07/07/2026
Bello o brutto che sia, sano o malato, desiderabile o respingente, il corpo ci accompagna per l’intero arco della vita. Non possiamo metterlo tra parentesi, né sospenderlo quando diventa scomodo. È il nostro primo domicilio e l’ultimo che abbandoniamo. È ciò che ci consente di assaporare il piacere e ciò che, senza chiedere permesso, ci insegna il dolore.
Si ha un bel parlare di anima, di mente, di psiche, ma senza corpo anche l’anima e la psiche svaniscono. Non perché non esistano, ma perché non hanno più dove abitare. Il corpo è il luogo in cui tutto accade prima di diventare pensiero. Prima della parola, prima della riflessione, prima della scelta consapevole. È nel corpo che si imprimono le prime esperienze di soddisfazione e di mancanza, di contatto e di rifiuto, di sicurezza e di minaccia. Ed è ancora nel corpo che queste esperienze continuano a riaffiorare, anche quando crediamo di averle superate o elaborate.
Parlare di corpo significa inevitabilmente parlare di sesso, di piacere, di eccitazione, di vergogna. Ma anche di salute e di malattia, di forza e di decadimento, di prestazione e di limite. Significa parlare di relazione, perché il corpo è il primo strumento con cui entriamo in contatto con l’altro. È ciò che mostra e ciò che nasconde, ciò che attrae e ciò che respinge, ciò che comunica anche quando vorremmo tacere.
Il corpo non mente.
Siamo noi, semmai, a mentire sul corpo.
✒️Rolando Ciofi, Riflessioni instabili