12/03/2022
After life (o il diritto di non essere felici solo perché lo vogliono gli altri)
Credo che non ci siano tempi standard per tornare ad essere felici quando cose terribili ti accadono, e mai ci saranno. A volte succede all’improvviso, dopo che hai dato fondo a tutta la rabbia e l’amarezza che hai dentro.
Ripenso a quel dolore, quello che arriva dopo che ti scontri con l’ingiustizia della vita, con un’incognita che speri non ti appartenga. Diventi così una persona diversa, quella che non volevi essere, magari cinica, negativa, arrabbiata. O forse diventi ciò che sei veramente, quando tutti gli scudi vengono giù.
Tanto, chi se ne frega, arrivato a quel punto.
Le persone che ti sono accanto da più tempo si fanno necessariamente più vere. Alcuni si allontanano, non riescono a reggere. Quelli che per tutta una serie di motivi restano arrivano poi a chiedersi il perché, finendo per parlare di qualsiasi cosa tranne di quella che ti fa male. Ma le parole prima o poi finiscono e rimane solo il silenzio a far da collante, quando non sei tu a romperlo per vomitare ancora e ancora, anche se segretamente ne vorresti ancora altro di conforto.
Per distrarti, per dimenticare.
Finisci per cercarlo anche altrove il conforto.
In questo immenso vagare se sei fortunato e stanco alla fine smetti di illuderti e speri che il dolore che arriva, e che arriva poi (puntuale), sia meno peggio dell’ultima volta.
Vorresti che passasse tutto in una volta, come un treno.
Invece diventa solo un passeggero scomodo, un’ombra da scucire. Tanto il caos interno che vorresti talvolta solo essere lasciato in pace. Ti senti come il tuo peggior nemico, quando riesci a riemergere dalle acque in cui galleggi, perché ormai sei talmente abituato a quel dolore che ci sei affezionato.
Forse è solo allora che inizia il viaggio. Ma non è un viaggio di ritorno, non è un cerchio che si chiude.
Ogni cosa è andata avanti senza di te, non aveva bisogno del tuo permesso. E tu sei così esausto che è meglio ridurre, fare poche cose, quelle più semplici.
La luce del sole, però, non ti abbaglia più.
E quella lente che inscurisce la realtà ti fa scorgere dettagli che non avresti potuto altrimenti.
Come quell’angolo buio in fondo all’anima al quale ogni tanto puoi dare luce, per vedere quel nuovo pilastro pronto a sorreggerti.
Sorridi di quel dolore, perché ti ha reso ciò che sei. Ma soprattutto perché non sarà più annichilente.
La vera fortuna è essere visti per quello che si è.
Grazie Ricky Gervais