23/05/2026
Per comprendere a pieno la portata di questo traguardo legislativo, è necessario fare un passo indietro. Era il 2014 quando, a seguito di un'interrogazione parlamentare, il Ministero della Salute si espresse affermando che "le attività svolte dall’osteopata rientrano nel campo delle attività riservate alle professioni sanitarie".
Rileggendo quello scambio e la risposta dell'onorevole Binetti, si respira il clima di incertezza di quei giorni: noi osteopati – all'epoca poche migliaia in tutta Italia – temevamo concretamente di non poter più esercitare la nostra professione.
Davanti a noi si delineavano solo due strade: diventare una specializzazione di un'altra professione (la via normativamente più semplice e, non a caso, caldeggiata da altre figure sanitarie) o puntare al riconoscimento come professione sanitaria autonoma (una sfida ardua, per molti impossibile). Intanto, prendeva forma una più ampia riforma sanitaria volta a riorganizzare gli ordini e gli albi professionali, inasprendo anche le norme sull'abuso di professione. Rimanere esclusi da quella riforma avrebbe significato esporsi al rischio reale di essere accusati di esercizio abusivo.
Fu proprio in quel frangente critico che, quasi all'ultimo minuto, la Senatrice De Biasi riuscì a far inserire l'osteopatia nel testo della riforma. Da quel momento, tuttavia, il percorso è stato tutt'altro che in discesa. Abbiamo subito attacchi continui, ostruzionismo e denunce ai NAS a carico di decine di colleghi, spesso strumentalizzate a fini politici. In un Paese come l'Italia, dove abbondano le leggi approvate ma mai attuate, il rischio che tutto finisse in un nulla di fatto era altissimo.
Solo chi conosce da vicino le dinamiche della politica sanitaria può comprendere la reale portata di ciò che è stato compiuto. Di fronte a promesse che troppo spesso svaniscono, in molti oggi si chiedono come ci siamo riusciti.
Gli ostacoli non sono mancati e molti altri ne verranno. Ma l'attività politica a tutela di una professione è proprio questo: avanzare attraverso la difficile, ma nobile, arte del compromesso. Significa tutelare i propri interessi rispettando i perimetri altrui, in un costante e delicato gioco di equilibri.
Questo traguardo non sarebbe stato possibile senza l'impegno instancabile di Paola Sciomachen, Mauro Longobardi e dei tre direttivi che si sono succeduti in questi anni. Un ringraziamento altrettanto profondo va a tutti i colleghi che hanno sostenuto attivamente questo percorso: chi ha raccolto firme, chi ha partecipato alle campagne mediatiche, chiunque abbia dato peso e sostanza, dal basso, alle nostre istanze politiche.
Il 22 maggio 2026 è una data che entra nella storia dell'osteopatia italiana, senza se e senza ma. Ora, però, dobbiamo restare più uniti che mai per affrontare questa nuova fase e gettare fondamenta solide per il nostro futuro.