05/06/2026
Forse ci pensi spesso.
Quella domanda che gira e rigira, di notte soprattutto, o in quei momenti di silenzio in cui lui è lì ma sembra lontanissimo:
“Sono io che pretendo troppo, o c’è davvero qualcosa che non va?”
Voglio dirti una cosa che forse nessuno ti ha detto con chiarezza.
Quando i comportamenti dell'altro ti turbano, ti feriscono e tu sei combattuta tra mollare la relazione o continuare a perseverare puoi imparare a discernere se quei comportamenti che ti fanno soffrire derivino da una difesa o se è una struttura.
Esiste infatti una differenza enorme tra una difesa e una struttura.
E confonderle è umano, normalissimo — ma ti costa carissimo.
Una difesa è come del fango sulla pelle.
La difesa si trova in quella risposta brusca, nel voler ferire te per proteggere se stesso, nel fuggire per non toccare i suoi punti di dolore.
È qualcosa che l’altro porta, che lo protegge, ma che, in qualche modo, può andare via.
La riconosci molto bene perchè scatta solo con un trigger che porta l'altro a proteggere una parte sensibile di sè.
Con il tempo, con il percorso giusto, con la volontà di guardare dentro, quella difesa può sciogliersi.
Una struttura è diversa.
È come chiedere a qualcuno di cambiare le ossa.
Non si può.
Non perché sia cattivo, non perché non ti voglia bene - a modo suo — ma perché è fatto così.
E tu, con tutta la tua pazienza, con tutto il tuo amore, non puoi cambiarlo!
Il vuoto che senti non è una tua fantasia. È una informazione che l'altro ha come il DNA e che tu non puoi in alcun modo modificare.
Quando per lui la relazione “c’è” anche se tu senti che "non c'è", o tu sei coinvolta e l'altro guarda altrove, quando tu vedi amore e lui legge altro.
Quando ti senti sempre troppo — troppo sensibile, troppo bisognosa, troppo tutto — forse il problema non è quanto senti tu.
Forse è quanto non sente lui.
La domanda giusta non è “devo insistere o mollare?”
La domanda giusta è:
quello che mi manca è qualcosa che lui può imparare, o è qualcosa che lui proprio non può dare?
Le competenze si acquisiscono. La struttura no.
E tu meriti qualcuno che non ti faccia sentire in colpa per esistere.
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