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Il massaggio nei contesti clinici: ciò che la ricerca ha osservatoFinora abbiamo parlato del massaggio come strumento di...
30/07/2026

Il massaggio nei contesti clinici: ciò che la ricerca ha osservato

Finora abbiamo parlato del massaggio come strumento di regolazione per persone sane o in fase di stress quotidiano. Ma uno degli aspetti più interessanti della letteratura scientifica è che gli effetti del massaggio sono stati studiati anche in contesti clinici molto diversi tra loro e i risultati sono coerenti.

Riduzione dell’ansia, miglioramento dell’umore, percezione di maggior benessere sono stati documentati in modo indipendente in popolazioni che apparentemente hanno poco in comune.

Nei pazienti oncologici, diverse revisioni sistematiche, tra cui quella di Fellowes, Barnes e Wilkinson pubblicata sulla Cochrane Library nel 2004, hanno mostrato che il massaggio può ridurre l’ansia e migliorare la qualità della vita percepita. Ovviamente non si tratta di sostituire le cure mediche, ma di affiancare un supporto che aiuti la persona a vivere meglio il percorso di cura.

Nelle malattie neurodegenerative come il Parkinson e la sclerosi multipla, l’ansia è spesso una compagna silenziosa ma molto presente. Angelopoulou e colleghi nel 2020 per il Parkinson, Heidari, Shahrbanian e Chiu nel 2022 per la sclerosi multipla hanno documentato effetti positivi del massaggio su questo aspetto.

Nella demenza, il massaggio assume un valore particolare. Le persone con demenza avanzata spesso non possono più beneficiare di interventi basati sul dialogo, perché la parola diventa difficilmente accessibile. Il corpo invece rimane un canale di comunicazione aperto. La revisione Cochrane di Viggo Hansen, Jørgensen e Ørtenblad del 2006, e il lavoro successivo di Wu, Wang e Wang del 2017, hanno osservato una riduzione dell’agitazione comportamentale in seguito al massaggio.

Anche nel periodo perioperatorio, Guo e colleghi nel 2020 hanno mostrato che il massaggio può ridurre l’ansia prima di un intervento chirurgico. Considerando che l’ansia preoperatoria è associata a maggior dolore postoperatorio e a un recupero più lento, non è un risultato trascurabile.

Lo stesso vale per cure palliative e pazienti con ustioni, dove Hsu e colleghi nel 2019 e Miri e colleghi nel 2023 hanno documentato benefici sul benessere emotivo.

Il massaggio quindi funziona in contesti molto diversi perché probabilmente agisce su qualcosa di universale: il modo in cui il sistema nervoso umano risponde al tocco, alla sicurezza, alla possibilità di rallentare.

Importante: non significa che il massaggio curi queste malattie. ma significa che può affiancarsi ad altri interventi migliorando la qualità della vita, cosa che in molti percorsi di cura non è affatto secondaria.

Nel prossimo post vi parlerò dell'importanza del massaggio per caregiver e operatori sanitari.

(Fellowes D, Barnes K, Wilkinson S. Cochrane Database, 2004; Angelopoulou E et al., Complementary Therapies in Medicine, 2020; Heidari M et al., Disability and Rehabilitation, 2022; Viggo Hansen N et al., Cochrane Database, 2006; Wu J et al., Journal of Advanced Nursing, 2017; Guo J et al., Complementary Therapies in Clinical Practice, 2020; Hsu CH et al., Medicine, 2019; Miri S et al., International Wound Journal, 2023)

La frequenza del massaggio e il tipo di effettoUna delle domande che ci viene fatta più spesso è: ogni quanto andrebbe f...
27/07/2026

La frequenza del massaggio e il tipo di effetto

Una delle domande che ci viene fatta più spesso è: ogni quanto andrebbe fatto un massaggio?

Ovviamente non esiste una frequenza giusta in assoluto. Esiste una frequenza che ha senso per la persona che abbiamo davanti, per il suo momento di vita, per il suo livello di stress, per il suo corpo e per l’obiettivo che stiamo cercando.

Però sono andata a cercare se anche per questa domanda ci sono degli studi in letteratura.

Uno studio randomizzato controllato, ripreso da Menard nel 2019, ha confrontato due frequenze diverse di massaggio in persone sane: una volta a settimana oppure due volte a settimana, per cinque settimane. I partecipanti sono stati suddivisi in quattro gruppi, includendo anche gruppi di controllo con tocco leggero. Il campione era piccolo, ma il dato emerso è comunque molto interessante.

Le persone che ricevevano il massaggio una volta a settimana mostravano soprattutto effetti legati alla modulazione immunitaria, con variazioni favorevoli su alcuni parametri linfocitari e sulla produzione di citochine.

Chi invece riceveva il massaggio due volte a settimana mostrava effetti più marcati sul piano neuroendocrino, con aumento dell’ossitocina, riduzione della vasopressina e una diminuzione del cortisolo più evidente.

Al di là dei dettagli tecnici, il messaggio dello studio è molto utile anche nella pratica. Non cambia solo la quantità di massaggio che ricevi. Può cambiare il tipo di risposta che il corpo mette in atto.

Questo significa che la frequenza non va scelta in modo automatico o standardizzato. Una persona in una fase di forte tensione, con un sistema nervoso molto attivato, potrebbe aver bisogno inizialmente di una maggiore vicinanza tra le sedute per aiutare il corpo a entrare più facilmente in una condizione di regolazione. In altri casi, una cadenza settimanale può essere già sufficiente e più sostenibile, soprattutto in un percorso di mantenimento.

Naturalmente bisogna leggere questo studio con equilibrio. Il campione era piccolo e i partecipanti erano giovani e sani. Proprio per questo, però, il dato può essere persino sottostimato. In una persona che vive da mesi o anni sotto carico, con dolore cronico, sonno disturbato o forte stress, il margine di cambiamento potrebbe essere ancora più rilevante.

Per noi questo è un punto importante ovviamente...e ci teniamo a far comprendere che il massaggio non dovrebbe essere pensato come qualcosa di generico, uguale per tutti. Anche la frequenza fa parte del trattamento. È una scelta che va costruita con criterio, osservando la risposta della persona e adattandola nel tempo.

In fondo, succede lo stesso in molti altri ambiti della salute. Non conta solo cosa fai. Conta anche quando lo fai, quanto spesso lo fai e per quanto tempo.

Anche il massaggio ha un suo dosaggio, e imparare a rispettarlo significa usarlo in modo più intelligente e più efficace.

Nel prossimo post allargherò ancora lo sguardo, parlando delle condizioni cliniche in cui il massaggio ha mostrato benefici documentati, dall’oncologia alla demenza, fino al periodo perioperatorio.

(Menard MB. Cumulative Effects of Regular Massage. Massage Therapy Journal, AMTA, 2019)

Sistema nervoso autonomo e la capacità di recuperareQuando parliamo di stress, spesso pensiamo solo a una sensazione men...
24/07/2026

Sistema nervoso autonomo e la capacità di recuperare

Quando parliamo di stress, spesso pensiamo solo a una sensazione mentale. In realtà lo stress è prima di tutto una condizione del corpo, e uno dei sistemi più coinvolti è il sistema nervoso autonomo che si chiama così perché regola in automatico molte funzioni fondamentali, come il battito cardiaco, la respirazione, la pressione arteriosa, la digestione, il tono muscolare. Dentro questo sistema ci sono due grandi componenti che lavorano continuamente insieme.

La prima è il sistema simpatico, che possiamo immaginare come un acceleratore. Aumenta l’attivazione, prepara all’azione, rende il corpo più pronto, più vigile, più reattivo.

La seconda è il parasimpatico, che assomiglia di più a un freno ben regolato. Favorisce il recupero, il rallentamento, la digestione, il riposo, la rigenerazione.

Come ben sappiamo molte persone oggi vivono con l’acceleratore inserito troppo a lungo: una quotidianità fatta di ritmi serrati, sonno interrotto, pensieri continui, poco recupero, pasti veloci, tensione costante. Col tempo il corpo si abitua a restare in uno stato di allerta di fondo che sembra normale solo perché è diventato abituale.

E ovviamente compaiono quei segnali che tante persone riconoscono bene: spalle sempre alte, mandibola serrata, respiro superficiale, sonno che non ristora, digestione lenta o disturbata, irritabilità, difficoltà a staccare davvero anche nei momenti liberi.

Molto spesso questi sintomi vengono vissuti come problemi separati. In realtà possono essere espressioni diverse dello stesso assetto fisiologico: un sistema simpatico troppo attivo e un parasimpatico che fatica a riportare equilibrio.

Il massaggio può inserirsi proprio in questo contesto

La letteratura mostra che già una singola seduta può ridurre la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa. È un dato importante, perché indica che il corpo sta uscendo almeno in parte dallo stato di attivazione e sta tornando verso una modalità più orientata al recupero. La meta analisi di Moyer e colleghi del 2004 è molto chiara su questo punto.

Nella pratica lo osserviamo spesso. Ci sono persone che dopo il trattamento respirano più profondamente senza neanche accorgersene. Altre si rendono conto di avere finalmente lasciato andare la mandibola o di sentire il torace più libero. Altre ancora raccontano che quella notte dormono meglio, o che per la prima volta da giorni sentono una sensazione di calma non solo mentale, ma corporea.

Pensate a cosa accade quando il massaggio viene fatto con continuità: il sistema nervoso non riceve un solo segnale di sicurezza, ma molti segnali coerenti nel tempo. E questa ripetizione può aiutarlo a diventare più capace di tornare al riposo, invece di restare bloccato nell’allerta. In altre parole, non cambia solo come ti senti dopo una seduta. Può cambiare gradualmente il tuo punto di partenza.

Nei percorsi continuativi osserviamo dei veri e propri cambiamenti! All’inizio il beneficio c’è, ma dura poco. Poi, seduta dopo seduta, il corpo comincia a mantenere più a lungo quello stato di regolazione. La tensione si riforma più lentamente, il recupero migliora, il sonno diventa più stabile, e la persona inizia a percepirsi meno “sotto pressione” anche tra un appuntamento e l’altro.

Per questo il massaggio, quando è inserito in un percorso pensato bene, non è solo un momento piacevole. Può diventare un aiuto concreto per insegnare al corpo a rallentare.

Nel prossimo post parlerò di un aspetto molto pratico: la frequenza. Perché una volta a settimana e due volte a settimana non producono necessariamente lo stesso tipo di effetto.

(Moyer CA, Rounds J, Hannum JW. A meta analysis of massage therapy research. Psychological Bulletin, 2004.)

Ci sono tanti tipi di massaggio...quale fa al caso tuo, con quale vorresti iniziare il tuo percorso?

Il tocco lento, l’ossitocina e il sistema nervosoSe il massaggio non si spiega semplicemente con il cortisolo, allora va...
22/07/2026

Il tocco lento, l’ossitocina e il sistema nervoso

Se il massaggio non si spiega semplicemente con il cortisolo, allora vale la pena farsi una domanda più interessante: che cosa riconosce davvero il corpo quando viene toccato in modo lento, intenzionale e competente?
Una parte della risposta arriva dalla neurofisiologia del tatto.
Nella pelle esistono fibre nervose particolari, chiamate fibre C tattili, che rispondono in modo preferenziale a un contatto lento, con una pressione moderata e una temperatura vicina a quella del corpo. Non sono fibre pensate per riconoscere un dettaglio fine, come quando tocchiamo un oggetto con le dita. Sono fibre più legate alla qualità affettiva del contatto, cioè a quel tipo di tocco che il sistema nervoso interpreta come rassicurante, accogliente, regolante.

È un punto molto importante, perché il massaggio terapeutico utilizza proprio questo linguaggio corporeo.

Quando queste fibre vengono stimolate, il cervello non registra solo un’informazione meccanica. Riceve anche un messaggio che ha a che fare con la sicurezza. È come se il corpo dicesse: qui non c’è pericolo, puoi abbassare il livello di allerta, puoi lasciare andare parte della tensione che stai trattenendo.

In questo quadro, l’ossitocina è oggi una delle ipotesi più plausibili per spiegare una parte degli effetti del massaggio. Alcuni studi randomizzati controllati hanno mostrato un suo aumento dopo il trattamento. E la cosa interessante è che il profilo biologico dell’ossitocina coincide molto bene con ciò che osserviamo nella pratica e nella letteratura sul massaggio: riduzione dell’ansia, migliore regolazione dello stress, minore percezione del dolore, effetti favorevoli sui processi infiammatori e sulla qualità della relazione con sé e con gli altri. Questo ci aiuta a capire che il massaggio non è semplicemente una manipolazione dei muscoli. È un’esperienza sensoriale complessa che coinvolge il sistema nervoso in profondità.
Per questo, quando il tocco è adeguato, il cambiamento non riguarda solo la zona trattata. Può cambiare il respiro, può modificare il tono generale del corpo, può ridurre quella sensazione di allerta di fondo che molte persone portano con sé da tempo.

Trovo molto bello che la ricerca stia confermando una cosa che il corpo sapeva già da tempo: il contatto umano fatto bene non è un dettaglio accessorio ma fa parte della nostra biologia.

Nel prossimo post entrerò ancora di più in questo passaggio, parlando di come il massaggio aiuti il sistema nervoso a spostarsi da uno stato di allerta a uno stato di recupero.

fonte: Moyer CA et al., 2011; studi sul ruolo dell’ossitocina e delle fibre C tattili nella regolazione del tocco affettivo.

Perché il massaggio è molto profondoSi sente dire che il massaggio serve semplicemente ad abbassare il cortisolo, l’ormo...
20/07/2026

Perché il massaggio è molto profondo

Si sente dire che il massaggio serve semplicemente ad abbassare il cortisolo, l’ormone dello stress. È una spiegazione molto comune, quasi un luogo comune, ma la realtà scientifica è molto più interessante e dà al massaggio un valore ancora più alto.

Se guardiamo ai dati reali (revisione di Moyer e colleghi del 2011 su oltre 700 persone) scopriamo che l’effetto sul cortisolo è in realtà minimo. Ma attenzione: questo non toglie nulla all’efficacia del trattamento. Anzi, ci dice che il massaggio agisce attraverso meccanismi molto più raffinati e complessi di quanto una spiegazione così semplice lasci intendere.

Trovo che questa sia una notizia estremamente positiva. Significa che il beneficio che provi dopo un trattamento non dipende solo dallo "spegnere" momentaneamente un ormone, ma coinvolge una risposta molto più profonda del tuo sistema nervoso.

I risultati del massaggio su ansia, umore e percezione del dolore sono solidi e documentati da decenni di ricerca. Se non è il cortisolo a spiegare questi effetti, significa che il tocco terapeutico sta parlando con il tuo organismo attraverso canali più diretti e strutturati.

Dire che il massaggio "abbassa solo lo stress" è riduttivo. Significa non rendere giustizia a come il corpo umano elabora il contatto intenzionale e a come questo possa ricalibrare l'equilibrio interno in modo molto più stabile.

Abbandonare le vecchie spiegazioni ci permette di capire meglio il valore reale di quello che facciamo sul lettino. Non stiamo solo cercando un relax momentaneo, ma stiamo attivando processi di regolazione che coinvolgono il sistema nervoso in modi che la scienza sta continuando a scoprire.

Nel prossimo post vedremo proprio cosa succede quando il tocco è lento e terapeutico e perché oggi la ricerca si sta concentrando su mediatori molto più potenti e affascinanti del cortisolo.

(Moyer CA, Seefeldt L, Mann ES, Jackley LM. Does massage therapy reduce cortisol? A comprehensive quantitative review. Journal of Bodywork and Movement Therapies, 2011)

Quando una persona ansiosa viene a fare un massaggio per rilassarsi, molto spesso poi ci dice “dopo il massaggio sto meg...
16/07/2026

Quando una persona ansiosa viene a fare un massaggio per rilassarsi, molto spesso poi ci dice “dopo il massaggio sto meglio, ma poi nella vita di tutti i giorni torno come prima” e la nostra risposta è quasi sempre la stessa: è una sensazione comprensibile, e non significa affatto che il massaggio non funzioni.
Bisogna però distinguere tra due livelli diversi di ansia.

Il primo è l'ansia di stato, cioè quella che senti in un momento preciso. È l’agitazione di una giornata pesante, la tensione accumulata dopo una settimana intensa, quella sensazione di avere il corpo sempre un po’ contratto e la testa che non si spegne. Su questo piano, una singola seduta di massaggio può aiutare molto. Spesso il respiro si allarga, le spalle si abbassano, il corpo si rilassa e la mente si distende.

C’è un secondo livello, più profondo, che viene definito ansia di tratto. Non riguarda il momento, ma la tendenza abituale di una persona a stare in allerta, a sentire il corpo sempre pronto, a faticare nel recupero anche quando non c’è un motivo preciso. È quella base di tensione che molte persone finiscono per considerare normale, semplicemente perché ci convivono da anni.

In questo caso la continuità fa la differenza.
La meta analisi di Moyer e colleghi del 2004 ha osservato che una singola seduta di massaggio riduce l’ansia di stato, mentre un ciclo di trattamenti ripetuti nel tempo può influire anche sull’ansia di tratto.
Quindi una seduta può aiutarti a stare meglio oggi. Un percorso regolare può aiutare il tuo sistema nervoso a cambiare, nel tempo, il modo in cui reagisce allo stress.

Per questo non bisogna aspettarsi che una sola seduta risolva un assetto costruito in mesi o in anni. Il corpo e la mente hanno bisogno di ripetizione, di segnali coerenti, di esperienze che gli insegnino a uscire più facilmente dall’allerta.
Questo adattamento passa attraverso il corpo, ma coinvolge in modo molto concreto anche il sistema nervoso, il sonno, la capacità di recupero e la percezione generale di benessere.

Nel prossimo post entrerò più nel dettaglio su un punto importante, perché per anni si è detto che il massaggio funziona abbassando il cortisolo, ma la letteratura più solida ci racconta una storia un po’ diversa.

(Moyer CA, Rounds J, Hannum JW. A meta analysis of massage therapy research. Psychological Bulletin, 2004.)

Il massaggio e il tuo sistema nervosoUna cosa che mi sento dire spesso è questa: “Ogni tanto mi concedo un massaggio com...
14/07/2026

Il massaggio e il tuo sistema nervoso

Una cosa che mi sento dire spesso è questa: “Ogni tanto mi concedo un massaggio come coccola”. Ne abbiamo già parlato ma come si dice...repetita iuvant ;-)

Capisco perfettamente cosa si intende, perché il massaggio è piacevole, rilassa e fa stare bene. Però, per come lo vedo io, è importante andare un po’ oltre questa idea.
Il massaggio non è solo un momento piacevole. È anche un modo per aiutare il corpo a uscire da uno stato di tensione continua che, molto spesso, viene considerato normale solo perché ci conviviamo da troppo tempo (uhuhuhhu ormai ci convivo da anni, ci sono abituato!)

Ci sono persone che arrivano con il collo rigido, le spalle alte, la mandibola contratta, il respiro corto, il sonno leggero, la sensazione di non riuscire mai a staccare del tutto. E tante volte pensano che il problema siano solo i muscoli. In realtà, molto spesso, c’entra anche il sistema nervoso.

Quando il corpo resta a lungo in uno stato di allerta, comincia a funzionare come se dovesse sempre tenersi pronto. Anche quando non c’è un’emergenza reale. E questo si riflette ovunque, nella postura, nel respiro, nella qualità del sonno, nella capacità di recuperare, nella percezione della fatica, nella digestione.

Per questo il massaggio, se fatto con criterio e con continuità, non lavora solo sulla contrattura. Lavora anche sulla regolazione.

La letteratura scientifica sostiene questa visione. Una meta analisi molto importante pubblicata da Moyer, Rounds e Hannum nel 2004 ha mostrato che il massaggio ha effetti significativi sulla riduzione dell’ansia. E il dato più interessante è che, quando il trattamento viene ripetuto nel tempo, i benefici non restano confinati al momento della seduta, ma possono diventare più profondi e più stabili.

È anche per questo che non considero il massaggio un gesto occasionale da fare solo quando si è ormai pieni di dolore o di tensione. Lo considero uno strumento serio di cura di sé, che può entrare in un percorso di salute in modo concreto.

Nei prossimi post approfondirò meglio questo aspetto, perché capire la differenza tra un beneficio immediato e un cambiamento costruito nel tempo fa cambiare completamente il modo di vivere il massaggio.

(Moyer CA, Rounds J, Hannum JW. A meta analysis of massage therapy research. Psychological Bulletin, 2004)

E se iniziassimo prima? Seguendo vari seminari di aggiornamento è la domanda che mi frulla in testa ogni volta. Dobbiamo...
08/07/2026

E se iniziassimo prima?

Seguendo vari seminari di aggiornamento è la domanda che mi frulla in testa ogni volta.

Dobbiamo iniziare prima. Prima che il corpo mandi il primo segnale chiaro. Prima che la stanchezza diventi un sottofondo fisso, che il sonno vada in pappa, che la digestione diventi un rebus quotidiano. Prima di dire “ormai è l’età” o “tanto capita a tutti”. Prima di aspettare che il sintomo diventi urgente per decidere di occuparti di te.

Quarant’anni fa il corpo umano affrontava un carico di stress completamente diverso. Oggi viviamo in un paradosso biologico: mangiamo più calorie ma assorbiamo meno nutrienti (la chiamiamo la fame silenziosa). Uno studio pubblicato su The Lancet ha mappato le carenze nutrizionali a livello globale e il dato che dovrebbe farci riflettere non riguarda solo i contesti di povertà alimentare. Ormai non parliamo più di malnutrizione riferendoci alla povertà nutrizionale...perchè qui siamo decisamente malnutriti nonostante l'abbondanza di cibo. Nei paesi ad alto reddito infatti, le carenze subcliniche di magnesio, zinco, vitamine del gruppo B e vitamina D sono in aumento costante. Gli stressor ai quali siamo sottoposti sono aumentati: il suolo si è impoverito di minerali negli ultimi decenni, la dieta è dominata da alimenti ultra processati che forniscono energia vuota, l’intestino assorbe meno quando è esposto a stress cronico, infiammazione di basso grado e ritmi frammentati. Esposizione continua a inquinanti chimici a bassa dose: interferenti endocrini, residui di pesticidi, microplastiche. L’esposizione cronica a campi elettromagnetici a bassa intensità, che la ricerca sta collegando a alterazioni del ritmo circadiano e della produzione fisiologica di melatonina. Un carico cognitivo ed emotivo che non si spegne mai, perché lo schermo è diventato un’estensione del sistema nervoso. Tutto questo non resta “fuori”. Entra nella fisiologia. Aumenta lo stress ossidativo. Affatica i mitocondri, che sono le centrali energetiche di ogni tua cellula. Modula l’espressione genica attraverso meccanismi epigenetici. E tiene il sistema nervoso simpatico in uno stato di allerta silenziosa che consuma risorse, giorno dopo giorno, senza che tu te ne accorga.

Capite bene che il corpo non si ammala all’improvviso. Si squilibra lentamente. Per anni. E noi chiamiamo “malattia” il momento in cui il sistema non riesce più a compensare. Quindi possiamo, anzi dobbiamo partire prima, pensarci prima e non aspettare che accada.
Imparare a nutrire le cellule con ciò che serve davvero, non con ciò che riempie. Insegnare al sistema nervoso a tornare in modalità riposo, con il respiro consapevole e con la meditazione. Ripensare il comportamento alimentare non come una lista di divieti, ma come un atto di ascolto quotidiano che tiene conto di cosa mangi, di come lo mangi, e di che stato nervoso abiti mentre lo fai. Migliorare il proprio stile di vita stando in natura e muovendosi....Una volta era tutto normale...ora sembra che sia tutto complicato e che non ci sia tempo per dedicarsi a queste semplici cose.
Però riflettiamo: meno tempo dedicheremo al benessere, più tempo dedicheremo alla malattia.

Serve iniziare prima che la corda si rompa??

"Ma io non ho problemi di pancia."La disbiosi non si manifesta solo con gonfiore, irregolarità intestinale, gas. Quelli ...
03/07/2026

"Ma io non ho problemi di pancia."

La disbiosi non si manifesta solo con gonfiore, irregolarità intestinale, gas. Quelli sono i segnali più ovvi. Ma le manifestazioni possono essere molto meno intuitive:

— Stanchezza cronica che non si spiega con le analisi di routine
— Difficoltà di concentrazione e nebbia mentale
— Disturbi dell'umore — irritabilità, ansia, umore basso
— Pelle reattiva, dermatiti ricorrenti, acne in età adulta
— Infezioni ricorrenti — cistiti, candida, raffreddori continui
— Difficoltà a perdere peso nonostante un'alimentazione apparentemente corretta
— Disturbi del sonno

Ma come ci si arriva alla disbiosi?

Non è quasi mai una sola causa. È un accumulo.

Antibiotici ripetuti: utilissimi quando servono, ma ogni ciclo è come un incendio nella foresta del microbiota. La ricrescita dopo non è mai identica a prima. Uno studio pubblicato su Nature Microbiology (Palleja et al., 2018) ha dimostrato che dopo un singolo ciclo di antibiotici, alcune specie batteriche non tornano ai livelli precedenti nemmeno dopo sei mesi.

Alimentazione povera di fibre e ricca di zuccheri semplici e alimenti ultra-processati; le fibre sono il cibo principale dei batteri benefici. Senza fibre, quei batteri muoiono di fame.

Stress cronico: qui entra in gioco l'asse intestino-cervello, una comunicazione bidirezionale mediata dal nervo vago, dal sistema endocrino e dal sistema immunitario. Il cortisolo elevato in modo cronico altera la composizione del microbiota.

Sonno alterato: la ricerca sta mostrando che anche la frammentazione del sonno modifica la composizione del microbiota, e che un microbiota alterato a sua volta peggiora la qualità del sonno. Un circolo vizioso elegante e spietato.

Sedentarietà, esposizione a inquinanti, eccesso di alcol. Ogni fattore aggiunge un pezzo.

Tutto è collegato a tutto!!!

Ora, cosa si fa con una disbiosi?

Non si prende un probiotico a caso dallo scaffale della farmacia. Non si fa una "dieta detox" di tre giorni. Non si elimina il glutine perché l'ha detto qualcuno su Instagram.

Si parte dalla comprensione del proprio quadro personale. Si lavora sull'alimentazione in modo funzionale e personali, con scelte che nutrono i batteri giusti e non solo te. Si lavora sullo stile di vita: sonno, stress, movimento, respiro. Si possono integrare strumenti come l'aromaterapia scientifica, perché molti oli essenziali hanno attività antimicrobica selettiva e modulatoria documentata in letteratura. E si lavora sul comportamento alimentare, che è il vero anello mancante. perché sapere cosa mangiare e riuscire a farlo sono due cose completamente diverse.

Se vuoi capire meglio come funziona il tuo intestino e cosa puoi fare concretamente, scrivimi su WhatsApp con la parola DISBIOSI e ti mando un vocale che ho registrato dove spiego i tre errori più comuni che le persone fanno quando cercano di "sistemare l'intestino" da sole. È gratuito e dura 2 minuti.

Federica Volpato

☀️ Con questo caldo il nostro corpo lavora di più.Stanchezza, gambe pesanti, pressione bassa, difficoltà a dormire, poca...
29/06/2026

☀️ Con questo caldo il nostro corpo lavora di più.

Stanchezza, gambe pesanti, pressione bassa, difficoltà a dormire, poca energia: durante l'estate questi segnali sono molto comuni.

Spesso pensiamo che sia "normale", ma il nostro organismo ci sta semplicemente chiedendo di rallentare e prenderci cura di lui in modo diverso.

Per questo ho creato una piccola guida gratuita:

📖 E-state Freschi

Una raccolta di consigli pratici, ricette rinfrescanti, acque aromatizzate e piccoli rituali di benessere per affrontare i mesi più caldi con maggiore equilibrio.

All'interno troverai:
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"L'estate ci invita a rallentare, ascoltare il nostro corpo e prendercene cura con semplicità."

Se desideri ricevere gratuitamente la guida, scrivimi un messaggio su WhatsApp con la parola:

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Sarò felice di inviartela🥰

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