01/04/2026
A poche ora dal mancato ingresso ai mondiali di calcio si comincia a parlare anche di educatori e non istruttori, di psicologi, di una visione del calcio basata su persone preparate psicologicamente e pedagogicamente a seguire bambini e ragazzini. E per farlo non basta essere "brave persone", sportivi che si affezionano ai piccoli atleti. Ci vuole preparazione, empatia, comprensione dei propri limiti per andare oltre la propria visione e mettere al primo posto il bene dei bambini, perché solo attraverso la trasmissione di valori giusti si ottiene passione, sacrificio e coraggio dei giocatori.
In questo periodo dove le verità vengono fuori, spero vivamente che anche questo mondo crolli per ripartire da basi giuste.