28/04/2026
"Ho perso solo 20 euro.” Poi diventano 50. Poi 200. Poi non si contano più.
E non è più un gioco.
Nelle Marche, nel 2025, il volume del gioco d’azzardo ha superato i 4 miliardi di euro. Una cifra enorme, che cresce ogni anno e che racconta molto più di un’abitudine: racconta una dipendenza che si insinua, spesso in silenzio, dentro le vite delle persone.
Ogni marchigiano spende mediamente oltre 2.600 euro l’anno, neonati compresi. Questo significa che non stiamo parlando di pochi casi isolati, ma di un fenomeno diffuso, normalizzato, spesso invisibile finché non esplode.
E quando esplode, lo fa dentro le famiglie. Relazioni che si rompono, debiti che aumentano. Vergogna che chiude, solitudine che cresce.
Come psicologo e come Presidente dell’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi delle Marche, non posso leggere questi numeri come semplici dati economici. Sono segnali clinici. Sono storie che iniziano quasi sempre allo stesso modo: con una promessa di distrazione, di vincita, di sollievo… e finiscono con una perdita di controllo.
Il gioco d’azzardo patologico non è un vizio è una DIPENDENZA COMPORTAMENTALE riconosciuta, che si nutre di fragilità emotive, di difficoltà a tollerare la frustrazione, di bisogno di evasione. E oggi trova terreno fertile anche nel digitale, dove tutto è più accessibile, più veloce, più nascosto.
Per questo non possiamo permetterci di abbassare la guardia. Servono politiche chiare, coraggiose, che mettano al centro la salute pubblica: limitare l’offerta, proteggere i luoghi sensibili, investire nella prevenzione e nella cura.
Perché il punto non è il gioco ma le persone.
E una società che guadagna sulla fragilità dei suoi cittadini è una società che ha già perso qualcosa di molto più importante.
Leggi il comunicato -> bit.ly/3P769Nt