Dott.ssa Irene Campagna

Dott.ssa Irene Campagna Psicologa
spec. in Bioetica, Sessuologia, servizi Criminologici, Terapia Familiare, Maltrattamenti e Abusi

08/09/2026

MA, DOTTORESSA, CHI NON SI È MAI PRESO UNA SBRONZA DA RAGAZZO?
IL DRAMMATICO PRIMATO DELL’ALCOOL TRA I GIOVANISSIMI E LA CECITÀ DI NOI ADULTI

In Italia abbiamo un primato triste e silenzioso: l’età della prima assunzione di bevande alcoliche si è abbassata a tal punto da portarci in vetta alla classifica delle nazioni con i bevitori più giovani. L’alcool è arrivato a interessare stabilmente bambini di appena undici anni! Negli ultimi anni vengono chiamati psicologi e medici del Ser.d (Servizio dipendenze patologiche delle ASL) a fare consulenze nei reparti di pediatria per poco più che bambini di 11-13 anni per coma etilico!
Troppo spesso i genitori dicono a noi psicologi: “Ma lo abbiamo fatto tutti da ragazzi! Chi non si è preso una sbronza da adolescente? Che sarà mai!”, non dando il peso che merita ad un fenomeno allarmante. Anche un solo episodio non va tollerato. E invece sembra proprio il contrario.
Com'è possibile? La risposta sta nella disattenzione e nella sistematica sottovalutazione del problema da parte del mondo degli adulti.
Si tende ancora a pensare che "un buon bicchiere di vino non abbia mai ucciso nessuno", dimenticando che l’organismo dei ragazzi al di sotto dei 16-18 anni non possiede ancora la maturità enzimatica necessaria per metabolizzare l'alcool. Di fatto, è un veleno per il loro cervello in crescita.
Esiste una cultura fuorviante circa l’abuso: si crede che, finché un figlio parla in modo coerente e non barcolla, non ci sia un problema di intossicazione. Identifichiamo l’alcolista solo con lo stereotipo di chi, con il viso paonazzo, barcolla per strada.
Non è così. Passare dall’essere astemi all’abuso è un processo lento e invisibile.
Per molti adolescenti il bere rappresenta la conquista di un ruolo, di uno status nel gruppo, la falsa certificazione – fortemente incoraggiata da pubblicità martellanti – di essere pronti alle grandi sfide e alla sessualità.
Il meccanismo biologico della tolleranza fa il resto: affinché l’alcool produca lo stesso effetto euforizzante e disinibente delle prime volte, il cervello richiede quantità gradatamente più elevate. Bicchiere dopo bicchiere, aperitivo dopo aperitivo, si scivola nella dipendenza senza accorgersene.
I GENITORI DEVONO SMETTERE di aspettare che il figlio torni a casa cantando a squarciagola o vomitando per preoccuparsi. Occorre accorgersene prima.
Alcool e nicotina sono sostanze legali, facilmente reperibili e a costi accessibili a qualunque adolescente. Eppure, nel nostro Paese, causano almeno 120.000 decessi all’anno. Per non parlare (dati dell’OMS alla mano) dell’aumento di cancro tra i giovani, soprattutto al colon e al fegato.
Un’ECATOMBE QUOTIDIANA su cui i riflettori della cronaca si accendono troppo raramente e su cui troppi pochi adulti scelgono di soffermarsi a pensare.
Minimizzare la sbronza di un figlio adolescente significa, semplicemente, lasciarlo solo davanti a un pericolo immenso.

Rosanna Schiralli
psicologa e psicoterapeuta

www.educazioneemotiva.it

21/06/2026
19/06/2026

07/06/2026

Un segnale premonitore dell’Alzheimer potrebbe però essere individuato mentre si fa la doccia. Ecco a cosa fare attenzione ⬇ https://fanpa.ge/1Hiem

20/05/2026

Non so…non riesco a decidere …non è facile scegliere…non so…se di oggi conserverò più gelosamente l’immagine di questa mamma che con immensa dignità ha accarezzato il volto di suo figlio disegnato su una pietra gelida, se sarà la narrazione che ogni giornalista, ragazzo o ospite munito di un obiettivo ha voluto provare a fare rubando qui e là uno scatto pieno di rispetto per il momento che abbiamo compostamente partecipato, se conserverò l’orgoglio che ho provato nello scorgere tra la folla quei nuovi fazzolettoni scout che credono fieri nella rinascita, se vorrò che a non perdere la sua immensità nel ricordo sarà quel silenzio assordante che ci ha stretto tutti, ancora una volta, qualunque sia stato il nostro ruolo, chissà…se magari ciò che mi resterà maggiormente impresso sarà il senso di impotenza che ci ha attraversato lungo tutti questi mesi fin quando improvvisamente diventeranno anni, non so … chissà se invece ciò che riuscirò a conservare più a lungo è la forza di un gesto di A-More declinato in tante piccole cose che oggi ha dato il titolo a un cambiamento????
Forse si lo so…è sempre questo che in fondo desidero resti impresso nel cuore dei ragazzi che incontro: la forza di quell’energia vitale che si porta dietro l’A-More perché è proprio quella A privativa che sovverte la possibilità della morte a rendere perenne in me l’AMore smisurato per la Vita…quella bella però…fatta di progetti realizzati, mani intrecciate, gioie delle piccole cose, partenze improvvise, avventure coraggiose e rifiuto del male e delle cose che sono Mor- Morte!!

09/04/2026

ROBA DA MATTI QUELLO CHE STA SUCCEDENDO.

Il decreto disabilità (d.lgs. 62/2024), tra le alte cose, definisce i livelli di sostegno alla persona con disabilità: lieve, medio, intensivo. Sono categorie pensate per organizzare i servizi sanitari e assistenziali.

Il problema è che, nella sperimentazione, questi livelli stanno entrando anche nella scuola e vengono usati per decidere quante ore di sostegno dare ai nostri figli e figlie.

Ma attenzione: il sostegno scolastico non è una terapia, né un atto medico. È una misura educativa e didattica, un aiuto per permettere di partecipare alla vita di classe, imparare, comunicare, stare con gli altri.

La legge è chiara: le ore di sostegno si decidono nel GLO, dentro il PEI, guardando come funziona l’alunno nella scuola, non solo la diagnosi. È lì che la famiglia, i docenti e gli specialisti mettono nero su bianco di cosa c’è bisogno.

Se si usano quei livelli (lieve/medio/intensivo) per ridurre le ore rispetto a quanto emerge dal PEI, succede una cosa spiacevole: i bambini scompaiono dietro un’etichetta.

Non vedi più Luca o Sara, ma un codice su una cartella clinica al quale abbinare una procedura standard. E questo non va bene. Non può funzionare.

La disabilità si diagnostica, il sostegno si progetta. È un vestito su misura, cucito sui bisogni di quella persona.

Se abitate in una delle province in cui è in corso la sperimentazione, controllate se le ore di sostegno corrispondono a quelle indicate sul PEI, e in caso denunciate.

Dal 2027, toccherà a tutti!
Facciamoci sentire per tempo.

23/02/2026

23/02
Il primo “no” vero?
Dillo a ciò che ti spegne.
Poi il “sì” più forte:
sì a ciò che sei davvero.
Sì senza scuse.
E guarda il mondo illuminarsi con te.
Contagio autentico.
Da qui in poi. Comincia da te.


Indirizzo

Corso Umberto I, 500
Leonforte
94013

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
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