Dott.ssa Serena Petroncini

Dott.ssa Serena Petroncini Psicologa Psicoterapeuta presso Salus Medical Center, via Concordia 12 - 48022 Lugo (RA).

Di seguito, una serie di esempi pratici di come le parole siano un potentissimo strumento per condizionare la crescita s...
25/08/2026

Di seguito, una serie di esempi pratici di come le parole siano un potentissimo strumento per condizionare la crescita sana, o meno, di un bambino, in questo caso rispetto al tema delicato dell'alimentazione.

“Se non mangi tutto, non puoi andare a giocare.”
“Se lo mangi ti compro un bel regalino.”
“Non ti alzi da tavola finché non hai finito.”

Con queste frasi, senza accorgersene, un genitore può insegnare a un bambino a ignorare i segnali del proprio corpo, a vivere il cibo come obbligo o punizione e ad associarlo a ricompense emotive.

Crescendo, questo può trasformarsi in un rapporto disfunzionale con il cibo: mangiare senza fame, sentirsi in colpa dopo aver mangiato o usare il cibo per gestire tristezza, stress ed emozioni difficili.

Le parole che usiamo con i bambini contribuiscono a costruire il loro rapporto con il cibo, il corpo e le emozioni. Per questo è importante scegliere un linguaggio più consapevole.

Terre des Hommes, insieme a numerosi partner sul territorio, porta avanti Food For Fine, un progetto che lavora sulla prevenzione dei disturbi alimentari, offrendo strumenti concreti per riconoscere il disagio e affrontarlo prima che diventi più profondo.

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Food For Fine è un progetto promosso da Terre des Hommes Italia insieme ad ASST Santi Paolo e Carlo , Argòt, Cogess, Consultorio La Famiglia - Fondazione Luciano Lazzaroni ETS, Fondazione The Bridge, Istituto per la Ricerca Sociale, Associazione Nutrimente ETS, Associazione Pollicino e Centro Crisi Genitori Onlus,Università degli Studi di Milano, selezionato da Con i bambini nell'ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.

Importantissimi spunti di riflessione che servono a noi adulti nell'esercitare il nostro ruolo, per essere all'altezza d...
17/08/2026

Importantissimi spunti di riflessione che servono a noi adulti nell'esercitare il nostro ruolo, per essere all'altezza di chi abbiamo di fronte e del nostro essere, a tutti gli effetti, degni di essere chiamati tali.

Si necessita di un cambio di direzione, nell'obiettivo di cominciare ad usare strumenti e protocolli di intervento che v...
22/07/2026

Si necessita di un cambio di direzione, nell'obiettivo di cominciare ad usare strumenti e protocolli di intervento che vadano oltre il solo e primitivo approccio fisico, necessario ma non sufficiente per affrontare il disagio psichico.

Sul caso di Bologna saranno le indagini a chiarire responsabilità e cause. Ma una domanda riguarda già tutti noi: quanto sono realmente preparati gli operatori a riconoscere ciò che sta accadendo nella mente e nel corpo di una persona in grave stato di agitazione?

Chi non risponde agli ordini non sta necessariamente “sfidando” chi interviene. Potrebbe essere disorientato, terrorizzato, sotto l’effetto di sostanze, in una crisi psichiatrica, neurologica o metabolica. Potrebbe avere difficoltà respiratorie o una condizione fisica che sta rapidamente precipitando. Prima di interpretare un comportamento come disobbedienza, dobbiamo imparare a considerarlo anche come un possibile sintomo.

Non si tratta di chiedere agli agenti di diventare medici o psicologi. Si tratta di non mandarli soli dentro situazioni che richiedono competenze diverse. La formazione deve essere obbligatoria, periodica e interdisciplinare: psicologia dell’emergenza, riconoscimento dei segnali di rischio, tecniche di de-escalation, gestione dello stress, monitoraggio delle condizioni vitali e coordinamento immediato con il personale sanitario.

Contenere non significa soltanto esercitare una forza sufficiente a fermare un corpo. Significa continuare a controllare il respiro, il colorito, lo stato di coscienza e la capacità di rispondere. Significa sapere quando cambiare posizione, quando interrompere una manovra e quando trasformare un intervento di ordine pubblico in un’emergenza sanitaria.

Ma la formazione, da sola, non basta se resta affidata alla sensibilità del singolo. Servono protocolli condivisi, esercitazioni realistiche, responsabilità chiare, tempi rapidi di intervento sanitario e una verifica sistematica di ogni episodio critico. Perché quando una tragedia viene spiegata soltanto con l’errore di una persona, il sistema evita di interrogarsi sulle condizioni che hanno reso possibile quell’errore.

La forza può bloccare un movimento, ma non spiega ciò che lo ha provocato. E quando manca la comprensione, ogni gesto rischia di diventare una minaccia e ogni resistenza una sfida.

Formare gli operatori significa proteggere chi è in crisi, ma anche chi è chiamato a intervenire. Il contenimento deve restare l’ultima possibilità, mai la prima risposta alla sofferenza.

Una riflessione puntuale e assolutamente veritiera.
12/07/2026

Una riflessione puntuale e assolutamente veritiera.

il violento non sa stare nei conflitti. Per questo non ha senso continuare a dire che il bullo sia un litigioso.

Al contrario, non sa litigare ed è privo di competenza conflittuale, ossia della capacità di stare nella tensione relazionale, vivendola invece come una minaccia insopportabile.

E su questo aspetto bisognerebbe lavorare anche nel caso dei femminicidi, formando generazioni capaci di stare nelle situazioni di contrarietà.

A scuola, per esempio, quando due bambini litigano, l’adulto non dovrebbe ergersi a giudice sottraendo loro il conflitto. Meglio incentivarli a parlarsi tra di loro, non con la maestra, utilizzando strumenti come il Conflict Corner dove possono esporre reciprocamente le proprie ragioni senza l’intervento dell’insegnante.

Questo consente di attivare il pensiero magico per uscire dalla contrarietà e di riconoscere l’esistenza dell’altro.

Esiste una fetta di persone anagraficamente adulte, ma caratterizzate da un'immaturità emotiva e psichica importanti: so...
28/06/2026

Esiste una fetta di persone anagraficamente adulte, ma caratterizzate da un'immaturità emotiva e psichica importanti: sono adulti che "sentiamo" o osserviamo essere in difficoltà nel modo in cui gestiscono le relazioni con gli altri, nel modo in cui parlano o prendono/non prendono decisioni, talvolta anche nel modo in cui pensano. Quello che, spesso, tali persone non riescono a fare è procedere con la richiesta di aiuto: l'immaturità emotiva e psichica che li contraddistinguono non consentono loro di superare questo scoglio, spesso ritenuto inutile, svalutato, minimizzato, poiché la richiesta di aiuto richiede un riconoscimento di sé completo, una dose di sufficiente umiltà e l'assenza di un "disturbo della fiducia nell'altro" che spesso tali persone, invece, presentano. È ovvio che dietro l'immaturità emotiva e psichica vi sono ferite a cui la persona non è riuscita a fare fronte: quindi, c'è indubbiamente sofferenza.
Ma cosa possono fare coloro che vivono a stretto contatto con chi fatica a chiedere aiuto, pur avendone uno smisurato bisogno?
Chiedetelo voi l'aiuto. "Chi ce la fa, ce la faccia anche per chi non riesce a farcela". (Cit. S. Andreoli)

"Così come sei".
15/06/2026

"Così come sei".

Il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi aderisce quest’anno per la prima volta al Roma Pride.

𝐂𝐎𝐒𝐈̀ 𝐂𝐎𝐌𝐄 𝐒𝐄𝐈 rappresenta il diritto di ogni persona a essere riconosciuta, accolta e rispettata nella propria identità, nei propri affetti e nel proprio progetto di vita, senza stigma, discriminazioni o pregiudizi.

L’articolo 4 del Codice Deontologico degli Psicologi impegna la professione al rispetto della dignità, dell’autodeterminazione e dell’autonomia della persona, e al contrasto di ogni forma di discriminazione.

Per questo il 20 giugno saremo al Roma Pride per rappresentare nello spazio pubblico i diritti di ogni persona e i valori del nostro lavoro quotidiano: rispetto, ascolto, inclusione e tutela della dignità di ogni persona.

Condivido questa analisi del Dott. LUIGI CANCRINI, psichiatra e psicoterapeuta.
03/06/2026

Condivido questa analisi del Dott. LUIGI CANCRINI, psichiatra e psicoterapeuta.

𝐋𝐚 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐚 𝐝𝐢 𝐁𝐨𝐫𝐝𝐢𝐠𝐡𝐞𝐫𝐚.

Davvero può succedere nell’Italia di oggi che una bambina di due anni sia seviziata a lungo ed alla fine uccisa dalla madre e dal compagno della madre?
Davvero può accadere che tutto questo avvenga sotto gli occhi terrorizzati delle sue sorelline?
Davvero è possibile che tutto questo avvenga senza che un pediatra se ne accorga e senza che i servizi sociali di un paese civile
siano messi in condizione di intervenire ?
L’idea scellerata per cui i bambini appartengono ai loro genitori partorisce in realtà questo e tanti altri tipi di mostri. Come ampiamente dimostrato dai dati sul maltrattamento delle decine di migliaia di bambini ospitati nelle comunità, non perché vengono rapiti dalle assistenti sociali, ma perché debbono essere protetti dalla violenza e dalla trascuratezza di genitori incapaci di dare loro le cure di cui tutti i bambini hanno bisogno. Non riesco a non pensarci tutte le volte che politici, come Meloni e Salvini, fanno finta di commuoversi per i bambini di Bibbiano o della famiglia nel bosco. Dimenticando che dipende da loro, dalla loro ignoranza e dalla loro incuria la debolezza dei servizi, medici e sociali, che non intercettano le vicende della bambina che muore nella sua casa di Bordighera e che troppo tardi intercettano quelle di tanti altri bambini vittime di violenza e di tutti quegli adolescenti di cui ci si occupa solo quando commettono dei reati e che delinquono, abitualmente, proprio perché di loro ci si è occupati poco e male quando erano piccoli.
Il dato da cui si dovrebbe partire in realtà è quello per cui i genitori che si rivolgono ai pediatri e, in caso di necessità, ai consultori o ai servizi sociali sono persone che svolgono in modo adeguato la loro funzione di genitori e che quelli che fuggono dai pediatri e dai servizi sono i genitori più fragili, quelli che più avrebbero bisogno di aiuto. Rendere obbligatorie le visite pediatriche prevedendo anche l’idea degli interventi domiciliari per chi ha una responsabilità sanitaria e sociale sui bambini potrebbe essere un primo passo importante sulla strada della prevenzione, ma richiederebbe un potenziamento dei servizi di cui troppi politici continuano ad ignorare la necessità. Facile, molto più facile commuoversi (fare finta di commuoversi) per fare propaganda politica. Lasciando ai giornali il compito di indignarsi per le sevizie inflitte ad una bambina di due anni sotto gli occhi delle sue sorelline e ai magistrati il compito di comminare pene adeguate agli autori di un reato che si sarebbe potuto e dovuto evitare.
Luigi Cancrini

Una riflessione condivisibile a tutti gli adulti che si relazionano con adolescenti.
21/05/2026

Una riflessione condivisibile a tutti gli adulti che si relazionano con adolescenti.

«Non teniamoli lontani dalla vita. Non preserviamoli da ogni dolore, da ogni caduta, da ogni noia. Chiediamoci, ogni volta, se quando li proteggiamo lo facciamo davvero per loro o per calmare le nostre paure. Il dono più grande, anche se ci spaventa, è questo: lasciare che la vita accada».
Enrico Galiano

Accompagnare i ragazzi non significa eliminare ogni rischio, ma dare agli adulti strumenti per leggere, sostenere e guidare, senza controllare o sostituirsi a loro.
È su questo che lavoriamo ogni giorno con famiglie, scuole, associazioni sportive: trasformare la paura in competenza, la protezione in presenza.

Quando l'adulto gestisce la propria ansia, smette di proiettarla sul ragazzo. A quel punto, l'adulto non è più un "paracadute" (che serve solo una volta, poi si rompe o sparisce), ma diventa una bussola.

Ogni volta che "salviamo" un ragazzo da una piccola caduta, gli togliamo l'opportunità di imparare l'equilibrio. Il dolore, la noia che spinge alla creatività, l’ettore che insegna la riparazione: sono tutti nutrienti indispensabili per la costruzione dell'identità.

Spostare il focus, come facciamo noi con il Edu- Mental NeuroTraining, sulla "presenza" consapevole, è il dono più grande che si possa fare alle nuove generazioni: non vederli come esseri fragili da tenere sotto una campana di vetro, ma guidarli per essere persone capaci di abitare il mondo, con tutte le sue incertezze, con consapevolezza e coraggio.
Servono competenze trasversali. Per gli adulti educatori e per gli adolescenti.

💬 Qual è la paura più grande che senti oggi come genitore o educatore?

«Non priviamoli del diritto di cadere per placare le nostre ansie. Una vita senza cicatrici non è una vita al sicuro, è una vita vissuta con il freno a mano. Il nostro compito non è spianargli la strada, ma insegnargli come rialzarsi: perché chi viene sempre sorretto non scoprirà mai la forza delle proprie gambe.»
Maura Manca

Non ti chiediamo di condividere, taggarci o salvare questa riflessione. Vogliamo che questa comunità lo faccia da sola perché crede nel potere delle parole, della condivisione e delle persone, come noi.

29/04/2026

La dott.ssa Andreoli spiega perfettamente come un adulto di riferimento possa rimanere accanto alla sofferenza di un bambino o di un adolescente. Questa rappresenta un'ottima strada....

09/04/2026

Quando la "narrazione del bello" è completamente eliminata da ogni forma di dialogo, l'angoscia ed i vissuti depressivi emergono prendendo uno spazio enorme, poi difficilmente colmabile.
Siamo assolutamente responsabili di cosa e come parliamo, soprattutto di fronte ad un bambino o adolescente.

Indirizzo

Salus Medical Center, Via Concordia 12
Lugo
48022

Orario di apertura

Lunedì 08:00 - 20:00
Martedì 08:00 - 20:00
Mercoledì 08:00 - 20:00
Giovedì 08:00 - 20:00
Venerdì 08:00 - 20:00
Sabato 08:00 - 13:30

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