15/06/2026
Seguo Geopop praticamente dagli inizi, da quando nel 2018 l'ho incontrato su fb e continuo a leggere e condividere con interesse molti dei loro contenuti divulgativi.
Oggi mi ha colpito particolarmente questo post dedicato alla plusdotazione.
Nella mia pratica clinica incontro spesso bambini, ragazzi, adolescenti e adulti plusdotati e, nel tempo, grazie all'esperienza clinica e a una formazione specifica sulla plusdotazione e sulle neurodivergenze, ho imparato che un alto potenziale significa molto più di un punteggio elevato a un test di intelligenza.
È un modo particolare di percepire, elaborare e vivere il mondo, che può rappresentare una grande risorsa ma che, allo stesso tempo, può portare con sé difficoltà, incomprensioni, senso di diversità, sovraccarico emotivo e fatica nelle relazioni.
Anche la terapia, in questi casi, assume spesso caratteristiche diverse: richiede di comprendere modalità di pensiero, bisogni e sensibilità che non sempre rientrano nei modelli più comuni.
Per questo credo sia importante continuare a fare informazione e diffondere una cultura della plusdotazione che vada oltre stereotipi e luoghi comuni.
Buona lettura.
Spesso si pensa che una persona plusdotata sia semplicemente qualcuno con un'intelligenza fuori dal comune o un quoziente intellettivo molto alto, ma la plusdotazione è in realtà una caratteristica innata e complessa che influisce sull'intera struttura del cervello e sul modo profondo di percepire il mondo esterno. Dal punto di vista neurologico, la mente di un individuo plusdotato funziona in modo completamente differente rispetto alla media, mostrando un'attività cerebrale molto più intensa, dinamica e ramificata. Il loro cervello, infatti, possiede un numero nettamente maggiore di connessioni neuronali e presenta una corteccia cerebrale più spessa in determinate aree specifiche, elementi biologici che permettono alle informazioni e ai pensieri di viaggiare a una velocità straordinaria. Questo rapido scambio di dati si traduce in quello che gli esperti chiamano pensiero "arborescente": si tratta di un modo di ragionare non lineare, in cui un singolo concetto non segue una strada dritta ma si ramifica all'infinito in pochissimi secondi, creando mille nuove idee collegate tra loro. Se da un lato questo meccanismo favorisce una straordinaria creatività e la capacità di risolvere problemi complessi, dall'altro può generare un forte sovraccarico mentale e una costante sensazione di caos interiore. Un'altra caratteristica biologica fondamentale delle persone plusdotate è l'iperstimolabilità, causata da un sistema nervoso estremamente sensibile che reagisce in modo amplificato a qualsiasi tipo di stimolo visivo, acustico, sensoriale ed emotivo. Questa spiccata sensibilità fa sì che queste persone sperimentino l'empatia e le emozioni con una profondità eccezionale, arrivando a volte a sentirsi letteralmente sopraffatte dall'ambiente circostante o dai sentimenti altrui. Nonostante queste doti straordinarie, il contesto sociale e quotidiano rappresenta spesso una sfida complessa e dolorosa: non è raro, infatti, che bambini e adulti plusdotati vadano incontro al fenomeno del "sotto-rendimento", isolandosi dal resto del gruppo o ottenendo risultati scolastici e lavorativi di gran lunga inferiori alle loro reali capacità a causa della noia, della frustrazione o della mancanza di stimoli adeguati. Per questa precisa ragione, la plusdotazione non deve essere considerata un vantaggio automatico o un superpotere da invidiare, ma una vera e propria neurodivergenza che necessita di essere compresa a fondo e supportata correttamente sia in famiglia che nella società, così da evitare l'isolamento e permettere alla persona di esprimere serenamente il proprio potenziale.
E voi? Avete mai conosciuto qualcuno con una mente plusdotata?