamo di inclusione scolastica dobbiamo avere il coraggio di andare oltre il concetto, pur fondamentale, dell’abbattimento delle barriere architettoniche. Una scuola inclusiva non è semplicemente una scuola nella quale una persona in carrozzina riesce ad entrare. È una scuola nella quale ogni bambina, ogni bambino, ogni ragazza e ogni ragazzo può partecipare pienamente alla vita scolastica, sentirsi accolto, comunicare, apprendere, socializzare e sviluppare la propria autonomia».
È quanto sottolinea Diego Montani, Garante della disabilità del Comune di Grosseto, intervenendo sul tema dell’accessibilità e dell’inclusione scolastica alla vigilia del nuovo anno scolastico.
I dati più recenti dell’ISTAT restituiscono un quadro che non può lasciare indifferenti. Nell’anno scolastico 2024/2025 gli alunni con disabilità nelle scuole italiane sono arrivati a circa 377 mila, pari al 4,8% degli iscritti, quasi il doppio rispetto a dieci anni fa. Eppure, sul fronte dell’accessibilità, soltanto il 40% delle scuole risulta accessibile agli alunni con disabilità motoria. Ancora più preoccupante è il dato relativo agli interventi: soltanto il 12% delle scuole ha realizzato nell’ultimo anno lavori finalizzati all’abbattimento delle barriere architettoniche.
«Questi numeri – afferma Montani – ci dicono che il problema non è risolto e che non possiamo considerare l’accessibilità come un capitolo ormai chiuso. Ma ci dicono anche qualcosa di altrettanto importante: l’accessibilità non può essere ridotta a una rampa o a un ascensore».
«Una scuola realmente inclusiva deve essere progettata e organizzata pensando alle diverse forme di disabilità. Penso agli studenti con disabilità sensoriali, per i quali sono necessari sistemi di orientamento, segnalazioni visive, percorsi tattili, strumenti tecnologici e comunicativi adeguati. Oggi, secondo l’ISTAT, soltanto il 16,5% delle scuole dispone di segnalazioni visive per studenti sordi o ipoacusici e appena l’1,2% dispone contemporaneamente di mappe a rilievo e percorsi tattili per studenti ciechi o ipovedenti. Anche la Comunicazione Aumentativa Alternativa è presente soltanto nel 9% delle scuole».
«Penso poi – prosegue il Garante – agli studenti con disabilità intellettive, disturbi del neurosviluppo o importanti difficoltà nella comunicazione e nell’autonomia. Per loro una scuola inclusiva significa anche avere aule accoglienti, ambienti prevedibili, spazi non eccessivamente rumorosi o sovrastimolanti, una comunicazione comprensibile, strumenti visivi, tempi adeguati e personale formato. Significa poter vivere la classe e la scuola insieme agli altri, e non essere semplicemente presenti fisicamente all’interno dell’edificio».
Il concetto di inclusione, dunque, deve essere collegato a quello di partecipazione.
«Non possiamo accontentarci di dire che uno studente con disabilità “è a scuola”. Dobbiamo chiederci se può partecipare alla lezione, alla ricreazione, alla mensa, alle attività sportive, alle uscite didattiche, ai laboratori, alle gite, ai momenti di socializzazione. La vera inclusione si misura nella possibilità concreta di vivere tutte queste esperienze insieme ai propri compagni».
IL TEMA DEL SOSTEGNO E DELL’ASSISTENZA EDUCATIVA
Un altro aspetto fondamentale riguarda le risorse umane.
Secondo l’ISTAT, nell’anno scolastico 2024/2025 ogni alunno con disabilità ha usufruito mediamente di 15,8 ore settimanali di sostegno. Ma all’inizio dell’anno oltre il 22% dei docenti per il sostegno non risultava ancora assegnato e, a distanza di un mese, il 10% dei posti risultava ancora vacante. Inoltre, quasi il 60% degli alunni con disabilità ha cambiato insegnante di sostegno.
«Il tema non è soltanto quante ore vengono formalmente assegnate – osserva Montani – ma quanto rapidamente e con quale continuità queste ore vengono effettivamente garantite. Per una famiglia, per un bambino o per un ragazzo, la continuità educativa non è un dettaglio amministrativo: è una condizione essenziale per costruire un percorso di apprendimento, di autonomia e di relazione».
Anche sul fronte dell’assistenza all’autonomia e alla comunicazione permangono criticità. L’ISTAT rileva che il 4,3% degli alunni con disabilità che ne avrebbe bisogno non usufruisce dell’assistente all’autonomia e alla comunicazione; complessivamente sono oltre 18 mila gli studenti che, pur avendone bisogno, non ricevono l’assistenza di una o di entrambe le figure professionali considerate nell’indagine.
«Dobbiamo evitare – continua Montani – che l’insegnante di sostegno venga chiamato a compensare ciò che dovrebbe essere garantito dall’assistenza educativa o dagli altri servizi. Le diverse figure professionali sono complementari, non sostitutive, e ognuna deve poter svolgere pienamente il proprio ruolo».
Anche sul territorio grossetano il tema della continuità del sostegno merita particolare attenzione. Nel febbraio 2026 l’Ufficio scolastico territoriale ha assegnato alla provincia ulteriori 23 posti di sostegno, proprio in relazione alle sopravvenute necessità segnalate dalle istituzioni scolastiche. Per il prossimo anno scolastico, inoltre, la FLC CGIL Grosseto ha evidenziato la presenza di 563 posti di sostegno in deroga e una quota di precariato pari al 62%.
«Non entro nel merito delle competenze dei diversi enti – precisa il Garante – ma credo sia responsabilità di tutti interrogarsi su come garantire ai nostri studenti la massima continuità possibile. Un bambino con disabilità non può ricominciare ogni anno da capo perché cambiano insegnanti, educatori, modalità organizzative o riferimenti».
TRASPORTO: IL DIRITTO DI ARRIVARE A SCUOLA È PARTE DEL DIRITTO ALLO STUDIO
Un capitolo altrettanto importante è quello del trasporto scolastico.
In provincia di Grosseto il servizio rivolto agli studenti con disabilità delle scuole superiori coinvolge centinaia di ragazze e ragazzi: nel 2025 erano 374 gli studenti che usufruivano del trasporto scolastico dedicato, con un investimento indicato in circa 700 mila euro.
«È un servizio fondamentale e va riconosciuto l’impegno economico che viene sostenuto – sottolinea Montani – ma proprio perché parliamo di un territorio vasto e caratterizzato da molte frazioni e comuni, dobbiamo continuare a lavorare affinché nessuno studente sia costretto a rinunciare alla scuola o alla partecipazione alle attività scolastiche per problemi di trasporto».
«Un trasporto realmente inclusivo – aggiunge – non significa soltanto mettere a disposizione un mezzo accessibile. Significa garantire mezzi adeguati, tempi compatibili con l’orario scolastico, accompagnamento quando necessario, continuità del servizio e la possibilità di partecipare anche alle attività che si svolgono fuori dall’orario o dalla sede ordinaria delle lezioni».
UNA SCUOLA CHE DEVE ESSERE PROGETTATA PER TUTTI
«Il mio auspicio – conclude Montani – è che si apra una riflessione complessiva sull’accessibilità delle scuole del nostro territorio. Dobbiamo passare dalla logica dell’intervento emergenziale alla logica della progettazione inclusiva».
«Quando si ristruttura un edificio scolastico dobbiamo domandarci non soltanto se una carrozzina riesce ad entrare, ma se quella scuola è realmente accessibile a chi non vede, a chi non sente, a chi ha difficoltà nella comunicazione, a chi ha una disabilità intellettiva o un disturbo del neurosviluppo. Dobbiamo chiederci se gli spazi, i suoni, le luci, la segnaletica, gli strumenti digitali, le aule e le modalità organizzative consentono a tutti di sentirsi parte della comunità scolastica».
«L’inclusione non è un servizio aggiuntivo. È il modo nel quale una scuola deve essere pensata e organizzata. E il diritto allo studio non può fermarsi davanti a una barriera architettonica, a una carenza di personale, a un’ora di assistenza che non viene coperta o a un trasporto che non riesce a garantire la frequenza».
«Come Garante della disabilità del Comune di Grosseto – conclude Diego Montani – ritengo necessario continuare a mantenere alta l’attenzione e promuovere un confronto stabile tra Comune, Provincia, istituzioni scolastiche, servizi sanitari, famiglie e associazioni. L’obiettivo deve essere uno solo: una scuola nella quale ogni studente possa non soltanto entrare, ma partecipare, apprendere, crescere e sentirsi pienamente parte della comunità.»

IL DOLORE DI BIANCA È IL DOLORE DI TUTTI NOICi sono vicende davanti alle quali le parole non bastano.E quella di Bianca ...
02/09/2026

IL DOLORE DI BIANCA È IL DOLORE DI TUTTI NO
I
Ci sono vicende davanti alle quali le parole non bastano.
E quella di Bianca e dei suoi genitori è una di queste.
Di fronte a una tragedia così grande, credo che tutti noi, come società, dovremmo provare dolore. Ma anche vergogna.
Vergogna perché parliamo troppo spesso di inclusione, di diritti, di sostegno, di fragilità. Lo facciamo nei convegni, nei documenti, nei programmi, nelle dichiarazioni pubbliche.
Ma poi, troppo spesso, lasciamo che siano le persone con disabilità e le loro famiglie a combattere ogni giorno contro ostacoli che non dovrebbero nemmeno esistere.
Sono loro a farsi carico della burocrazia.
Sono loro a cercare servizi che non sempre ci sono.
Sono loro a colmare le lacune di un sistema che dovrebbe sostenerli.
Sono loro a progettare, organizzare, resistere, chiedere, insistere.
E troppo spesso sono loro a sentirsi soli.
La popolazione delle persone con fragilità cresce ogni anno. Eppure noi, come istituzioni e come comunità, troppo spesso ci facciamo trovare impreparati.
Manca programmazione.
Manca pianificazione.
Manca continuità.
Manca, soprattutto, una visione concretamente inclusiva della società.
L'inclusione non può essere una parola pronunciata quando accade una tragedia.
Non può essere una fotografia, un comunicato, un progetto che dura il tempo di un finanziamento.
L'inclusione è esserci prima.
È costruire servizi prima che una famiglia sia costretta a chiedere aiuto.
È ascoltare prima che la disperazione diventi solitudine.
È programmare prima che l'emergenza ci costringa a rincorrere i problemi.
È riconoscere che prendersi cura delle persone più fragili non è un gesto di benevolenza, ma un preciso dovere di una società civile.
Oggi mi sento colpevole.
Mi sento mortificato come cittadino, come genitore, come Garante della disabilità e, prima ancora, come essere umano.
Perché quando una famiglia precipita nel dolore, non possiamo limitarci a chiederci cosa sia successo. Dobbiamo avere il coraggio di domandarci che cosa avremmo potuto fare prima.
La vicenda di Bianca non può essere soltanto una tragedia da piangere.
Deve diventare una ferita nella coscienza di tutti noi.
Perché una società si misura soprattutto da come riesce a stare accanto a chi è più fragile, a chi ha meno voce, a chi ogni giorno affronta una salita che noi spesso nemmeno vediamo.
A Bianca e ai suoi genitori va il nostro rispetto, il nostro dolore e il nostro silenzio.
A noi tutti resta una responsabilità enorme: fare in modo che parlare di inclusione significhi finalmente costruirla.
Non domani.
Non dopo un'altra tragedia.
Adesso.
Diego Montani
Garante della Disabilità del Comune di Grosseto

Indirizzo

Via Lettonia 17
Grosseto
58100

Telefono

+393471619162

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