10/08/2026
La reietta (1851)
Nella didascalia di questo post viene descritta la scena "una giovane donna costretta ad abbandonare la propria casa. Tiene il suo bambino tra le braccia mentre viene cacciata nella neve dal padre. Nella stanza alle sue spalle regna la disperazione: una sorella lo implora di fermarsi, un'altra è crollata contro il muro, la figlia più piccola osserva confusa e la madre rimane immobile, consolando il figlio che piange invece di difendere la propria figlia.
Ciò descrive esattamente quello che diciamo ogni giorno, le dinamiche familiari non sono cambiate: la figlia che viene punita per non aver obbedito e per aver "mangiato il frutto proibito" senza il permesso dell'autorità materna, il padre utilizzato come bastone e si prende tutte le responsabilità di averla cacciata via dalla famiglia, nel frattempo il volto della madre non sembra triste, non si dispera come gli altri figli, rimane lì impassibile a consolare l'unico figlio maschio mentre osserva la scena, noncurante delle altre figlie disperate o della figlia e del nipote che vengono mandati via, proprio perché è lei in primis a condannarla per non essere rimasta nel ruolo di figlia e per essersi permessa di ottenere il ruolo di Dio. Viene quindi cacciata via dal paradiso terrestre dopo aver mangiato il frutto proibito.
Quindi la donna incinta mette in crisi la pretesa della madre di essere l'unico dio! E nella società cattolica la giovane femmina è costretta a passare per pu***na per innescare il conflitto generazionale. Dunque in questa società di barbari primitivi l'emancipazione parte sempre col trauma!
Con il trauma e la colpa. La natura la sessualità e l' amore sono eversive per l'assolutismo teocratico di matrix. Cosi è in famiglia e così pure nella società.
Tutto va riportato al controllo fisico spirituale economico politico e sociale.
Il vero limite è la difficoltà della giovane di rivendicare autonomia e potere affettivo anziché esibire nevrosi, odio, aggressività e autolesionismo.
Simone Alfarano, Michela Maffei, Sergio Martella.