30/07/2026
“Il faut avancer."
Una frase in francese che non ha proprio una diretta, automatica, traduzione in italiano.
L’ho sentita un po’ di tempo fa in un podcast realizzato per il decennale degli attentati che hanno colpito Parigi il 13 novembre 2015: lo stadio, i caffè, i dehors, il Bataclan.
Una frase riportata dalla voce della giornalista che l’ha sentita ripetere da tutte le persone con cui lei ha parlato e che hanno vissuto questi eventi drammatici
"Il faut avancer."
Bisogna andare avanti.
L’ho sentita una frase emotivamente densa, a cui non serve aggiungere altro perché riesce a riassumere e esprimere un concetto complesso in maniera semplice.
Credo che possa essere annoverata fra le frasi che raccontano il concetto di salute mentale e psicologica.
Andare avanti, procedere nella vita, non intenso nel senso di negare il dolore, dimenticare la sofferenza, fingere di non aver avuto quel problema, quel lutto, quel dolore. Infatti, è solo attraversando la sofferenza, accettandola e vivendola, che si può avanzare.
Inciampare nella vita è normale, nessuno ha una vita piana, precisa, senza ostacoli. Prima o poi arrivano per tutti, i problemi fanno parte della vita, sono anche essi la vita e non una “sfortuna”, come spesso vengono etichettati.
Ma vivere il dolore che i problemi portano non equivale a restarne imprigionati dentro, a farsi seppellire non riuscendo più a muoversi, a vivere.
Anzi, per elaborarlo il dolore serve imparare a farci qualcos’altro, nei limiti e nelle forme in cui è possibile, e anche investire in altro, riducendo quel dolore in piccoli pezzi e portandosene dietro solo un po’.
La capacità di vivere gli ostacoli e le sofferenze della vita come parti di un percorso e non come qualcosa che segni per sempre tutto il percorso, come passaggi che si possono attraversare e lasciarsi alle spalle, portando con noi apprendimenti, è a mio avviso un fattore altamente protettivo di una vita psichica sana.
Per farlo bisogna attingere alle nostre parti mobili, alle radici e ai rami rimasti ancora intatti. Bisogna vederli e annaffiarli, coltivarli, pensando di poter fare e creare qualcosa altrove di buono per me, qualcosa di evolutivo, con quel dolore, oltre quel dolore, qualcosa che mi nutra e mi faccia avanzare nella vita.
E credo che se i parenti delle vittime degli attentati di Parigi riescono a portare questo messaggio, beh, abbiamo tutti da imparare qualcosa.
“[…] E che malgrado tutto quello che ci avevano fatto noi eravamo lì, in piedi, e continuavamo a vivere. Questa è stata la mia vittoria.”
Cit. delle parole di un padre al processo per le stragi di Parigi del 15 novembre 2015.
- Contenuto non generato con AI -
- Il podcast citato nel post è “Bataclan - 10 anni dopo” di Marta Brambilla Pisoni”