Dott.ssa Roberta Franciosi - Psicologia Olistica

Dott.ssa Roberta Franciosi - Psicologia Olistica Laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche
Costellazioni Familiari • Psicogenealogia • Tarologia
Percorsi di consapevolezza e crescita interiore

Poter ritrovare attraverso i trattamenti Olistici o con un piccolo percorso individuale o di gruppo grazie alle Costellazioni Familiari o il Counseling Olistico, il proprio equilibrio, iniziare a comprendere mano a mano il proprio cammino dell'Anima e ritrovare il proprio centro.

04/09/2026

Quante volte ti è capitato?

La mente riempie il silenzio. Ma con cosa lo riempie?

Quando prendi una decisione rispetto ad un tuo cambio di idea, per esempio quando vuoi cancellare un impegno preso e decidi di comunicarla via messaggio, ma non ricevi una risposta nonostante tu possa vedere la spunta che significa che il messaggio è stato letto.
Quel silenzio diventa uno spazio vuoto. E dentro quello spazio la mente mette immediatamente la spiegazione che conosce meglio:

“Ho sbagliato.”
“Avrà pensato male di me.”
“L’ho delusa.”
“Adesso mi giudicherà.”

Ma il silenzio, in realtà, non dice niente di tutto questo.
Il silenzio è semplicemente silenzio.

Prova una piccola pratica per te, soprattutto quando senti partire il loop:

“Sto osservando un silenzio. Non conosco ancora il significato di questo silenzio.”

Poi respiri e aggiungi:

“Non devo riempire subito ciò che non so.
Posso lasciare che il silenzio rimanga vuoto.”

Impara a tollerare il non sapere senza trasformarlo immediatamente in colpa.

Ma il mentale si intromette e dice:
“Attenta. Se ascolti te stessa e dici no, o cambi idea, qualcuno potrebbe giudicarti e sentirsi deluso da te”

Dietro a tutto ciò, potrebbe esserci una ferita molto più antica di un bambino che ha avuto paura di deludere i propri genitori e che pensava di dover essere come gli altri si aspettavano, per poter essere amato.

Impara a non abbandonare te stessa quando temi che qualcun altro possa essere deluso da te.
Quando prendi delle decisioni e decidi di comunicarle, l’importante è che sai di averlo fatto nel rispetto dell’altro senza tradire e sacrificare te stessa.

03/09/2026

✨Un messaggio dal tuo sistema familiare.

Fai uno screenshot quando senti che è il momento.

Sono tutte frasi sistemiche di guarigione che si usano nelle

Quale frase hai trovato? Scrivimelo nei commenti ✨

A breve sarà possibile acquistare il mazzo completo con 48 carte da usare durante le tue sedute 🩵

La mente può capire.Il corpo, invece, ricorda.Hai capito da dove viene il tuo dolore. Eppure continui a soffrire. Perché...
02/09/2026

La mente può capire.
Il corpo, invece, ricorda.

Hai capito da dove viene il tuo dolore. Eppure continui a soffrire. Perché?

01/09/2026

“Perché quello che fanno gli altri sembra sempre valere più di quello che fai tu?”

Ti è mai capitato di pensare:

“Il mio lavoro non viene mai riconosciuto abbastanza.”
“Quello che faccio io sembra sempre meno importante.

E forse, a volte, il problema non è soltanto ciò che gli altri pensano di te.
Forse c’è una parte di te che ha ancora bisogno che siano gli altri a dirti quanto vali.

E questa parte potrebbe essere molto più antica di quanto immagini.

Potrebbe esserci un bambino che, un tempo, mostrava con entusiasmo ciò che aveva fatto, cercava uno sguardo, un riconoscimento, un “bravo, ti vedo”…

e magari ha ricevuto poco.

Oppure ha ricevuto confronti:
“Guarda tuo fratello.”
“Potevi fare meglio.”
“Non è poi così importante.”
“Non è niente di speciale.”

Quando un bambino vive ripetutamente esperienze di svalutazione o di mancato riconoscimento, può imparare a dubitare del proprio valore e a cercare fuori di sé la conferma di essere abbastanza. L’invalidazione delle esperienze del bambino è stata associata, in diversi studi, a difficoltà successive nel senso di sé e nell’autostima.

E così, da adulto, può continuare a cercare quella conferma: nel lavoro, nelle relazioni, nelle amicizie, nella propria immagine, nei risultati che raggiunge.

E ogni volta che qualcun altro viene apprezzato più di lui, quella vecchia ferita può riattivarsi:
“Vedi? Non sono abbastanza.”

Ma forse la domanda da farti non è: “Perché gli altri mi sminuiscono?”

La domanda potrebbe essere:
“Perché ho ancora bisogno che siano gli altri a riconoscere il mio valore?”

Perché il lavoro profondo non è convincere tutti a riconoscerti.
È imparare, lentamente, a riconoscere tu per prima ciò che sei, ciò che fai e il valore che porti.

✨ E forse è proprio da qui che può iniziare un nuovo modo di guardarti.

Metti a terra 5 fogli o usa 5 oggetti:

* IO OGGI COL MIO VALORE
* IO BIMBO
* IL RICONOSCIMENTO
* MAMMA
* PAPÀ

Posiziona i fogli o gli oggetti dove senti e osserva:

* Dove guardo?
* Verso quale foglio sento attrazione?
* Quale mi evita?
* Il “Riconoscimento” è vicino o lontano?

Quando da bambina facevi qualcosa di cui eri orgogliosa, chi desideravi guardasse? Mamma? Papà? Entrambi?

Ora sposta “IO OGGI CON IL MIO VALORE” vicino a “IO BIMBO” e fai dire al primo:

“Per tanto ho cercato fuori di me quello che avevo bisogno di riconoscere dentro di me.”
E poi chiediti che cosa avresti voluto sentirti dire?
Magari emerge qualcosa di semplicissimo:

“Ti vedo.” “Brava.”
“Quello che hai fatto è importante.” “Sono fiero di te.”

Ora dillo al tuo IO BIMBO e senti che effetto fa.

A volte non ci sentiamo sminuiti perché gli altri ci stanno davvero sminuendo. A volte ci sentiamo sminuiti perché una parte di noi sta ancora aspettando quel riconoscimento che non ha ricevuto allora.

personale

30/08/2026

Quando tolgo tutti i miei ruoli, chi rimane?

Nella vita indossiamo continuamente dei ruoli.

Sono mamma.
Sono figlia.
Sono compagna.
Sono nonna.
Sono amica.
Sono professionista.
Sono quella forte, quella che sostiene, quella che si prende cura di tutti.

Ma… chi sono io quando non devo essere nessuno di questi?

Prova a fermarti un momento e chiediti:

✨ Quale ruolo mi sta più stretto?
✨ Quale non sento più mio?
✨ Quale amo rivestire?
✨ In quale mi sento davvero a mio agio?
✨ Quale ruolo continuo a interpretare anche se dentro di me vorrei lasciarlo andare?

E poi arriva la domanda più profonda:

Se tolgo tutti i pupazzini, uno alla volta, e lascio cadere tutti i ruoli… quando rimango soltanto io, chi resta?

Cosa sento?
Cosa provo?
Chi sono, al di là di ciò che faccio per gli altri?

A volte, quando iniziamo a spogliarci dei ruoli che abbiamo indossato per anni, possiamo attraversare una crisi.

Perché ciò che ci sembrava essere la nostra identità viene messo in discussione.
E può emergere un senso di vuoto, di smarrimento, persino la paura di non sapere più chi siamo.
Ma forse quel vuoto non è la fine.
È lo spazio in cui possiamo finalmente incontrarci.

Senza dover essere la brava figlia.
La madre perfetta.
L’amica sempre disponibile.
La donna forte.
Quella che deve farcela a tutti i costi.

Solo tu.

E forse la vera domanda non è più:
“Quale ruolo devo rivestire?”

Ma:

“Chi sono io quando non devo più dimostrare di essere qualcuno?”

🌿 È lì che può iniziare una connessione più autentica con te stessa.

28/08/2026

Onorare il padre e la madre non significa dire che va bene ciò che è accaduto.

Non significa giustificare un genitore assente, una ferita, una violenza o una dinamica familiare disfunzionale.
E non significa nemmeno perdonare: perché il perdono può diventare, inconsapevolmente, un modo per sentirsi “più in alto”, “più grande” dell’altro.

Prendere padre e madre significa qualcosa di diverso.

Significa riconoscere che, al di là di tutto ciò che è stato, la vita è arrivata fino a noi attraverso di loro.
Una vita che viene da lontano, attraverso la nostra linea familiare e i nostri antenati.

Nella visione spirituale, possiamo anche guardare alla nascita come all’incontro tra anime: l’anima che sceglie di incarnarsi e quelle dei genitori che le permettono di entrare in questa esperienza terrena.

Questo non cancella ciò che è successo.
Non obbliga a riavvicinarsi.
Non chiede di dimenticare.

Chiede semplicemente di rimettere ognuno al proprio posto.

Perché quando smettiamo di combattere contro le nostre origini, possiamo finalmente rivolgerci alla vita che abbiamo ricevuto e dire:

“Prendo la vita.
Il resto, scelgo io cosa farne.” 🤍

27/08/2026

A volte, quando siamo in difficoltà con un figlio, rischiamo di guardarlo attraverso le nostre paure, le nostre aspettative o le nostre ferite. ❤️

E senza rendercene conto, possiamo finire per proiettare su di lui qualcosa che appartiene a noi.

Nel video ti propongo un semplice esercizio sistemico, ispirato al lavoro delle Costellazioni Familiari, da utilizzare proprio in quei momenti in cui senti di essere in difficoltà con tuo figlio.

La frase che ti suggerisco di pronunciare può aiutarti a fare un passo indietro, riconoscere ciò che è tuo e restituire a tuo figlio la libertà di essere semplicemente se stesso, senza portare ciò che appartiene a te.

✨ Non si tratta di essere genitori perfetti.
Si tratta di imparare a distinguere ciò che appartiene a noi da ciò che appartiene ai nostri figli.

Se senti che una dinamica familiare si ripete, che c’è qualcosa nel rapporto con un figlio, con un genitore o all’interno della tua famiglia che desideri comprendere più profondamente, puoi contattarmi per un consulto individuale sulle dinamiche familiari e sistemiche.

📩 Scrivimi in privato oppure contattami al 3911413589

A volte, rimettere ogni cosa al proprio posto è già l’inizio di un cambiamento. 🌿

26/08/2026

Quando il coraggio viene scambiato per incoscienza

«Non sono mai stato felice.»

Questa è la frase che la cliente ha ricevuto dal padre e che, nel tempo, sembra essersi trasformata in una convinzione profonda: ogni volta che lei compie una scelta coraggiosa, fatica a riconoscerla come tale e la definisce invece “incoscienza”.

Nel lavoro di scavo è emerso che il padre, da giovane, avrebbe potuto essere un grande pugile, ma per ragioni che non conosciamo scelse di non intraprendere quella carriera. Non possiamo sapere cosa ci fosse realmente dietro quella decisione, ma possiamo osservare una cosa: quella fu comunque una scelta, un atto di libero arbitrio.

Quando però una scelta viene vissuta successivamente con infelicità o rimpianto, può accadere che nel sistema familiare si crei una proiezione: “Se scegli, potresti diventare infelice.”

E così la figlia, per potersi concedere di essere felice delle proprie scelte, potrebbe aver avuto bisogno di chiamare incoscienza ciò che, in realtà, era coraggio.

Anche la madre, nella costellazione fluviale, mostrava di portare con sé un vissuto di infelicità e scoramento legato alle proprie scelte.

Abbiamo quindi lavorato affinché i genitori potessero restituire alla figlia ciò che apparteneva a loro, lasciandola libera di vivere la propria strada.

E il coraggio è entrato nel campo.

Il padre si è portato alle spalle della figlia, come a sostenerla.

Alla fine, attraverso un gesto concreto nell’acqua, la cliente ha spostato il proprio rappresentante sopra un foglio che aveva raccolto le informazioni e il simbolismo del lavoro svolto.

Quel foglio è poi rimasto nelle sue mani.

Perché l’inconscio lavora anche attraverso immagini, simboli e gesti concreti: portare a casa qualcosa che si è visto e vissuto nella costellazione può diventare un richiamo quotidiano al nuovo movimento che si è aperto.

Forse ciò che è stato chiamato “incoscienza”, oggi può finalmente essere riconosciuto per quello che è: coraggio.

(Per motivi di tempi e privacy il montaggio è stato fatto aumentando la velocità e sono stati tagliati dei pezzi mantenendo intatto l’essenza del lavoro)

25/08/2026

Quando una figlia è costretta a diventare grande troppo presto

Anche online, una Costellazione Familiare può aprire uno spazio profondo di ascolto e di consapevolezza.

Durante questa sessione siamo partite da una dinamica che è emersa quasi immediatamente: una madre che, nella relazione con la propria figlia, tendeva a occupare una posizione più simile a quella di una figlia che di un genitore.

E la figlia?

Aveva imparato molto presto a sentirsi “più grande”.

A essere quella forte.
Quella che comprende.
Quella che sostiene.
Quella che non può permettersi di essere piccola.

E così, nel corso della sua vita, aveva avuto poco spazio per incontrare davvero la propria parte bambina.

La cosa interessante è che questa dinamica è tornata a mostrarsi proprio nel momento in cui, durante le vacanze estive, sarebbe dovuta emergere la possibilità per la nonna di occuparsi della nipote.

Entrando più profondamente nel campo familiare, è emerso qualcosa di ancora più antico.

Anche la madre della cliente sembrava non aver avuto la possibilità di incontrare pienamente la propria parte bambina.
E alle sue spalle abbiamo incontrato una figura ancestrale molto forte, quasi granitica.
Una donna che, secondo la storia familiare, aveva dovuto diventare così.

La storia di una famiglia proveniente da Paesi dell’Est, attraversati da esperienze e condizioni di vita importanti, sembrava aver lasciato una traccia profonda: generazioni che hanno dovuto resistere, essere forti, andare avanti.

Ma quando una generazione non può permettersi di essere bambina, spesso quella parte rimane in qualche modo sospesa.

E ciò che non è stato possibile vivere può continuare a cercare uno spazio nelle generazioni successive.

La Costellazione ha permesso allora di guardare questa dinamica, riconoscerla e restituire a ciascuno il proprio posto.

E, nel linguaggio simbolico del campo, è emersa anche la sensazione dell’arrivo di una nuova vita, di un nuovo discendente che potrebbe arrivare attraverso la cliente.

Non come una previsione, ma come un’immagine profondamente significativa emersa durante il lavoro.

Come se fosse necessario liberare spazio.

Lasciare andare ciò che appartiene alle generazioni precedenti.

Permettere alla cliente di non dover più portare sulle proprie spalle ciò che non le appartiene.

E finalmente concedersi qualcosa che forse per molto tempo è mancato:

essere anche piccola.
essere libera.
essere se stessa.

Perché quando una donna smette di dover essere grande per tutti, può finalmente iniziare a creare la propria vita.

E forse anche una nuova storia.

✨ Ogni generazione può scegliere di interrompere ciò che prima doveva essere semplicemente sopportato.

24/08/2026

“Rimettiti al tuo posto!”

Quante volte ce lo siamo sentiti dire come un rimprovero, come se essere “al proprio posto” significasse stare zitti, non esagerare, non occupare troppo spazio.

Ma nelle Costellazioni Familiari rimettersi al proprio posto può avere un significato completamente diverso.
E può essere un atto profondamente liberatorio.

Significa tornare al proprio posto di figlio.

Riconoscere che mamma e papà sono i grandi e io sono il piccolo.
Che i grandi danno e i piccoli ricevono.

E soprattutto significa smettere di portare ciò che non ci appartiene.

A volte, per amore, abbiamo preso su di noi emozioni, responsabilità, dolori, destini o pesi che appartenevano ai nostri genitori o al sistema familiare.

Non perché fossimo deboli.
Ma perché li amavamo.

Rimettersi al proprio posto significa allora dire:

“Mamma, papà, vi vedo.
Voi siete grandi e io sono piccolo.
Con amore ho preso ciò che non era mio.
Ora, con amore, ve lo restituisco.”

E finalmente posso tornare a essere semplicemente figlio.

Perché quando ognuno torna al proprio posto, qualcosa dentro di noi può smettere di lottare.

E forse “rimettersi al proprio posto” è una delle cose più belle che possiamo fare per noi stessi.

Indirizzo

Via Volturno 5
Magnago
20020

Orario di apertura

Lunedì 10:00 - 18:00
Martedì 10:00 - 18:00
Mercoledì 10:00 - 18:00
Giovedì 10:00 - 18:00
Venerdì 10:00 - 18:00

Telefono

+393911413589

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