Filippo Bresciani Psicologo Livorno

Filippo Bresciani Psicologo Livorno Formazione analitica: dal 2017 svolgo un percorso di analisi dal Dott. Bichisecchi, Psicoanalista e allievo di D. Meltzer che a sua volta si è formato con W.

Offro uno spazio di ascolto, senza schemi prefissati ma aperto alla complessità della persona e alla scoperta individuale: approfondire la tua esperienza interiore e sviluppare una consapevolezza di sé che diventa fonte di crescita e cambiamento profondo. Compio i miei studi in Psicologia Clinica e della Salute alla Scuola di Psicologia dell'Università di Firenze discutendo la tesi sperimentale dal titolo "Tattiche di potere e polarizzazione nelle dinamiche dei piccoli gruppi online". Bion. Partecipo a supervisioni di casi clinici di gruppo a Pisa presso l'Associazione Psicoanalisti Pisa. http://www.psicoanalisipisa.it/index.html

Lavoro:

-Psicologo

-Docente di Sostegno alla Scuola Primaria e Secondaria Maria Ausiliatrice e Santo Spirito di Livorno. Mi sono occupato di volontariato grazie ai Pirati della Plastica, organizzando eventi di pulizia delle spiagge. Ho collaborato con Uni Info News, un'associazione culturale livornese.

Ieri ho visto The Odyssey di Christopher Nolan e mi ha colpito la figura di Ulisse che rappresenta molti dei conflitti c...
27/07/2026

Ieri ho visto The Odyssey di Christopher Nolan e mi ha colpito la figura di Ulisse che rappresenta molti dei conflitti che troviamo nell'uomo moderno. E' impensabile descriverli tutti ma in particolare mi ha fatto riflettere sul significato psicologico del cavallo di T***a: molti lo vedono come il simbolo dell'astuzia di Ulisse. Anch'io l'ho sempre pensato. Ma questa volta mi è sembrato che il vero inganno non fosse rivolto ai T***ani. Mi è sembrato, piuttosto, che fosse rivolto agli dèi, naturalmente non nel senso letterale, perché gli dèi della cultura greca non possono essere davvero ingannati. Attraverso il cavallo, Ulisse introduce una possibilità che fino a quel momento sembrava impensabile: ciò che è sacro può essere utilizzato, manipolato, trasformato in uno strumento.

Il dono non è più un dono. Diventa un'arma.

Ed è qui che, secondo me, Nolan racconta qualcosa di profondamente contemporaneo. T***a non cade semplicemente perché qualcuno è stato più intelligente, cade perché viene infranto un ordine simbolico che fino a quel momento regolava il mondo.

L'ospitalità viene tradita. Il sacro viene piegato alla strategia.

L'intelligenza smette di essere uno strumento e diventa una forza capace di oltrepassare qualsiasi limite. Forse è proprio questo il vero punto di non ritorno.

Ho avuto la sensazione che Ulisse raggiunga il proprio obiettivo, ma senza accorgersi di aver aperto una frattura molto più grande della conquista di una città. Nel momento in cui dimostra che anche ciò che era ritenuto inviolabile può essere violato, inaugura un mondo in cui tutto diventa possibile. E quando tutto diventa possibile, diventano possibili anche forme di distruzione che prima nessuno avrebbe nemmeno immaginato. Lo stupore dello stesso Ulisse davanti al saccheggio di T***a mi è sembrato raccontare proprio questo. È come se dicesse: io volevo vincere una guerra, non liberare una forza che nessuno avrebbe più saputo contenere.

Da psicologo non ho potuto fare a meno di pensare che ogni civiltà viva grazie a limiti simbolici. Sono quei limiti a rendere possibile la convivenza e a ricordarci che non tutto ciò che possiamo immaginare, fantasticare e fare deve necessariamente essere fatto. Quando questi limiti vengono meno, la razionalità rischia di trasformarsi in pura volontà di dominio che ha come risultato l'allontanarsi dalla nostra natura. La razionalità cioè riduce la complessità del mondo e le sue sfumature, riducendo la possibilità di ascoltare voci diverse all'interno di noi stessi; per esempio le emozioni, le intuizioni e i sogni che durante la notte ci trasmettono qualcosa da un'altra prospettiva.

Ed è qui che arriva il dialogo con Calipso, che per me rappresenta il cuore del film. Lei dice a Ulisse:
"𝑆𝑒𝑖 𝑢𝑛 𝑢𝑜𝑚𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑑𝑒𝑣𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑜𝑙𝑙𝑎𝑟𝑒 𝑖𝑙 𝑠𝑢𝑜 𝑑𝑒𝑠𝑡𝑖𝑛𝑜. 𝑃𝑒𝑟𝑜̀ 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑛𝑜𝑛 𝑝𝑢𝑜𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑜𝑙𝑙𝑎𝑟𝑙𝑜. 𝐷𝑒𝑣𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑠𝑒𝑔𝑛𝑎𝑟𝑡𝑖 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑡𝑒𝑚𝑝𝑒𝑠𝑡𝑎. 𝐶𝑜𝑛𝑠𝑒𝑔𝑛𝑎𝑟𝑡𝑖 𝑎 𝑃𝑜𝑠𝑒𝑖𝑑𝑜𝑛𝑒 𝑒 𝑎𝑐𝑐𝑒𝑡𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑖𝑙 𝑡𝑢𝑜 𝑑𝑒𝑠𝑡𝑖𝑛𝑜. 𝑍𝑒𝑢𝑠 𝑛𝑜𝑛 𝑔𝑙𝑖 𝑝𝑒𝑟𝑚𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑎̀ 𝑑𝑖 𝑢𝑐𝑐𝑖𝑑𝑒𝑟𝑡𝑖. 𝑅𝑖𝑛𝑢𝑛𝑐𝑖𝑎 𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑏𝑎𝑡𝑡𝑒𝑟𝑒. 𝑅𝑖𝑛𝑢𝑛𝑐𝑖𝑎 𝑎𝑙 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑜𝑙𝑙𝑜 𝑒 𝑣𝑖𝑣𝑖. 𝐸̀ 𝑢𝑛 𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑓𝑒𝑑𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑜𝑛 ℎ𝑎𝑖 𝑚𝑎𝑖 𝑓𝑎𝑡𝑡𝑜."

Quelle parole sembrano demolire tutto ciò che Ulisse ha rappresentato fino a quel momento. Per tutta la guerra ha creduto che vivere significasse controllare. Calipso gli suggerisce l'esatto contrario: vivere significa anche accettare ciò che non può essere controllato. La fede di cui parla, almeno per come l'ho sentita io, non è una fede religiosa, è la fiducia che dentro la vita esista un ordine più profondo della nostra volontà. È il riconoscimento che non tutto dipende dall'intelligenza, dalla strategia o dalla capacità di prevedere ogni cosa. Mi è sembrato un passaggio dalla razionalità a sentire la propria esistenza o, come descrive il mio maestro, alla spiritualità.
La ragione è uno strumento straordinario: organizza, distingue, pianifica. Ma quando pretende di governare ogni aspetto della vita rischia di trasformarsi in onnipotenza. Solo accettando la tempesta, solo rinunciando al controllo assoluto Ulisse può finalmente tornare a casa. Forse è questa l'intuizione che mi porto via dal film. L'uomo non trova sé stesso quando domina il mondo, trova sé stesso quando riconosce di appartenere a qualcosa di più grande della propria volontà. Per me è questa la differenza tra sopravvivere e vivere.

E forse la vera Itaca non è il luogo in cui arriviamo grazie alla nostra intelligenza, ma quello che possiamo finalmente abitare quando smettiamo di voler controllare tutto e accettiamo di essere parte della natura che ci attraversa.

Dott. Filippo Bresciani

Gli esseri umani si rifugiano nella normalità perché dona sicurezza e stabilità. Si pensa che allontanare l'assolutament...
06/02/2026

Gli esseri umani si rifugiano nella normalità perché dona sicurezza e stabilità. Si pensa che allontanare l'assolutamente altro da noi ci protegga da questo incontro fatale.
Ma che cosa evitiamo? Da che cosa ci proteggiamo?

La giornata dei calzini spaiati nasce con l'obiettivo di valorizzare la diversità e l'inclusività.

Il tema della diversità assume l'evidenza massima attraverso bambini e bambine con difficoltà: entrare in relazione con l'assolutamente altro da noi provoca le reazioni più avverse come il rifiuto, l'evitamento, il pregiudizio fino a forme di violenza.

Gli esseri umani si rifugiano nella normalità perché dona sicurezza e stabilità. Si pensa che allontanare l'assolutamente altro da noi ci protegga da questo incontro fatale.
Ma che cosa evitiamo? Da che cosa ci proteggiamo?

Maturare nel corso della vita la capacità di accogliere l'altro significa entrare in contatto con aspetti assolutamente nuovi per la nostra mente. Questi elementi nuovi arricchiranno la nostra vita rinnovandola continuamente.

La diversità, che è anche diversità di essere, è la prima forma di libertà di ogni individuo.

Educare viene dal latino educere: trarre (ducere) fuori (ex), portare alla luce ciò che è già dentro.Educare non è riemp...
09/11/2025

Educare viene dal latino educere: trarre (ducere) fuori (ex), portare alla luce ciò che è già dentro.
Educare non è riempire, ma accompagnare un movimento: far emergere, liberare, condurre verso.

I bambini hanno bisogno di un’esperienza paradossale: che l’adulto, a un certo punto, si faccia da parte. Solo così possono incontrare la propria capacità di immaginare, sperare, desiderare. Ma in questo viaggio hanno anche bisogno di sentire che qualcuno li attende.
Che, qualunque cosa accada, c’è un porto dove tornare.

Nella società dell’iperconnessione, dell’ipercontrollo e dell’iperprotezione,
possiamo tollerare di non essere sempre indispensabili?

Siamo capaci di ritirarci senza scomparire,
lasciando spazio alla crescita, ma restando come presenza simbolica?

I bambini hanno bisogno di fare esperienza del “ce la posso fare da solo”. E agli adulti spetta il compito più difficile: ritirarsi e custodire allo stesso tempo. Solo così l’eredità che lasciamo potrà essere davvero nutriente: una presenza che non soffoca, ma che apre la strada al desiderio e al ritorno.

Ho avuto il piacere di collaborare con Torretta Volley Livorno  e con il mio collega Dott. Adriano De Carlo, incontrando...
10/04/2025

Ho avuto il piacere di collaborare con Torretta Volley Livorno e con il mio collega Dott. Adriano De Carlo, incontrando una squadra competitiva, determinata, piena di energia e domande silenziose.

Ci siamo allenati – sì, anche la mente si allena – a gestire le difficoltà perché si fa squadra non solo in campo ma anche nelle relazioni, nei piccoli e grandi problemi che a 12 anni sembrano montagne insuperabili. Per questo abbiamo portato uno spazio di ascolto, riflessione e crescita, lontano da punteggi e classifiche.

Uno dei temi centrali è stato quello delle emozioni: spesso impariamo a "tenere tutto dentro" per non distrarsi, per non sembrare deboli, per non far perdere la pazienza agli adulti e allora dar voce a quello che si prova è necessario per vivere una vita più autentica.

Abbiamo scoperto insieme che parlare di come ci si sente non è un ostacolo alla performance, ma una risorsa, che riconoscere un’emozione è già un passo per attraversarla e che non serve nascondere la paura, la rabbia o la delusione per essere considerate forti. Anzi, c’è una forza speciale nel riuscire a dire: "Oggi mi sento così, e va bene così."
È in quello spazio di autenticità che nasce la fiducia, in sé e negli altri. E da lì, si può costruire molto.

Abbiamo anche parlato di problem solving, di come affrontare gli ostacoli, dentro e fuori dal campo. E anche di come imparare a chiedere aiuto, che non è un segno di debolezza, ma un atto di coraggio.

Porto con me le loro domande, le loro risate, i loro silenzi pieni di senso e la consapevolezza sempre più forte che lo sport, se accompagnato da uno sguardo educativo, può diventare un terreno potentissimo per far crescere persone più consapevoli, libere e forti.

Se lavori con gruppi sportivi giovanili o ti occupi di educazione, ti invito a pensare a quanto può essere prezioso inserire uno spazio psicologico nel percorso dei ragazzi e delle ragazze. Perché il benessere mentale non è un lusso: è una base solida su cui costruire tutto il resto.

Ringrazio il collega e amico Dott. Adriano De Carlo per la sua preparazione e professionalità, la Torretta Volley Livorno e l'allenatore Jacopo per l'opportunità che ci hanno dato.
Infine un grazie speciale va alle ragazze di questa squadra, che ci hanno insegnato più di quanto noi siamo riusciti a trasmettere.

Grazie per la vostra fiducia, per ogni parola detta e non detta, per la voglia di mettervi in gioco anche quando era difficile.
Mi avete ricordato che crescere è un’avventura coraggiosa, e che farlo insieme rende tutto più possibile.

🌟 Neuromarketing e vendite immobiliari: un viaggio nella Psicologia della scelta 🌟Di recente, ho avuto il piacere di col...
27/10/2024

🌟 Neuromarketing e vendite immobiliari: un viaggio nella Psicologia della scelta 🌟

Di recente, ho avuto il piacere di collaborare con Toscana One un'azienda di servizi immobiliari in continua crescita sul territorio toscano, in un percorso formativo dedicato al Neuromarketing applicato alle vendite immobiliari.

L'obiettivo non era solo quello di migliorare le tecniche di vendita, ma di aiutare i partecipanti a entrare davvero nella mente dei clienti, comprendendo i meccanismi profondi che guidano le loro decisioni.

Abbiamo esplorato le basi del Neuromarketing, scoprendo come il cervello umano sia stratificato in bisogni che vanno dai più semplici e istintivi a bisogni emotivi e relazionali fino ad arrivare a necessità più alte ed elevate.

È stato affascinante vedere la reazione dei partecipanti quando hanno capito come l'uso dei colori, il layout degli spazi, e persino le parole giuste possano trasformare l’esperienza d’acquisto in qualcosa di più profondo e coinvolgente.

L’integrazione di queste conoscenze nel processo di vendita consente di affinare le proprie strategie commerciali.

💡Il corso ha lasciato tutti con una nuova consapevolezza: applicare queste conoscenze alla vendita non significa solo aumentare le possibilità di successo commerciale, ma anche costruire relazioni autentiche e durature con i clienti. Questa capacità di "leggere" e rispondere alle loro necessità è, in fondo, ciò che crea valore a lungo termine e fa la differenza in un settore così competitivo come quello immobiliare.

🙏 Grazie a tutti coloro che hanno partecipato a questo percorso formativo!
È stato un piacere condividere queste conoscenze con voi e vedere il vostro entusiasmo nel voler applicare nuovi strumenti per migliorare le relazioni con i clienti. Sono convinto che, grazie al vostro impegno e alla vostra dedizione, riuscirete a fare la differenza nel settore immobiliare, creando esperienze di valore e connessioni autentiche.

-L’arte della Psicoanalisi libera-Nel mondo scientifico in cui viviamo sembra che l’arte non abbia posto; parole come cr...
02/06/2024

-L’arte della Psicoanalisi libera-

Nel mondo scientifico in cui viviamo sembra che l’arte non abbia posto; parole come creatività, emozione, anima, spiritualità, sogno, fantasia, amore (e altre) acquistano senso solo se possono essere operazionalizzate cioè misurate con strumenti che restituiscono una certa oggettività.

Gli strumenti che non rientrano nell’ambito scientifico vengono resi marginali, degradati, depotenziati.

Meltzer e Williams in “Amore e timore della bellezza” affermano che
“non è possibile per una forma d’arte, per quanto precisi siano i suoi metodi descrittivi o sistematiche le sue verifiche delle scoperte, essere rispettabile (in senso scientifico). Una forma d’arte deve essere altamente individuale e le sue opere irripetibili.
L’arbitro del suo valore è strettamente il giudizio personale e il suo impatto deve perciò variare con la ricettività del suo destinatario (cioè l’analizzando).”

Freud ha scoperto un metodo che permette a due persone di avere la conversazione più interessante del mondo, di ora in ora, anno dopo anno, cioè in sedute ognuna diversa dall’altra e quindi uniche.

Apprendere dall’esperienza porta ad una crescita che non ha limiti e attraverso la Psicoanalisi Libera è possibile sperimentare la bellezza del metodo con cui la mente pensa le sue esperienze.
Questa libertà può apparire infruttuosa per il metodo scientifico ma all’interno di ogni essere umano è presente un “dispositivo spirituale” che sente, interpreta e direziona la vita verso le proprie corde. Ognuno di noi ha la propria musica ed emana delle vibrazioni altamente personali che non possono essere accomunate all’esperienza di altri.

“L’acqua tranquilla,
immobile e stagnante si stendeva sulla mia mente
con un peso perfino piacevole e il cielo
mai così bello, sprofondava
nel mio cuore, e mi tratteneva come un sogno.”

"Il preludio", W. Wordsworth.

-Dipendenza affettiva-Nella nostra cultura la dipendenza viene spesso percepita e definita in un'accezione negativa. La ...
27/04/2024

-Dipendenza affettiva-

Nella nostra cultura la dipendenza viene spesso percepita e definita in un'accezione negativa. La nostra mente pensa subito alla dipendenza da nicotina, dall'alcool, dalle droghe, dal gioco d'azzardo, da internet e anche da relazioni tossiche (e molte altre).

In questo senso vengono somministrate cure e percorsi per guarire da queste dipendenze. Questo tipo di aiuto è in parte marginale perché la dipendenza è parte integrante della nostra società.
Il capitalismo e nello specifico il consumismo basano il loro operare sul bisogno di acquistare e consumare oggetti e idee che in realtà non ci servono e per rinnovare questo bisogno hanno necessità che si sviluppi in noi un certo grado di dipendenza (altrimenti non potrebbero vendere in maniera costante e ciclica). Da una parte c'è la lotta alla dipendenza mentre dall'altra l'incentivazione a dipendere.

Anche una parte della psicologia risente dell'assunto per cui la dipendenza è qualcosa da combattere perché viene vista come l'antitesi dell'autonomia e della libertà. Dire a priori quanto durerà un percorso significa circoscrivere il rischio di dipendenza. In questo senso la persona verrà accolta solo in parte, come se il professionista nell'accoglierla tenesse un piede sempre fuori dalla relazione.
In questo scenario lo Psicologo non entra in una sintonia profonda e intensa con la persona perché terrà una parte di sé fuori. Questa predisposizione a non entrare in relazione completamente instaurando un rapporto di reciproca dipendenza non dà la possibilità a certi contenuti mentali di emergere. Questo tipo di relazione sarà poco efficace, o meglio, non prenderà in considerazione parti fondamentali della mente della persona.
Stare con un piede fuori dalla relazione significa riconoscere solo una parte dell'essere umano, rinunciando a sfere importanti e dense di significati.

Quello che ormai è assodato è che ogni essere umano sviluppa se stesso grazie a relazioni di dipendenza affettiva. Quando un bambino viene alla luce instaura un rapporto di assoluta dipendenza con il genitore senza il quale non ci potrebbe essere l'evoluzione di ogni sua parte fisica e nella sua totalità come essere umano dotato di una spiritualità, cioè di una sua unicità che lo contraddistingue da altre persone.
Significa che dentro di noi esiste una dimensione o un dispositivo di dipendenza senza il quale non potremo crescere. La dipendenza è quindi una parte strutturata della nostra identità.

In seduta accettare come parte naturale e fondamentale la dipendenza affettiva significa stare interamente dentro una relazione; la persona ha dunque la possibilità di fare esperienza di se stesso come intero, non come parte.
Accettare di dipendere significa poter stringere un legame radicato, profondo per poter manifestare tante parti di sé, sperimentando la propria interezza, la totalità della propria esistenza. Da questo terreno nasce, cresce ed evolve la nostra mente che non sa solo tener di conto e leggere, ma in maniera creativa emerge e stabilisce se stessa. Lo scopo di questo tipo di dipendenza è quello di essere se stessi e per far sì che questo avvenga c'è la necessità di vivere legami profondi e duraturi con gli altri (maestri, partner ecc.).
Un legame di dipendenza sana con il proprio analista permette alla mente di svilupparsi e su quel terreno avviare un processo di critica. In questo senso criticare significa stare in un dialogo in cui avviene un continuo scambio di idee, dove lo scopo è appunto lo sviluppo della propria mente (unica e irripetibile). Questo dona all'essere umano un senso pieno, vivo e ricco della propria esistenza, fonda uno stato interiore di sicurezza portando ad una mente libera e creativa.

Dott. Filippo Bresciani

Foto: Platone e Aristotele in Scuola di Atene

Bianca è una ragazza di 17 anni che ha smesso di andare a scuola. Questo disagio era iniziato dalla scuola media ma in q...
19/02/2024

Bianca è una ragazza di 17 anni che ha smesso di andare a scuola. Questo disagio era iniziato dalla scuola media ma in qualche modo era riuscita ad arrivare fino alla fine. Alle superiori la sofferenza era diventata insostenibile facendole vivere questa situazione con molta rabbia. Definiva i professori incapaci e riteneva inutile ciò che spiegavano, i coetanei erano visti come superficiali, senza argomenti e i genitori non la comprendevano, in particolare descriveva il padre “borderline” e un fallito.

Rifiutava completamente qualsiasi cosa provenisse dall'esterno e tale rigetto veniva consumato concretamente fuori dalla scuola, vomitando ogni giorno. Da questa situazione ha deciso poi di ritirarsi.

Parto con la mia riflessione descrivendo il termine ritiro: deriva da riti**re -ti**re indietro o in dentro- che tra i suoi significati ha anche quello di “restringersi per poi prosciugarsi” e “ritirarsi per non essere investito, colpito”. Bianca è prosciugata poiché vive senza limiti né regole e allo stesso tempo non vuol esserne investita.

A scuola per esempio che regole si incontrano?
Frequentare, ascoltare i professori (perché sono i professori, cioè dei Super-Io) e studiare. La ragazza non è entrata in questa ottica poiché è stata liberata da ogni regola e giudica gli altri, enuncia sentenze, punisce, critica tutti.

L'assenza di regole è innanzitutto assenza di un'organizzazione e la prima forma di organizzazione la troviamo nella famiglia, successivamente nella scuola.
Bianca si erge a giudice perché non c'è nessuno che abbia stabilito delle regole e allora diventa lei stessa la regolatrice delle funzioni familiari. In questa prospettiva prova a fare il meglio che può nella definizione delle regole, attingendo dalla dimensione psicologica (come giudicare il padre borderline) ma le manca tutta una dimensione interiore che le servirebbe per crescere e svilupparsi.

La scuola non è solo scuola ma è il nostro atteggiamento nei confronti della scuola...non avendo formato un senso intimo regolatore non può accettare quello presente nella scuola (come le regole basilari di studiare, frequentare ecc.) e allora, come accade spesso, lo studente si prende la briga di offendere gli insegnanti e di non ascoltarli perché non riesce a stabilire una relazione tra il suo Super-Io e quello dell'insegnante (e della scuola).

Ma l'assenza di regole a cosa porta? Alla libertà di tutto, e non solo di aspetti positivi. Si liberano in noi le nostre più profonde paure, le angosce più terrificanti che ci assalgono perché mancando dei limiti ci sentiamo perseguitati proprio dalla loro assenza.

Bianca però ci dimostra che anche se rifiuta le regole ne ha bisogno: criticare, giudicare, sentenziare non è un tentativo di stabilire delle leggi?

Gli adulti danno i loro valori e le loro idee, giuste o sbagliate che siano, permettono ai giovani di confrontarsi con qualcosa, sennò con cosa si confrontano?

In analisi conta molto di più la personalità definita dello Psicoanalista che le tecniche apprese. Per un giovane è utile il confronto con un altro essere vivente dotato di idee, convinzioni e valori.

Ecco che è importante definire chi siamo, cioè definire i nostri valori, le nostre pulsioni, i nostri desideri, le nostre convinzioni ed idee così ci possiamo confrontare con i giovani. Anche se il giovane non segue ciò che diciamo, l'importante è che l'analista riesca a suscitare una risposta.

Bianca, come ogni giovane, ha bisogno di confrontarsi con qualcuno che abbia una mente ben definita per offrirle uno stimolo guida, per riflettere e per costruire la propria personalità sulla base di un confronto stimolante.

Il lavoro dello Psicologo non si ferma soltanto a curare il sintomo e a dare risposte risolutive ma significa tentare di stabilire un senso più ampio e spirituale per poter vivere un pieno e profondo contatto con la nostra più sentita e intima natura.

Dott. Filippo Bresciani

Alcune persone riescono a superare facilmente un problema mentre altre rimangono bloccate, sperimentando sofferenza e de...
12/01/2024

Alcune persone riescono a superare facilmente un problema mentre altre rimangono bloccate, sperimentando sofferenza e delle vere e proprie tempeste affettive.

In questi casi sentiamo il bisogno di risolvere tali problemi cercando una soluzione, una strategia, una tecnica o uno strumento in grado di annientare la sofferenza provata.
Così facendo cerchiamo una via d'uscita attraverso la razionalità ma, come sappiamo, all'interno di noi esistono altre realtà importanti o altri sensi come il senso emotivo e spirituale.

In questa ottica superare una difficoltà può significare lasciare apparire sensi più elevati, più ampi, con altre sfumature e altri sapori; in altre parole si lascia emergere nuove prospettive meno razionali e più vicine alla nostra più sentita e intima natura.

Il problema quindi non viene risolto in modo logico ma sbiadisce di fronte ad un orientamento esistenziale nuovo e più elevato. Porre sotto un'altra luce ciò che ci fa soffrire cambia l'orizzonte di senso di ogni individuo.

Indirizzo

Via Dell'Indipendenza 41
Livorno
57126

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