Giulia Gerlotti

Giulia Gerlotti Specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale
Iscritta all'ordine degli Psicologi della Toscana n. 7471

A volte non sei “troppo sensibile”.Sei una persona che, per molto tempo, ha imparato a trattenere.A trattenere le emozio...
18/05/2026

A volte non sei “troppo sensibile”.
Sei una persona che, per molto tempo, ha imparato a trattenere.

A trattenere le emozioni per non disturbare.
I bisogni per non sentirsi “eccessivo”.
La rabbia per paura di essere giudicato.
La tristezza per non apparire fragile.

Molte persone arrivano in terapia con la convinzione di dover essere sempre forti, razionali, controllati.
Ma ciò che viene ignorato o represso non scompare: spesso si accumula nel corpo, nelle relazioni, nella stanchezza mentale, nella difficoltà a sentirsi davvero presenti nella propria vita.

Dal punto di vista psicologico, la sensibilità non è un difetto.
È la capacità di percepire con profondità ciò che accade dentro e fuori di noi.

Il problema nasce quando, nel tempo, si impara che mostrare emozioni non è sicuro.
Allora si inizia ad adattarsi continuamente agli altri, a minimizzare ciò che si prova, a mettere sé stessi in secondo piano.

E lentamente può comparire una sensazione difficile da spiegare: quella di sentirsi scollegati da sé.

La psicoterapia può diventare uno spazio protetto in cui:

🌿 riconoscere i propri bisogni emotivi
🌿 comprendere i meccanismi costruiti nel tempo
🌿 sviluppare maggiore consapevolezza emotiva
🌿 imparare forme di relazione più autentiche e meno basate sul dover “funzionare” sempre

Non per diventare persone diverse.
Ma per sentirsi, gradualmente, più vicini a sé stessi.

Per maggiori info 📲3333153819 o 📧[email protected]

Quante volte ti è capitato di stare male… e subito dopo iniziare a giudicarti per questo?“Non dovrei reagire così.”“Sto ...
06/05/2026

Quante volte ti è capitato di stare male… e subito dopo iniziare a giudicarti per questo?

“Non dovrei reagire così.”
“Sto esagerando.”
“Gli altri riescono a gestirla meglio.”

Succede qualcosa di sottile ma molto comune: non basta la sofferenza che stiamo provando, perché a quella aggiungiamo anche la pressione di non “doverla” provare.

Come se esistesse un modo giusto di sentirsi, e tutto ciò che se ne discosta fosse un errore da correggere.

Ma le emozioni non funzionano così. Non sono una prova da superare, né un difetto da eliminare. Sono risposte umane a ciò che viviamo, con la nostra storia, la nostra sensibilità, le nostre risorse del momento.

💭 Il punto non è evitare di soffrire, ma imparare a non peggiorare la sofferenza con il giudizio verso noi stessi.

A volte, il primo cambiamento possibile non è “stare meglio”, ma smettere di trattarsi male mentre si sta male.

Dott.ssa Giulia Gerlotti

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Dire ‘no’ può attivare sensi di colpa profondi, soprattutto se siamo abituati a sentirci responsabili degli altri.Ma ogn...
06/05/2026

Dire ‘no’ può attivare sensi di colpa profondi, soprattutto se siamo abituati a sentirci responsabili degli altri.

Ma ogni volta che dici sì controvoglia, stai mettendo da parte un tuo bisogno.

Nel tempo, questo può creare distanza da te stessə e alimentare frustrazione nelle relazioni.

💭 Un confine non è un rifiuto dell’altro.
È una forma di rispetto verso di sé.

Imparare a tollerare il senso di colpa iniziale fa parte del processo.

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Abbi pazienza. Abbi fede nei momenti di fatica, sconforto, solitudine.Resta calma quando ogni cosa è aggrovigliata, o sf...
13/04/2026

Abbi pazienza. Abbi fede nei momenti di fatica, sconforto, solitudine.
Resta calma quando ogni cosa è aggrovigliata, o sfugge e non torna.

Una cosa è l’impegno, altra cosa è invece l’accanimento.
Tu rimani aggrappata alla vita, ciò che deve andare: lascia che vada.

Sii saggia, impara a discernere.
Abbi il coraggio di avere a che fare con il buio.

Come un seme d’inverno nella terra. Resta.
Con la fiducia che la luce arriva. Sempre.

Ora è il momento di radicarsi.
Abbi pazienza, alcune cose, semplicemente, la richiedono.

Che stare nelle cose non è subire passivamente, ma essere incubazione di vita sapiente che conosce il tempo dell’azione e lo rispetta.

Sei natura: sii natura.
Ricorda che ogni cosa è ciclica, ogni cosa per rinascere deve morire; che ogni stato è impermanente.

Con grazia ora osserva, nota, impara.
Permettiti di evolvere.
Abbi “una selvaggia pazienza”.
Dedicati.

Presto ci sarà una nuova primavera. 🌸✨🌱

Se senti che stai attraversando un momento simile e fai fatica a restare in contatto con te stesso, questo può essere un tema da portare in un percorso di psicoterapia. Per maggiori info 📲 3333153819 o 📧[email protected]

Esistono due modi di vivere il tempo:Chronos e Kairos.Chronos è il tempo che scorre, lineare, misurabile.Sono i minuti, ...
09/04/2026

Esistono due modi di vivere il tempo:
Chronos e Kairos.

Chronos è il tempo che scorre, lineare, misurabile.
Sono i minuti, le scadenze, le agende che ci dicono cosa fare e quando.
Ci ricorda che la vita avanza, che tutto ha un inizio e una fine.
È necessario, ma spesso ci spinge a correre, a prevedere, a voler capire tutto subito.

Kairos, invece, è il tempo della pienezza, del significato.
Non si misura, si percepisce.
È il momento in cui qualcosa dentro di noi trova forma,
quando le emozioni si chiariscono, le scelte si illuminano,
quando la vita ci parla e noi siamo pronti ad ascoltarla.

In psicologia, imparare a vivere secondo il Kairos significa:

🌀 saper attendere senza fretta, restando presenti
🌀 concedersi lo spazio necessario per capire ciò che proviamo
🌀 permettere al discernimento di emergere senza forzarlo

Chronos ci organizza, ci guida, ci tiene a galla.
Kairos ci insegna ad ascoltarci, a sentire e ad accogliere.

A volte il vero coraggio non sta nel correre contro il tempo, ma nel fermarsi abbastanza a lungo da sentire la verità nascosta, da permettere a ciò che è profondo di emergere.

E solo allora, quando Chronos e Kairos si incontrano,
si scopre che la vita non è solo passare, ma anche capire, sentire e trasformare 🧡

In psicoterapia puoi imparare a farlo senza fretta, ascoltando davvero te stesso.
Per maggiori info 📲3333153819 o 📧[email protected]

💭 L’overthinking non è solo “pensare troppo”: è un meccanismo della mente che vuole controllo… ma spesso ti intrappola.📝...
30/03/2026

💭 L’overthinking non è solo “pensare troppo”: è un meccanismo della mente che vuole controllo… ma spesso ti intrappola.

📝 Non si tratta di eliminare i pensieri, ma di imparare a gestirli: scegliere quali seguire, quali lasciare andare e quando passare all’azione.

🚶 Anche un piccolo passo può interrompere il loop e ridarti chiarezza e calma.

💾 Salva questo post per quei momenti in cui la mente corre troppo!

Per maggiori info 📲3333153819 o 📧[email protected]

Sono in ritardo di due giorni per parlare della Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, dedicata ai disturbi della nutr...
15/03/2026

Sono in ritardo di due giorni per parlare della Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, dedicata ai disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, che si celebra il 13 marzo.
Ma in fondo, ricordarlo solo un giorno all’anno non basta. È un tema che merita attenzione, ascolto e consapevolezza ogni giorno.

Quest’anno ho avuto l’onore di essere invitata, insieme al mio collega , a partecipare come relatrice, in qualità di psicoterapeuta specializzata nei DCA, ad un evento organizzato dal Comune di San Casciano in Val di Pesa e .

È stata una giornata intensa, ricca di emozioni e di riflessioni profonde.
Uno dei momenti più toccanti è stato ascoltare una storia raccontata in prima persona: il percorso di chi ha attraversato l’anoressia e la bulimia, con tutto il dolore, la solitudine - talvolta presente anche quando accanto ci sono persone care - e la fatica che queste esperienze possono portare con sé.

Sentire queste parole dal vivo ci ricorda quanto, dietro una diagnosi, ci siano vite, storie, relazioni, fragilità, ma anche una grande forza nel chiedere aiuto e nel cercare una strada verso la cura.
Anche il pubblico ha partecipato con grande coinvolgimento: le domande sono state molte, sincere, spesso cariche di emozione. Segno che esiste un bisogno reale di parlare, comprendere e non sentirsi soli di fronte a queste difficoltà.

I DCA non riguardano solo il rapporto con il cibo o con il corpo. Spesso raccontano sofferenze emotive profonde, bisogni di controllo, paure, fragilità nell’autostima e difficoltà relazionali. Possono colpire persone di ogni età e genere e coinvolgono profondamente anche le famiglie.

Per questo è così importante fare informazione, creare spazi di ascolto e ridurre lo stigma. Chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma un passo fondamentale nel percorso di cura.

Il fiocchetto lilla si celebra il 13 marzo.
Ma l’attenzione, la sensibilità e la cura verso questi temi dovrebbero accompagnarci ogni giorno. 💜

Sono in ritardo di due giorni per parlare della Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, dedicata ai disturbi della nutr...
15/03/2026

Sono in ritardo di due giorni per parlare della Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, dedicata ai disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, che si celebra il 13 marzo.
Ma in fondo, ricordarlo solo un giorno all’anno non basta. È un tema che merita attenzione, ascolto e consapevolezza ogni giorno.

Quest’anno ho avuto l’onore di essere invitata, insieme al mio collega , a partecipare come relatrice, in qualità di psicoterapeuta specializzata nei DCA, ad un evento organizzato dal Comune di San Casciano in Val di Pesa e .

È stata una giornata intensa, ricca di emozioni e di riflessioni profonde.
Uno dei momenti più toccanti è stato ascoltare una storia raccontata in prima persona: il percorso di chi ha attraversato l’anoressia e la bulimia, con tutto il dolore, la solitudine - talvolta presente anche quando accanto ci sono persone care - e la fatica che queste esperienze possono portare con sé.

Sentire queste parole dal vivo ci ricorda quanto, dietro una diagnosi, ci siano vite, storie, relazioni, fragilità, ma anche una grande forza nel chiedere aiuto e nel cercare una strada verso la cura.
Anche il pubblico ha partecipato con grande coinvolgimento: le domande sono state molte, sincere, spesso cariche di emozione. Segno che esiste un bisogno reale di parlare, comprendere e non sentirsi soli di fronte a queste difficoltà.

I DCA non riguardano solo il rapporto con il cibo o con il corpo. Spesso raccontano sofferenze emotive profonde, bisogni di controllo, paure, fragilità nell’autostima e difficoltà relazionali. Possono colpire persone di ogni età e genere e coinvolgono profondamente anche le famiglie.

Per questo è così importante fare informazione, creare spazi di ascolto e ridurre lo stigma. Chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma un passo fondamentale nel percorso di cura.

Il fiocchetto lilla si celebra il 13 marzo.
Ma l’attenzione, la sensibilità e la cura verso questi temi dovrebbero accompagnarci ogni giorno. 💜

disturbialimentari

Le cicatrici raccontano sempre due storie. La prima parla del dolore, di quel momento in cui qualcosa si è rotto: un’ass...
07/03/2026

Le cicatrici raccontano sempre due storie.

La prima parla del dolore, di quel momento in cui qualcosa si è rotto: un’assenza, una delusione, una perdita, una ferita invisibile che forse nessuno ha visto davvero.

La seconda, più silenziosa ma potentissima, parla della vita che ha continuato a scorrere. Parla di come il corpo e l’anima abbiano lavorato lentamente per ricucire, per trovare nuovi equilibri, per restare.

Ogni cicatrice è una memoria trasformata.
Non cancella il dolore, ma lo attraversa.
E forse è proprio questo che rende le cicatrici così profondamente umane: non sono il segno della fragilità, ma la prova della capacita di guarire.
Se ci pensiamo, ognuno di noi ne porta alcune.
Alcune visibili.
Molte invisibili.

Eppure sono anche i luoghi in cui siamo diventati più consapevoli, più sensibili, più veri.
Prendersi cura delle proprie ferite non significa restare nel dolore, ma dare spazio alla guarigione.

Perché a volte proprio li, dove ci siamo spezzati, abbiamo iniziato a ricostruirci.


interiore

Le cicatrici raccontano sempre due storie.La prima parla del dolore, di quel momento in cui qualcosa si è rotto: un’asse...
07/03/2026

Le cicatrici raccontano sempre due storie.

La prima parla del dolore, di quel momento in cui qualcosa si è rotto: un’assenza, una delusione, una perdita, una ferita invisibile che forse nessuno ha visto davvero.

La seconda, più silenziosa ma potentissima, parla della vita che ha continuato a scorrere. Parla di come il corpo e l’anima abbiano lavorato lentamente per ricucire, per trovare nuovi equilibri, per restare.

Ogni cicatrice è una memoria trasformata.
Non cancella il dolore, ma lo attraversa.
E forse è proprio questo che rende le cicatrici così profondamente umane:
non sono il segno della fragilità, ma la prova della capacità di guarire.
Se ci pensiamo, ognuno di noi ne porta alcune.
Alcune visibili.
Molte invisibili.
Eppure sono anche i luoghi in cui siamo diventati più consapevoli, più sensibili, più veri.
Prendersi cura delle proprie ferite non significa restare nel dolore, ma dare spazio alla guarigione.

Perché a volte proprio lì, dove ci siamo spezzati, abbiamo iniziato a ricostruirci. 🌿
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50055

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