20/09/2026
Dottoressa come si costruisce una relazione sana e duratura?Rispondo con le parole di E.Fromm " l arte del amare". Quattro requisiti sono necessari per far funzionare una relazione affettiva, secondo Erich Fromm, il filosofo tedesco autore dell'Arte di Amare.
Nella versione scritta da lui stesso in inglese lui li chiama:
care, responsability, respect, knowledge.
Cura, responsabilità, rispetto, conoscenza.
"CARE" lui lo intende nel senso di "premura", capacità di prendersi cura. Fromm usa la metafora di chi dichiara di amare i fiori ma dimentica di annaffiarli: se manca la cura concreta, non c'è vero amore.
Dunque lo considera una disposizione d'animo interna volta a fare doni rivolti al benessere e la crescita dell'altra persona.
È quel "pensare all'altro quando l'altro non c'è".
Pensarci non rispetto a ciò che vorremmo da lui, ma relativamente ad un sentirlo, entrare in empatia, connettersi al suo viaggio, sentire che abbiamo a cuore il suo destino.
Da questo pensarlo, al di là di ciò che vorremmo ricevere da lui, nasce un'inclinazione a prendercene cura.
Con RESPONSABILITY Fromm si connette all'etimologia latina "Respondere", col significato dunque di avere una propria spinta interna a dare risposta ai bisogni dell'altra persona.
Qui come esempio Fromm cita l'amore materno.
Se il bambino piange o si trova in difficoltà, una madre interviene perché sente i bisogni del figlio come se fossero i propri.
Non si muove quindi in base a un senso di obbligo esterno, ma di spinta interna a offrirsi a una richiesta d'aiuto.
Nell'amore tra adulti è lo stesso: l'anima del partner lancia "chiamate" (di conforto, di solitudine, di gioia) e chi ama si sente convocato, dentro di sé, a rispondere.
Pur essendo simili, Care e Responsability si differenziano nel fatto che il prendersi Cura nasce da un moto interno e spontaneo proprio, innaffiare il fiore affinché cresca bene, mentre la Responsabilità nasce da una chiamata dell'altro, dare il latte al bambino quando è il bambino che ha bisogno di mangiare.
Il Care si muove dunque sulla base del tempo dell'accuditore.
La Responsability invece si mette al servizio del tempo dell'accudito.
Anche RESPECT Fromm lo collega all'etimologia: respicere, ri-guardare. E lo intende come un saper guardare l'altro, "saper avere riguardo" dell'altro, come persona staccata e diversa da sé. Un "riguardo" che non ingloba l'altro in sé, né lo oggettifica, ma ne rispetta i confini e la sacralità.
Riprendendo l'esempio della pianta se la cura consiste nell'innaffiare la pianta, il rispetto consiste nell'accettare la natura di quella pianta.
Se sto coltivando una rosa, non posso pretendere che si comporti come un girasole.
Rispettare il partner significa desiderare che cresca e si sviluppi secondo le sue inclinazioni, non per essere utile a me, al mio orgoglio o ai miei scopi personali.
Infine con Knowledge lui intende la capacità di vedere, comprendere, oltre la superficie. Cogliere l'altra persona sapendo andare oltre le apparenze.
Per esempio saper cogliere dietro a una manifestazione di rabbia, il dolore che l'altro sta provando e che lo porta a quello scatto d'ira.
O accorgersi che dietro un mutismo, una chiusura, c'è una ferita.
Questi quattro requisiti rappresentano benissimo l'approccio di Fromm.
Infatti lui non parla dell'amore come sentimento, ma dell'amore come arte.
Ed è un'arte che è il soggetto ad apprendere, ad allenarcisi, a cercare di diventarne "maestro".
L'arte di amare il partner, i figli, i genitori, tutte le persone care.
Il problema è che tutti noi, mentre stiamo cercando di amare qualcuno, queste quattro cose siamo già convinti di farle.
È facilissimo credere di non aver ricevuto affatto queste attenzioni.
Ma invece di averle avute verso i nostri cari.
Il nostro sguardo soggettivo ci spinge con facilità dentro questa certezza di essere persone capaci di amore, vittime di persone che non lo sono state.
Ma sarà poi vero?
Siamo nella Cura per l'altro?
Quanto è vero che pensiamo all'altro, in modo totalmente disinteressato, connettendoci con la nostra anima a lui, provando sentimenti per lui quando l'altro non c'è?
Quante volte ci viene, nella nostra quotidianità, di scrivergli un "ti penso"?
Oh sì, in alcuni momenti della nostra vita lo abbiamo fatto.
Lo pensavamo con affetto anche quando non c'era.
E anche quando c'era.
Ma ora?
Potremmo renderci conto che un certo punto, a causa delle tante fatiche del vivere e della complessità della relazione, abbiamo smesso.
E di conseguenza sono diminuiti sempre più i momenti in cui, spontaneamente, ci viene di andare a portare acqua al nostro fiore.
Siamo nella Responsabilità?
Stiamo sentendo come un nostro desiderio dare risposta ai bisogni dell'altro?
Quanto invece ormai lo facciamo, sì, ma in preda all'amarezza e al senso di obbligo?
Siamo nel Rispetto?
Quanto siamo davvero capaci di rispettare l'altro come entità sacra e insondabile, cioè come un mistero su cui noi non abbiamo alcun diritto?
Quanto riusciamo a lasciarlo essere margherita, mentre noi avremmo voluto una rosa?
Quanto riusciamo davvero ad accogliere con amore le sue diversità da noi, soprattutto le più estreme?
E infine siamo nella Conoscenza?
Quanto è vero che sappiamo guardare i suoi comportamenti, ascoltare le sue parole, cogliere i suoi segni al di là della superficie, comprendendo davvero cosa sta succedendo nel suo cuore?
Quanto siamo capaci di cogliere nell'altro, dietro le manifestazioni peggiori di sé, la vulnerabilità, la paura, il dolore, che sono anche dentro di noi?
L'amore è un'arte.
E il peggior artista è chi è convinto di padroneggiare già la sua arte.
Chi smette di mettersi in discussione.
Di imparare.
Di cercare di crescere.
È un allenamento quotidiano.
Oggi voglio imparare ad avere
un po' più cura di te,
più responsabilità,
più rispetto,
più comprensione.
Ti senti confusa? La tua relazione ha delle disfunzionalita'? Non ti senti accettata,compresa ed amata? Chiama il 3475211378,prendi un appuntamento e insieme costruiremo un percorso adatto alle tue esigenze, bisogni.