Dott. Rodolfo Mariotti - Psicologo

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Dott. Rodolfo Mariotti - Psicologo Psicologo Clinico e della Riabilitazione.

Ricevo su appuntamento negli studi di Grottaferrata (Roma) oppure è possibile prendere appuntamento per colloqui online a distanza.

Lo sport è il mio mondo da sempre e scrivere un libro che ne parlasse in modo approfondito, è sempre stato un mio sogno....
19/10/2026

Lo sport è il mio mondo da sempre e scrivere un libro che ne parlasse in modo approfondito, è sempre stato un mio sogno. Oggi l'ho realizzato e sono diviso a metà tra la felicità e l'emozione. Grazie a tutti per i bellissimi messaggi. Chi avesse voglia di leggerlo, può trovarlo qui: https://amzn.eu/d/00R0k2fx

Ormai mi conoscete: quando una frase mi colpisce, non riesco a lasciarla cadere senza averci ragionato un po’.Quante vol...
22/06/2026

Ormai mi conoscete: quando una frase mi colpisce, non riesco a lasciarla cadere senza averci ragionato un po’.
Quante volte abbiamo la sensazione di dedicare molto più tempo al benessere degli altri piuttosto che al nostro? Di essere più efficaci, più presenti, più motivati quando ci muoviamo per qualcuno, piuttosto che per noi stessi?
Sono convinto che almeno una volta nella vita, ognuno di noi abbia avuto un pensiero di questo tipo.
Come psicologo, questo meccanismo lo incontro spesso sia nelle storie delle persone che mi siedono di fronte, sia — e questo mi sembra importante dirlo — lo riconosco anche in me, e probabilmente anche in molti colleghi.
Perché c’è qualcosa di particolare in chi sceglie professioni di cura: una predisposizione autentica all’ascolto, alla vicinanza, all’empatia. Qualità preziose. Ma che a volte nascondono un’altra verità, più silenziosa: prendersi cura degli altri può diventare il modo più sofisticato per evitare di prendersi cura di sé.
Non è ipocrisia e non è calcolo. È quasi sempre qualcosa di più antico. Spesso nasce dall’idea — imparata molto presto, a volte in famiglie dove bisognava “guadagnarsi” l’amore — che il proprio valore dipende dall’essere utili. Erroneamente si è portati a pensare che meriteremo la giusta attenzione solo in funzione di qualcosa o qualcuno. Ed allora aiutare diventa, senza che ce ne accorgiamo, il prezzo d’ingresso per sentirsi degni di esistere nello spazio delle relazioni.
Il dolore degli altri diventa urgente. Il nostro, invece, lo possiamo rimandare, normalizzare: tanto ci siamo abituati.
C’è anche un aspetto che trovo particolarmente interessante: occuparsi degli altri dà un ritorno immediato e visibile. La gratitudine, il cambiamento, il senso di aver fatto la differenza. Lavorare su noi stessi, invece, richiede di tollerare l’incertezza, il vuoto ma soprattutto il tempo senza alcun risultato certo. Ed è molto più difficile.
Ma c’è un paradosso, in tutto questo. Chi “salva tutti”, spesso lo fa anche perché stare nella vita degli altri è più sopportabile che stare nella propria. (....continua..=》..)

PSICOLOGIA E NATURA - RELAZIONE TRA AMBIENTE NATURALE E SALUTE MENTALE - È andata benissimo ❤️ Tante le persone venute a...
30/05/2026

PSICOLOGIA E NATURA - RELAZIONE TRA AMBIENTE NATURALE E SALUTE MENTALE - È andata benissimo ❤️ Tante le persone venute ad assistere nonostante un sabato caldo e con il ponte del 2 giugno vicino. L'incontro è stato apprezzato ed ovviamente ciò da forza per farne degli altri. Ha funzionato tutto soprattutto l'interazione tra me e la mia collega che ha superato brillantemente la prova della prima volta! Ma soprattutto ha funzionato l'interazione tra noi ed il pubblico in sala, il che ci ha permesso di scoprire delle altre attività in questo ambito che meritano di emergere. Come al solito l'ospitalità e la professionalità della Biblioteca di Grottaferrata hanno fatto sì che tutto funzionasse perfettamente. Infine ringrazio l'amico per esserci sempre sia a titolo personale che in rappresentanza della sua testata Ilmamilio.it. Grazie anche a Castelli Notizie presente in sala. A presto!!!

PSICOLOGIA E NATURA - RELAZIONE TRA NATURA E SALUTE MENTALE Il prossimo 30 maggio, alle ore 11, tornerò alla Biblioteca ...
21/05/2026

PSICOLOGIA E NATURA - RELAZIONE TRA NATURA E SALUTE MENTALE

Il prossimo 30 maggio, alle ore 11, tornerò alla Biblioteca di Grottaferrata insieme alla mia collega ed amica Diletta Casciotti. Con la collaborazione, ed il supporto, della Biblioteca di Grottaferrata, abbiamo deciso di organizzare un incontro aperto al pubblico dove si parlerà del rapporto tra Psicologia e Natura.

Il convegno approfondirà il legame tra ambiente naturale e benessere psicologico, evidenziando come il contatto con la natura possa favorire la salute mentale, ridurre lo stress e migliorare la qualità della vita. Particolare attenzione sarà dedicata anche alle nuove prospettive di intervento psicologico in spazi aperti, dove il contesto naturale può diventare parte integrante del percorso terapeutico, facilitando l’ascolto, la consapevolezza e la relazione di cura.

Attraverso contributi interdisciplinari tra psicologia, neuroscienze e scienze ambientali, l’incontro offrirà spunti di riflessione su come integrare la natura nei percorsi di prevenzione, sostegno e trattamento psicologico. Porteremo altresì le nostre esperienze in questo ambito e, soprattutto, ragioneremo ad alta voce sulle problematiche organizzative legate a questo tipo di esperienze, incluse quelle dottrinali.

Alla fine della presentazione, vi sarà ampio spazio per le domande e le considerazioni del pubblico presente. Vi aspettiamo!!

“Perché si è battuto per me? Perché ha rischiato la sua professione? Mi conosce appena..””Sei una mia paziente!”  Questa...
12/05/2026

“Perché si è battuto per me? Perché ha rischiato la sua professione? Mi conosce appena..”

”Sei una mia paziente!”  

Questa frase tratta da un episodio della serie Dr. House, riassume in pieno il mio approccio alla professione (ed alla vita in generale). Non solo mi ci ritrovo caratterialmente, ma rispecchia gli insegnamenti del mio vero mentore durante i mesi del tirocinio. Non si tratta di agire al di fuori delle regole, bensì di fare tutto il possibile affinché venga soddisfatto il bisogno del paziente. Non c’è battaglia che non valga la pena intraprendere, se il risultato finale porta dei benefici a chi si mette nelle nostre mani, a chi ci regala la propria fiducia aprendo la propria anima ed il proprio cuore.

All’esame di stato, sono rimasto molto sorpreso di vedere che c’era molto più interesse alla conoscenza del codice deontologico (sacrosanto per carità) che alle esperienze vissute con i pazienti durante il tirocinio. Per me LA PERSONA, resta il centro dell’attività che si svolge. Non deve essere lo psicologo ad attirare “i riflettori” della terapia, bensì è il paziente, sul quale vanno riversati tutti gli sforzi e tutte le attenzioni. Personalmente non amo il distacco, la freddezza, il non coinvolgimento. Questo non significa non saper distinguere i ruoli, cosa fondamentale per la gestione del rapporto psicologo-paziente. Significa però, almeno per me, “sentire” le preoccupazioni di chi si ha davanti, comprenderne la profondità ed il dolore che esse possono provocare. Perché se non se ne percepisce l’intensità, come si può capire davvero la sofferenza del paziente?

09/05/2026

SI PARTE PER LA NUOVA STAGIONE!! Non si tratta di vincere ad ogni costo ma di arrivare a farlo con un bagaglio di umanità e complicità fuori dal comune. Altrimenti non avrebbe senso. Senza queste fondamenta non si costruisce nulla, da nessuna parte. Se invece si parte da ciò che si è come persone per costruire un team, allora nessun traguardo è precluso! Primo appuntamento a Falconara 13-14 giugno!

C’è una scena ormai familiare: un tavolo, più persone, il rumore leggero delle posate. A un certo punto, quasi senza acc...
30/04/2026

C’è una scena ormai familiare: un tavolo, più persone, il rumore leggero delle posate. A un certo punto, quasi senza accorgersene, qualcuno prende il telefono. Poi un altro. Lo schermo si accende, la conversazione si interrompe per un istante. Ed è proprio in quell’istante che accade qualcosa di sottile: siamo insieme, ma altrove.
L’iperconnessione non è solo una questione tecnologica. Non riguarda semplicemente quante ore passiamo online, ma il modo in cui abitiamo quella connessione. È più una postura mentale che un’abitudine: essere sempre raggiungibili, sempre aggiornati, sempre immersi in un flusso che non si interrompe mai. E allora la domanda cambia: non è solo “quanto siamo connessi?”, ma “a cosa ci stiamo connettendo davvero?”.
Per capire l’iperconnessione bisogna partire da qualcosa di molto antico. Gli esseri umani hanno un bisogno profondo di relazione, di riconoscimento, di appartenenza. Non è un difetto, è struttura. Già Abraham Maslow parlava dell’appartenenza come di un bisogno fondamentale, mentre John Bowlby ha mostrato quanto il legame con l’altro sia centrale per il nostro equilibrio emotivo. I social network, le chat, le notifiche intercettano esattamente questo bisogno. Ci offrono la possibilità di essere visti, di ricevere risposte, di sentirci inclusi. Subito. Senza attese. Il punto non è che questi strumenti rispondano ai nostri bisogni. Il punto è come lo fanno: in modo rapido, frammentato, intermittente. Una notifica non è una relazione, ma ne attiva la promessa.
E così, ogni volta che controlliamo il telefono, non stiamo solo cercando informazioni. Stiamo cercando qualcosa di più piccolo e più profondo allo stesso tempo: una conferma. Qualcuno ha pensato a me? C’è qualcosa per me? Le piattaforme funzionano secondo una logica di ricompensa variabile: a volte troviamo qualcosa, a volte no. Ed è proprio questa imprevedibilità a renderle così difficili da lasciare. È lo stesso meccanismo che ci spinge a “provare ancora una volta”.
Così si crea un ciclo semplice e potente: anticipazione → controllo → ricompensa → nuova anticipazione.
( ..continua =》)

La presentazione di questo libro, è stata davvero una bella occasione per parlare non solo di calcio, ma delle qualità u...
22/04/2026

La presentazione di questo libro, è stata davvero una bella occasione per parlare non solo di calcio, ma delle qualità umane dei "numeri 10", delle pressioni alle quali sono sottoposti, della necessità di essere esempi e di come l'epoca attuale abbia rinunciato alla fantasia preferendo ad essa, una sorta di inquadramento. Si è parlato di altri sport e soprattutto di giovani, e di come sia fondamentale fornire loro istruttori ed allenatori di qualità, in grado di essere anche formatori umani. È un primo passo relativamente a questo ultimo punto, l'idea concreta è di aprire questi incontri direttamente ai ragazzi. Grazie ancora per l'invito ❤️

I casi sempre più frequenti degli ultimi giorni, mi obbligano a parlare di suicidio. E’ un tema sul quale è fondamentale...
14/04/2026

I casi sempre più frequenti degli ultimi giorni, mi obbligano a parlare di suicidio. E’ un tema sul quale è fondamentale rompere il silenzio, anche se va fatto con rispetto e delicatezza, senza lasciarsi andare a sensazionalismi. Infatti non parlerò né di statistiche né di numeri, voglio solo accendere un primo lume sull’argomento.

“Suicidio” è una parola che fatichiamo a pronunciare, spesso lo si fa a voce bassa per paura di renderla troppo reale, ed ancora più spesso viene “nascosta” nel silenzio. Purtroppo però, è proprio il silenzio a costituire uno dei problemi più grandi. Parlare di suicidio, significa riconoscerne l’esistenza e soprattutto certificare il fatto che riguarda persone vere, che combattono con storie complesse, e che spesso sono invisibili agli occhi degli altri. Dietro il gesto estremo, c’è una sofferenza che non si vede. In molti tendono ad una facile semplificazione del tipo: “non ce l’ha fatta”, “era debole”, “non aveva motivi”. Ma la realtà è molto diversa. Il suicidio, nella maggior parte dei casi, non nasce da un singolo evento, ma da un intricato sovrapporsi di fattori quali dolore emotivo persistente, isolamento, disturbi psicologici, traumi, difficoltà economiche o relazionali.

C’è una distinzione che è davvero fondamentale aver sempre presente, perché cambia completamente il modo in cui possiamo comprendere ed aiutare. Spesso chi soffre con quella intensità che diviene sempre più insostenibile, con il suicidio non cerca la morte fine a sé stessa, ma la fine della sofferenza.

Il mito della forza purtroppo permea la nostra società. Viviamo in una cultura che esalta la resilienza ( e ormai sapete quanto il sottoscritto odi questa parola), dove la forza e la capacità di “andare avanti comunque”, rappresentano un dovere per tutti, dove l’errore non è più ammesso e soprattutto dove chi non è ritenuto adeguato viene tagliato fuori. Il peso dello stigma condiziona chi ha bisogno di chiedere aiuto, proprio per la paura di essere giudicato, perché i preconcetti la fanno ancora da padroni, quanto il tema è la salute mentale.( continua...=》..)

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