Alessandra Azara - Psicologa & Coach

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Alessandra Azara -  Psicologa & Coach "Ho fatto della psicologia una scelta di vita. Non contenta di ciò l'ho resa una professione.

Non esiste un modo giusto di vivere il lutto. 🤍C’è chi piange, chi non riesce a farlo. Chi sente il dolore fin da subito...
15/10/2026

Non esiste un modo giusto di vivere il lutto. 🤍
C’è chi piange, chi non riesce a farlo. Chi sente il dolore fin da subito e chi lo riconosce soltanto dopo tempo. Chi ha bisogno di parlarne e chi, almeno inizialmente, preferisce il silenzio.

A volte si può provare tristezza, rabbia, confusione, persino sollievo. Si può attraversare una giornata serena e sentirsi sopraffatti da un ricordo il giorno dopo.
Tutto questo ci ricorda che il lutto è un’esperienza profondamente personale, che non segue regole né tempi uguali per tutti.

Non dobbiamo confrontare il nostro dolore con quello degli altri, né sentirci in errore perché lo viviamo in modo diverso da come ci aspettavamo.
E soprattutto, non dobbiamo necessariamente attraversarlo da soli. Parlare con qualcuno di cui ci fidiamo, intraprendere un percorso individuale o condividere la propria esperienza in un gruppo possono essere modi per trovare uno spazio in cui sentirsi ascoltati e accolti.

🕊️ Normalizzare il lutto significa anche riconoscere che non esiste un solo modo di soffrire, né un solo modo di affrontare una perdita.
Ogni storia è diversa. Ogni legame ha il suo significato. E ogni persona merita di trovare il proprio spazio e i propri tempi.

💬 Se ti va, condividi nei commenti una riflessione su questo tema. E se preferisci custodirla per te, puoi semplicemente salvare questo post e tornarci quando ne avrai bisogno.

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Quando una persona vive un lutto, trovare le parole giuste può essere difficile. Spesso, nel tentativo di consolare, ris...
16/09/2026

Quando una persona vive un lutto, trovare le parole giuste può essere difficile. Spesso, nel tentativo di consolare, rischiamo di utilizzare frasi che possono involontariamente minimizzare il dolore o mettere pressione sulla persona affinché “stia meglio”.

Stare accanto a chi soffre non significa avere una soluzione o trovare le parole perfette. Significa, prima di tutto, **riconoscere il dolore, rispettare i tempi della persona e offrire una presenza autentica e non giudicante**.

In questo post ti propongo alcuni esempi concreti di cosa può essere utile dire e, al contrario, quali espressioni è preferibile evitare quando si vuole offrire sostegno a una persona in lutto.

Perché a volte non possiamo alleviare la sofferenza, ma possiamo contribuire a far sentire l’altro visto, ascoltato e meno solo. 🤍

Salva il post per poterlo rileggere quando ne avrai bisogno.

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“È passato un anno, dovresti stare meglio.”Frasi come questa nascono spesso dal desiderio di incoraggiare, ma rischiano ...
15/09/2026

“È passato un anno, dovresti stare meglio.”
Frasi come questa nascono spesso dal desiderio di incoraggiare, ma rischiano di trasmettere un messaggio diverso: che esista un tempo prestabilito entro cui il dolore
dovrebbe finire.

L’elaborazione del lutto non segue un calendario. Ci sono ricorrenze che riaprono la ferita, giornate inaspettatamente leggere e altre in cui la mancanza torna con forza.
Non significa che si stia tornando indietro. Significa che il legame con chi abbiamo perso continua a occupare uno spazio nella nostra vita.

Più che chiederci “Quanto tempo ci vorrà?”, può essere utile domandarci: “Di cosa ho bisogno oggi per attraversare questo momento con maggiore gentilezza verso me stesso?”.

Secondo te, il dolore ha una scadenza? Fammi sapere la tua opinione nei commenti!🙏🏻

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All’inizio può sembrare impossibile immaginare un giorno senza piangere.Poi, lentamente, può arrivare un momento in cui ...
22/08/2026

All’inizio può sembrare impossibile immaginare un giorno senza piangere.
Poi, lentamente, può arrivare un momento in cui ridi.
In cui ti diverti.
In cui pensi ad altro.
In cui passa un’intera giornata senza piangere.

E invece di sentirti sollevata, potresti sentirti in colpa.
“Come posso stare bene se mio figlio non c’è?”
Ma stare bene non significa aver smesso di amare.
Ridire, uscire, innamorarti, lavorare, viaggiare, vivere non cancellano ciò che è successo.

Il dolore può diventare meno presente senza diventare meno importante.
Puoi tornare a vivere e continuare a ricordare.
Puoi sorridere e avere ancora un figlio nel cuore.
E puoi concederti momenti di felicità senza sentirti in colpa per essere ancora qui. 🤍

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06/02/2026

● La disregolazione emotiva: come riconoscerla, accoglierla e ritrovare equilibrio.

● "Ti è mai capitato di avere una reazione totalmente sproporzionata, sopraffatto da un’emozione?
Si tratta di un attacco di rabbia?
Sarà un momento di aggressività dovuto a un periodo di forte stress?
Quali sono le cause che generano queste esplosioni emotive?

● Si chiama disregolazione emotiva: vediamo cos’è, perché accade e come la scienza ci aiuta a ritrovare equilibrio e calma interiore.

● Ciascuno di noi ha un’ampiezza limite entro la quale provare determinate emozioni è gestibile e confortevole, senza che si verifichi una vera e propria disregolazione emotiva o verso il basso (spegnendosi o deprimendosi) o verso l’alto (accese manifestazioni di rabbia, impulsività o reattività): paura, rabbia, vergogna, colpa, nostalgia, tristezza, ma anche gioia, felicità, empatia, ecc.
La disregolazione emotiva agisce quando la finestra entro cui le emozioni sono gestibili viene superata: in altre parole, non riesco a contenere l’emozione che provo.

● Le reazioni sono tante e diverse da persona a persona: urlando, non riuscendo a controllare il tremore, iniziando a piangere, non riuscendo a controllare ciò che accade dentro, rompendo piatti, attaccando con violenza verbalmente e anche fisicamente l’altra persona, dicendo cose terribili, spegnendosi completamente. In ogni caso la persona starà cercando di difendersi da una guerra che sta scoppiando dentro di sé e a cui deve cercare di sopravvivere.

● L’ampiezza dello spazio entro il quale riusciamo a provare e gestire un’emozione si va a formare durante il nostro sviluppo grazie alle figure genitoriali, al primo cerchio delle persone che si prendono cura di noi e all’ambiente nel quale ci siamo trovati e che ci ha sollecitati.

● Maggiore è stata la qualità e la quantità di cura che abbiamo ricevuto, e la possibilità di esplorare la nostra gamma emotiva durante il nostro sviluppo, maggiore è l’ampiezza entro la quale possiamo provare un’emozione senza sregolarci.

● Minore è stata la cura, maggiori le costrizioni e il dover ridurre e castrare le emozioni (come quando ci hanno detto che non andava bene provare determinate emozioni, come rabbia, paura, vergogna…) o gli spaventi legati alle emozioni, e minore è la nostra capacità di rimanere in quella emozione senza disregolarci per provare a difenderci.
Una parola detta male, una critica, un messaggio ignorato… e all’improvviso una reazione impulsiva diventa totalmente sproporzionata.

● Potrebbe, dunque, trattarsi di un episodio di disregolazione emotiva, un fenomeno sempre più diffuso in tempi di stress e iperconnessione.
La disregolazione emotiva è una difficoltà nel gestire la forza e la durata delle emozioni.
Non è mancanza di volontà, ma una reazione del cervello, dove l’amigdala (la nostra “sentinella del pericolo”) prende il sopravvento sulla corteccia prefrontale, la parte che ci aiuta a ragionare e calmarci.

● Uno studio pubblicato su PLOS ONE (2022) mostra che, sotto emozioni intense, tendiamo a perdere le strategie efficaci di gestione e a rimuginare, alimentando ansia e frustrazione.
È come se il cervello si trovasse “senza freni”, anche per piccoli eventi quotidiani: “Quando litigo con mia madre, esplodo. Urlo, piango, poi mi chiudo in camera. Dopo mi sento vuota…”.
“Un collega ha dimenticato una mail e io ho perso la testa. Poi ho capito che non era lui il problema, era la mia reazione”. ....

● Regolare le emozioni non significa reprimerle, significa imparare a danzare con esse.
Come ricorda Daniel Goleman: “La capacità di calmare se stessi è una delle forme più profonde di intelligenza”.
La disregolazione emotiva non è debolezza, ma un invito a rallentare e ad ascoltare il corpo e la propria interiorità quando parlano.
A respirare dentro l’emozione, fino a ritrovare, con dolcezza, il proprio equilibrio nella profondità di ciò che stiamo provando.

● Ci sono tante pratiche che possono essere consigliate. Quelle che preferisco riguardano sicuramente la respirazione consapevole e la meditazione.
Diverse pratiche di respirazione consapevole .... calmano il sistema nervoso e trasformano le emozioni disfunzionali in stati di quiete, presenza e pace, disinnescando l’eccessiva reattività.

● La pratica regolare della meditazione, inoltre, anche solo 12 minuti ogni giorno, ha un grande effetto regolatore proprio sulla salute mentale (stati di ansia, attacchi di panico, eccessiva sensibilità emotiva e depressione).

● Esiste una vasta letteratura scientifica che prova l’efficacia pragmatica di questo approccio su salute, benessere e qualità della vita.
Creare quotidianamente spazi rituali di calma, ascolto, meditazione, silenzio e pace è un balsamo contro l’iperattività e lo stress a cui ci sottoponiamo".

Tratto da: "Il Corriere della sera" , 29 gennaio 2026

Non esiste un solo tipo di lutto.E non sempre riguarda la morte.Si può vivere un lutto per:– la perdita di una persona a...
31/01/2026

Non esiste un solo tipo di lutto.
E non sempre riguarda la morte.
Si può vivere un lutto per:
– la perdita di una persona amata
– la fine di una relazione importante
– un ab**to spontaneo o una gravidanza interrotta
– una malattia che cambia la vita
– la perdita di un lavoro o di un progetto
– un trasferimento, una separazione, un cambiamento forzato
Il lutto è ogni volta che perdiamo qualcosa che dava senso, identità, sicurezza.
E spesso il dolore non viene riconosciuto:
“Non era così grave”,
“Devi andare avanti”,
“Capita a tutti”.
Ma il corpo e la mente non funzionano così.
Se qualcosa era importante per te, la perdita merita spazio.
Riconoscere il proprio lutto è il primo passo per potersene prendere cura.
Anche quando è silenzioso.
Anche quando non si vede.
🤍 Ogni lutto è legittimo. Anche il tuo Dott.ssa Alessandra Azara
Psicologa Psicoterapeuta Gestalt – EMDR
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Il lutto non ha tempi giusti, né modi corretti.Ognuno soffre come può, come sa.Non devi essere forte, devi solo essere v...
29/01/2026

Il lutto non ha tempi giusti, né modi corretti.
Ognuno soffre come può, come sa.
Non devi essere forte, devi solo essere vero con te stesso.
E, se puoi, non restare da solo nel tuo dolore. 🤍
Se senti il bisogno di uno spazio di ascolto, chiedere aiuto è un atto di cura.
Dott.ssa Alessandra Azara
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Il panico non è una malattia del corpo.
È un sistema di allarme che ha perso la strada.Più lo combatti, più si rafforza....
25/01/2026

Il panico non è una malattia del corpo.
È un sistema di allarme che ha perso la strada.
Più lo combatti, più si rafforza.
Più impari ad ascoltarlo, più si calma.
In terapia lavoriamo per:
• interrompere il circolo della paura
• recuperare fiducia nel corpo
• imparare ad attraversare l’esperienza senza scappare
Non sei fragile.
Sei in iper-allarme.
E puoi tornare a sentirti al sicuro.
—
Dott.ssa Alessandra Azara
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Presso lo studio di Roma accolgo percorsi di psicoterapia individuale e di coppia, integrando l’approccio Gestalt ed EMD...
20/01/2026

Presso lo studio di Roma accolgo percorsi di psicoterapia individuale e di coppia, integrando l’approccio Gestalt ed EMDR, in un contesto riservato e protetto. Lo studio di Roma nasce dall’ascolto delle richieste di chi vive in città e sente il bisogno di uno spazio di psicoterapia accessibile e continuativo. 📍 Via Tibullo 10, scala B – piano 3
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08/01/2026

"Se ogni lutto, anche quello più elaborato, più “accettato”, conservasse sempre un resto, una scheggia, un punto dolente che continua a pulsare dentro di noi?
Ho sempre pensato che esista qualcosa di irriducibile nel dolore della perdita, una ferita che non guarisce mai del tutto.
Possiamo provare a rimarginarla, a darle un senso, ma resta sempre lì: come una cicatrice che, al cambiare del tempo o delle stagioni, torna a farsi sentire...
Forse dovremmo accettare che il lutto non è qualcosa che si supera, ma qualcosa che si trasforma.
Che dentro di noi non muore mai davvero ciò che abbiamo amato: cambia forma, si riconfigura, diventa un’altra presenza.
È un’operazione di metamorfosi, un’opera interiore di trasformazione del dolore in significato, della perdita in creazione.
Il lutto, se resta senza lavoro, ci incatena al passato, ci condanna alla paralisi della malinconia.
Ma se trova una via, se riesce a generare senso, allora può aprirci di nuovo alla vita.
È qui che nasce una nuova forma di nostalgia — non quella sterile del rimpianto, ma quella grata, viva, che illumina come la luce delle stelle morte: una luce che ci raggiunge da un corpo che non esiste più, ma che continua a splendere.
La nostalgia delle stelle morte è questo: la memoria che non spegne, ma accende; il dolore che non distrugge, ma trasforma;
il passato che non ci trattiene, ma ci invita ad andare avanti.
Il lutto, allora, non è mai solo perdita.
È anche promessa.
È un ritorno di luce - quella che proviene da ciò che abbiamo amato, e che, anche se non c’è più, continua a mostrarci la via."

Massimo Recalcati

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