Alessandro Rotondo - Psichiatra

Alessandro Rotondo - Psichiatra Alessandro Rotondo
SPECIALISTA IN PSICHIATRIA
PROFESSORE A C. UNIVERSITÀ DI PISA

Mi occupo da olt

Le “punture” che cambiano la fame.Nati per il diabete, oggi protagonisti nella terapia dell’obesità, gli agonisti del GL...
29/04/2026

Le “punture” che cambiano la fame.

Nati per il diabete, oggi protagonisti nella terapia dell’obesità, gli agonisti del GLP-1 stanno cambiando il modo in cui pensiamo fame, dieta e autocontrollo.

Non è solo una questione di chili.
Questi farmaci non “bruciano grasso”: modificano il dialogo tra corpo e cervello. Aumentano la sazietà, rallentano lo svuotamento gastrico e riducono l’intensità con cui il cibo — soprattutto quello più gratificante — si impone alla mente. 🧠

👉La vera svolta è questa:
non agiscono solo su quanto mangiamo, ma anche su quanto desideriamo mangiare.

Perché fame e craving non sono la stessa cosa:
- la fame è un bisogno biologico
- il craving è un desiderio urgente, selettivo, difficile da ignorare

Ed è proprio su questo secondo livello che questi farmaci sembrano intervenire, abbassando il “volume” del richiamo del cibo.

Le molecole più recenti, come quelle a doppio segnale GLP-1 + GIP, sembrano amplificare ulteriormente questo effetto, con risultati spesso più marcati sul peso e sul comportamento alimentare.
Ma le semplificazioni vanno evitate.

Funzionano bene, sì, ma:
✔ non sono una cura definitiva
✔ il peso tende spesso a risalire dopo la sospensione
✔ richiedono una gestione di lungo periodo
✔ hanno effetti collaterali, soprattutto gastrointestinali

E le diete? Non spariscono, ma cambiano ruolo.
Meno moralismo, più lavoro concreto: qualità del cibo, tutela della massa magra, sostenibilità nel tempo.

C’è poi una pista emergente, ancora preliminare: la possibile riduzione di altri comportamenti compulsivi, come l’alcol.

Sul piano psicologico, invece, il quadro resta aperto: non ci sono prove solide né di danni diffusi né di benefici certi su depressione e ansia.

📌 La vera novità, in fondo, non è solo clinica: è culturale.
L’obesità smette di essere letta come una semplice mancanza di volontà e appare sempre più per ciò che è: una condizione biologica complessa, che coinvolge metabolismo, cervello e ricompensa.

Leggi qui l'articolo completo

Nati per il diabete e diventati protagonisti della terapia dell’obesità, i GLP-1 agonisti stanno cambiando il modo in cui pensiamo a fame, dieta e Le punture che cambiano la fame

25/03/2026

Il latte che diventa veleno: il paradiso breve della dipendenza, l’inferno che resta. 😵‍💫🥛

In questo video crudo, ma efficace, il latte — simbolo universale di nutrimento e conforto — diventa una metafora efficace della dipendenza: qualcosa che promette sollievo immediato, che sembra proteggere, ma che lentamente può trasformarsi in una trappola. 😵‍💫

La dipendenza quasi mai si presenta come distruzione. Arriva come sollievo. Come una scorciatoia emotiva. Può assumere molte forme: sostanze, alcol, gioco, cibo, sesso, schermi. Tutto ciò che riesce a spegnere, anche solo per un attimo, un disagio più profondo.

All’inizio è piacere. Il cervello registra quell’esperienza come rilevante, da cercare ancora. Poi, gradualmente, qualcosa cambia: il piacere lascia spazio al bisogno. Non si cerca più per stare bene, ma per smettere di stare male. È qui che nasce la prigione. 🫥😵🥴

Con il tempo, ciò che sembrava una ricompensa diventa un anestetico. Il sollievo dura sempre meno, mentre aumentano ansia, vuoto, tensione. Il cosiddetto “paradiso” si accorcia, mentre l’inquietudine resta. La libertà si restringe, fino a quando non sembra più di scegliere, ma di essere scelti.

Le dipendenze nascono spesso dal dolore, dalla solitudine, dalla fatica di reggere la vita. È importante dirlo con empatia, ma anche con chiarezza: quando la gratificazione diventa dipendenza, può trasformarsi in una forma di autodistruzione, lenta o improvvisa, ma sempre profondamente limitante.

💛 Se questo contenuto ti tocca da vicino, ricordati una cosa fondamentale: non restare solo. Le dipendenze si possono affrontare, ma raramente si superano con la sola forza di volontà. Esistono percorsi, strumenti, supporti e reti che aiutano a ritrovare spazio, respiro e libertà.

A volte ciò che sembra nutrire… sta solo chiedendo di essere guardato più a fondo. 🤝

Se sei depresso e qualcuno ti dice “basterebbe fare sport”, è normale che tu lo viva male. La depressione non è pigrizia...
18/03/2026

Se sei depresso e qualcuno ti dice “basterebbe fare sport”, è normale che tu lo viva male. La depressione non è pigrizia né mancanza di carattere: toglie energia, iniziativa e piacere. Per questo l’idea di muoversi può sembrare irraggiungibile.

Cosa dice la ricerca
Una revisione Cochrane (2026) mostra che:
• l’esercizio fisico riduce moderatamente i sintomi depressivi
• non sostituisce terapia o farmaci
• può affiancarli e rafforzarli (energia, sonno, funzionamento quotidiano)
• nel tempo conta la continuità, non la prestazione

“Ma io non ce la faccio”
È una frase sensata. In depressione, aspettare di “avere voglia” spesso significa aspettare troppo.
Per questo l’obiettivo non è allenarti, ma fare qualcosa di piccolo e ripetibile.

Regola pratica
Parti da un livello che ti sembra persino troppo poco.
È voluto: all’inizio serve costruire l’abitudine.

Come iniziare
• 10 minuti (camminata, cyclette, esercizi dolci)
• 3 volte a settimana, stessi giorni o orari
• intensità: ti senti attivato, non distrutto
(se riesci a parlare mentre ti muovi, va bene)

Dopo 2 settimane
• aumenta leggermente durata oppure frequenza
• se salti una settimana: niente punizioni, riparti dal minimo

E se peggioro?
Succede raramente. Non significa che sei inadatto.
Il piano si può aggiustare:
• meno intensità
• altro tipo di attività
• più gradualità
• guida competente

Se fai già terapia o prendi farmaci
L’esercizio è un alleato, non un’alternativa forzata.

Non ti sto dicendo “dai, impegnati”.
Ti sto dicendo che esiste un intervento semplice, modulabile e supportato da evidenze.
Il primo obiettivo non è fare sport:
è fare il primo passo che puoi ripetere.

o stress non pesa solo sulla mente… ma anche sul rapporto con il cibo. 😅�In momenti difficili può aumentare o diminuire ...
11/03/2026

o stress non pesa solo sulla mente… ma anche sul rapporto con il cibo. 😅�In momenti difficili può aumentare o diminuire la fame, e spesso desideriamo dolci o cibi molto calorici. Non è una questione di forza di volontà: è biologia.

Quando siamo sotto stress, il corpo attiva meccanismi antichi di sopravvivenza. Il cortisolo, l’ormone dello stress, può spingerci a cercare energia rapida sotto forma di zuccheri e grassi. È una risposta evolutiva: il cervello interpreta la tensione come una minaccia e prepara il corpo ad affrontarla.

L’ansia può trasformare il cibo in un “interruttore emotivo”. Mangiare offre un sollievo temporaneo grazie alla dopamina, ma il benessere dura poco e può lasciare sensi di colpa. Lo stesso vale per la depressione: in alcuni casi la fame cala, in altri aumenta la voglia di cibi gratificanti per compensare la mancanza di piacere.

Anche l’intestino gioca un ruolo fondamentale. Il microbiota comunica con il cervello e lo stress cronico può alterare fame e sazietà, creando un circolo vizioso difficile da spezzare:
stress → desiderio di cibo → sollievo momentaneo → colpa → nuovo stress.

Le differenze tra persone dipendono da genetica, esperienze e sensibilità agli ormoni. Alcuni “chiudono” lo stomaco, altri cercano conforto nel cibo. Nessuno di questi comportamenti è colpa: sono risposte del corpo.

Riconoscere il legame tra emozioni e alimentazione è il primo passo per cambiarlo.
Strategie semplici possono aiutare:�
✔ organizzare pasti regolari�
✔ privilegiare proteine e fibre�
✔ individuare momenti a rischio�
✔ praticare tecniche di rilassamento�
✔ chiedere supporto quando serve

Se la perdita di controllo sul cibo è frequente, se il cibo diventa l’unica via per calmarsi o se compaiono sintomi ansiosi e depressivi, chiedere aiuto è fondamentale.
Il cibo può essere conforto, ma non l’unica soluzione.

Prendersi cura delle emozioni è prendersi cura del corpo. 💛

La mente ha un potere sorprendente, spesso decisivo, nei percorsi di guarigione.Quando pensiamo a una terapia, immaginia...
04/03/2026

La mente ha un potere sorprendente, spesso decisivo, nei percorsi di guarigione.
Quando pensiamo a una terapia, immaginiamo una pillola che agisce sul corpo. Ma la scienza ci dice che non è solo una questione di chimica: è anche una questione di convinzione. Ed è qui che entrano in gioco due forze invisibili ma potentissime:

💊 Placebo: quando “credere” guarisce davvero
Una pillola finta può ridurre il dolore, migliorare i sintomi del Parkinson o alleviare la depressione.
-Non è suggestione, ma biologia: il cervello rilascia dopamina, endorfine e altre sostanze che modulano il benessere e la percezione del dolore.
-In poche parole, la fiducia nella cura può attivare meccanismi di guarigione reali.

⚠️ Nocebo: il potere della paura
All’opposto, la sola paura degli effetti collaterali può farli comparire davvero. Il cervello “anticipa” il malessere e reagisce come se fosse reale: si attivano stress, tensione e ipervigilanza. Il corpo risponde alle aspettative, non solo ai farmaci.

Il nostro cervello non registra semplicemente ciò che accade: prevede in base a ciò che si aspetta.
-Aspettative positive → miglioramenti.
-Aspettative negative → peggioramenti.

E in psichiatria, tutto questo vale doppio.
Ansia, depressione, insonnia: disturbi in cui emozioni, fiducia e relazione terapeutica possono potenziare, o al contrario ostacolare, l’efficacia del trattamento.

La chiave? Fiducia, empatia, comunicazione.

Il placebo non è “finto”: ha un potente effetto biologico.
Il nocebo non è “immaginario”: il corpo lo vive come reale. La fiducia nel medico e nella terapia è parte integrante della cura. La mente può essere il miglior alleato della guarigione — o il suo peggior sabotatore.

E tu? Hai mai sperimentato qualcosa di simile?
Raccontalo nei commenti o scrivimi in privato.

Nel nuovo articolo esploro la metafora del “latte che diventa veleno” e il meccanismo invisibile della dipendenza: leggi...
18/02/2026

Nel nuovo articolo esploro la metafora del “latte che diventa veleno” e il meccanismo invisibile della dipendenza: leggi l'articolo 👇

Il latte che diventa veleno: il paradiso breve della dipendenza, l’inferno che resta

Scopri perché l'esercizio fisico funziona quando si è depressi nel mio articolo 👇🏻👇🏻👇🏻
28/01/2026

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Esercizio fisico quando si è depressi. Non è uno slogan: funziona!

Quando siamo stressati, anche il nostro modo di mangiare cambia 🍽️ A volte saltiamo i pasti, altre volte cerchiamo più c...
08/01/2026

Quando siamo stressati, anche il nostro modo di mangiare cambia 🍽️
A volte saltiamo i pasti, altre volte cerchiamo più cibo del solito.
Scopri perché lo stress ha effetti opposti sull’appetito nel mio articolo 👇🏻👇🏻👇🏻

IL "PESO" DELLE EMOZIONI (PARTE III)- Digiuno o abbuffata: perché lo stress può avere effetti opposti sull’appetito?

Lo stress influenza le nostre scelte alimentari più di quanto pensiamo.Se vuoi capire meglio quando lo stress scatena la...
31/12/2025

Lo stress influenza le nostre scelte alimentari più di quanto pensiamo.
Se vuoi capire meglio quando lo stress scatena la fame leggi il mio articolo qui 👇🏻👇🏻👇🏻

IL "PESO" DELLE EMOZIONI (PARTE II) - Quando lo stress scatena la fame

Lo stress influenza le nostre scelte alimentari più di quanto pensiamo.Se vuoi capire meglio il legame tra stress e cibo...
22/12/2025

Lo stress influenza le nostre scelte alimentari più di quanto pensiamo.

Se vuoi capire meglio il legame tra stress e cibo, ho approfondito il tema in questo articolo.

📌 Leggilo qui:

IL "PESO" DELLE EMOZIONI – PARTE 1 - Quando lo stress chiude lo stomaco

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Via Nino Bixio, 13
Legnano
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