23/11/2023
Le forme in cui la violenza verso una donna viene messa in atto sono molteplici. Uno degli aspetti che le accomuna è l’attivazione nell’uomo del sistema di RANGO, per cui c’è il tentativo di controllo dell’altrə, intesə come essere da sottomettere, dominare, domare. L’obiettivo dunque non è MAI la protezione e la salvaguardia dell’altra persona! Ciò che viene messo in atto è controllo, non accudimento, aggressività, non amore.
Sempre più i ragazzə che incontro a scuola e in studio mi raccontano di abusi fisici e mentali e talvolta senza dargli abbastanza importanza. Fermiamolə e fermiamoci a riflettere, diamo spazio a ciò che ci fa arrabbiare perché umilia, calpesta, uccide. La RABBIA può diventare motore di cambiamento! È il segnale che “così non va” e i giovani oggi sono davvero arrabbiati, ma talvolta non si consentono di esserlo.
Ognuno può fare un pezzo. Mettendo in discussione il proprio linguaggio; creando momenti di condivisione di pensiero genitore-figlə; insegnando a scuola il mondo dell’affettivitá e della sessualità; immaginando gli ambienti sportivi non solo come luoghi competitivi e agonistici, ma finalizzati all’ aggregazione, al ritrovo e al gioco sano. Ma non basta! Servono politiche che promuovano l’educazione all’uguaglianza e al rispetto, il rispetto della donna, il rispetto della diversità, il rispetto dell’essere umano! e che tutelino! Tutelino dal pericolo di chi il rispetto non saprà mai che forma ha.
Di silenzio ce n’è fin troppo, non abbiamo bisogno di un minuto di più.