25/10/2023
Eccomi qua! Chi l'avrebbe ai detto? 🎉
Dopo lunghi mesi di assenza di post mi è venuta voglia di tornare a scribacchiare, merito della mia nuova esperienza ospedaliera.
Da maggio ho un incarico in ospedale, come sessuologa del reparto di Urologia.
Per me è la prima esperienza nel pubblico, tolti gli anni di tirocinio in Consultorio e al Cps, e devo dire che, al netto dell'orrenda burocrazia, mi sto trovando molto bene.
L'equipe è stata accogliente, si collabora proficuamente e, cosa meno comune che mi rende molto felice, nel team c'è anche una dottora urologa.
❓Spesso però mi sono trovata, e mi trovo tuttora, a dover rispondere alla domanda che apre il post: come mai urologia?.
I volti di chi me lo chiede parlano di curiosità, perplessità, imbarazzo, confusione, disorientamento... . C'è chi mostra una genuina curiosità, chi accompagna la domanda con una risatina, chi non capisce come mai ci sia una sessuologA che lavora con pazienti che vengono inviati dall'ambulatorio di andrologia.
Posto che in reparto ci si occupa non solo di p£ni ma anche di tutte le problematiche di reni e vescica, che anche le donne possiedono - e infatti il reparto è misto- MA, rispondo io in maniera provocatoria- qualcun* si è mai posto la stessa domanda nei confronti di un ginecologO?. 🤔🤔
I ginecologi allora possono esplorare vagine, attuare protocolli per lavorare, per esempio, sulla vulvodinia e tutto fila liscio ma pare strano che io mi occupi di disfunzione erettile?.
Ci siamo sempre fatte visitare da ginecologi, senza batter ciglio: perchè è "normale", perchè da un medico ci si attende professionalità e competenza al di là del suo essere uomo o donna o unicorno, e a nessun* è mai passato per la testa di chiedere a un uomo " come mai lavori in ginecologia?".
Quanto questa fatica è frutto della cultura in cui siamo immers*?
Comprendo perfettamente che ci possa essere dell'imbarazzo, soprattutto al maschile, nel trovarsi di fronte ad una donna e parlare di temi che vanno ad impattare sul concetto di virilità e sui parametri che definiscono l'"essere maschi", temono non possa capire fino in fondo il loro problema; allo stesso modo può capitare un iniziale ritrosia di fronte ad un ginecologo.
A volte, quando chiamo per fissare il primo colloquio, qualcuno è un po' titubante, poi ci si incontra: e nell'incontro con l'Altr*, quando c'è accoglienza, ascolto non giudicante e competenza, il mio essere una donna passa in secondo piano.
Come in ogni relazione terapeutica, il percorso lo si costruisce assieme, in un rapporto tra persone che decidono di lavorare assieme condividendo un pezzetto di strada.