Titty Di Modugno Psicologa

Titty Di Modugno Psicologa Pagina di informazione psicologica della Dott.ssa T***y Di Modugno Psicologa

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Secondo Jung la nostra vita si divide in due movimenti: nella prima parte ci muoviamo da dentro a fuori per trovare un p...
12/08/2026

Secondo Jung la nostra vita si divide in due movimenti: nella prima parte ci muoviamo da dentro a fuori per trovare un posto nel mondo.
Cerchiamo di affermare noi stessi, di confermare il nostro valore e per farlo ci adattiamo alle regole di un gioco che non sempre abbiamo scelto con consapevolezza.
Famiglia, lavoro, riconoscimenti.
Spesso questo percorso è unilaterale: troviamo un posto che non sa lasciare spazio alla contraddizione e all’incertezza e il prezzo che di solito paghiamo è lasciare indietro fino a mutilarle alcune parti di noi che non conosciamo e che rifiutiamo di vedere…
fino alla caduta.

La “caduta verso l’alto” (cit. Richard Rohr) è quel momento della vita in cui, indipendentemente dall’età, s’incontra una pietra d’inciampo, una questione problematica, un accidente, un evento che inevitabilmente comporta un fallimento, una perdita, un disincanto.
È grazie a questo inciampo che compiamo il passaggio verso la seconda metà della vita che a un primo sguardo sembra un declino e invece è un vero e proprio risveglio, un cambio di livello, che modifica per sempre i criteri delle nostre scelte.

Nella seconda parte della vita ci muoviamo da fuori a dentro: il significato diventa più importante del riconoscimento esterno. Non ci importa più cosa dicono le persone, cosa si aspettano da noi e cosa avrebbe voluto nostra madre…
Diventiamo inevitabilmente noi stessi, smettiamo di tenere nascosti i nostri veri desideri, bisogni, opinioni.
Nella seconda metà della vita non crediamo più alle bugie e smettiamo di raccontarle agli altri.
E a noi stessi.
Perdiamo molte delle relazioni che avevamo stabilizzato nella prima metà, perché cambiamo in modo inderogabile e a tal punto, che ci ha amati per la nostra disponibilità, per l’adattabilità e i nostri gusti, finisce per non riconoscerci più.
In questa parte della vita integriamo le nostre zone più oscure, quegli angoli malfamati che avevamo tenuti nascosti a noi stessi e agli altri, che sono anche gli unici luoghi in cui brilla il nostro tesoro più prezioso che avevamo pure nella prima metà, ma non eravamo pronti a vedere del tutto.
Nella seconda metà della vita diventiamo autentici, cioè i veri autori della nostra esistenza.
Scegliamo prendendoci totalmente la responsabilità.
Smettiamo di dare la colpa agli altri.
Sappiamo ridere e piangere e siamo consapevoli che non esistono eventi belli o brutti.
Accogliamo la realtà per quella che è.
Diventiamo capaci di un amore disarmato e nuovo.

La seconda metà inizia per ciascuno in un momento diverso.
Puoi cadere a 25, 40, 50 anni, o prima, o dopo.
Oppure puoi restare aggrappato al tuo posto sicuro e non cadere mai.
Anche cadere verso l’alto è una scelta.

04/08/2026

🧠 SMETTIAMO DI CHIEDERE A CHI SOFFRE DI SALVARSI DA SOLO

LA CURA È QUALCUNO CHE RESTA

“Devi reagire.”

“Devi trovare la forza dentro di te.”

“Devi imparare a stare bene da solo.”

Le ripetiamo come se fossero medicine. Ma spesso sono soltanto un modo educato per lasciare una persona sola con il proprio dolore.

Non tutti attraversano un brutto momento destinato a passare. Ci sono persone che convivono per anni con una malattia, una perdita, una depressione, una famiglia assente, una solitudine che continua anche in mezzo agli altri.

Si alzano, fanno ciò che devono fare, rispondono “tutto bene” e portano avanti la giornata. Non perché stiano bene, ma perché non hanno altra scelta.

E a queste persone continuiamo a dire: “Devi salvarti da solo.”

Ma l’essere umano non è nato per bastare a se stesso.

Massimo Recalcati afferma:

«La sola cosa che noi possiamo fare di fronte al male è sapere restare. Questa è una formula della cura.»

Restare non significa trovare la frase giusta, risolvere ogni problema o promettere che tutto passerà.

Significa non fuggire quando il dolore dell’altro diventa scomodo.

Significa telefonare una seconda volta. Tornare anche il giorno dopo. Sedersi accanto a qualcuno senza riempirlo di consigli. Dirgli:

“Non so come risolvere quello che stai vivendo, ma non voglio lasciarti solo mentre lo attraversi.”

Una conversazione non cancella una malattia.
Una presenza non restituisce ciò che abbiamo perduto.
Una telefonata non aggiusta una vita intera.

Ma può interrompere, anche solo per un’ora, quella terribile sensazione di non esistere per nessuno.

Ed è già cura.

🔎 COSA POSSIAMO FARE DAVVERO

A chi soffre non chiediamo di diventare improvvisamente forte.

Aiutiamolo invece a costruire piccoli punti di appoggio reali: una persona da chiamare, un appuntamento regolare, un luogo in cui essere accolto, un medico o uno psicoterapeuta quando il dolore diventa troppo pesante.

E chi sta soffrendo può provare a dire con chiarezza:

“Non ho bisogno che tu mi spieghi come vivere. Ho bisogno che tu rimanga un po’ con me.”

Non sempre possiamo salvarci da soli.

Non perché siamo deboli, incapaci o sbagliati. Ma perché alcune ferite hanno bisogno di una cura che nessun essere umano può darsi completamente da sé: la presenza dell’altro.

💬 E tu hai mai incontrato qualcuno capace di restare senza giudicarti e senza cercare di aggiustarti?

Raccontacelo nei commenti. E se conosci una persona che sta combattendo in silenzio, non limitarti a condividere questo post: cercala.

A volte il primo aiuto non è una grande risposta.

È una presenza che ritorna.

Ispirato al pensiero di Massimo Recalcati
Focus 3.0 – Associazione No Profit

Niente di ciò che è vero puo' morire . Nulla di ciò che e’ falso esiste . In questo risiede la pace di Dio. Principio Ze...
13/07/2026

Niente di ciò che è vero puo' morire . Nulla di ciò che e’ falso esiste .
In questo risiede la pace di Dio.
Principio Zen

Quando ti arrabbi, torna in te stesso e prenditi cura della tua rabbia.E quando qualcuno ti fa soffrire, torna a te stes...
31/05/2026

Quando ti arrabbi, torna in te stesso e prenditi cura della tua rabbia.
E quando qualcuno ti fa soffrire, torna a te stesso e prenditi cura della tua sofferenza.
Non dire o fare nulla, perché qualsiasi cosa tu dica o faccia in uno stato di rabbia potrebbe rovinare ulteriormente la tua relazione.
La maggior parte di noi non lo fa, non vogliamo tornare a noi stessi, ma rincorrere quella persona per punirla.
Ma se la tua casa è in fiamme, la cosa più urgente da fare è tornare lì e cercare di spegnere l'incendio, non correre dietro a chi pensi l'abbia incendiata, perché se lo fai, la tua casa brucerà mentre tu sei occupato a inseguirlo.

Thich Nhat Hanh

14/04/2026

Chi si ama da lontano
si viene in mente più spesso
si invia lettere gif messaggi emoticon
e si chiama
a volte
senza motivo

-hei amore, dimmi!
-niente, ma sto guardando il tramonto
e il tramonto mi riporta a te, ti pensavo!

chi si ama da lontano
compra sciocchezze al mercato
sciocchezze che lascia in borsa
fino all'arrivo del proprio amato
poi smettono di essere sciocchezze
e diventano certezze d'amore
che un giorno saranno bellissimi
ricordi

chi si ama da lontano
è chiamato a resistere
indebolisce la carezza
ma rinforza il pensiero
e la nostalgia degli odori del corpo
diventa desiderio e sorrisi all'aria aperta
sorrisi nel vuoto
mentre si guarda qualsiasi cosa

e la gente che passa dice
-ma guarda questa, ride da sola!
ma la gente che passa
non sa che ci si può amare
anche da lontano

io trovo che sia
molto intelligente
chi si ama da lontano
perché sente l'amore
senza il ti amo.

Gio Evan

05/04/2026
10/02/2026

La pecora nera fa sembrare bianche tutte le altre !

Ci sono coppie che abitano la stessa casa ma non più la stessa stanza interiore. Condividono un tavolo a pranzo e cena, ...
29/01/2026

Ci sono coppie che abitano la stessa casa ma non più la stessa stanza interiore. Condividono un tavolo a pranzo e cena, un calendario, a volte anche un letto, ma vivono in climi emotivi diversi, come se uno fosse in estate e l’altro in pieno inverno.

Un legame, anche importante, a volte si consuma in silenzio, attraverso micro–assenze quotidiane: sguardi che non si cercano più, mani che evitano di toccarsi, parole che smettono di andare in profondità. È lì che nasce la vera distanza.

L’intimità non è una questione di vicinanza fisica.
È sentirsi al sicuro nello spazio dell’altro.
È potersi mostrare senza armature, senza dover difendere ogni emozione.
Quando questo spazio si riempie di giudizi, di vecchie ferite mai elaborate, di rancori lasciati a decantare, il corpo lo sente prima della mente.
E il desiderio si ritira.

Il desiderio ha bisogno di fiducia.
Ha bisogno di un luogo interno in cui poter cadere senza farsi male.
Quando l’altro viene percepito come una minaccia emotiva, anche la carezza perde naturalezza, anche l’abbraccio diventa un gesto trattenuto.

Molte coppie cercano di riaccendere la passione cambiando cornice: una vacanza in un posto esotico, una cena a lume di candela, un letto con lenzuola di un colore acceso, biancheria intima che sembra provenire dall'armadio di qualcun altro.

Ma la vera cornice dell’intimità non la determina la luce soffusa o la musica sensuale di sottofondo ma la qualità del legame.
E quella si costruisce nel modo in cui si litiga, nel modo in cui si ripara, nel modo in cui ci si prende sul serio quando qualcosa fa male.

Un rapporto di coppia in buona salute non è quello senza conflitti, che esiste solo in qualche romanzo rosa dalla copertina vintage.
È quello in cui i conflitti non diventano muri.
È quello in cui le parole riescono a entrare dove il corpo, da solo, non può arrivare.

Perché il desiderio è un linguaggio delicato, che nasce dal sentirsi ancora scelti, visti, accolti, che richiede presenza.
E la presenza si costruisce ogni giorno, fuori dal letto, molto prima di entrarci.

(Dott.ssa Annarita Arso)

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Marano Di Napoli

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