27/04/2022
Avete presente quando i bambini, mentre sono impegnati in un’attività piacevole e che magari hanno scelto proprio loro, invece di godersi quello che stanno facendo, ti inondano di domande su quello che si potrebbe fare dopo? E tu adulto, di fronte a questa che a te sembra solo una mancanza di attenzione ti spazientisci: ma come, aspetta un attimo, non hai nemmeno iniziato questa attività perché devi pensare già al dopo, goditela, concentrati su quello che stai facendo ora!
Ecco, questo qui è proprio il meccanismo dell’ideale, quell’ideale di perfezione che tanto ingarbuglia le nostre storie. Cercavo un modo efficace per parlarne anche qui, ma nessuno mi soddisfaceva al punto da farmi decidere di scriverne (eccolo anche qui l’ideale, nulla era mai abbastanza) finché, qualche settimana fa qualcuno me l’ha spiegato così. “Martina, ha presente quando i bambini mentre stanno facendo qualcosa pensano già a quella che potranno fare dopo? Ecco, così funziona il meccanismo dell’ideale!”
E così eccomi qui a restituire a voi quell’immagine così semplice, eppure così chiarificatrice di un meccanismo che spesso può tenerci prigionieri.
L’ideale conosce solo un tempo, quello del poi, del da domani, del più in là, un tempo che in realtà non è nemmeno là, ma è sospeso tra un qui che non è mai abbastanza, è sempre inadeguato, imperfetto e un lì senza pieghe, liscio, in cui tutto sarà come deve essere, un lì armonico dove saremo in grado di affrontare tutto con pace e serenità e dove ogni cosa sarà al suo posto, quello giusto, perfetto.
E così l’ideale, tacciando l’adesso come inadeguato, sbagliato, zoppo e sbilenco, non fa altro che distrarci proprio da quel qui, dal nostro adesso che nemmeno poi sarà perfetto, ma che almeno qui, ora, avremmo la possibilità di goderci e di lavorare per renderlo il migliore possibile per noi per quello che siamo, per quello che possiamo.
L’ideale ci illude che esisterà un poi in cui tutto sarà improvvisamente diverso, meraviglioso e luccicante, ma così facendo ci distrae da quelle luci più belle e più vere che il nostro qui, in realtà, ha già dentro di sé, ma che aspettano solo noi per risplendere con forza.