26/07/2026
C'è un momento in cui, anche se hai 40, 50 o 60 anni, ti senti improvvisamente di nuovo un bambino.
È il giorno in cui perdi tua madre o tuo padre.
Molti pensano che, se una persona era anziana o gravemente malata, il dolore dovrebbe essere più facile da affrontare.
Ma chi lo ha vissuto sa che non funziona così.
Puoi sapere da mesi, o perfino da anni, che quel momento arriverà.
Puoi preparare documenti, organizzare cure, affrontare la realtà con lucidità.
Eppure il cuore non segue lo stesso calendario.
Perdere un genitore non significa soltanto dire addio a una persona amata.
Significa perdere il punto di riferimento che, in un modo o nell'altro, aveva accompagnato tutta la tua vita.
Per questo tante persone raccontano di sentirsi "orfane" anche in età adulta.
Non è un'esagerazione.
È la consapevolezza che, da quel momento, il mondo è cambiato.
Il lutto non riguarda solo ciò che non avrai più.
Riguarda anche ciò che continua a vivere dentro di te.
Un'espressione che ti ritrovi a ripetere.
Un consiglio che riaffiora nei momenti difficili.
Una ricetta preparata come la facevano loro.
Un gesto che, senza accorgertene, hai imparato osservandoli.
Con il tempo, molti scoprono che le persone che hanno amato non scompaiono del tutto.
Continuano a esistere nelle abitudini che ci hanno trasmesso, nei valori che ci hanno insegnato e nel modo in cui affrontiamo la vita.
Il dolore non svanisce all'improvviso.
Si trasforma.
E un giorno ti sorprenderai a fare qualcosa che tua madre o tuo padre avrebbero fatto.
Non sarà più soltanto un ricordo che fa male.
Sarà una parte di loro che continua a camminare con te.
Se questo percorso dovesse diventare troppo pesante da affrontare da soli, chiedere il sostegno di uno psicologo o di un altro professionista della salute mentale non è un segno di debolezza.
È un gesto di cura verso sé stessi.
Perché alcune perdite cambiano la vita.
E meritano tutto il tempo e tutto l'aiuto necessari per essere attraversate.