Dott.ssa Francesca D'Amico

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04/09/2026

Pubblico, Terzo settore e privato accreditato devono lavorare in sinergia e la cura deve tornare al centro delle priorità di investimento

04/09/2026

🕯️ 𝐅𝐞𝐦𝐦𝐢𝐧𝐢𝐜𝐢𝐝𝐢𝐨 𝐁𝐚𝐫𝐛𝐞𝐫𝐢𝐧𝐨, 𝐏𝐬𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢 𝐭𝐨𝐬𝐜𝐚𝐧𝐢: “𝐄𝐝𝐮𝐜𝐚𝐫𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐞𝐦𝐨𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢, 𝐚𝐥 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐚𝐩𝐚𝐜𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐢𝐮𝐭𝐨”

“Il femminicidio avvenuto sull’A1 ci lascia attoniti per l’ennesima volta e ci obbliga ancora una volta a ribadire quanto sia preventivo educare alle emozioni, al rispetto dell’altro e alla capacità di chiedere aiuto. Dolore, perdita, sofferenza, rifiuto, rabbia e frustrazione fanno parte di ogni esperienza umana: sono emozioni complesse che devono poter essere riconosciute, espresse e gestite, perché non si trasformino in comportamenti distruttivi o violenti e in statistiche mortali”.

A dirlo è Maria Antonietta Gulino, presidente dell’Ordine degli Psicologi della Toscana e del Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi.

“Quando parliamo di femminicidio non possiamo limitarci a interrogarci soltanto sul disagio individuale – sottolinea Gulino –. C’è una dimensione culturale e relazionale sulla quale dobbiamo intervenire con molta più determinazione. Esistono ancora modelli secondo i quali il rifiuto, la separazione, la perdita del controllo sulla partner o la frustrazione vengono vissuti come un affronto intollerabile. È proprio su questi modelli che dobbiamo lavorare, coinvolgendo anche e soprattutto gli uomini”.

“Prevenire la violenza significa insegnare fin da piccoli che una relazione non è possesso, che l’altra persona non ci appartiene e che un rifiuto o la fine di una relazione devono poter essere accettati. Significa anche aiutare ragazze e ragazzi a riconoscere la rabbia, la gelosia, la frustrazione dell’abbandono, il fallimento di una relazione, senza trasformarle in controllo, prevaricazione o aggressività. L’educazione affettiva ed emotiva è quindi uno strumento concreto di prevenzione”.

Secondo la presidente dell’Ordine degli Psicologi della Toscana, un altro elemento centrale riguarda la capacità di riconoscere precocemente i segnali del disagio e di chiedere sostegno prima che le situazioni diventino ingestibili e senza ritorno.

“Chiedere aiuto non è una debolezza. Significa riconoscere che in alcuni momenti della vita le proprie risorse non sono sufficienti e che è possibile farsi accompagnare. Dobbiamo superare quei modelli culturali, ancora molto presenti soprattutto negli uomini, che fanno percepire la vulnerabilità come una colpa, un difetto o una perdita di forza. Imparare a parlare delle proprie emozioni, accettare la frustrazione e chiedere sostegno sono competenze che possono e devono essere costruite”, sottolinea Gulino.

“Ogni anno, il 25 novembre, torniamo a parlare di violenza contro le donne e di femminicidi – conclude la presidente dell'Ordine toscano e del Consiglio nazionale degli psicologi –. Ma la prevenzione non può concentrarsi in una sola giornata. Deve essere un lavoro quotidiano che coinvolga scuole, famiglie, servizi, associazioni sportive, luoghi di aggregazione e tutta la comunità. E deve coinvolgere donne e uomini. Proteggere le vittime e costruire reti di sostegno è indispensabile, ma altrettanto indispensabile è lavorare prima, sulla cultura delle relazioni, sul rispetto, sulla gestione delle proprie emozioni. È solo così che possiamo provare a interrompere la catena della violenza prima che sia troppo tardi”.

🌅 Settembre è il mese delle ripartenze silenziose. Non quelle plateali di gennaio, ma quelle vere, quelle che si fanno u...
01/09/2026

🌅 Settembre è il mese delle ripartenze silenziose.
Non quelle plateali di gennaio, ma quelle vere, quelle che si fanno un passo alla volta: autentiche, meditate e non improvvisate.

Perché decidere di iniziare un percorso di psicoterapia?
Non perché si stia “crollando”, ma perché prendersi cura della propria mente merita la stessa serietà che dedichiamo a tutto il resto: il lavoro, le relazioni, il nostro corpo, la casa.

Settembre non è solo la fine dell’estate.
È spesso il momento in cui qualcosa dentro di noi dice:
“ora basta rimandare!”.

Se stai pensando di iniziare un percorso di terapia, sappi che non serve una crisi “per meritartelo”.
Basta il desiderio di conoscersi meglio, di stare meglio, di darsi finalmente ascolto.

La terapia non è un segno di debolezza. È un atto di cura verso se stessi — forse il più coraggioso che si possa fare!





20/07/2026

Lui si chiama Nico Williams.
Ha appena vinto la Coppa del Mondo di calcio maschile con la Spagna.
E corre, come già fece agli Europei del 2024, a mettere la medaglia appena vinta al collo della madre.
“Ho dato la mia medaglia a mia madre perché la merita più di chiunque altro. Correvo veloce in campo, ma lei ha corso molto più di me nella vita.”
María Comfort Arthuer ha lasciato le coste del Ghana e affrontato una odissea, attraversando Burkina Faso, Mali e Algeria e poi il deserto del Sahara a piedi.
È riuscita infine a scavalcare la recinzione del confine tra Marocco e Spagna.
Da lì la nuova vita. Tutto daccapo.
Oggi suo figlio è calciatore campione del
Mondo.
Quante straordinarie donne, spesso senza nome, scrivono grandi storie.
Noi le vogliamo conoscere tutte.
E farle conoscere anche a voi.

26/06/2026

Dalla Conferenza nazionale delle sezioni regionali della Società italiana di psichiatria emerge che le fasce di popolazione maggiormente colpite da patologie e disturbi di salute mentale negli ultimi 5 anni sono i giovani, gli anziani e le donne.
https://bit.ly/4gCbEyV

22/06/2026

🩵 A volte una testimonianza pubblica può aiutare molte persone a sentirsi meno sole.

Da anni il Principe Harry racconta la sua esperienza con l’EMDR, portando attenzione su trauma, salute mentale e possibilità di cura.

Il valore di parole come queste sta nel messaggio: chiedere aiuto è possibile.
Parlare del trauma è possibile.
Iniziare un percorso di elaborazione è possibile.

EMDR Italia offre sul proprio sito una lista di terapeuti/e a cui rivolgersi che copre tutte le regioni dello stivale.

🩵 Condividi il post per diffondere questa informazione

🔗 Consulta la sezione Terapeuti EMDR Italia: https://emdr.it/terapeuti/

20/06/2026

L’impensato.
Lei è la maestra di tatuaggi Kalinga, Apo Whang-od.
Tre anni fa finisce sulla copertina di Vogue Filippines.
Mai nessuna prima di lei, in copertina a 106 anni.
Whang-od oggi ne ha 109. Ha iniziato a tatuare quando ne aveva 15 e non ha mai smesso.
Ha imparato questa forma d’arte tradizionale da suo padre, maestro tatuatore nella regione.
La madre le ha passato un mare di forza.
Tradizionalmente, solo gli uomini con antenati tatuatori potevano imparare il mestiere.
Lei è l’eccezione, dato il talento.
Ma da quel momento lei fa dell’eccezione una tradizione.
Sceglie allieve solo femmine, trasformando la storia di Kalinga. La sua comunità, per la sua autorevolezza indiscussa, ha accettato la decisione.
Non si è sposata. Non ha figli/e.
Ha passato la sua arte anche alla nipote.
La sua storia è diventata un simbolo. Non solo perché è l’ultima grande maestra di una tecnica antica, ma perché incarna una forma di rivoluzione troppo spesso ignorata e ché invece a noi di Labodif interessa parecchio: quella di chi cambia la storia senza occupare il centro della scena. Magnifica.

18/06/2026

Le interazioni con i chatbot di Intelligenza Artificiale possono favorire l’insorgenza di sintomi psicotici nelle persone più vulnerabili?

Alcuni studiosi hanno recentemente affrontato il fenomeno della cosiddetta “Psicosi da AI”, un termine che rischia di essere fuorviante, dato che le evidenze attuali non supportano l’idea che l’Intelligenza Artificiale possa causare sintomi psicotici in individui privi di fattori di rischio. Piuttosto, l’IA sembra poter agire come elemento di rinforzo di convinzioni preesistenti, soprattutto in persone con una particolare vulnerabilità psicologica.

Le ricerche suggeriscono che i chatbot, attraverso risposte spesso confermative e validanti, possano alimentare bias di conferma, pensieri paranoici o convinzioni distorte della realtà. In alcuni casi sono state osservate manifestazioni come ideazione di grandiosità, forte attaccamento emotivo all’IA o idee paranoiche rispetto alle interazioni con il chatbot.

Il rischio evidenziato dagli studiosi non riguarda quindi la comparsa di una nuova forma di psicopatologia, ma la possibilità che l’uso intenso di sistemi conversazionali possa contribuire al mantenimento o all’aggravamento della sintomatologia psicotica.

Questi aspetti sottolineano la necessità di monitorare con attenzione gli effetti psicologici delle nuove tecnologie conversazionali, promuovendo un utilizzo consapevole dell’IA e una maggiore attenzione ai fattori di vulnerabilità individuale.

Bibliografia:
Nielsen, K. M., & Osler, L. (2026, May 26). Rethinking AI psychosis: Misnomers, conceptual limits, and existential drift [Preprint]. arXiv. https://doi.org/10.48550/arXiv.2605.26858

Kirgis, P., Hawriluk, B., Feng, S., Bilimer, A., Paech, S., & Tufekci, Z. (2026). LLM Spirals of Delusion: A Benchmarking Audit Study of AI Chatbot Interfaces (Versione 1). arXiv. https://doi.org/10.48550/ARXIV.2604.06188

Treuer, T., & Incze, A. (2026). Chatbot relational dependence and psychosis risk: Conversational artificial intelligence as a potential behavioral addiction context. Journal of Behavioral Addictions, 2006.2026.00080. https://doi.org/10.1556/2006.2026.00080

Yang, Y., Schoenwald, S. K., Moore, J., Ong, D. C., Liu, S. X., & Hancock, J. T. (2026). ``AI-Induced Delusional Spirals’: Understanding Lived Experiences During Maladaptive Human-Chatbot Interactions.

18/06/2026

Domani prenderanno il via gli esami di maturità, un appuntamento atteso da migliaia di studentesse e studenti. In un’intervista a 𝐥𝐚 𝐑𝐞𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚, Francesca Schir, psicologa, psicoterapeuta e segretaria del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, offre alcuni consigli per affrontare questo momento con maggiore consapevolezza e serenità.

Secondo Schir, «una certa dose di ansia prima dell'esame è sana: tiene attivi, concentrati, motivati. Il corpo si prepara a una prova importante, ed è giusto così. Il livello di guardia si supera quando l'ansia smette di aiutare e comincia a bloccare».

Per questo è importante prestare attenzione ai segnali di maggiore sofferenza: «Se un ragazzo si isola, piange spesso o parla dell'esame come di una sentenza sulla propria vita, è il momento di fermarsi e parlarne».

La segretaria del CNOP invita inoltre a ridimensionare il peso attribuito alla prova: «La maturità è una prova importante, certo, ma nessuna vita si decide in una settimana di giugno. Dare la giusta dimensione alla posta in gioco abbassa la tensione e la rende affrontabile».

Tra i suggerimenti pratici, Schir raccomanda di gestire con attenzione l’uso dei social e delle chat di classe nei giorni più delicati: «Un consiglio pratico: la sera prima delle prove, limitare i gruppi di classe su WhatsApp e sui social se intrisi di ansia. Il confronto continuo con l'agitazione degli altri è contagioso e toglie sonno. Ma la condivisione di un passaggio simbolico, con la giusta dimensione, con un gruppo classe che ha condiviso cinque anni di vita è un’esperienza emotiva profonda, intensa e indimenticabile».

Altrettanto fondamentale è la cura di sé: «Il cervello sotto esame ha bisogno delle stesse cose di un atleta prima della gara: sonno, cibo, recupero. Dormire almeno sette-otto ore, perché è durante il sonno che le informazioni studiate si consolidano nella memoria».

Schir sottolinea anche una caratteristica positiva delle nuove generazioni: «Questa generazione ha una capacità che le precedenti avevano molto meno: sa nominare le emozioni e chiedere aiuto. Un ragazzo che dice “ho l'ansia” sta già facendo qualcosa di protettivo. Sta a noi adulti rispondere bene, senza minimizzare e senza allarmarci».

Infine, un messaggio rivolto a chi guarda con preoccupazione al proprio futuro: «Il punto è ricordare ai ragazzi che il futuro si costruisce a tappe e che quasi nessuna scelta a diciotto anni è definitiva: si può cambiare facoltà, lavoro, città, direzione».

Per approfondire 👇
https://www.repubblica.it/scuola/dossier/maturita/2026/06/13/news/maturita_2026_gestire_ansia_francesca_schir_psicologa_intervista-425407659/

30/05/2026

Scoprire nuove mete e trovarsi in destinazioni diverse da casa non solo apre la mente, ma apporta benefici anche alla nostra salute generale. Ecco perché, secondo uno studio, viaggiare è come fare un trattamento pro-longevità

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