09/07/2026
ANCHE I FIGLI HANNO DEI DOVERI
Nel fine settimana ho letto il libro di Osvaldo Poli “Anche i figli hanno dei doveri” (Mondadori). Non c’è una sola parola di questo libro che io non condivida.
E’ un saggio educativo che rimette i genitori al loro posto: ovvero al piano alto della relazione educativa con un ruolo di guida e orientamento autorevole verso chi cresce. Due i principi da cui trae ispirazione la proposta pedagogica dell’autore: il trionfo nella cultura pedagogica contemporanea del concetto di disagismo, per il quale: “i figli non avrebbero difetti, né tendenze negative del carattere, ma soltanto comportamenti inadeguati generati da sofferenze che i genitori non sono stati in grado di evitare loro”. A loro volta, la tendenza per cui i genitori contemporanei hanno cominciato a sentirsi in colpa per ogni frustrazione proposta/imposta nella vita dei figli.
La rinuncia di qualsiasi forma di autorevolezza, che è la postura educativa che compete all’adulto, ha portato gli adulti a sviluppare un’attitudine educativa che ha generato una sofferenza nei figli non più basata sull’autoritarismo genitoriale (come accadeva alle generazioni passate), ma sulla loro autopercepita debolezza e disorientamento.
Scrive ancora O.Poli “La debolezza riguarda il piano psicologico: le paure, i sensi di colpa, l’ansia di ferire o di essere giudicati, che finiscono per condizionare le decisioni e modellare lo stile educativo. Il genitore debole non manca di affetto, ma manca di sicurezza interiore. Il disorientamento riguarda invece il piano morale e si manifesta con la mancanza di una convinzione sufficientemente solida per chiedere a un figlio uno sforzo, una rinuncia, un sacrificio. In mancanza di una certezza interiore, il genitore non si sente legittimato a chiedere il rispetto di un dovere: rimane prigioniero del dubbio di essere cattivo, oppressivo, autoritario, non allineato ai principi educativi più avanzati.”
Questo libro chiede al mondo adulto di riprendere un ruolo educativo non demandabile a nessun altro, per il quale l’adulto guida, orienta, richiedere fatica e fornisce validazione allo sforzo anche quando il risultato finale conduce all’errore, percependolo come un ingrediente inevitabile – anzi necessario – del percorso di crescita. Al tempo stesso, questo libro chiede al mondo di ricostruire un’idea della crescita non solo narrata per il dolore/disagio che la abita, ma come tempo della vita mosso e motivato dalla richiesta di impegno e dalla progressiva assunzione di responsabilità di cui il giovane si deve fare carico. Abbiamo deresponsabilizzato la crescita, spostando tutta la ragione del disagio evolutiva sull’incapacità dei genitori di essere buone guide per i loro figli. Questa verità è solo parziale e non può assolvere un adolescente dal sentirsi in parte artefice del suo destino attraverso le scelte che fa, rinunciando a vedersi solo vittima degli errori educativi di chi lo cresce.
“Anche i figli hanno dei doveri” è un libro che provoca e ricolloca il mondo adulto in un nuovo territorio di pensiero non più abitato da molte false convinzioni oggi imperanti nella narrazione psicopedagogica. Per questo motivo ritengo “Anche i figli hanno dei doveri” una lettura necessaria per chi appartiene alla comunità educante. Per me lo è stata.
Come ogni volta in cui parlo di un libro, non c’è alcuna motivazione commerciale o sponsorizzazione esplicita o implicita che motiva ciò che ho scritto. In poche parole: