Dott. Filippo Santi psicoterapeuta psicoanalista

Dott. Filippo Santi psicoterapeuta psicoanalista Pagina professionale del dott. Filippo Santi

17/05/2024
04/04/2024

«Noi dobbiamo liberarci dall'idea che l'infanzia sia un tempo evolutivo destinato ad essere oltrepassato, il tempo prelinguistico, il tempo delle nostre prime esperienze che necessariamente poi deve essere superato dalla maturazione evolutiva, stadiale della vita. Invece, e questa è una grande intuizione di Freud che Sartre in fondo riprende, l'infanzia è qualcosa che ci accompagna costantemente, perché è inassimilabile, perché continueremo nel resto della nostra vita [...], Sartre dice, a "Girare attorno sempre agli stessi punti”. Perché questo girare attorno sempre agli stessi punti, alle immagini della nostra infanzia, è ciò che ci definisce come essere singolari»

Massimo Recalcati a “Quante storie".

É possibile rivedere la puntata del 31 marzo 2021 su RaiPlay, al link www.raiplay.it/video/2021/03/Quante-storie-8dd935d5-2b7b-4144-8e9b-66689a9f3a11.html

Buona visione!
SC

"Certo, il cervello è una macchina e un elaboratore, e la neurologia classica ha perfettamente ragione. Ma i processi me...
10/03/2024

"Certo, il cervello è una macchina e un elaboratore, e la neurologia classica ha perfettamente ragione. Ma i processi mentali, che costituiscono il nostro essere e la nostra vita, non sono soltanto astratti e meccanici, sono anche personali; e in quanto tali implicano non solo la classificazione e l'orientamento in categorie, ma anche una continua attività di giudizio e di sentimento. Se ciò va perduto, finiamo per assomigliare agli elaboratori. Allo stesso modo, se cancelliamo il giudizio e il sentimento, l'elemento personale, dalle scienze cognitiviste, le riduciamo a qualcosa di carente e insieme riduciamo il nostro apprendimento del concreto e del reale"

- O. Sacks
da "L'uomo che scambio sua moglie per un cappello"

11/10/2023

Come dovrebbe essere un “sano di mente”? Domanda divenuta opportuna considerando come il DSM V estenda pervasivamente la dimensione della malattia mentale: nessuno pare sfuggire alle sue diverse etichette sintomatiche…L’ideale normativo del sano di mente si rivelerebbe così una mera astrazione, polverizzata dalla psichiatrizzazione generalizzata della vita mentale. Sopravviverebbe come l’immagine irraggiungibile di una personalità senza sintomi, robotizzata, in grado di assicurare prestazioni adeguate e conformi alle esigenze della realtà. Di fatto è questa, paradossalmente, una definizione possibile della malattia mentale: credersi un sano di mente. È il caso clinico assente dalle griglie del DSM V. Il vero f***e è l’uomo iperadattato, colui che pretende di separare la malattia dalla soggettività, che crede, in altre parole, di essere normale. Ne deriva, a rovescio, che una versione positiva della salute mentale non coincide affatto con la realizzazione dell’ideale normativo di una vita senza sintomi. Piuttosto il sano di mente assume l’impossibilità di quell’ideale poiché i suoi sintomi non sono anomalie da normalizzare, ma coincidono con il suo stesso essere.
Massimo Recalcati

www.doppiozero.com/che-cosa-e-la-salute-mentale

Al link, Massimo Recalcati, Romano Màdera, Nicole Janigro, Vittorio Lingiardi, Laura Pigozzi, Pietro Barbetta, Paolo Migone rispondono per Doppiozero
alla domanda "Che cos'è la salute mentale?".

Buona lettura!
SC

07/10/2023

Le idee / Franco Basaglia

«Ci sono sempre falsi profeti. Ma nel caso della psichiatria è la profezia stessa ad essere falsa, nel suo impedire, con lo schema delle definizioni e classificazioni dei comportamenti e con la violenza con cui li reprime, la comprensione della sofferenza, delle sue origini, del suo rapporto con la realtà della vita e con la possibilità di espressione che l'uomo in essa trova o non trova»

(in Follia/Delirio in Scritti, 1982)

13/05/2023
01/04/2023

Un legame famigliare generativo non dipende dal sangue, né dalla generazione biologica. Come danno dimostrazione spesso esemplare i genitori adottivi, mamma e papà non sono tali in quanto genitori naturali dei loro figli, ma solo in quanto hanno scelto di aderire con responsabilità illimitata alla cura dei loro figli.
Bisogna dunque distinguere con attenzione l’atto naturale della generazione di un figlio da quello della sua adozione simbolica. Il primo è dettato dalle leggi della natura ma può lasciare vacante la funzione genitoriale necessaria al figlio, mentre il secondo è condizione necessaria di ogni legame famigliare ma non dipende affatto da quelle leggi. [...] Generare un figlio non significa di per sé essere una madre o un padre. Madre e padre si diventa attraverso un gesto infinitamente ripetuto di adozione simbolica della vita del figlio. Questo significa che la cura non scaturisce dal sangue ma dal dono della cura, dalla pazienza e dal decentramento del proprio Io che fanno spazio alla vita del figlio.

https://www.massimorecalcati.it/images/Massimo_Recalcati_-_La_Repubblica_31_marzo_2023.pdf

Al link, "Diritti, mamma e papà non bastano": l'articolo di Massimo Recalcati per La Repubblica di ieri.

In foto, "Lion", Garth Davis, 2023

Buona lettura!
SC

24/03/2023

Condivido una poesia del Dott. Lazzarotto Muratori; la poesia come invenzione della lingua che trascende il codice della lingua..come forma d'arte che riesce a toccare qualcosa del Reale, dell'indicibile della morte, della sessualità e dell'amore avendo come mezzo il linguaggio.

Quelli che se ne vanno
nelle mani stringono il tempo
dei giorni inquieti e degli abbracci;
spendono rapidi il loro potere
e non dicono niente che sia ciò che era.

Noi che restiamo,
testimoni delle cose che cambiano,
fissiamo l'attimo come fosse legame;
spezziamo le parole con le mani,
resistiamo senza far rumore.

Non c'è amore che non distrugga
il tempo che non sa di essere
fragile come pelle cucita.

- Marco Lazzarotto Muratori

06/03/2023

“L’umano da solo nella sua possibilità di completa libertà dall’Altro è un’astrazione”

Lo schema ad L di Lacan ci dice infatti che esiste uno stretto legame che intreccia soggetto e Altro, nella misura in cui il soggetto non è mai senza l’Altro.
In questo schema si palesa un doppio raddoppiamento che coinvolge sia l’individuo (Soggetto e Io) sia l’Altro (piccolo e grande).

Tale lettura supera la visione ingenua della relazione oggettuale organizzata sulla sola intersoggettività, implicando una differenza tra relazione immaginaria e simbolica. A livello immaginario si reperisce il rapporto tra simili, quello che va dall’Io dell’uno all’Io dell’altro. A livello simbolico, invece, è l’Altro grande e piccolo a partecipare in modo decisivo alla fondazione del soggetto stesso.

Ecco che la relazione tra soggetto e Altro si rivela non soltanto intersoggettiva, ma al tempo stesso intrasoggettiva.

L’Altro tatua il soggetto e la sua marca si costituisce come parte essenziale del soggetto.

Tratto da: “Aprire il discorso. Supervisione psicoanalitica, istituzioni e clinica dell’adolescente” di Francesco Giglio

11/02/2023

I progetti “Jesi in uno scarabocchio” e “Foto_sintesi di Comunità”, linguaggi differenti per raccontare la città attraverso se stessi

Indirizzo

Via Del Molino 4
Jesi
60035

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00
Sabato 09:00 - 17:00

Telefono

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