06/08/2026
Nel 2025 in Italia i disturbi alimentari hanno ucciso oltre tremila persone, secondo la SISDCA. Sono la seconda causa di morte tra gli adolescenti, dopo gli incidenti stradali.
Dietro ogni numero c'è un corpo che qualcuno, da qualche parte, ha giudicato sbagliato.
Perché il punto non è la magrezza in sé. È che non esiste un corpo che vada bene. Chi è grasso viene deriso, giudicato debole, accusato di non avere volontà, spesso anche da chi dovrebbe curarlo.
Chi è magro, oggi, viene celebrato, fotografato, messo in copertina, anche quando quella magrezza è ottenuta con un farmaco per il diabete riconvertito in scorciatoia estetica, l'Ozempic.
Due giudizi opposti che producono lo stesso risultato: un'intera generazione che impara a odiare il proprio corpo, qualunque forma abbia.
L'industria della moda l'ha capito prima di tutti. Negli anni novanta l'heroin chic si costruiva con la fame, un metodo lento e visibile. Oggi si costruisce con una siringa, più veloce, più scalabile, e soprattutto presentabile come scelta medica invece che come imposizione estetica.
La differenza tra allora e oggi non è la crudeltà del modello, è la velocità con cui si riproduce e lo scudo dietro cui si nasconde.
E poi c'è la distribuzione. Negli anni novanta l'heroin chic restava chiuso dentro Vogue, lo vedeva chi comprava Vogue. Oggi arriva ogni giorno dentro un feed che nessuno ha scelto, a ragazzini di tredici anni che scrollano prima ancora di avere gli strumenti per difendersi.
Non serve cercarlo, arriva da solo.
I numeri lo confermano: oltre tre milioni di italiani convivono oggi con un disturbo alimentare, contro trecentomila di inizio duemila. Le nuove diagnosi pediatriche sono cresciute del sessanta per cento in cinque anni. Un caso su tre riguarda ragazzini sotto i quattordici anni.
Non è un problema di taglie. È un sistema che giudica ogni corpo per punirlo comunque, e che ha trovato il modo di farlo più in fretta e a un pubblico più vasto. Finché nessuno paga per questa efficienza, il conto lo pagano loro.