dott.ssa Sara Rosin

dott.ssa Sara Rosin Psicologia, psicoterapia, apprendimento

Attività

BAMBINI 3-5
• Screening pre-requisiti
• Potenziamento pre-requisiti
• Potenziamento Attenzione e Memoria

BAMBINI 6-11
• Metodo di studio
• Metodo di studio e DSA
• Potenziamento apprendimenti
• Valutazione di 1° livello DSA
• Potenziamento Attenzione e Memoria
• Gestione del comportamento
• Laboratorio emozioni e ab. relazionali

ADOLESCENTI
• Metodo di studio
• Metodo di studio e DSA


• Spazio adolescenza
• Laboratorio relazionale e cognitivo

GENITORI
• Consulenza
• Parent training
• Sostegno psicologico
• Laboratori

INSEGNANTI
• Consulenza
• Laboratori in classe

06/06/2026

🤚🏾 Le mani e il movimento influenzano la nostra capacità di elaborare i numeri?

Il legame tra mani e numeri dall'infanzia all'età adulta avanzata, con implicazioni per l'educazione e l'invecchiamento attivo, nei risultati del progetto NumAct.

𝐌𝐚𝐧𝐢, 𝐍𝐮𝐦𝐞𝐫𝐢 𝐞 𝐂𝐞𝐫𝐯𝐞𝐥𝐥𝐨: 𝐮𝐧 𝐥𝐞𝐠𝐚𝐦𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐮𝐫𝐚 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐚 𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐚
11 giugno h14:30
> https://dpg.unipd.it/mani-numeri-e-cervello-un-legame-che-dura-tutta-la-vita

Università degli Studi di Padova

27/05/2026

FALSA PRESENZA

“Essere un bambino, alzare gli occhi e vedere un genitore assente? È terrificante. Non è solo qualcuno che non c’è, è essere totalmente dipendente da questo essere umano e nessuno è casa/rifugio.”
Diane Poole Heller

Questa frase apre una riflessione che va oltre la presenza fisica e corporea.

Perché l’assenza non sempre è distanza corporea. A volte è uno sguardo pensante che non incontra.
Un adulto che c’è con il corpo … ma non è disponibile emotivamente.
Un adulto che occupa lo spazio con il corpo ma non abita la relazione con il pensiero e la presenza emotiva.
C’è fisicamente ma non c’è con la mente.

E su questa assenza è fondamentale “porci in ricerca”. Di cosa siamo specchio per i bambini e le bambine?

✨ Perché loro non imparano da ciò che diciamo. Imparano dal clima emotivo che respiriamo.
Dalla qualità della nostra presenza. Dal modo in cui attraversiamo il disagio, il conflitto, l’attesa, i confini, le relazioni.

🌱 Siamo specchio del rapporto che abbiamo con la noia.
Se ogni vuoto ci spaventa…se riempiamo ogni attesa con uno schermo, una proposta, una distrazione…il bambino/a non impara ad abitare il vuoto.
Impara che fermarsi è pericoloso. Che il silenzio va riempito perché “minaccioso”. Che il proprio sentire va anestetizzato.

Ma la noia è uno spazio fertile dove il corpo rallenta, il cervello integra, il desiderio emerge, il gioco nasce. L’apprendimento mette basi.

🌱 Siamo specchio del rapporto che abbiamo con la dis-regolazione emotiva.
Spesso pensiamo che le bambine e i bambini imparino soprattutto da come ci relazioniamo con loro. Ma osservano anche - e profondamente - come noi adulti stiamo nelle relazioni tra adulti.
Come ci parliamo.
Come litighiamo.
Come e se chiediamo scusa.
Come affrontiamo la frustrazione.
Come mettiamo confini.
Come ripariamo.

Osservano se davanti al conflitto urliamo, manipoliamo, ci chiudiamo nel silenzio punitivo o svalutiamo l’altro.
Osservano se il conflitto rompe o può essere attraversato. Se le emozioni possono essere accolte o devono essere negate.

🌱 Siamo specchio del rapporto che abbiamo con il potere.
I bambini e le bambine osservano continuamente come noi adulti abitiamo il potere nelle relazioni.
Non solo con loro.
Osservano come parliamo e comunichiamo al partner. Ai familiari.
Osservano le nostre risposte corporee: se d’attacco o se di fuga.
Osservano come gestiamo il dissenso. Se persuadiamo, imponiamo, ricattiamo, cediamo sempre… o costruiamo dialogo.

Osservano i nostri silenzi, dentro i quali spesso si nascondono dinamiche di potere sottili. Il silenzio usato per punire o come ricatto emotivo.
Il senso di colpa o vittimismo per ottenere vicinanza.
Il sarcasmo o la lamentela costante per avere ragione.
L’affetto e l’approvazione quando l’altro si conforma.

🌱 Siamo specchio del rapporto che abbiamo con la tecnologia.
Osserva se il nostro viso e sguardo si illumina più per uno schermo che per il suo racconto.
Se interrompiamo la presenza mentale e il contatto per connettersi a notifiche e scroll.
Se usiamo la tecnologia per chiudere nostri buchi di noia.
Se “fuggiamo” con l’immersione nei dispositivi.

💡 E allora dove siamo quando siamo con i bambini?
Dove abita il nostro sguardo?
Dove corre il nostro pensiero?
Cosa stiamo tentando di non sentire?
Cosa riempiamo continuamente per non incontrare il vuoto?
Quali conflitti stiamo evitando?
Quali emozioni stiamo chiedendo ai bambini e alle bambine di non mostrarci perché sono difficili da sostenere dentro di noi?

Perché i bambini e le bambine non cercano adulti perfetti. Non chiedono una presenza continua.
Cercano qualcosa di molto più semplice ma per noi adulti molto più difficile. Un adulto che, ogni tanto, quando loro alzano gli occhi ci sia davvero.
Con il corpo.
Con il cuore.
Con il pensiero e la mente.
Con il coraggio di guardarsi dentro.

Perché una delle forme più profonde di cura non è imparare ad essere sempre presenti. Ma accorgerci, con compassione e coraggio, di tutte le volte in cui siamo assenti - falsamente presenti - senza rendercene conto.
Per tornare ad esserci.

Atelier della Pedagogista

22/01/2026
17/11/2025

Sempre connessi, ma a quale prezzo? L'abuso di schermi tra i più piccoli sta mandando in tilt la loro salute mentale

10/11/2025

𝐓𝐈 𝐈𝐍𝐂𝐎𝐍𝐓𝐑𝐎
Incontri e consulenze per supportare adolescenti e genitori nel loro percorso di crescita.

10/11/2025

Il nostro cervello è una macchina delicata e straordinaria: reagisce non solo a ciò che accade, ma anche a ciò che potrebbe accadere.
Quando lo smartphone è accanto a noi, anche se non lo tocchiamo, il cervello entra in uno stato di attesa silenziosa.
Resta vigile, come se dovesse rispondere a un segnale, a un messaggio, a una notifica che potrebbe arrivare da un momento all’altro.

È quello che hanno scoperto due ricercatori in uno studio pubblicato su PLOS ONE.
Hanno chiesto a 119 studenti universitari di affrontare un test di memoria. Alcuni avevano il telefono sul tavolo, altri lo avevano lasciato fuori dalla stanza.
Chi lo teneva vicino ricordava di meno.
Non perché lo usasse, ma perché la sola presenza del telefono bastava a distrarre il cervello.
Più spesso i partecipanti pensavano al proprio smartphone, peggiore era la loro capacità di memorizzare.

Sul piano neurofisiologico succede qualcosa di preciso: la corteccia prefrontale, che serve per concentrarsi e ricordare, resta divisa tra il compito e l’attesa dello stimolo; il sistema dopaminergico della ricompensa si attiva come se stesse per arrivare una piccola gratificazione.
È un carico cognitivo invisibile, che consuma attenzione e riduce memoria.

Quando il telefono è lontano, invece, il cervello si alleggerisce.
Non deve più sorvegliare, né attendere.
Può tornare a concentrarsi, a respirare, a ricordare.

Allontanare lo smartphone non è un atto di rinuncia, ma un gesto di cura.
Perché la mente, per imparare, ha bisogno di spazio, silenzio e presenza.

02/11/2025

A 9 ANNI HANNO FONDATO UN “CLUB DEL SESSO”: se siete genitori, per favore prendetevi 10 minuti per leggere questo post.

Genitori ed educatori: il messaggio che segue richiede circa 10 minuti del vostro tempo. Ma potrebbero essere dieci minuti chi vi aiutano a comprendere cose che stanno succedendo nelle vite dei nostri figli e di cui è troppo importante riflettere insieme. Questo post parte dalla testimonianza di una collega che mi ha scritto così:

“Gentile dottore per la prima volta nella mia esperienza professionale mi trovo davanti una situazione per me difficile da affrontare. Nella nostra scuola ci sono bambini di 9 anni che vedono video pornografici dallo scorso anno e hanno creato un club del sesso. Chi vuole farne parte è obbligato a visionare materiali pornografici spinti, rapporti orali, a tre, con uso di oggetti. Tutto questo è stato scoperto da una mamma. Mi viene da dire maledetti cellulari e adulti incoscienti che comprano sempre prima questo oggetto e non supervisionano. Alcune bambine manifestano un disagio forte, Oggi una ha vomitato per lo schifo provato davanti a delle immagini, altre piangono. Io da tanti anni affronto il discorso della pornografia online, della mercificazione del corpo, porto poesie d'amore, mostro ciò che manca in quelle visioni di solo accoppiamento fisico. Lo faccio nella terza media. A quella età le parole mi escono facilmente, so come affrontare il discorso. Non mi è mai successo di trovarmi in una situazione simile, davanti a bambini di 9 anni. Ecco perchè ho bisogno di un confronto con lei.

Da anni, ogni settimana (e ribadisco: ogni settimana) ricevo mail con richieste di aiuto in cui un adulto rivela di sentirsi disorientato di fronte a ciò che ha scoperto esistere nella vita virtuale di un figlio, di uno studente, di una classe o all’interno di una chat. Molte di queste richieste hanno a che fare con l’esplorazione della sessualità da parte di minori che viene fatta sempre più precocemente e con modalità totalmente inadeguate rispetto all’età e alla maturità dei soggetti coinvolti. Questa settimana ho ricevuto questa mail e ho chiesto il permesso di poter condividere questa testimonianza con chi legge i miei post.

Avere 9 anni e fondare, nel proprio ambito di amicizie, il club del sesso imponendo ai coetanei – per farne parte – di visionare materiali molto spinti è un esempio di come l’abuso sessuale (sì, questo è abuso e non esplorazione fase-specifica) possa entrare nella vita dei nostri figli attraverso la combinazione di cinque elementi:
1) il bisogno di appartenenza al gruppo
2) la disponibilità di strumenti digitali che permettono con tre click di fare qualsiasi cosa
3) la superficialità con cui il mondo adulto ha sdoganato nella vita dei minori strumenti potentissimi senza avere alcuna contezza della loro potenza e della disfunzionalità che essa porta nella vita dei minori
4) l’aggressività con cui le piattaforme digitali entrano nelle vite di tutti, anche dei bambini, proponendo esperienze totalmente non fase specifiche e arrogandosi il diritto di dire che non hanno alcuna responsabilità, in quanto avvertono l’utente di contenere materiale riservato ad un pubblico di cui specificano l’età minima (da cui se ne deduce che gli unici responsabili per le navigazioni pericolose sarebbero i genitori che dovrebbero vivere dentro gli smartphones dei figli)
5) la totale mancanza di educazione affettiva e sessuale, che lascia i piccoli esposti a situazioni estreme in cui percepiscono disagio ed eccitazione allo stesso tempo nella totale incapacità di comprendere come orientarsi in tutto ciò e soprattutto a chi chiedere aiuto., visto che le agenzie educative e gli adulti in generale si rivelano vacanti in questo ambito educativo.

Condivido questa testimonianza in un giorno di festa, non per rovinarvelo, ma perché nei giorni festivi noi adulti abbiamo ritmi più lenti e più tempo per concentrarci su cose che la frenesia del lavoro a volte non ci fa considerare importanti. Io non so più come dirlo al mondo che là fuori c’è un problema enorme che entra nelle nostre vite attraverso lo sdoganamento della virtualità a cui bambini e bambine hanno accesso, navigando senza alcun criterio e supervisione.

So che molti dicono che basterebbe educare ad un buon uso dello smartphone, perché non è lo smartphone in sé il problema, ma l’uso che ne viene fatto. Beh, lasciatemi dire che invece è anche lo smartphone in sé il problema perché ha una potenza che nessun bambino sa governare e che nessun adulto sa educare nella relazione con un minore. Dentro al virtuale c’è troppa roba mentre nella mente dei nostri figli, prima dei 16 anni ci sono ancora troppe poche reti neuronali integrative in grado di avere un dominio efficace di quella “troppa roba”. E’ come far guidare una fuoriserie ad un ragazzo che ha appena preso la patente per guidare un motorino.

Per favore parlate di tutto questo ad altri genitori. Voi educatori condividete questa storia nelle vostre chat di classe. Rendete questa domenica una domenica di consapevolezza adulta, sia genitoriale che della comunità educante tutta. Troppe volte sento dire, anche da colleghi molto quotati, che io, con la narrazione che ho fatto del digitale in questi anni, non ho compreso nulla. Perché il problema secondo moltissimi sta nella fragilità di noi adulti.

Io penso che dobbiamo avere il coraggio di dire che il mondo virtuale ha reso i genitori fragili e la fragilità degli adulti ha reso il mondo virtuale sempre più capace di impossessarsi delle vite dei nostri figli. E’ un gatto che si morde la coda che però ha avuto il suo punto di inizio con la pervasività del digitale portatile dentro alle nostre vite di esseri umani del terzo millennio. E questo, Jonathan Haidt lo spiega benissimo nel suo volume “Generazione ansiosa” (Rizzoli ed.)

Su questo tema anch’io ho appena pubblicato un libro con Barbara Tamborini intitolato “Esci da quella stanza. Come e perché riportare i nostri figli nel mondo” (Mondadori ed.) dove cerchiamo di far capire ai lettori che oggi abbiamo bisogno di una totale inversione di rotta e che noi genitori ne dobbiamo essere consapevoli protagonisti. Vi prego, andatelo a cercare nella biblioteca più vicina a casa vostra, non c’è bisogno che lo compriate (chi sa quanti pensano che il mio unico interesse sia – in questo momento - vendere un libro. Ma se così fosse, vi siete mai chiesti come mai in più di dieci anni di vita nei social non ho mai – e ribadisco mai – messo un link ad alcuna libreria online che conduca all’acquisto automatico di un mio libro?). Scrivo libri non perché ho l’urgenza di venderli (cosa che naturalmente viene valutata come positiva da un autore), ma per fare cultura, per usare il mio posizionamento professionale e sociale (oltre che social) ai fini del miglioramento della vita e delle condizioni di crescita dei nostri figli. Lo dico da professionista e lo dico come padre di quattro figli.

Se anche voi pensate che fondare il club del sesso a 9 anni sia una spaventosa distorsione della crescita derivata da un mondo che non ha alcuna cura dei bisogni evolutivi di bambini e bambine del terzo millennio e che ciò non dipenda solo dalla fragilità di noi genitori, ma dalla potenza con cui quel mondo invade le nostre vite…… beh allora spero che questo post vi aiuti a correre ai ripari.

Se volete e potete, aprite il dibattito con più adulti possibili e condividete questo messaggio.

In questo mondo in cui le cose regrediscono invece che progredire, gli ordini degli psicologi e delle psicologhe si unis...
19/10/2025

In questo mondo in cui le cose regrediscono invece che progredire, gli ordini degli psicologi e delle psicologhe si uniscono per far fronte alle nuove disposizioni del DDL Valdara.

🔴 Comunicato stampa congiunto sull’educazione sessuo-affettiva nelle scuole

Le Presidenti e i Presidenti degli Ordini degli Psicologi di Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Marche, Puglia, Sicilia e Veneto prendono una posizione chiara e netta in merito al DDL del 23 maggio 2025 del Ministro Valditara.

🎓 L’educazione sessuo-affettiva è una risorsa, non un rischio. Limitare o escludere la possibilità di promuovere da parte dei professionisti della salute attività educative su questi temi significa privare bambini e adolescenti di strumenti fondamentali per comprendere e gestire i cambiamenti fisici ed emotivi legati alla crescita.

🧠 L’educazione sessuo-affettiva, quando è adeguata all’età e scientificamente fondata, contribuisce a relazioni sane, alla prevenzione di bullismo e violenza di genere, e al benessere psicologico delle giovani generazioni.

👥 Gli Ordini regionali sopra menzionati esprimono profonda preoccupazione per le implicazioni culturali e sociali derivanti dalle limitazioni previste nel DDL “Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico”.

Chiediamo che la voce degli psicologi e delle psicologhe venga ascoltata nelle sedi parlamentari competenti, per ribadire l’importanza di un’educazione affettiva e sessuale tempestiva, continuativa e basata sulle evidenze scientifiche.

📢 La tutela dei minori passa anche — e soprattutto — attraverso la conoscenza, l’ascolto e la costruzione di contesti educativi sicuri e consapevoli.

10/10/2025

🟢In un mondo che spesso ci chiede di essere performanti e perfetti, prendersi cura della propria salute mentale significa anche dare spazio alla spontaneità, alla creatività e al diritto di essere autentici.

Oggi, nella Giornata Della Salute Mentale, ricordiamo attraverso le parole di Winnicott, che giocare non è fuggire dalla realtà, ma imparare a viverla con libertà.

10/10/2025

Indirizzo

Via F. Lli Bandiera 1b
Istrana
31036

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