23/07/2026
Ci sono strade che pensiamo di aver lasciato alle nostre spalle. Poi, quasi per caso, la vita trova il modo di riportarcele davanti. È successo in questi giorni, quando una delle mie tirocinanti mi ha chiesto di seguirla nella sua tesi. E il caso ha voluto che al San Raffaele di Roma ritrovassi Diego, caro amico e collega, neurobiologo come me, oggi professore e ricercatore nel campo della nutrizione e delle malattie neurodegenerative. E così, dopo tanti anni, torneremo a collaborare. Tornerò a fare ricerca. Mi sono fermata allora a pensare a tutta la strada fatta: Neurobiologia, il laboratorio, il dottorato, la gavetta, le giornate infinite, i sacrifici e i momenti in cui sembrava che tutto appartenesse ormai a un capitolo chiuso. E invece niente va davvero perduto. Penso con orgoglio alle persone con cui ho condiviso quella strada: Diego; Marco, mio tutor di dottorato, oggi professore alla Sapienza; Alessia, che dopo il PhD e gli studi sull’autismo ha inseguito il sogno di diventare medico; Bianca e Daniele, oggi nella ricerca oncologica; Lara, professoressa all’UniCamillus; Paola, mia tutor di tesi, oggi all’ISS nella ricerca su Alzheimer e demenze. E penso ai tanti colleghi incontrati all’EBRI Rita Levi-Montalcini, alla Fondazione Santa Lucia e al CNR. Oggi capisco che nulla di tutto questo mi ha mai lasciata davvero. Dentro la professionista che sono vivono ancora la neurobiologa, la ricercatrice, il mio PhD e tutti quegli anni. E proprio una giovane tirocinante ha fatto incontrare nuovamente due parti della mia vita che credevo separate. Mi ha ricordato che vale sempre la pena studiare, fare la gavetta, impegnarsi e credere nei propri sogni. Perché a volte una strada non è finita. Sta semplicemente aspettando il momento giusto per ricominciare. Sono orgogliosa della strada fatta e delle persone straordinarie incontrate lungo il cammino. Alla fine, in qualche modo, tutto torna. ❤️