Human Project Torino

Human Project Torino Via Susa 35 - Torino

19/06/2026

Essere “sempre in movimento” al lavoro non significa automaticamente fare attività fisica utile per la salute. 🧱

È una frase che molti conoscono bene: “Mi muovo già tutto il giorno, non ho bisogno di allenarmi”.

Il punto è che l’attività fisica lavorativa e l’esercizio nel tempo libero non sono la stessa cosa.

Nel lavoro fisico spesso ci sono movimenti ripetitivi, carichi pesanti, posture mantenute, ritmi imposti, poche pause e poca possibilità di regolare l’intensità. Il corpo lavora, certo. Ma non sempre nel modo, nei tempi e con il recupero necessari per migliorare forza, capacità aerobica, mobilità e salute muscoloscheletrica. 😅

Per questo, secondo l’articolo, l’attività fisica occupazionale da sola non produce sempre gli stessi benefici dell’esercizio programmato. In alcuni contesti può essere associata anche a sovraccarico, dolore muscoloscheletrico, fatica e maggior rischio di infortuni da uso ripetuto.

La differenza non è “muoversi sì o no”.
La differenza è come ci si muove.

Un programma di esercizio può aiutare a bilanciare le richieste del lavoro: dosare meglio lo sforzo, inserire recupero, migliorare forza e resistenza, ridurre il rischio di sovraccarico e rendere il movimento più sostenibile nella vita reale. 🏋️‍♀️

In fisioterapia questo significa partire da quello che la persona fa già ogni giorno, capire dove si crea il carico e costruire un percorso concreto: non per aggiungere fatica alla fatica, ma per dare al corpo strumenti migliori.

Perché lavorare tanto con il corpo non è sempre allenarlo.
A volte è proprio il motivo per cui ha bisogno di un programma pensato meglio. 🌿

Essere “sempre in movimento” al lavoro non significa automaticamente fare attività fisica utile per la salute. 🧱È una fr...
19/06/2026

Essere “sempre in movimento” al lavoro non significa automaticamente fare attività fisica utile per la salute. 🧱

È una frase che molti conoscono bene: “Mi muovo già tutto il giorno, non ho bisogno di allenarmi”.

Il punto è che l’attività fisica lavorativa e l’esercizio nel tempo libero non sono la stessa cosa.

Nel lavoro fisico spesso ci sono movimenti ripetitivi, carichi pesanti, posture mantenute, ritmi imposti, poche pause e poca possibilità di regolare l’intensità. Il corpo lavora, certo. Ma non sempre nel modo, nei tempi e con il recupero necessari per migliorare forza, capacità aerobica, mobilità e salute muscoloscheletrica. 😅

Per questo, secondo l’articolo, l’attività fisica occupazionale da sola non produce sempre gli stessi benefici dell’esercizio programmato. In alcuni contesti può essere associata anche a sovraccarico, dolore muscoloscheletrico, fatica e maggior rischio di infortuni da uso ripetuto.

La differenza non è “muoversi sì o no”.
La differenza è come ci si muove.

Un programma di esercizio può aiutare a bilanciare le richieste del lavoro: dosare meglio lo sforzo, inserire recupero, migliorare forza e resistenza, ridurre il rischio di sovraccarico e rendere il movimento più sostenibile nella vita reale. 🏋️‍♀️

In fisioterapia questo significa partire da quello che la persona fa già ogni giorno, capire dove si crea il carico e costruire un percorso concreto: non per aggiungere fatica alla fatica, ma per dare al corpo strumenti migliori.

Perché lavorare tanto con il corpo non è sempre allenarlo.
A volte è proprio il motivo per cui ha bisogno di un programma pensato meglio. 🌿

12/06/2026

Nel 1944, 36 uomini sani entrarono in un laboratorio dell'Università del Minnesota per essere affamati. Scientificamente, per mesi. 🔬

Il Minnesota Starvation Experiment è uno degli studi più rigorosi mai condotti sulla restrizione calorica prolungata. I partecipanti ricevevano circa 1800 kcal al giorno, un livello che oggi rientra in molti protocolli dietetici comuni. Persero il 25% del peso corporeo. Persero anche concentrazione, forza muscolare, umore e ogni interesse per la vita che non riguardasse il cibo. Alcuni collezionavano ricettari come fossero opere d'arte. La perdita di forza muscolare era tale che uno dei partecipanti rimase bloccato davanti alla porta girevole di un grande magazzino, incapace di spingerla.

Il corpo non distingue tra una dieta prescritta e una carestia. Risponde abbassando il metabolismo, aumentando la fame e preparandosi a recuperare il peso perso. È biologia.
I dati sui programmi strutturati di perdita di peso mostrano che i partecipanti recuperano in media il 77% del peso perso entro cinque anni. I cicli ripetuti di perdita e recupero sono associati a mortalità aumentata, perdita di massa muscolare, ipertensione e infiammazione cronica. Uno studio su oltre 4700 adolescenti ha rilevato che fare la dieta era associato a insoddisfazione corporea, sintomi depressivi e comportamenti di controllo del peso estremi, indipendentemente dal peso reale.

Come fisioterapisti e kinesiologi, osserviamo spesso corpi che portano i segni di anni di restrizione: masse muscolari ridotte, recupero rallentato, una relazione difficile con il proprio corpo. 🌿
Per questo in HuPro il movimento non lavora mai da solo. Un approccio nutrizionale costruito sulle reali necessità di ogni persona, integrato con il lavoro sul corpo, fa la differenza tra un percorso sostenibile nel tempo e uno che non lo è.



Kalm LM, Semba RD. Remembering Ancel Keys and the Minnesota Experiment. J Nutr. 2005;135(6):1347-52.
Crow S et al. Psychosocial and behavioral correlates of dieting among adolescents. J Adolesc Health. 2006;38(5):569-74.

Nel 1944, 36 uomini sani entrarono in un laboratorio dell'Università del Minnesota per essere affamati. Scientificamente...
12/06/2026

Nel 1944, 36 uomini sani entrarono in un laboratorio dell'Università del Minnesota per essere affamati. Scientificamente, per mesi. 🔬

Il Minnesota Starvation Experiment è uno degli studi più rigorosi mai condotti sulla restrizione calorica prolungata. I partecipanti ricevevano circa 1800 kcal al giorno, un livello che oggi rientra in molti protocolli dietetici comuni. Persero il 25% del peso corporeo. Persero anche concentrazione, forza muscolare, umore e ogni interesse per la vita che non riguardasse il cibo. Alcuni collezionavano ricettari come fossero opere d'arte. La perdita di forza muscolare era tale che uno dei partecipanti rimase bloccato davanti alla porta girevole di un grande magazzino, incapace di spingerla.

Il corpo non distingue tra una dieta prescritta e una carestia. Risponde abbassando il metabolismo, aumentando la fame e preparandosi a recuperare il peso perso. È biologia.
I dati sui programmi strutturati di perdita di peso mostrano che i partecipanti recuperano in media il 77% del peso perso entro cinque anni. I cicli ripetuti di perdita e recupero sono associati a mortalità aumentata, perdita di massa muscolare, ipertensione e infiammazione cronica. Uno studio su oltre 4700 adolescenti ha rilevato che fare la dieta era associato a insoddisfazione corporea, sintomi depressivi e comportamenti di controllo del peso estremi, indipendentemente dal peso reale.

Come fisioterapisti e kinesiologi, osserviamo spesso corpi che portano i segni di anni di restrizione: masse muscolari ridotte, recupero rallentato, una relazione difficile con il proprio corpo. 🌿
Per questo in HuPro il movimento non lavora mai da solo. Un approccio nutrizionale costruito sulle reali necessità di ogni persona, integrato con il lavoro sul corpo, fa la differenza tra un percorso sostenibile nel tempo e uno che non lo è.



Kalm LM, Semba RD. Remembering Ancel Keys and the Minnesota Experiment. J Nutr. 2005;135(6):1347-52.
Crow S et al. Psychosocial and behavioral correlates of dieting among adolescents. J Adolesc Health. 2006;38(5):569-74.

💪 La forza non serve solo a sollevare pesi. Serve anche a saltare, correre, cambiare direzione, giocare, fare sport e se...
05/06/2026

💪 La forza non serve solo a sollevare pesi. Serve anche a saltare, correre, cambiare direzione, giocare, fare sport e sentirsi più sicuri nel movimento.

Nei bambini e negli adolescenti, bassi livelli di forza muscolare possono rendere alcune attività più difficili. E quando muoversi diventa faticoso, frustrante o poco gratificante, è più facile farlo sempre meno.

Qui può nascere un circolo poco simpatico: meno forza, meno voglia di muoversi; meno movimento, ancora meno forza. Una specie di abbonamento premium alla sedentarietà, ma senza benefit.

La ricerca sul resistance training nei giovani mostra che programmi ben progettati e supervisionati possono essere sicuri e utili per migliorare forza muscolare, abilità motorie e partecipazione all’attività fisica e sportiva.

Non parliamo di “fare bodybuilding da piccoli”, ma di imparare movimenti adatti all’età, con tecnica, controllo e progressione.

Da HuPro il lavoro sul movimento parte da qui: capire il livello di partenza, scegliere esercizi adatti all’età e costruire forza e competenza motoria in modo progressivo.

🌱 Perché sentirsi “non portati” per il movimento non deve diventare una condanna. A volte serve solo un percorso giusto, nel momento giusto.



Faigenbaum AD, Geisler S. The Promise of Youth Resistance Training. Bewegungstherapie und Gesundheitssport. 2021;37:47-51. DOI 10.1055/a-1378-3385.

05/06/2026

💪 La forza non serve solo a sollevare pesi. Serve anche a saltare, correre, cambiare direzione, giocare, fare sport e sentirsi più sicuri nel movimento.

Nei bambini e negli adolescenti, bassi livelli di forza muscolare possono rendere alcune attività più difficili. E quando muoversi diventa faticoso, frustrante o poco gratificante, è più facile farlo sempre meno.

Qui può nascere un circolo poco simpatico: meno forza, meno voglia di muoversi; meno movimento, ancora meno forza. Una specie di abbonamento premium alla sedentarietà, ma senza benefit.

La ricerca sul resistance training nei giovani mostra che programmi ben progettati e supervisionati possono essere sicuri e utili per migliorare forza muscolare, abilità motorie e partecipazione all’attività fisica e sportiva.

Non parliamo di “fare bodybuilding da piccoli”, ma di imparare movimenti adatti all’età, con tecnica, controllo e progressione.

Da HuPro il lavoro sul movimento parte da qui: capire il livello di partenza, scegliere esercizi adatti all’età e costruire forza e competenza motoria in modo progressivo.

🌱 Perché sentirsi “non portati” per il movimento non deve diventare una condanna. A volte serve solo un percorso giusto, nel momento giusto.



Faigenbaum AD, Geisler S. The Promise of Youth Resistance Training. Bewegungstherapie und Gesundheitssport. 2021;37:47-51. DOI 10.1055/a-1378-3385.

29/05/2026

🫀 La pressione alta spesso non si sente. E questo è il problema: siccome non fa rumore, in tanti pensano che basti "starci attenti" e fine.

Per molte persone, il movimento fa parte della gestione. Non come sostituto dei farmaci quando servono, ma come pezzo concreto del percorso.

Le evidenze più recenti mostrano che l'esercizio regolare può aiutare a ridurre la pressione arteriosa. E no, non conta solo camminare: anche il lavoro di forza può avere un effetto utile e comparabile a quello dell'esercizio aerobico in persone con ipertensione.

Il punto, però, è sempre come si parte. Perché tra sapere che muoversi aiuta e riuscire davvero a farlo c'è di mezzo la vita vera: fiatone, sedentarietà, paura di affaticarsi, dolori, poca fiducia nel proprio corpo.

La fisioterapia può aiutarti a trovare un punto di partenza realistico, scegliere il carico giusto, dosare la progressione e rendere il movimento più sostenibile nella tua quotidianità. Un passo alla volta, senza improvvisare e senza trasformare tutto in una prova di volontà.



McEvoy JW, McCarthy CP, Bruno RM, et al. 2024 ESC Guidelines for the management of elevated blood pressure and hypertension. Eur Heart J. 2024;45(38):3912-4018. doi:10.1093/eurheartj/ehae178.
Morita H, Abe M, Suematsu Y, et al. Resistance exercise has an antihypertensive effect comparable to that of aerobic exercise in hypertensive patients: a meta-analysis of randomized controlled trials. Hypertens Res. 2025;48:733-743. doi:10.1038/s41440-024-01998-9.

🫀 La pressione alta spesso non si sente. E questo è il problema: siccome non fa rumore, in tanti pensano che basti "star...
29/05/2026

🫀 La pressione alta spesso non si sente. E questo è il problema: siccome non fa rumore, in tanti pensano che basti "starci attenti" e fine.

Per molte persone, il movimento fa parte della gestione. Non come sostituto dei farmaci quando servono, ma come pezzo concreto del percorso.

Le evidenze più recenti mostrano che l'esercizio regolare può aiutare a ridurre la pressione arteriosa. E no, non conta solo camminare: anche il lavoro di forza può avere un effetto utile e comparabile a quello dell'esercizio aerobico in persone con ipertensione.

Il punto, però, è sempre come si parte. Perché tra sapere che muoversi aiuta e riuscire davvero a farlo c'è di mezzo la vita vera: fiatone, sedentarietà, paura di affaticarsi, dolori, poca fiducia nel proprio corpo.

La fisioterapia può aiutarti a trovare un punto di partenza realistico, scegliere il carico giusto, dosare la progressione e rendere il movimento più sostenibile nella tua quotidianità. Un passo alla volta, senza improvvisare e senza trasformare tutto in una prova di volontà.



McEvoy JW, McCarthy CP, Bruno RM, et al. 2024 ESC Guidelines for the management of elevated blood pressure and hypertension. Eur Heart J. 2024;45(38):3912-4018. doi:10.1093/eurheartj/ehae178.
Morita H, Abe M, Suematsu Y, et al. Resistance exercise has an antihypertensive effect comparable to that of aerobic exercise in hypertensive patients: a meta-analysis of randomized controlled trials. Hypertens Res. 2025;48:733-743. doi:10.1038/s41440-024-01998-9.

22/05/2026

Nel 2025 la sedentarietà in Italia è scesa, ma riguarda ancora il 30,8% della popolazione dai 3 anni in su. Quasi 1 persona su 3. Dopo i 75 anni, il dato sale quasi a 6 su 10.

Questi numeri servono a ricordare una cosa semplice: il movimento è una parte concreta della salute.

Muoversi con continuità aiuta a mantenere forza, mobilità e autonomia, ma ha anche un ruolo nella prevenzione primaria: contribuisce alla salute cardiovascolare, metabolica e muscoloscheletrica, riducendo alcuni rischi legati alla sedentarietà.

Da giovani, il movimento aiuta a costruire coordinazione, forza e abitudini sane. In età adulta diventa utile per contrastare inattività, dolore ricorrente, perdita di tono, aumento del rischio metabolico e giornate passate immobili. Con l’avanzare dell’età può fare la differenza nelle cose più pratiche: camminare, alzarsi da una sedia, fare le scale, mantenere equilibrio e autonomia.

Dopo un dolore, un infortunio, un intervento, una diagnosi cardiovascolare o metabolica, o un lungo periodo di inattività, tornare a muoversi in modo adeguato può aiutare a recuperare capacità, ridurre il rischio di ricadute e gestire meglio la propria condizione, dentro un percorso coerente con le indicazioni mediche quando necessario.

Qui la fisioterapia può avere un ruolo concreto: valutare cosa limita il movimento, scegliere esercizi adatti, dosare il carico e costruire un percorso sostenibile.

Da Human Project partiamo dalla persona, non da una scheda standard. L’obiettivo non è “fare sport” a tutti i costi, ma tornare a usare il corpo meglio, con più continuità e meno paura.

Perché muoversi non serve solo a recuperare da un problema. Serve anche a costruire salute.



Istat. Fattori di rischio per la salute: peso, sedentarietà, fumo e alcol. Anno 2025. Roma: Istat; 2026.

Nel 2025 la sedentarietà in Italia è scesa, ma riguarda ancora il 30,8% della popolazione dai 3 anni in su. Quasi 1 pers...
22/05/2026

Nel 2025 la sedentarietà in Italia è scesa, ma riguarda ancora il 30,8% della popolazione dai 3 anni in su. Quasi 1 persona su 3. Dopo i 75 anni, il dato sale quasi a 6 su 10.

Questi numeri servono a ricordare una cosa semplice: il movimento è una parte concreta della salute.

Muoversi con continuità aiuta a mantenere forza, mobilità e autonomia, ma ha anche un ruolo nella prevenzione primaria: contribuisce alla salute cardiovascolare, metabolica e muscoloscheletrica, riducendo alcuni rischi legati alla sedentarietà.

Da giovani, il movimento aiuta a costruire coordinazione, forza e abitudini sane. In età adulta diventa utile per contrastare inattività, dolore ricorrente, perdita di tono, aumento del rischio metabolico e giornate passate immobili. Con l’avanzare dell’età può fare la differenza nelle cose più pratiche: camminare, alzarsi da una sedia, fare le scale, mantenere equilibrio e autonomia.

Dopo un dolore, un infortunio, un intervento, una diagnosi cardiovascolare o metabolica, o un lungo periodo di inattività, tornare a muoversi in modo adeguato può aiutare a recuperare capacità, ridurre il rischio di ricadute e gestire meglio la propria condizione, dentro un percorso coerente con le indicazioni mediche quando necessario.

Qui la fisioterapia può avere un ruolo concreto: valutare cosa limita il movimento, scegliere esercizi adatti, dosare il carico e costruire un percorso sostenibile.

Da Human Project partiamo dalla persona, non da una scheda standard. L’obiettivo non è “fare sport” a tutti i costi, ma tornare a usare il corpo meglio, con più continuità e meno paura.

Perché muoversi non serve solo a recuperare da un problema. Serve anche a costruire salute.



Istat. Fattori di rischio per la salute: peso, sedentarietà, fumo e alcol. Anno 2025. Roma: Istat; 2026.

Indirizzo

Italia 61

Orario di apertura

Lunedì 07:00 - 21:00
Martedì 07:00 - 21:00
Mercoledì 07:00 - 21:00
Giovedì 07:00 - 21:00
Venerdì 07:00 - 21:00
Sabato 07:00 - 15:00

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