Elena Baldacci - Naturopatia Integrata

Elena Baldacci - Naturopatia Integrata Questa pagina è dedicata alla Naturopatia, un approccio completo per il benessere.

SPIRITUAL BYPASSNel 1984 lo psicoterapeuta John Welwood parlò per la prima volta di Spiritual bypass. Si tratta di un me...
10/08/2026

SPIRITUAL BYPASS

Nel 1984 lo psicoterapeuta John Welwood parlò per la prima volta di Spiritual bypass. Si tratta di un meccanismo di difesa in cui una persona usa idee, pratiche o credenze spirituali per evitare di affrontare le proprie ferite emotive irrisolte. È, a tutti gli effetti, un modo per bypassare, appunto, il “lavoro sporco” sulla psiche, quello doloroso e imprescindibile, rifugiandosi in una presunta pace spirituale.

Non è difficile accorgersi delle caratteristiche con cui si manifesta, se abbiamo gli occhi ben aperti e ci permettiamo di non idealizzare chi si pone con un atteggiamento di tipica superiorità spirituale, ma dobbiamo essere accorti, perché spesso si maschera con umiltà mista a pacata saggezza.

Noteremo una soppressione delle emozioni “negative” come la rabbia, la tristezza o la paura perché il messaggio che viene dato riguarda la perfezione della vita in sé e il fatto che tutto accade per una ragione. In realtà, gli attualizzati motti new age servono solo per non sentire il dolore.

Talvolta si confonde l’apatia con il distacco illuminato oppure il rifiuto di affrontare i conflitti relazionali con l’incapacità di stabilire dei sani confini. Vengono scusati comportamenti tossici o abusanti (propri o altrui) in nome del perdono o del riconoscere la luce negli altri, annullando, di fatto, ogni discernimento.

Spesso nasce quello che si chiama l’Ego spirituale, in cui la persona si sente sopra le comuni dinamiche umane: non mostra interesse per i soldi, il successo, i bisogni primari, perché si medita, si prega, si seguono certi percorsi spirituali da decenni… In realtà, si vuole solo che l’altro confermi l’immagine del guru o maestro, alimentando un narcisismo ben mascherato.

Un’altra caratteristica tipica è la rinuncia alla propria responsabilità personale perché “ci pensa Dio/l’Universo/la Vita” e di fronte a scelte pratiche o morali che richiederebbero azione o disciplina ci si tira semplicemente indietro mostrando la propria capacità di resa fiduciosa.

Lo abbiamo capito: il bypass spirituale è una strategia di sopravvivenza della psiche. Quando il dolore emotivo, il senso di vuoto o il trauma sono troppo minacciosi per l’Ego, la spiritualità offre un’ancora di salvataggio elevata, pulita, ammirabile. È senz’altro più gratificante sentirsi un’anima in evoluzione che sta vivendo una purificazione, che ammettere di essere spaventati, di voler evitare decisioni faticose o avere bisogno di un aiuto psicoterapeutico.
Allora si ricorre ai grandi temi, come la “notte oscura dell’anima” in cui Dio starebbe lavorando per il nostro bene in una nuova tappa del percorso di evoluzione, mentre si sta solo evitando di guardare in faccia i propri impulsi, il proprio egoismo e le proprie scelte sbagliate, ma intimamente, si può arrivare ad affogare nella disperazione.
Mentre si parla di altezze, si evita in tutti i modi di mettere le mani nella propria profondità: la materia grezza della psiche dove si dovrebbero identificare gli impulsi, risalire al bisogno infantile o nevrotico che li ha generati e decidere responsabilmente di non agirli.

Purtroppo, senza un solido lavoro psicologico, la spiritualità diventa una maschera raffinata indossata dall’Ego per non cambiare mai davvero.

L’Ego spirituale è una trappola sottile: è il momento in cui la struttura egoica, anziché sciogliersi, si appropria del linguaggio, delle pratiche e dei concetti spirituali per diventare ancora più forte e inattaccabile. L’Ego ha una grande capacità di adattamento: sa spostarsi su un terreno spirituale che offre molte gratificazioni. L’immagine di sé sarà quella di una persona più consapevole e più evoluta degli altri, e ogni osservazione ricevuta sarà rispedita al mittente con l’etichetta di “proiezione”, un problema personale irrisolto di chi esprime la sua impressione.

Al contrario, la maturità spirituale è un processo di progressiva spogliazione, radicamento e trasparenza. La maturità spirituale non si misura con le esperienze mistiche, le intuizioni profonde o le teorie angeliche, ma con la qualità della presenza e dell’integrità quotidiana. Ammette le proprie meschinità, senza drammi, cerca di prendere delle decisioni in modo responsabile per il proprio bene e il bene di chi lo circonda, non nega i propri limiti, non vuole sentirsi speciale, quando la vita gli toglie delle certezze non cerca misere consolazioni e si esprime con pulizia interiore, gentilezza non ostentata, confini sani, capacità di vedere davvero l’altro.

La vera maturità spirituale comincia quando la ricerca cessa di essere un accumulo di conoscenze e diventa un lavoro di pulizia. Si riconosce nella capacità di non agire gli impulsi dettati dai bisogni insoddisfatti, trasformando la disciplina interiore in uno stile di vita etico, sobrio e responsabile. In altre parole, la maturità spirituale rende una persona più umana, più concreta e accessibile, più affidabile, più autenticamente morbida e attenta.

💢 LA FAMILIARITÀ NON È UNA CONDANNA. “Ho il diabete in famiglia.” “Mio padre ha avuto un infarto.” “Le donne della mia f...
09/08/2026

💢 LA FAMILIARITÀ NON È UNA CONDANNA.

“Ho il diabete in famiglia.”
“Mio padre ha avuto un infarto.”
“Le donne della mia famiglia hanno tutte l’osteoporosi.”

Può sembrare una sentenza ma la familiarità ci parla solo di rischio, non di un destino.

Quando una malattia ricorre nella stessa famiglia, non stiamo necessariamente osservando solo l'effetto dei geni.

I membri di una famiglia condividono anche alimentazione, abitudini, esposizioni ambientali, condizioni socioeconomiche e, spesso, lo stesso stile di vita.

La stessa storia familiare è quindi il risultato di una complessa interazione tra genetica e ambiente.

👉 Per molte malattie croniche, come diabete tipo 2, malattie cardiovascolari, obesità, osteoporosi e numerose forme di cancro, non esiste semplicemente “il gene della malattia”.

Esistono invece molti geni che contribuiscono, ciascuno in misura diversa, al rischio individuale, interagendo con l'ambiente e con i comportamenti.

❗Questo significa che avere una predisposizione genetica non equivale ad avere una malattia già scritta nel DNA.

Uno degli esempi più interessanti viene dalla ricerca sulle malattie cardiovascolari.

📌 In un importante studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, i ricercatori hanno analizzato il rischio genetico di malattia coronarica in diverse grandi popolazioni.

Le persone con alto rischio genetico che seguivano uno stile di vita favorevole, senza fumo, con attività fisica regolare, peso corporeo adeguato e alimentazione sana, presentavano un rischio significativamente più basso rispetto a quelle con la stessa predisposizione genetica ma con abitudini sfavorevoli.

🧬 Ecco perché oggi si preferisce parlare di epigenetica piuttosto che di genetica.

Il DNA contiene le istruzioni, ma le cellule possiedono sofisticati sistemi che regolano quando, dove e in quale misura determinati geni vengono utilizzati.

Questi meccanismi sono influenzati da molti fattori biologici e ambientali. La ricerca sull'epigenetica studia questa relazione dinamica tra sequenza genetica, regolazione dell'espressione genica, ambiente e sviluppo delle malattie.

Tra il gene e la malattia non dobbiamo immaginare una linea retta.
C'è un intero territorio fatto di alimentazione, movimento, sonno, composizione corporea, fumo, esposizioni ambientali, stress, prevenzione e altri fattori che possono modificare il rischio.

Qui entriamo nel campo del concetto naturopatico di "terreno".

La genetica ci dà una predisposizione, l'ambiente dialoga con essa e le nostre scelte contribuiscono a modulare il rischio.

Sapere di avere una familiarità diventa un'informazione preziosa per comprendere il nostro terreno e fare una vera prevenzione, attuando lo stile di vita più adatto.

Un naturopata esperto ti aiuta a conoscerti e ad imparare a prenderti cura di te.

"Tra le tante lingue difficili da imparare c'è il silenzio."G. GovoniLa meditazione mattutina ci aiuta ad iniziare la gi...
08/08/2026

"Tra le tante lingue difficili da imparare c'è il silenzio."

G. Govoni

La meditazione mattutina ci aiuta ad iniziare la giornata con le giuste onde cerebrali e con maggiore pacatezza e consapevolezza.

La meditazione serale ci aiuta a metabolizzare la giornata, ad abbassare il cortisolo e a dormire meglio.

💢 PANCIA GONFIA? FORSE NON È QUELLO CHE MANGI!Hai tolto una serie di alimenti dalla tua dieta e continui ad avere la pan...
07/08/2026

💢 PANCIA GONFIA? FORSE NON È QUELLO CHE MANGI!

Hai tolto una serie di alimenti dalla tua dieta e continui ad avere la pancia gonfia?
La causa potrebbe non essere il cibo ma l'asse intestino-cervello.

Il gonfiore addominale e l'ansia sono legati da una complessa rete di comunicazione neurobiologica nota come asse intestino-cervello.

Questo sistema bidirezionale spiega perché lo stress emotivo si rifletta direttamente sul benessere gastrointestinale.

1. Il nervo vago costituisce la principale via d'informazione tra il sistema nervoso centrale e il sistema nervoso enterico. Circa il 90% della serotonina, il neurotrasmettitore regolatore dell'umore e della motilità intestinale, viene prodotta a livello intestinale. Quando l'ansia si attiva, le alterazioni nei livelli neurochimici modificano le contrazioni muscolari dell'apparato digerente.

2. In situazioni di ansia o stress cronico, l'asse ipotalamo-ipofisi-surrene rilascia cortisolo e adrenalina. Questo attiva il sistema nervoso simpatico, rallentando la digestione nello stomaco o alterando la motilità del colon. Il risultato è un ristagno di gas e cibo, che provoca la sensazione di gonfiore e distensione addominale.

3. Lo stress prolungato altera la permeabilità della barriera intestinale e la composizione della flora batterica (disbiosi). Inoltre, aumenta la sensibilità dei recettori del dolore viscerale. Di conseguenza, volumi di gas normalmente tollerati vengono percepiti come un gonfiore doloroso e invalidante.

👉 Strategie di gestione basate sulle evidenze:

▶️ Tecniche di respirazione diaframmatica:

stimolano il nervo vago e riducono l'attivazione del sistema simpatico.

▶️ Supporto al microbiota:

l'uso mirato di probiotici e una dieta bilanciata aiutano a ridurre la disbiosi.

▶️ Attività fisica moderata:

favorisce la motilità intestinale e la produzione di endorfine.

▶️ Gestione dello stress:

varie tecniche e discipline hanno dimostrato efficacia nella riduzione dei sintomi funzionali intestinali.

🌟 Ti ricordo che da settembre riprendono gli incontri settimanali di Bioenergetica e le sessioni individuali di Life coaching.

Chiedi subito info per la tua gestione dello stress e ottimizzazione delle tue risorse interiori!

~ Elena Baldacci
Conduttrice di classi di esercizi di Bioenergetica IIFAB.

💢 CERVELLO E DECLINO COGNITIVO: ALCOOL E CAFFÈ A CONFRONTO Il cervello umano è un organo straordinariamente plastico ma ...
06/08/2026

💢 CERVELLO E DECLINO COGNITIVO: ALCOOL E CAFFÈ A CONFRONTO

Il cervello umano è un organo straordinariamente plastico ma estremamente sensibile alle sostanze che introduciamo quotidianamente. Tra le abitudini più diffuse nella popolazione adulta, il consumo di alcol e quello di caffè rappresentano due fattori con impatti diametralmente opposti sulla salute cerebrale a lungo termine e sul rischio di sviluppare forme di demenza.

👉 Alcol: è un reale fattore di rischio neurotossico e vascolare.

L'alcol etilico esercita un'azione neurotossica diretta sulle strutture cerebrali, provocando atrofia corticale, perdita neuronale e alterazioni della sostanza bianca. I dati scientifici confermano un legame netto tra consumo eccessivo di alcol e aumento significativo del rischio di demenza.

📌 Studio chiave (The Lancet Public Health, 2018): un’imponente ricerca guidata da Schwarzinger e colleghi ha analizzato i dati di oltre 31 milioni di pazienti dimessi dagli ospedali francesi. Lo studio ha rilevato che i disturbi da uso di alcol sono associati a un rischio tre volte superiore di sviluppare qualsiasi tipo di demenza. Inoltre, nel 57% dei casi di demenza precoce (insorta prima dei 65 anni), è stata riscontrata una diagnosi di abuso o dipendenza da alcol.

❗L'alcol causa carenze nutrizionali chiave (come la tiamina, responsabile della sindrome di Wernicke-Korsakoff), promuove lo stress ossidativo, l'infiammazione sistemica e contribuisce a danni vascolari cerebrali che accelerano il decadimento cognitivo.

La Lancet Commission on Dementia Prevention ha inserito l'eccesso di alcol tra i principali fattori di rischio modificabili per la demenza. Anche il consumo moderato-alto (>14 unità alcoliche a settimana) evidenzia un incremento progressivo del rischio neurodegenerativo nei dati di coorte a lungo termine (es. Whitehall II Study, BMJ).

👉 Caffè: diversamente dall'alcol ha un'azione neuroprotettiva e riduce il rischio di declino congiuntivo.

A differenza dell'alcol, il caffè contiene molecole bioattive, tra cui la caffeina e una ricca concentrazione di polifenoli ad azione antiossidante e antinfiammatoria, che svolgono un ruolo protettivo sui vasi sanguigni e sui neuroni.

📌 Studio chiave (PLOS Medicine, 2021): uno studio condotto da Zhang e collaboratori su oltre 365.000 partecipanti della UK Biobank, seguiti per oltre 10 anni, ha mostrato che chi consumava moderatamente caffè (2-3 tazzine al giorno) presentava un rischio ridotto del 28% di sviluppare demenza e un rischio inferiore del 32% di ictus rispetto ai non consumatori.
Evidenze a lungo termine (CAIDE Study): Già lo studio longitudinale finlandese CAIDE (Cardiovascular Risk Factors, Aging and Dementia) condotto da Kivipelto e colleghi aveva evidenziato come il consumo moderato di caffè in età mezza fosse associato a una riduzione fino al 65% del rischio di demenza e Alzheimer in età avanzata.

La caffeina blocca i recettori dell'adenosina, migliorando la plasticità sinaptica e riducendo l'accumulo di placche di beta-amiloide nei modelli animali. I polifenoli e gli acidi clorogenici contrastano lo stress ossidativo e proteggono l'integrità della barriera emato-encefalica.

Le evidenze epidemiologiche e neurobiologiche tracciano un quadro chiaro:

l'alcol è un agente dose-dipendente di danno cerebrale: ridurne l'assunzione rappresenta una delle strategie più efficaci per proteggere la riserva cognitiva e prevenire le demenze;

il caffè, consumato con moderazione (circa 2-3 tazzine al giorno), si inserisce in uno stile di vita protettivo per il sistema vascolare e nervoso.

I fattori di stile di vita modificabili coprono fino al 40% del rischio complessivo di demenza a livello globale: la tutela del cervello passa innanzitutto dalle scelte di ogni giorno.



💢 IL VERDE CHE CURA: LA FORESTA DIVENTA TERAPIA 🌳 Che camminare tra gli alberi faccia bene alla mente e allo spirito è u...
05/08/2026

💢 IL VERDE CHE CURA: LA FORESTA DIVENTA TERAPIA

🌳 Che camminare tra gli alberi faccia bene alla mente e allo spirito è un'intuizione antica, ma oggi la scienza lo conferma con dati e misurazioni di laboratorio.

Dal 2019, una collaborazione scientifica tra il Club Alpino Italiano (CAI) e l'Istituto per la BioEconomia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IBE) ha approfondito gli effetti terapeutici dell'immersione nei boschi, trasformando il forest bathing da semplice pratica di benessere a vera e propria disciplina integrativa.

🌿 L'efficacia della terapia forestale non deriva solo dal silenzio o dall'attività fisica, ma dall'aria stessa che respiriamo. Gli alberi emettono composti organici volatili biogenici (BVOC), in particolare monoterpeni (come pinene e limonene), molecole che le piante usano per difendersi e comunicare.
Inalate durante un'escursione, queste sostanze entrano nel circolo sanguigno e superano la barriera ematoencefalica, innescando risposte fisiologiche immediate:

▶️ Riduzione dello stress e dell'ansia

I test psicometrici condotti nelle sessioni sperimentali CAI-CNR mostrano un calo marcato degli indici di ansia, depressione, rabbia e affaticamento.

▶️ Regolazione del sistema cardiovascolare

Si registra una diminuzione della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca, accompagnata da una riduzione dei livelli di cortisolo (l'ormone dello stress).

▶️ Potenziamento del sistema immunitario

L'esposizione ai terpeni stimola l'attivazione e il numero delle cellule Natural Killer (NK), fondamentali nella difesa contro infezioni e cellule anomale.

🍃 Le campagne di misurazione condotte lungo i sentieri appenninici e alpini hanno permesso di mappare la presenza dei monoterpeni in base all'orario, alla stagione e alla composizione della foresta (conifere e faggete mostrano un'elevata emissione).

I dati hanno dimostrato che sessioni strutturate di 2-3 ore guidate da esperti e psicoterapeuti riducono i livelli di ansia in modo statisticamente superiore rispetto al semplice riposo o ad altre attività di relax in contesti non forestali.

Grazie a questo progetto, il CAI e il CNR stanno qualificando una rete di Stazioni di Terapia Forestale in tutta Italia. Si tratta di percorsi con caratteristiche ben precise:
Pendenze moderate e dislivelli ridotti per non affaticare l'organismo.
Elevata qualità dell'aria e ricchezza di biodiversità vegetale.
Assenza di inquinamento acustico ed idoneità del microclima.

💟 La natura è una vera alleata per la salute fisica e mentale.




💢 IPERTENSIONE: SE INVECE DEL SALE TOGLIESSIMO LO ZUCCHERO?L'ipertensione arteriosa è uno dei principali fattori di risc...
04/08/2026

💢 IPERTENSIONE: SE INVECE DEL SALE TOGLIESSIMO LO ZUCCHERO?

L'ipertensione arteriosa è uno dei principali fattori di rischio per infarto, ictus, insufficienza cardiaca e malattia renale. Il controllo del sale è al centro dell'attenzione ma chi ci parla l'eccesso di carboidrati, soprattutto nelle persone con insulino-resistenza e diabete di tipo 2?

Uno studio pubblicato sull'International Journal of Environmental Research and Public Health ha seguito 154 persone con diabete di tipo 2 per due anni, valutando gli effetti di un'alimentazione a basso contenuto di carboidrati sui principali fattori di rischio cardiovascolare.

I risultati sono stati molto interessanti:

✔ significativa riduzione della pressione arteriosa sistolica e diastolica

✔ diminuzione della necessità di farmaci antipertensivi in molti partecipanti

✔ miglioramento del profilo lipidico

✔ importante perdita di peso.

Perché?

❗Quando consumiamo carboidrati, aumenta la secrezione di insulina. Oltre a regolare la glicemia, l'insulina favorisce anche il riassorbimento di sodio nei reni. Più sodio trattenuto significa maggiore ritenzione di acqua, aumento del volume del sangue e, di conseguenza, incremento della pressione arteriosa.

👉 Riducendo l'apporto di carboidrati si abbassano i livelli di insulina, si facilita l'eliminazione del sodio in eccesso (natriuresi) e si riduce la ritenzione idrica. A questo si aggiungono altri benefici metabolici, come il miglioramento della sensibilità insulinica, la riduzione dell'infiammazione e la perdita di grasso corporeo, tutti fattori che possono contribuire al controllo della pressione.

Una dieta low-carb può rappresentare uno strumento efficace per migliorare la salute metabolica e ridurre il rischio cardiovascolare.

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Impara come prenderti cura del tuo metabolismo e riprendi in mano la tua salute:

LA PIRAMIDE ALIMENTARE INVERTITA

📚 Studio:
Yancy WS Jr. e collaboratori. Impact of a Low-Carbohydrate Diet on Diabetes and Cardiovascular Risk Factors over 2 Years. International Journal of Environmental Research and Public Health, 2019.

https://www.mdpi.com/1660-4601/16/15/2680

💢 IL CORPO HA BISOGNO DI RITMO E ANCHE IL MUSCOLO Il tuo muscolo ha un orologio biologico! Quando pensiamo al ritmo circ...
02/08/2026

💢 IL CORPO HA BISOGNO DI RITMO E ANCHE IL MUSCOLO

Il tuo muscolo ha un orologio biologico!
Quando pensiamo al ritmo circadiano, la mente va subito al cervello e alla ghiandola pineale che regola il sonno. Tuttavia, la ricerca neurobiologica ed endocrinologica recente ha dimostrato che quasi ogni tessuto del nostro corpo possiede un "orologio periferico". I muscoli scheletrici non fanno eccezione.

Le cellule muscolari esprimono geni orologio (come CLOCK e BMAL1) che regolano la forza, il metabolismo del glucosio, la sintesi proteica e la capacità di riparazione dei tessuti nell'arco delle 24 ore.

👉 Quando questi orologi interni perdono la sincronia con l'ambiente esterno o con il sistema nervoso centrale (fenomeno noto come desincronizzazione circadiana), la performance fisica e il recupero ne risentono significativamente.

📌 Strategie di stile di vita per ottimizzare i ritmi muscolari:

1. Regolarità dell'allenamento (Zeitgeber meccanico)

L'esercizio fisico agisce come un potente zeitgeber (segnale di sincronizzazione) per il tessuto muscolare.

Cerca di allenarti alla stessa ora ogni giorno. L'esposizione costante allo sforzo meccanico segnala alle cellule muscolari quando attivare al massimo i pathways metabolici.

2. Alimentazione e Time-Restricted Feeding

Il momento in cui assumiamo i nutrienti influenza direttamente l'espressione genica muscolare.

Mantieni una finestra alimentare regolare. In particolare, la somministrazione tempestiva di aminoacidi (soprattutto leucina) attiva la via mTOR in modo più efficiente quando rispetta i ritmi metabolici naturali.

3. Sincronizzazione della luce e del sonno

Il muscolo risponde indirettamente all'orologio centrale situato nel nucleo soprachiasmatico, guidato dalla luce solare.

Esponiti alla luce naturale al mattino presto per bloccare la secrezione di melatonina e segnalare al corpo l'inizio della fase attiva.

Studi di riferimento

▶️ Espressione dei geni orologio e performance:
Schroder et al. (2015) "Intrinsic muscle clock is necessary for musculoskeletal health".

Questo studio ha dimostrato che la disruption del gene BMAL1 nei muscoli porta a perdita di forza, alterazione della struttura sarcomerica e invecchiamento precoce del tessuto.

▶️ L'esercizio come sincronizzatore periferico:
Zambon et al. (2003) & Wolff & Esser (2012).

Hanno evidenziato come il carico meccanico e la contrazione muscolare siano in grado di resettare gli orologi biologici scheletrici indipendentemente dal controllo centrale del cervello.

▶️ WeeeInterazione tra ritmo circadiano e sintesi proteica:

Mayeuf-Louchart et al. (2015). "Skeletal muscle functions around the clock".

Una review approfondita su come la flessibilità metabolica del muscolo (il passaggio dall'uso di carboidrati a quello dei grassi) sia strettamente regolata su base oraria.

❗I tuoi muscoli non rispondono solo a quanto ti alleni o a cosa mangi, ma anche a quando lo fai.

Sincronizzare i segnali esterni (luce, cibo, movimento) permette al tessuto muscolare di lavorare alla massima efficienza biologica, riducendo l'infiammazione e ottimizzando il recupero.


💢 COSA PUÒ CAUSARE PERDITA MUSCOLARE NELLE MALATTIE CRONICHE? Oltre l'inappetenza cosa causa davvero la perdita muscolar...
31/07/2026

💢 COSA PUÒ CAUSARE PERDITA MUSCOLARE NELLE MALATTIE CRONICHE?

Oltre l'inappetenza cosa causa davvero la perdita muscolare nelle malattie croniche?

Quando si affronta una malattia cronica o oncologica, il calo di peso e la perdita di massa magra (sarcopenia e cachessia) vengono spesso attribuiti al solo calo dell'appetito. Tuttavia, la ricerca scientifica sta dimostrando che la causa primaria risiede in un vero e proprio corto circuito del metabolismo energetico cellulare.

👉 Anche quando l'apporto calorico è adeguato, il tessuto muscolare può continuare a indebolirsi e a ridursi. Il responsabile di questo processo è il drastico calo dei livelli di NAD+ (nicotinammide adenina dinucleotide), una molecola fondamentale per il funzionamento dei mitocondri, le "centrali energetiche" delle nostre cellule.

Quando i livelli di NAD+ crollano:
La produzione di energia cellulare si arresta.

. Il metabolismo energetico della cellula muscolare diventa instabile.
Si innesca il catabolismo (la scomposizione delle proteine muscolari), indipendentemente da quanto il paziente riesca a mangiare.

Un punto di svolta arriva da studi recenti sul ripristino dei livelli cellulari di NAD+.
Nello studio di riferimento condotto da Pirinen et al. (Cell Metabolism, 2020), i ricercatori hanno dimostrato che la somministrazione mirata di niacina (Vitamina B3) è in grado di stimolare la biogenesi mitocondriale e ripristinare il NAD+ muscolare.

L'integrazione mirata si è dimostrata associata a:

1. Un significativo incremento della massa magra e della forza

2. Un miglioramento complessivo della funzione metabolica

3. Una protezione dal decadimento muscolare indotto dalla malattia

È importante evidenziare che i dosaggi impiegati negli studi scientifici per ottenere questi effetti terapeutici sono di natura farmacologica:

Fabbisogno giornaliero standard (RDA): 14–18 mg/giorno (sufficienti a prevenire carenze alimentari).

Dosaggi negli studi clinici: da 250 mg fino a 1.000 mg/giorno, somministrati con un incremento graduale e sotto stretto controllo medico.

Trattandosi di dosi elevate, l'uso terapeutico della niacina richiede un attento monitoraggio clinico (per gestire effetti collaterali come l'effetto flush o l'impatto sui parametri epatici e glicemici).

Questo cambio di paradigma sposta l'attenzione terapeutica: per contrastare il deperimento muscolare non è sufficiente "nutrire" il corpo dall'esterno, ma occorre riattivare i meccanismi molecolari che consentono alle cellule muscolari di produrre e utilizzare energia.

Riferimenti Scientifici

Pirinen E., et al. (2020). Niacin Cures Systemic NAD+ Deficiency and Improves Muscle Performance in Adult-Onset Mitochondrial Myopathy. Cell Metabolism, 31(6), 1078-1090.

Romani M., et al. (2021). Targeting NAD+ metabolism in skeletal muscle disorders. Nature Reviews Endocrinology, 17(10), 614-627.

Disclaimer Medico: questo contenuto ha scopo puramente divulgativo e informativo. Non costituisce una prescrizione né un consiglio medico. I dosaggi menzionati si riferiscono esclusivamente a trial clinici e non devono essere impiegati in regime di automedicazione. Qualsiasi integrazione o terapia deve essere preventivamente valutata e prescritta dal medico curante.






🌻  Il corpo, dimenticato, usato o guardato anziché ascoltato e percepito, è diventato uno strumento piuttosto che una pa...
30/07/2026

🌻 Il corpo, dimenticato, usato o guardato anziché ascoltato e percepito, è diventato uno strumento piuttosto che una parte vitale ed espressiva.

Nelle classi di esercizi di Bioenergetica invertiamo il percorso: torniamo ad abitare il corpo per ritrovare il vero benessere quotidiano.

Attraverso il lavoro corporeo impariamo a:

💟 Contattare ed esprimere le emozioni: diamo spazio e voce a ciò che sentiamo, senza bloccarlo.

💟 Gestire lo stress: rilasciamo le tensioni fisiche accumulate per ritrovare calma e vitalità.

💟 Migliorare le relazioni: scopriamo come stare in contatto autentico con gli altri partendo da noi stessi.

💟 Accrescere la consapevolezza: impariamo a conoscerci davvero, unendo mente e corpo.

Un lavoro completo per riprendere possesso di sé, delle proprie emozioni e del proprio corpo in modo sano e profondo.

👉 Da settembre:

CLASSI DI ESERCIZI DI BIOENERGETICA A LIVORNO E VICOPISANO

​Vieni a provare la lezione aperta mercoledì 2 settembre!.
La partecipazione è gratuita/aperta a tutti, è richiesta solo la prenotazione.

​📲 Per info e prenotazioni:
Elena: 370 3314836

​~ Elena Baldacci
Conduttrice di classi di esercizi di Bioenergetica IIFAB







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