12/08/2026
Secondo Jung la nostra vita si divide in due movimenti: nella prima parte ci muoviamo da dentro a fuori per trovare un posto nel mondo.
Cerchiamo di affermare noi stessi, di confermare il nostro valore e per farlo ci adattiamo alle regole di un gioco che non sempre abbiamo scelto con consapevolezza.
Famiglia, lavoro, riconoscimenti.
Spesso questo percorso è unilaterale: troviamo un posto che non sa lasciare spazio alla contraddizione e all’incertezza e il prezzo che di solito paghiamo è lasciare indietro fino a mutilarle alcune parti di noi che non conosciamo e che rifiutiamo di vedere…
fino alla caduta.
La “caduta verso l’alto” (cit. Richard Rohr) è quel momento della vita in cui, indipendentemente dall’età, s’incontra una pietra d’inciampo, una questione problematica, un accidente, un evento che inevitabilmente comporta un fallimento, una perdita, un disincanto.
È grazie a questo inciampo che compiamo il passaggio verso la seconda metà della vita che a un primo sguardo sembra un declino e invece è un vero e proprio risveglio, un cambio di livello, che modifica per sempre i criteri delle nostre scelte.
Nella seconda parte della vita ci muoviamo da fuori a dentro: il significato diventa più importante del riconoscimento esterno. Non ci importa più cosa dicono le persone, cosa si aspettano da noi e cosa avrebbe voluto nostra madre…
Diventiamo inevitabilmente noi stessi, smettiamo di tenere nascosti i nostri veri desideri, bisogni, opinioni.
Nella seconda metà della vita non crediamo più alle bugie e smettiamo di raccontarle agli altri.
E a noi stessi.
Perdiamo molte delle relazioni che avevamo stabilizzato nella prima metà, perché cambiamo in modo inderogabile e a tal punto, che ci ha amati per la nostra disponibilità, per l’adattabilità e i nostri gusti, finisce per non riconoscerci più.
In questa parte della vita integriamo le nostre zone più oscure, quegli angoli malfamati che avevamo tenuti nascosti a noi stessi e agli altri, che sono anche gli unici luoghi in cui brilla il nostro tesoro più prezioso che avevamo pure nella prima metà, ma non eravamo pronti a vedere del tutto.
Nella seconda metà della vita diventiamo autentici, cioè i veri autori della nostra esistenza.
Scegliamo prendendoci totalmente la responsabilità.
Smettiamo di dare la colpa agli altri.
Sappiamo ridere e piangere e siamo consapevoli che non esistono eventi belli o brutti.
Accogliamo la realtà per quella che è.
Diventiamo capaci di un amore disarmato e nuovo.
La seconda metà inizia per ciascuno in un momento diverso.
Puoi cadere a 25, 40, 50 anni, o prima, o dopo.
Oppure puoi restare aggrappato al tuo posto sicuro e non cadere mai.
Anche cadere verso l’alto è una scelta.