31/01/2021
I momenti di crisi di un sistema di vita stimolano delle risposte di adattamento che premono sulle nostre risorse interne e sulla rete di rapporti che, queste sì, possono definirsi "ammortizzatori sociali". Per chi ne è carente possono scattare meccanismi di difesa disfunzionali o andare ad amplificare situazioni già precarie/difficili. Ecco dei semplici consigli non terapeutici ma dettati dall'esperienza umana e professionale: non abbiate timore di esternare le vostre difficoltà a persone di vostra fiducia, circondatevi di rapporti sani se potete (capita spesso di pensare che solo persone nella vostra stressa condizione possano capirvi ma in verità è più facile essere ascoltati da chi quelle difficoltà le ha già affrontate). Infine, senza reticenze o paure, ricordatevi che chiedere aiuto ad un professionista non è mai debolezza ma è il primo passo verso l autodeterminazione; la strada che porta alla guarigione è un viaggio che vale la pena percorrere.
C'è il ragazzino che già andava male e che ora ha abbandonato la scuola. C'è la madre che vede il figlio chiuso nella sua stanzetta con il computer come unico strumento di connessione alla realtà. C'è il padre di famiglia che è entrato in crisi col lavoro, e poi anche con la moglie. Una lunga teoria di persone che aspettano il loro turno, fuori dalla palazzina rossa di via Pestalozza 12, a Città Studi. Vogliono parlare con gli psicologi del centro Jonas (e delle sue filiazioni Telemaco e Giamburrasca), nato da un progetto dello psicanalista Massimo Recalcati nel 2003. Le richieste di aiuto aumentano e i soldi per pagare le sedute di psicoterapia diminuiscono, tanto che il 70 per cento dei pazienti ha chiesto - e avuto - una riduzione della tariffa già concordata col Comune a prezzi popolari.
Ansia e psicofarmaci, insonnia e disturbi alimentari, litigi con i familiari e depressione. Gli psicologi coordinati da Recalcati stanno conducendo uno studio su circa 300 persone prese in carico nell'ultimo anno. E il bilancio dei disturbi psicosomatici da pandemia è pesante. Chi era già seguito dai servizi, come tanti ragazzi "difficili", è andato ancora più a fondo, chi stava bene, improvvisamente ha cominciato a stare male. Il 62,5 per cento dei pazienti usa psicofarmaci e si sente solo, vede il futuro nero, si vede segregato e in uno stato di precarietà. L'aumento delle richieste di aiuto è soprattutto nella fascia di età fra i 18 e i 35 anni: solo il 20 per cento del campione ha avuto lutti e perdite a causa del Covid, ma il 60 per cento ha l'ansia e non dorme di notte, pensando al lavoro che manca, ai soldi che non bastano, a un futuro che non si sa quando migliorerà.
"Insieme con la diminuzione progressiva dei guadagni è aumentata l'esigenza di ascolto, perché questa esigenza, in un momento di chiusura, di inaudita limitazione delle libertà personali, e di sofferenza materiale, psicologica, relazionale e affettiva, oggi è sentita in modo importante", spiega Uberto Zuccardi Merli, psicoanalista, fondatore e coordinatore di Gianburrasca onlus, il centro dedicato in modo particolare ai ragazzi e ai giovani.
Su Repubblica Milano l'articolo di Zita Dazzi.
Foto credits: Nick Shuliahin/Unsplash
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