27/07/2026
Ci sono persone che arrivano in terapia chiedendo di eliminare l’ansia.
Poi, seduta dopo seduta, scoprono che l’ansia non era il punto di partenza.
Era il linguaggio.
A volte si descrivono come persone precise.
Sempre attente.
Sempre disponibili.
Sempre pronte.
Per anni hanno pensato che quello fosse semplicemente il loro carattere.
Poi, lentamente, iniziano a guardare quella parte da un’altra prospettiva.
E scoprono che non è soltanto un tratto della loro personalità.
È una strategia.
Una strategia così antica da essersi confusa con l’idea che hanno di sé.
Il controllo non era il problema.
Era il tentativo di tenere insieme qualcosa che, per molto tempo, è sembrato troppo fragile per essere lasciato andare.
La vulnerabilità non era una debolezza.
Era una parte rimasta troppo a lungo senza voce.
Ed è qui che, a volte, nasce una domanda capace di cambiare il modo in cui una persona guarda se stessa.
“Questa parte mi assomiglia davvero?”
“Oppure è il modo in cui ho imparato a stare al mondo?”
Perché ci sono domande che non offrono una risposta immediata.
Ma aprono uno spazio nuovo.
Uno spazio in cui non ci si definisce più attraverso il sintomo, il controllo o la paura.
Si inizia, invece, a distinguere ciò che siamo da ciò che, un tempo, abbiamo imparato a fare per proteggerci.
🪷 PsycheA 🪷