19/07/2026
“𝙀𝙧𝙤 𝙙𝙚𝙥𝙧𝙚𝙨𝙨𝙖 𝙘𝙤𝙢𝙚 𝙢𝙞𝙖 𝙢𝙖𝙙𝙧𝙚 𝙚 𝙢𝙞 𝙙𝙞𝙢𝙚𝙣𝙩𝙞𝙘𝙖𝙫𝙤 𝙙𝙞 𝙣𝙤𝙩𝙖𝙧𝙚 𝙪𝙣𝙖 𝙘𝙤𝙨𝙖 𝙖𝙥𝙥𝙖𝙧𝙚𝙣𝙩𝙚𝙢𝙚𝙣𝙩𝙚 𝙞𝙣𝙨𝙞𝙜𝙣𝙞𝙛𝙞𝙘𝙖𝙣𝙩𝙚, 𝙢𝙖 𝙨𝙤𝙨𝙩𝙖𝙣𝙯𝙞𝙖𝙡𝙢𝙚𝙣𝙩𝙚 𝙞𝙢𝙥𝙤𝙧𝙩𝙖𝙣𝙩𝙞𝙨𝙨𝙞𝙢𝙖 𝙘𝙝𝙚 𝙢𝙞 𝙘𝙖𝙥𝙞𝙩𝙖𝙫𝙖: 𝙡𝙖 𝙫𝙞𝙩𝙖.”
Questa frase mi ha colpita profondamente e ho voluto dedicarle qualche riflessione.
Non tanto per la parola depressione, sulla quale non mi compete esprimermi da un punto di vista clinico, ma per ciò che probabilmente racconta: un’esperienza che conosco da vicino.
Anch’io sono cresciuta con una mamma colpita dalla fatica di vivere.
Il fatto è che da bambini assorbiamo molto più di quanto ci venga detto. Assorbiamo gli sguardi, i silenzi, il modo di affrontare le difficoltà, il modo di reagire alle gioie, alle paure, alle delusioni. Tutto questo contribuisce a costruire la nostra idea di ciò che è “normale”, di chi siamo, del nostro valore, delle relazioni e di come guardare al mondo.
Naturalmente ogni storia è diversa. Non esistono regole valide per tutti, e crescere con una madre che soffre non significa essere destinati a ripetere il suo percorso.
Quello che questa frase mi ricorda è che, a volte, ereditiamo uno sguardo che diventa un filtro che non ci permette di vedere la realtà che spesso è migliore di quanto quel filtro ci mostri. Per me è stato così. Ci sono voluti anni per togliere quel filtro e poter godere della vita.
Come scrive l’autrice, il fatto è che non è la vita a scomparire; è la capacità di accorgersene che si riduce.
In questo senso, 𝘂𝘀𝗰𝗶𝗿𝗲 𝗱𝗮 𝗰𝗲𝗿𝘁𝗶 𝗺𝗼𝗱𝗲𝗹𝗹𝗶 𝗳𝗮𝗺𝗶𝗹𝗶𝗮𝗿𝗶 non significa per forza rinnegare la propria madre, ma potersi dire interiormente:
“𝘗𝘰𝘴𝘴𝘰 𝘤𝘰𝘮𝘱𝘳𝘦𝘯𝘥𝘦𝘳𝘦 𝘪𝘭 suo 𝘥𝘰𝘭𝘰𝘳𝘦, 𝘮𝘢 𝘯𝘰𝘯 𝘴𝘰𝘯𝘰 𝘰𝘣𝘣𝘭𝘪𝘨𝘢𝘵𝘢 𝘢 𝘷𝘪𝘷𝘦𝘳𝘦 𝘪𝘭 𝘮𝘰𝘯𝘥𝘰 𝘤𝘰𝘯 𝘪 suoi 𝘴𝘵𝘦𝘴𝘴𝘪 𝘰𝘤𝘤𝘩𝘪”
Se anche tu hai avuto una mamma che faticava a vivere la sua vita, potresti aver appreso alcuni di questi comportamenti:
* 𝗛𝗮𝗶 𝗶𝗺𝗽𝗮𝗿𝗮𝘁𝗼 𝗶𝗻𝗰𝗼𝗻𝘀𝗮𝗽𝗲𝘃𝗼𝗹𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗮 𝗴𝘂𝗮𝗿𝗱𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝗴𝗹𝗶 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗶 𝗼𝗰𝗰𝗵𝗶 𝗱𝗶 𝘁𝘂𝗮 𝗺𝗮𝗱𝗿𝗲. Se lei vedeva soprattutto fatica, pericoli o vuoto, tu potresti considerare normale quello sguardo.
* 𝗦𝗲𝗶 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗻𝘁𝗮𝘁𝗮 “𝗹𝗮 𝗯𝗿𝗮𝘃𝗮 𝗯𝗮𝗺𝗯𝗶𝗻𝗮 𝗲 𝗽𝗼𝗶 𝗹’𝗮𝗱𝘂𝗹𝘁𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲 𝗰𝘂𝗿𝗮”. Potresti aver iniziato presto a sentire il bisogno di far sorridere la mamma, di non darle problemi, di diventare responsabile. È una forma di parentificazione, cioè situazione in cui un bambino o una bambina si trova ad assumere, responsabilità che spetterebbe a un adulto, spesso prendendosi cura emotivamente o praticamente di un genitore.
* 𝗧𝗶 𝘀𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗿𝗲𝘀𝗽𝗼𝗻𝘀𝗮𝗯𝗶𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗳𝗲𝗹𝗶𝗰𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗮𝗹𝘁𝗿𝗶. Metti continuamente i bisogni altrui davanti ai tuoi.
* 𝗣𝗲𝗻𝘀𝗶 𝗱𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝗺𝗲𝗿𝗶𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗳𝗲𝗹𝗶𝗰𝗶𝘁𝗮̀ 𝗶𝗱𝗲𝗻𝘁𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝗻𝗱𝗼𝘁𝗶 𝗰𝗼𝗻 𝗶𝗹 𝗱𝗼𝗹𝗼𝗿𝗲 𝗺𝗮𝘁𝗲𝗿𝗻𝗼. Potresti pensare, senza rendertene conto: “Se lei è così, forse anch’io sono fatta così.”
* 𝗡𝗼𝗻 𝘁𝗶 𝘀𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗺𝗮𝗶 𝗮𝗯𝗯𝗮𝘀𝘁𝗮𝗻𝘇𝗮 𝗮𝗺𝗮𝘁𝗮. Anche quando accade non te ne accorgi o non ci credi perché non sei abituata a ricevere amore.
💬✍️ 𝗦𝗲 𝗵𝗮𝗶 𝗽𝗶𝗮𝗰𝗲𝗿𝗲, 𝗰𝗼𝗻𝗱𝗶𝘃𝗶𝗱𝗶 𝗻𝗲𝗶 𝗰𝗼𝗺𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗹𝗮 𝘁𝘂𝗮 𝗲𝘀𝗽𝗲𝗿𝗶𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗰𝗼𝗻 𝘂𝗻𝗮 𝗺𝗮𝗺𝗺𝗮 𝗶𝗻𝗳𝗲𝗹𝗶𝗰𝗲.
𝗖𝗛𝗜 𝗦𝗢𝗡𝗢
Mi chiamo 𝗦𝗮𝗯𝗿𝗶𝗻𝗮 𝗕𝗶𝗮𝗻𝗰𝗵𝗶, sono 𝗖𝗼𝘂𝗻𝘀𝗲𝗹𝗼𝗿 e accompagno le donne a riconoscere e trasformare quei modelli familiari che, spesso inconsapevolmente, influenzano il loro modo di vivere e di relazionarsi.
Se senti che questo tema ti riguarda, ti offro volentieri un primo colloquio gratuito per capire insieme se questo percorso può essere utile anche a te. 𝗥𝗶𝗰𝗲𝘃𝗼 𝗮 𝗜𝗺𝗼𝗹𝗮, 𝗖𝗮𝘀𝗮𝗹𝗲𝗰𝗰𝗵𝗶𝗼 𝗱𝗶 𝗥𝗲𝗻𝗼 𝗲 𝗢𝗡𝗟𝗜𝗡𝗘